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    Predefinito Il CN è nella Chiesa o no? fatti concreti

    E' MIO FERMO CONVINCIMENTO CHE ALLE PAROLE DEBBANO SEGUIRE FATTI CONCRETI, DOCUMENTATI, QUINDI NON STRUMENTALIZABILI

    ***********************
    INIZIAMO

    Scritto in origine da Dreyer

    ....e adesso che ti riconosciamo la patentina di cristiano, puoi andare a fare i riti voodoo, che sono quelle cose che dalle vostre parti spacciano per Messa.

    Onde evitare equivoci linguistici, Dreyer dice testualmente che le Messe del C.N. sono riti "voodoo"


    Sia capace di assumersi la responsabilità di quello che scrive, davanti alle evidenze:




    Giovanni Paolo II al momento della 'Fractio Panis'
    30 Dicembre 1988 , Porto San Giorgio. Liturgia eucaristica presieduta pochi giorni dopo la autorizzazione data al Cammino di anticipare lo scambio della Pace e la celebrazione con le due specie eucaristiche


    I fatti parlano, ed è evidente la grave gaffe commessa


    RISPOSTE:


    Scritto in origine da Dreyer:

    2) La foto di GPII che celebra la Messa (?) secondo il "rito" neocatecumenale non sta a provare un bel nulla.

    Al massimo la gaffe l'ha fatta GPII nel celebrare con un "rito" (che, come sempre, prima i neocat hanno usato e di cui solo poi hanno chiesto la ratifica, in barba al tanto sbandierato Vaticano II) che sposta parti della Messa e che contiene altre innovazioni... dubbie.

    Del resto, questo non mi sconvolge più di tanto, visto che conosciamo tutti GPII e sappiamo che prima e dopo questo gesto ne ha fatti altri in soluzione di continuità: dagli idoli buddisti sull'altare di Assisi al bacio del corano, dalle benedizioni sciamaniche al bacio dell'anello dell'arcivescovo (non riconosciuto) di Canterbury, e altre amenità








    E POI ANCORA:


    3) a beneficio tuo e di tutti, riguardo alla provocatoria definizione dei riti neocat come "riti voodoo" - dal momento che tutto sono tranne che riti cattolici - amerei qui riportare un articoletto recente che illustra bene l'obbedienza dei neocat al Papa (quella, per intenderci, che sbandieri quando si tratta di colpire la FSSPX) e soprattutto la correttezza liturgica del loro "rito".


    POI ANCORA:


    Scritto in origine da gargamella:

    Che orrore. Il primo significativo atto di Papa Benedetto è stato proprio di stroncare gli abusi liturgici dei neocatecumenali.
    Ricordiamo che Giovanni Paolo II accettò, per devozione a don Stanislao, di partecipare a queste liturgie di dubbio gusto (non sono certo dogmi o verità di fede).
    Don Stanislao è molto vicino ai neocatecumenali. Che tristezza.


    A QUESTO PUNTO VISTO CHE E' STATO CHIAMATO IN CAUSA L'ATTUALE SUCCESSORE DI PIETRO BENEDETTO XVI ANCHE NEL POST SEGUENTE:








    scritto in origine da Dreyer:




    I neocatecumenali obbediscono al papa. Ma a modo loro













    La comunione continuano a farla seduti, come a un banchetto. È quanto risulta da una lettera che i capi del Cammino hanno scritto a Benedetto XVI











    di Sandro Magister


    ROMA, 6 marzo 2006 – Al severo richiamo rivolto loro da Benedetto XVI il 12 gennaio, i fondatori e capi del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello (vedi foto), Carmen Hernández e padre Mario Pezzi, hanno deciso di ubbidire. Ma con forti riserve soprattutto su un punto chiave: la comunione eucaristica.



