Ritratto di Hassan Nasrallah,
un capo carismatico che non si accontenta di chiacchierare
Scarlett Haddad
30/07/2006
Il leader degli Hezbollah, Sayyed Hassan NasrallahNel mondo arabo, dove ogni leader è giudicato generalmente dalla sua eloquenza verbale, Sayyed Hassan Nasrallah spicca.
L’uomo che ha il senso della regia - l’ha mostrato all’epoca del suo discorso diffuso in simultanea col bombardamento della nave da guerra israeliana - e che, secondo il parere stesso dei suoi denigratori, è carismatico, è anche un uomo di azione.
E’ praticamente anche il cervello di Hezbollah.
Da quando si è inserito nel 1982 nelle fila della Resistenza contro l’invasione israeliana, il giovane uomo si è fatto strada nelle righe della formazione.
Originario di Bint Jbeil (il paese più bombardato in questi giorni, definito «la roccaforte Hezbollah» dalla propaganda), aveva 22 anni quando si è arruolato in seno a Hezbollah che era all’epoca
un vago gruppetto completamente sotto la ferula dei Custodi della rivoluzione iraniana.
All’inizio era solamente un combattente come gli altri, ma si è distaccato velocemente da questa sorte, scalando i gradini in seno alla formazione per diventarne il segretario generale nel 1991, dopo l’assassinio di Abbas Moussaoui da parte degli israeliani.
I due segretari generali che l’avevano preceduto non avevano né il suo carisma né il suo senso dell’organizzazione.
Lo Cheikh Sobhi Toufayli era considerato un capo estremista che esaltava un tipo di rivoluzione permanente e che era lontano dal godere di un potere reale sui combattenti.
Nel 1990, dopo la conclusione dell’accordo di Taëf e mentre la Siria, che esercitava allora la sua tutela sul Libano aveva deciso di pacificare il Paese, Toufayli l’oltranzista fu escluso e sostituito
da Abbas Moussaoui.
Questo ultimo non ebbe veramente il tempo di lasciare il segno su Hezbollah, perché venne assassinato con la moglie e il figlio.
Bisognava dunque trovargli un sostituto e così, si dice, gli iraniani che conoscevano bene Hezbollah, scelsero Hassan Nasrallah, con l’avvallo del presidente siriano Hafez el-Assad.
Nasrallah aveva allora 31 anni e trasformò molto rapidamente, completamente il partito.
Questi ha cominciato innanzitutto con l’integrarsi in seno alla vita politica libanese, partecipando alle elezioni legislative del 1992.
Allo stesso tempo, si organizzava come movimento di resistenza.
Gli osservatori sono concordi nel dire che sotto il comando di Nasrallah, Hezbollah ha condotto nel passato due confronti con Israele che si sono conclusi con una vittoria della formazione.
C’è stata l’operazione di luglio 1993 durante la quale Hezbollah ha beneficiato dell’appoggio dell’esercito per l’obliquità del suo comandante in capo, il generale Emile Lahoud, costringendo Israele a ripiegarsi nella famosa banda di frontiera, poi l’operazione «le Uve della collera», nell’aprile 1996 che si è conclusa con gli accordi di aprile, stilati sotto l’egida della Francia e con la partecipazione attiva di Rafic Hariri.
Questi accordi legalizzano la resistenza di Hezbollah, pur proteggendo le popolazioni civili dei due lati della frontiera.
Hassan Nasrallah è percepito così al tempo stesso come un capo militare e come un politico, poiché è riuscito in questa doppia funzione: trasformare Hezbollah in un partito politico di massa, pur migliorando le sue prestazioni militari.
Massacri evitati
L’uomo che ha moltiplicato solo recentemente le sue apparizioni pubbliche ha assunto una statura di capo carismatico, quando suo figlio Hadi, che aveva diciotto anni, è morto martire durante un confronto con Israele.
Quel giorno, Hassan Nasrallah, pur molto provato, non ha versato una lacrima.
E a quelli che venivano a presentargli le loro condoglianze, diceva: «mio figlio ha avuto questa fortuna inaudita di morire da martire. Se sul piano personale soffro, sul piano nazionale sono un uomo felice».
Nel 2000, il suo atteggiamento nazionale gli ha anche conferito una nuova statura.
Mentre ritirava bruscamente le sue truppe e senza coordinamento né col Libano, né col Finul, Israele puntava sui massacri intercomunitari.
Hassan Nasrallah diede istruzioni molto rigorose ai suoi uomini per evitare ogni regolamento di conti interno.
E, in un celebre discorso pronunziato a Bint Jbeil, alcuni giorni dopo il ritiro totale delle truppe israeliane, aveva dedicato questa vittoria a tutti i libanesi.
Da allora si sarebbe potuto credere che Hezbollah si fosse definitivamente volto verso la politica e l’integrazione nel tessuto sociale.
In effetti, Nasrallah continuava parallelamente ad armare ed ad allenare i suoi uomini.
L’uomo del dialogo di cui i politici libanesi salutano la propensione alla dialettica, è rimasto un capo militare.
Quelli che lo conoscono da vicino affermano che è un uomo di grande cultura, esperto di tutti i movimenti di liberazione nel mondo, ma tanto appassionato di religione.
Si interessa particolarmente al cristianesimo e ama lanciarsi nei dibattiti teologici.
Ma Nasrallah è anche un pragmatico, un uomo del campo, dotato di un grande senso dell’organizzazione e della disciplina.
Coloro che gli sono vicini affermano che è tutto il contrario di un impulsivo, non lasciandosi trascinare mai da reazioni non studiate.
Ascolta e consulta molto e non prende nessuna decisione che non sia stata a lungo ponderata.
Ma è anche un uomo di potere che bada ai minimi dettagli e che non ama delegare le sue prerogative.
Il regolamento interno del partito è stato emendato per permettergli di esercitare un nuovo mandato. Sul piano personale, è un credente sincero che applica alla lettera i principi dell’Islam. Incorruttibile, è molto rigoroso coi suoi uomini su questo argomento.
Ma è dotato anche di un grande senso dell’umorismo, pur essendo abbastanza timido.
A suoi vicini, confessa il suo grande attaccamento al network al-Manar, che egli stesso ha lanciato, e di cui vuole fare una delle armi del confronto.
Coi suoi tre cappelli, di politico, di capo militare e di dignitario religioso, Hassan Nasrallah è oggi una delle figure più ragguardevoli del mondo arabo-musulmano.
Scarlett Haddad (da l’«Orient Le Jour», 27 luglio 2006)
traduzione di Maurizio Blondet
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Nota
Nasrallah ha studiato nel celebre seminario teologico di Najaf, in Iraq, dove ha stabilito legami con i più sapienti studiosi sciiti, fra cui il grande ayatollah Al Sistani. Ha inoltre forti legami con la famiglia Sadr.
E’ amico di Muktada al-Sadr, il giovane clerico sciita che guida l’armata del Mahdi.
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