Coup de boule!
Raffaele
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Il presidente della Danone, Franck Riboud, vuole Zizou nel consiglio di amministrazione del colosso alimentare francese, nel 2005 numero uno mondiale nella produzione di latticini e acqua in bottiglia. «Certo, ho visto quel che è successo a Berlino ma non mene importa nulla. Io ammiro Zidane, lo conosco talmente bene che credo di capirlo».
Dopo l’espulsione ai Mondiali, molti commentatori avevano gioito: finalmente, Zinedine ha smesso di essere un’icona, un santo, ed è tornato uomo. È stata solo un’impressione, il presidente Chirac lo ha omaggiato sul balcone repubblicano dell’Eliseo, l’aura mitica semmai si è accresciuta e ora il figlio dell’Algeria campione della Francia multietnica non sfugge al suo destino di simbolo. Riboud lo vuole elevare ai vertici dell’azienda per farne un super uomo-immagine, campione del patriottismo prima calcistico e ora economico, baluardo gallico a tutela di un’impresa sempre più sottoposta agli appetiti stranieri (dalla Pepsi alla Kraft) ma giudicata incedibile già dal fondatore: «La Danone è francese come la cattedrale di Chartres — proclamò una volta Antoine Riboud —, e nessuno può comprare la cattedrale di Chartres».
Ecco il nuovo, vasto orizzonte di Zidane. Non si tratterà solo di intascare qualche gettone di presenza nel Cda, ma di difendere e promuovere, ancora una volta, la Francia nel mondo. Già nel 2004 Zizou aveva firmato con la Danone un contratto di 11 anni come ambasciatore dell’azienda nei progetti benefici a favore dell’infanzia. Dopo l’estate, Zinedine accompagnerà Franck Riboud per l’inaugurazione della prima fabbrica casearia di Danone in Bangladesh, in associazione con la banca specializzata in micro-crediti Grameeen. Nel 2010, Zidane è atteso in Sudafrica per i primi Mondiali organizzati nel continente africano.
corriere.it





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