    Il loro atto di parziale ubbidienza è in una lettera che essi hanno scritto al papa il 17 gennaio. La lettera – riprodotta più sotto – è stata resa pubblica il 27 febbraio dal sito cattolico













    Il richiamo di Benedetto XVI riguarda i modi in cui i gruppi neocatecumenali celebrano la messa. Il papa vuole che essi si conformino a quanto prescrivono le norme liturgiche valide per tutta la Chiesa.





    La comunione, ad esempio, i neocatecumenali la fanno seduti, attorno a un altare che ha la forma e l’addobbo di una grande mensa quadrata. Si dividono e mangiano un grosso pane azimo di farina di frumento, per due terzi bianca e per un terzo integrale, preparato e cotto per un quarto d’ora con le regole minuziose stabilite da Kiko. Il vino lo bevono da coppe che si passano di mano in mano, sempre stando seduti.














    MI CHIEDO COME MAI ANCHE L'ATTUALE SS PADRE ABBIA (al tempo in cui era Cardinale) POTUTO ESERCITARE RITI "VOODOO"






    Celebrazione Eucaristica di S.E. Card. J. Ratzinger
    al Seminario "Redentoris Mater" di Roma

    ****************************************

    Mi viene in mente l'ostinazione con cui alcune persone riescano a negare l'evidenza dei fatti, usando congenture o facendo proprie verità di altri che nulla hanno a che fare con le cose reali e successe o le dichiarazioni ufficiali (che vedremo dopo) Forse ora qualcuno dirà che è un pò eccentrico anche Benedetto XVI?


    SEGUONO ORA IN ORDINE CRONOLOGICO I DOCUMENTI RIGUARDANTI LA LITURGIA DELLA CONGREGAZIONE, DEL SS. PADRE, DEL CAMMINO, E UNA BREVE DISAMINA DI UN EMINENTE LITURGISTA.

    =============>








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  2. #2
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    ”Sono a comunicarVi le decisioni del Santo Padre...”


    Congregatio de Cultu Divino et Disciplina Sacramentorum

    Prot. 2520/03/L

    Dalla Città del Vaticano, 1 dicembre 2005

    Egregi Signor Kiko Argüello, Sig.na Carmen Hernandez e Rev.do Padre Mario Pezzi,

    a seguito dei dialoghi intercorsi con questa Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti circa la celebrazione della Santissima Eucaristia nelle comunità del Cammino Neocatecumenale, in linea con gli orientamenti emersi nell’incontro con Voi dell’11 novembre c.a., sono a comunicarVi le decisioni del Santo Padre.

    Nella celebrazione della Santa Messa, il Cammino Neocatecumenale accetterà e seguirà i libri liturgici approvati dalla Chiesa, senza omettere né aggiungere nulla. Inoltre, circa alcuni elementi si sottolineano le indicazioni e precisazioni che seguono:

    1. La Domenica è il “Dies Domini”, come ha voluto illustrare il Servo di Dio, il Papa Giovanni Paolo II, nella Lettera Apostolica sul Giorno del Signore. Perciò il Cammino Neocatecumenale deve entrare in dialogo con il Vescovo diocesano affinché traspaia anche nel contesto delle celebrazioni liturgiche la testimonianza dell’inserimento nella parrocchia delle comunità del Cammino Neocatecumenale. Almeno una domenica al mese le comunità del Cammino Neocatecumenale devono perciò partecipare alla Santa Messa della comunità parrocchiale.

    2. Circa le eventuali monizioni previe alle letture, devono essere brevi. Occorre inoltre attenersi a quanto disposto dall’”Institutio Generalis Missalis Romani” (nn. 105 e 128) e ai Praenotanda dell’”Ordo Lectionum Missae” (nn. 15, 19, 38, 42).

