Minacce neocon al Papa
Maurizio Blondet
31/07/2006
Il cardinale Sodano in segno di sottomissione davanti a Papa Benedetto XVI«Weekly Standard», il settimanale ufficiale dei neocon americani, lancia un avvertimento al Papa, in un articolo firmato da Joseph Bottum, uno dei direttori che occasionalmente si picca di fare il vaticanista. (1)
Eccone gli stralci principali, con qualche nostro sparso commento fra parentesi:
«Per oltre vent’anni Papa Giovanni Paolo II ha additato la strada per battere il totalitarismo. Non con le armi, benchè si affidasse alla potenza americana [sic] per dissuadere i dittatori da avventure militari. Ma nemmeno con i compromessi, benchè sapesse usare pazienza quando necessario. Nell’essenza, la visione del Papa consisteva nel rifiuto dei regimi basati sulla menzogna [bella improntitudine, da un sostenitore del regime di Bush, che ha fatto due guerre fondate sulle menzogne ndr.], chiedeva che chiamassimo le cose con il loro nome [per esempio: Saddam non aveva armi di distruzione di massa?], e il suo appello cattolico alla democrazia ebbe effetti dal Paraguay alla Polonia.
Dovunque, salvo che in Medio Oriente, dove durante il suo Pontificato sono fiorite dittature dall’Algeria all’Afghanistan. Il problema non è che là i metodi del Papa sono falliti. Il problema è che Giovanni Paolo II non ha provato ad applicarli» [le dittature islamiche sono dunque colpa del Papa. Complicità oggettiva, il che candida il Vaticano al bombardamento risanatore: guerra, sola igiene del mondo].
«Dalla fondazione di Israele nel 1948, il Vaticano non ha mai avuto un’idea chiara su come rispondere alle tensioni nell’area. C’era il problema di come difendere le diverse antiche popolazioni cattoliche, le difficili relazioni con le chiese ortodosse, complesse dispute sulla proprietà dei luoghi santi a Betlemme, Gerusalemme e Galilea…per i diplomatici di Roma, era ovvio: sostenere Israele comportava il rischio di massacri di cristiani nei Paesi islamici; sostenere gli arabi comportava il rischio di una dura protesta dell’ambasciatore israeliano».



[Dunque, la politica vaticana nell’area è dettata da pura viltà, e non sarebbe affatto chiara. Convenientemente, Bottum sorvola sul fatto che la politica vaticana è sempre stata chiarissimamente enunciata: status internazionale di Gerusalemme («casa di preghiera per tutte le genti») e non capitale israeliana «indivisa», ma semmai «condivisa»; e diritto dei palestinesi a una patria. Il resto, dall’opposizione del Papa polacco alla prima aggressione all’Iraq e alla seconda, e anche alle sanzioni omicide contro il Paese, sono ascritte alla viltà e alla paura degli islamici].
Ma passi.
Prosegue il Bottum:
«… il punto più basso è stato il febbraio 2003, prima della guerra in Iraq, quando Tarik Aziz, il ministro degli Esteri di Saddam, è stato accolto in Italia, festeggiato ad Assisi e gratificato di un’udienza con Giovanni Paolo II. Ma potete vedere lo stesso impulso ‘pacifista’ nell’attuale segretario di Stato, cardinal Angelo Sodano, che ha annunciato la settimana scorsa alla radio vaticana: ‘Come in passato, la Santa Sede condanna gli attacchi terroristici da una parte come le rappresaglie militari dall’altra. Il diritto di autodifesa di uno Stato non esime dal rispetto delle norme internazionali, specie riguardo alla sicurezza delle popolazioni civili. In particolare la Santa Sede deplora l’attacco al Libano, Stato libero e sovrano».
«L’equivalenza morale tra terrorismo e risposta al terrorismo è conturbante. E Sodano non si è limitato alla equivalenza morale, perché ha preso di mira nel biasimo Israele ‘in particolare’.
Il problema che Israele ha di fronte è proprio il fatto che il Libano non è ‘una nazione libera e sovrana’, ma una nazione debole e prigioniera, incapace di assumere la sovranità in un’area dominata da un’organizzazione terrorista» [perciò è giusto e bello bombardarne minuziosamente tutte le infrastrutture, incenerirne gli abitanti con bombe al fosforo e far crollare palazzi pieni di bambini con bombe a risucchio d’aria: ciò perché il Libano è debole. Così la sua sovranità viene indubbiamente rafforzata].