    3. L’omelia, per la sua importanza e natura, è riservata al sacerdote o al diacono (cfr. C.I.C., can. 767 § 1). Quanto ad interventi occasionali di testimonianza da parte dei fedeli laici, valgono gli spazi e i modi indicati nell’Istruzione Interdicasteriale “Ecclesiae de Mysterio”, approvata “in forma specifica” dal Papa Giovanni Paolo II e pubblicata il 15 agosto 1997. In tale documento, all’art. 3, §§ 2 e 3, si legge:

    § 2 - “È lecita la proposta di una breve didascalia per favorire la maggior comprensione della liturgia che viene celebrata e anche, eccezionalmente, qualche eventuale testimonianza sempre adeguata alle norme liturgiche e offerta in occasione di liturgie eucaristiche celebrate in particolari giornate (giornata del seminario o del malato, ecc.) se ritenuta oggettivamente conveniente, come illustrativa dell’omelia regolarmente pronunciata dal sacerdote celebrante. Queste didascalie e testimonianze non devono assumere caratteristiche tali da poter essere confuse con l’omelia”.

    §3 - “La possibilità del ‘dialogo’ nell’omelia (cfr. Directorium de Missis cum Pueris, n. 48) può essere, talvolta, prudentemente usata dal ministro celebrante come mezzo espositivo, con il quale non si delega ad altri il dovere della predicazione”.

    Si tenga inoltre attentamente conto di quanto esposto nell’Istruzione “Redemptionis Sacramentum”, al n. 74.

    4. Sullo scambio della pace, si concede che il Cammino Neocatecumenale possa usufruire dell’indulto già concesso, fino ad ulteriore disposizione.

    5. Sul modo di ricevere la Santa Comunione, si dà al Cammino Neocatecumenale un tempo di transizione (non più di due anni) per passare dal modo invalso nelle sue comunità di ricevere la Santa Comunione (seduti, uso di una mensa addobbata posta al centro della chiesa invece dell’altare dedicato in presbiterio) al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa Comunione. Ciò significa che il Cammino Neocatecumenale deve camminare verso il modo previsto nei libri liturgici per la distribuzione del Corpo e del Sangue di Cristo.

    6. Il Cammino Neocatecumenale deve utilizzare anche le altre Preghiere eucaristiche contenute nel messale, e non solo la Preghiera eucaristica II.

    In breve, il Cammino Neocatecumenale, nella celebrazione della Santa Messa, segua i libri liturgici approvati, avendo tuttavia presente quanto esposto sopra ai numeri 1, 2, 3, 4, 5 e 6.

    Riconoscente al Signore per i frutti di bene elargiti alla Chiesa mediante le molteplici attività del Cammino Neocatecumenale, colgo l’occasione per porgere distinti saluti.

    + Francis Card. Arinze
    Prefetto

    ----------

    Egregi
    Sig. ARGÜELLO Kiko, Sig.na HERNANDEZ Carmen, Rev.do P. PEZZI Mario
    Via dei Gonzaga, 205
    ROMA

  3. #3
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    2006 - Benedetto XVI : Discorso al Cammino Neocatecumenale per l'invio di 200 famiglie in missione
    Il Papa consegna la croce del missionario alle famiglie in partenza per i cinque continenti e incoraggia il Cammino Neocatecumenale nella sua opera legata alla nuova evangelizzazione

    Cari fratelli e sorelle!

    Grazie di cuore per questa vostra visita, che mi offre l'opportunità di inviare uno speciale saluto anche agli altri membri del Cammino Neocatecumenale disseminato in tante parti del mondo. Rivolgo il mio pensiero a ciascuno dei presenti, ad iniziare dai venerati Cardinali, Vescovi e sacerdoti. Saluto i responsabili del Cammino Neocatecumenale: il Signor Kiko Argüello, che ringrazio per le parole che mi ha indirizzato a vostro nome, la Signora Carmen Hernández e Padre Mario Pezzi. Saluto i seminaristi, i giovani e specialmente le famiglie che si apprestano a ricevere uno speciale "invio" missionario per recarsi in varie nazioni, soprattutto in America Latina.

    È un compito, questo, che si colloca nel contesto della nuova evangelizzazione, nella quale gioca un ruolo quanto mai importante proprio la famiglia. Voi avete chiesto che a conferirlo fosse il Successore di Pietro, come già avvenne con il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II il 12 dicembre del 1994, perché la vostra azione apostolica intende collocarsi nel cuore della Chiesa, in totale sintonia con le sue direttive e in comunione con le Chiese particolari in cui andrete ad operare, valorizzando appieno la ricchezza dei carismi che il Signore ha suscitato attraverso gli iniziatori del Cammino. Care famiglie, il crocifisso che riceverete sarà vostro inseparabile compagno di cammino, mentre proclamerete con la vostra azione missionaria che solo in Gesù Cristo, morto e risorto, c'è salvezza. Di Lui sarete testimoni miti e gioiosi percorrendo in semplicità e povertà le strade d'ogni continente, sostenuti da incessante preghiera ed ascolto della parola di Dio e nutriti dalla partecipazione alla vita liturgica delle Chiese particolari a cui siete inviati.

    L'importanza della liturgia e, in particolare, della Santa Messa nell'evangelizzazione è stata a più riprese posta in evidenza dai miei Predecessori, e la vostra lunga esperienza può bene confermare come la centralità del mistero di Cristo celebrato nei riti liturgici costituisce una via privilegiata e indispensabile per costruire comunità cristiane vive e perseveranti. Proprio per aiutare il Cammino Neocatecumenale a rendere ancor più incisiva la propria azione evangelizzatrice in comunione con tutto il Popolo di Dio, di recente la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti vi ha impartito a mio nome alcune norme concernenti la Celebrazione eucaristica, dopo il periodo di esperienza che aveva concesso il Servo di Dio Giovanni Paolo II. Sono certo che queste norme, che riprendono quanto è previsto nei libri liturgici approvati dalla Chiesa, saranno da voi attentamente osservate. Grazie all'adesione fedele ad ogni direttiva della Chiesa, voi renderete ancor più efficace il vostro apostolato in sintonia e comunione piena con il Papa e i Pastori di ogni Diocesi. E così facendo il Signore continuerà a benedirvi con abbondanti frutti pastorali.

    In effetti, in questi anni molto voi avete potuto realizzare, e numerose vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata sono nate all'interno delle vostre comunità. Oggi tuttavia è particolarmente alle famiglie che si rivolge la nostra attenzione. Oltre 200 di esse stanno per essere inviate in missione; sono famiglie che partono senza grandi appoggi umani, ma contando prima di tutto sul sostegno della Provvidenza divina. Care famiglie, voi potete testimoniare con la vostra storia che il Signore non abbandona quanti a Lui si affidano. Continuate a diffondere il vangelo della vita. Dovunque vi conduce la vostra missione, lasciatevi illuminare dalla consolante parola di Gesù: "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta", ed ancora: "Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini" (Mt 6, 33-34). In un mondo che cerca certezze umane e terrene sicurezze, mostrate che Cristo è la salda roccia su cui costruire l'edificio della propria esistenza e che la fiducia in lui riposta non è mai vana. La santa Famiglia di Nazaret vi protegga e sia vostro modello. Io assicuro la mia preghiera per voi e per tutti i membri del Cammino Neocatecumenale, mentre con affetto imparto a ciascuno l'Apostolica Benedizione.




    © Copyright 2006 - Libreria Editrice Vaticana

  4. #4
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    diStefano Caredda/ 06/01/2006
    Giuseppe Gennarini, responsabile per i rapporti con la stampa del Cammino Neocatecumenale, a Korazym: la lettera vaticana? Epocale riconoscimento delle nostre peculiarità. E sulle richieste di cambiamento: "Utilizzeremo il periodo di transizione".