Il giornalista Joseph Bottum

«E anche Papa Benedetto XVI, in un frasario che la stampa italiana ha strombazzato come condanna di Israele, ha chiesto alle suore carmelitane di ‘pregare anche per i terroristi’, perché non sanno quello che fanno, e che fanno male non solo ai loro vicini ma a loro stessi.
Questo suona come teologia cattolica, e chiama terroristi precisamente ‘terroristi’.
Ma poi Benedetto ha lui stesso annunciato che ‘né atti terroristici né rappresaglie sono giustificati’, ricadendo sulla strada di Sodano».
«In certo senso, Sodano non ha fatto che ripetere il genere di dichiarazioni rituali - tutti sono colpevoli, ma Israele soprattutto - che il Vaticano emette da decenni. Non avevano peso nel 1973, non l’hanno oggi.
Ma in altro senso, le osservazioni di Sodano disturbano proprio perché sono ‘datate’. La situazione in Medio Oriente non è più solo la battaglia tra israeliani e palestinesi…e' piuttosto una guerra tra islamisti e l’Occidente, una battaglia condotta attraverso pedine, in cui i regimi totalitari di Siria e Iran puntano l’arma del terrorismo contro le democrazie moderne. E per la Chiesa cattolica, la risposta non può essere quella di rispolverare le vecchie frasi sul Medio Oriente. Giovanni Paolo II sapeva come affrontare il totalitarismo, rifiutare il governo della menzogna e chiamare le cose col loro nome. E’ tempo che il Vaticano applichi questa visione al Medio Oriente».



Conclusione chiara: il Papa deve arruolarsi, e arruolare i cattolici renitenti, nella «guerra al terrorismo globale», ossia al nemico «islamofascista» formato (vedi Bin Laden), preparato e creato dai neocon; deve aderire allo scontro di civiltà nei termini dettati dall’American Enterprise e da Leo Strauss, ossia nella finzione di una terza guerra mondiale contro il totalitarismo «fascista» di questa generazione, l’Iran, la Siria, Al Qaeda e Al Zawahiri, Hamas e Hezbollah.
Tutti in combutta per distruggere «le moderne democrazie occidentali» e, soprattutto, negare il diritto di Israele ad esistere.
Il piccolo particolare che Israele ha distrutto una nuova democrazia dei cedri, va ovviamente sorvolato.
E che nega il diritto all’esistenza ai palestinesi e ai libanesi, questo non conta: è la guerra contro l’islamofascismo, e le guerre ebraiche sono tutte frittate, per le quali è necessario rompere delle uova (frase storica di Engels-Marx).
L’altro piccolo particolare, che Israele è la seconda potenza atomica mondiale, non deve preoccupare nessuno: le sue armi sono schierate per la «democrazia moderna», mica per il «quarto reich».
Questo si chiama «rifiutare la menzogna», perbacco.
Questo è «chiamare le cose col loro nome».
E se il Papa non partecipa, saranno guai per lui.
Come dice Bush, «Chi non è con noi è contro di noi».
Il Vaticano sarà inserito nell’ «asse del male», fra gli Stati terroristi.
E bombardato.



Personalmente, ci pare che una risposta non stantìa a questo genere di avvertimento sarebbe una visita di Benedetto XVI a Beirut, a stringere le mani dei perseguitati e bombardati senza distinzione di fede, a mostrarsi solidale con tutti loro in quanto cittadini di un Libano libero e sovrano.
Chissà, potrebbe anche convincere qualche neocristiano che uno Stato ha diritto alla sovranità anche se è «debole» - tutto è relativo, e si è ovviamente deboli in confronto al vicino più armato del mondo dopo gli Usa - altrimenti questo mondo sarebbe solo dei forti, e sarebbero le armi più potenti, e la violenza sugli inermi, a fare il diritto.
Questo gesto potrebbe anche indurre Hezbollah a rilasciare i due soldati sionisti, togliendo così a Israele il ridicolo pretesto per le sue stragi.
Ma noi non siamo la nota ascoltatissima lobby, né siamo teologi giudaizzanti, e nemmeno neocat, né strani-cristiani: sappiamo dunque di non avere titoli per arrivare al santo orecchio.
Mica siamo Bottum, mica siamo Farina.
Ci teniamo il nostro sogno.
Del resto Sodano, autore della politica «stantia» deplorata da «Weekly Standard», è già in partenza, sostituito nella carica dal cardinale Bertone.
Questo nuovo diplomatico sarà più gradito ai padroni dell’universo?
Speriamo.

Maurizio Blondet




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Note
1) Joseph Bottum «Sodano’s Code», Weekly Standard, 31 luglio 2006. il titolo è già beffardo, «Il Codice Sodano» come il Codice Da Vinci. Ma il sottotitolo è anche più chiaro: «La stantìa politica del Vaticano sul Medio Oriente».




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