    Rivendica la piena consonanza delle loro celebrazioni ai libri liturgici, esprime la gioia per l'implicito riconoscimento vaticano, sottolinea il fatto che la lettera della congregazione del culto divino si situa in un lungo iter che vede impegnati cinque dicasteri e che una pronuncia definitiva arriverà solo al termine del periodo di "sperimentazione" dello Statuto neocatecumenale. E nell'immediato sembra prospettare l'utilizzazione dell'intero periodo di transizione concesso dalla congregazione per il culto divino. E' Giuseppe Gennarini, responsabile dei rapporti con la stampa del Cammino Neocatecumenale.


    Come avete accolto la lettera del cardinal Arinze?

    Nel suo insieme, questa lettera è un grande riconoscimento del Cammino Neocatecumenale. Certo, ci sono delle puntualizzazioni, ci sono degli inviti, delle raccomandazioni, c’è un permesso temporaneo, ma nel complesso rappresenta una vera gioia. Questa è una lettera riservata, scritta secondo i canoni di una lettera privata che non doveva essere resa pubblica, scritta con il linguaggio burocratico e imperativo che accompagna questi documenti, ed è, di fatto, una lettera che approva cinque variazioni molto significative ai libri liturgici. Concessioni importantissime, che dobbiamo al grande entusiasmo che per noi nutre papa Benedetto XVI, che conosce il Cammino, lo ha conosciuto ed ammirato. Siamo di fronte al primo riconoscimento esplicito di quelli che sono gli adattamenti pastorali più significativi della liturgia delle comunità neocatecumenali.

    Eppure, dalla lettera della congregazione vaticana sembrano trasparire delle richieste di cambiamento. A tal proposito si è parlato di cambio di rotta, di correzione vaticana, di ritorno dei neocatecumenali sulla strada maestra.

    Niente di più sbagliato. Le concessioni che ci sono state fatte sono grandiose. Non si deve dimenticare che modifiche e cambiamenti della prassi liturgica non sono affatto concesse facilmente. Perfino molte conferenze episcopali nazionali le hanno chieste in passato, senza ottenerle. La domanda vera che ci si dovrebbe fare è un’altra: perché la Chiesa ha ritenuto questa nostra esperienza, il Cammino Neocatecumenale, così importante da consentire e permettere cambiamenti così importanti?

    La sua risposta?

    Perché oggi il problema che ci si pone davanti, ed è un problema enorme, è quello di come arrivare all’evangelizzazione delle masse scristianizzate, è quello di come arrivare all’uomo contemporaneo. Questo è il cuore del problema! L’uomo è sempre più distante dalla Chiesa: in Italia il 30% dei bambini non viene battezzato, in Francia sono il 50%, in Germania l’80%. Il Cammino Neocatecumenale si è dimostrato un itinerario valido per riportare alla fede tante persone lontane dalla Chiesa.

    Si, è vero, c’è questa esigenza, e d’altronde lo Statuto del Cammino è stato approvato nel 2002, seppur ad experimentum, perché esso è apparso un valido itinerario di fede soprattutto in queste realtà. C’è dunque un riconoscimento indiscutibile, ma ci sono anche – ora - cinque punti sui quali vengono richieste delle modifiche alla prassi liturgica. O abbiamo capito male?

    Ci sono cinque concessioni, c’è un permesso temporaneo. Il Cammino Neocatecumenale insegna ad obbedire alla Chiesa e ovviamente noi faremo tutto ciò che la Chiesa ci dice.

    Analizziamo i punti principali, partendo dalle ammonizioni prima delle singole letture, una sorta di introduzione al testo…

    Sulle ammonizioni, la lettera non fa altro che ripetere le raccomandazioni espresse nel messale romano, in cui era già previsto che in casi straordinari esse ci fossero, seppur in forma breve. Con la lettera, e non è cosa di poco conto, cambia una cosa: nel messale romano questa è una pratica straordinaria, nel nostro caso diventa una pratica ordinaria.

    Sulle risonanze – cioè i commenti dei fedeli sulla Parola appena ascoltata – la lettera vaticana sembra ribadire il loro carattere di eccezionalità.

    Le risonanze sono una pratica nuova, un cambiamento piuttosto forte nella dinamica liturgica. Il documento vaticano fornisce delle linee guida, cioè stabilisce – o ricorda - che esse devono essere brevi e che naturalmente non si devono sostituire all’omelia del sacerdote, cosa che peraltro è assolutamente ovvia: mai nelle celebrazioni delle comunità neocatecumenali l’omelia del sacerdote è stata sostituita da interventi di altri.

    Anche nel momento in cui si stabilisce che una volta al mese le comunità devono celebrare in parrocchia si raccomandano dei cambiamenti che seppur non rivoluzionari, nondimeno non possono non essere presi in esame…

    Una volta al mese significa dodici volte all’anno. Ebbene: già ora noi celebriamo in parrocchia più di dodici volte all’anno! Natale, Pasqua, Epifania, Immacolata Concezione, e così via, sono tutte solennità in cui si celebra con l’intera comunità parrocchiale. Nella vastità della nostra realtà ci potranno essere alcune eccezioni, ma nella gran parte dei casi già ora celebriamo una volta al mese con l’intera parrocchia. Insomma, ciò che ci viene concesso con questa lettera è davvero molto più di ciò che si vuole far apparire ci venga tolto. Il principio delle celebrazioni speciali, uno dei più contestati, è ora ammesso; temperato dalla celebrazione comune una volta al mese, ma comunque accettato. Un fatto epocale.

    Altro punto: la Congregazione afferma che il Cammino deve “utilizzare anche le altre Preghiere eucaristiche contenute nel messale, e non solo la Preghiera eucaristica II”. Come mai viene usata solo questa preghiera? E l’invito ad usare le altre sarà accolto?

    Forse la seconda si utilizza maggiormente, ma anche le altre preghiere eucaristiche lo sono. Non sussiste alcun problema al riguardo.

    Dunque, la congregazione si è sbagliata?

    No, non si è sbagliata. Semplicemente ci fornisce degli inviti, ci ha dato delle raccomandazioni. E noi le seguiamo.

    Passiamo al punto principale, quello che più ha fatto parlare di sé: la modalità di ricezione dell’Eucaristia. La lettera dà al Cammino un tempo di transizione (non più di due anni) per “passare dal modo invalso nelle sue comunità di ricevere la Santa Comunione (seduti, uso di una mensa addobbata posta al centro della chiesa invece dell’altare dedicato in presbiterio) al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa Comunione”, il modo cioè previsto nei libri liturgici. Dunque, si torna all’ostia consacrata…

    Questo è un punto cruciale, e c’è molta confusione in materia. Tutti sanno – o dovrebbero sapere, visto che è cosa di pubblico dominio - che l’ultima edizione del Messale Romano (2003) prevede che il pane azzimo (non è usata la parola ostia) deve essere “cucinato da poco”, “cotto da poco”, in latino “recenter confectus” ( art 321 del Messale Romano) e che le ostie devono essere usate invece per quelle occasioni dove c’è un gran numero di fedeli. Inoltre secondo l’ultimo messale il pane deve avere apparenza di pane (vedi art. 320 e 321 delle Istruzioni del Messale Romano).

    Sta affermando che l’utilizzo del pane è previsto nei libri liturgici e dunque assolutamente permesso?

    Non lo diciamo noi, c’è scritto chiaro e tondo nel messale romano. Esso raccomanda l’utilizzo di pane che abbia apparenza di pane (quindi cotto da poco) e lascia l’ostia quando “numero sacram Comunionem sumentium aliaeque rationes pastorales id exigunt” - art 321 del Messale Romano. Prevede cioè che si usino le ostie quando lo esige il numero delle persone che ricevono la comunione o qualche altra ragione pastorale. Questa è la legge generale della chiesa sulla liturgia. Spesso sono quelli che ci criticano a compiere degli abusi…

    E invece, sulla distribuzione del vino e sulla modalità di ricevere la Comunione (seduti, piuttosto che in piedi o in ginocchio) cambierà qualcosa?

    Sulle modalità di distribuzione sia del pane che del vino la lettera stabilisce un termine, un periodo entro il quale questo modo è ammesso. Un periodo di due anni, esattamente quelli che mancano alla fine di quell’arco di tempo - cinque anni – iniziato dopo l’approvazione ad experimentum dello statuto del Cammino nel 2002. Anche l’aspetto della distribuzione del pane e del vino rientrano dunque in questo quadro più ampio, nel quale la stessa lettera della Congregazione si inserisce.

    Peraltro, il problema di come attuare la distribuzione delle due specie è un problema molto più grande di noi, che investe tutta la Chiesa e rappresenta oggi una delle questioni più complesse che vi siano. Si è tentato negli anni passati di distribuire il vino usando un cucchiaino (ed è stato un disastro), si è provato con la cannuccia (ed è andata ancora peggio), c’è stato un tentativo con l’intinzione, che però è contraria non solo al dettato del Vangelo, ma anche agli stessi libri liturgici. Ora si sta provando con il calice, ma è chiaro che in una chiesa grande i fedeli non vogliono comunicarsi con il calice… Insomma, la questione è seria ed è davvero difficile trovare un modo modo che aiuti ad attuare la distribuzione delle due specie. All’interno della piccola comunità, la distribuzione del calice, è invece fattibile, perché il numero dei fedeli è limitato e tutti si conoscono.

    Dunque, se ben capisco, nel concreto in questi due anni non vi saranno cambiamenti. Rimarrà tutto come adesso?

    In questi due anni il tutto sarà valutato e ponderato, nell’ambito dell’intero percorso di riconoscimento del Cammino neocatecumenale. Sulla distribuzione della comunione c’è un permesso temporaneo, al termine del quale vedremo cosa accadrà. Sia chiara una cosa: se fosse stata una pratica irriverente, non avrebbero certo dato un tempo di due anni per eliminarla.

    Inoltre, vorrei precisare che quella della Congregazione è una lettera privata i cui reali contenuti sono conosciuti solo dal cardinal Arinze e da Kiko Arguello, Carmen Hernandez e padre Mario Pezzi e qualsiasi uso di un documento privato per decisioni pubbliche è illegittimo e improprio. Quand'anche fosse confermato che il contenuto di questa lettera è pienamente autentico, questo non cambierebbe affatto la sua natura di instrumentum laboris privato e riservato. Per intenderci, considerare questa lettera come avente forza di legge sarebbe come se considerassimo l' Instrumentum Laboris del Sinodo sulla Eucarestia alla stregua del documento finale del Sinodo.

    Come è risaputo, l'iter stabilito dalla Santa Sede riguardo al Cammino Neocatecumenale prevede che ogni decisione debba essere approvata congiuntamente dalla Commissione Inter-Dicasteriale (Pontificio Consiglio per i Laici, Congregazione per la Fede, Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Congregazione per il Clero e la Catechesi, Congregazione per la Educazione Cattolica). Questa lettera è solo un momento dei lavori di questa Interdicasteriale. L'unico documento che finora è stato approvato congiuntamente dalla Intedicasteriale sono gli Statuti, che sono molto più espliciti dei contenuti della lettera. Alla fine del periodo ad experimentum tutte le cinque Congregazioni emetteranno la decisione finale. Quello che per ora è la norma attuale è la conferma da parte del Santo Padre della prassi liturgica del Cammino.

  5. #5
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    Porto San Giorgio, 17 Gennaio 2006
    Carissimo Padre L'amore di Dio Padre, la santa umiltà di Cristo e la consolazione dello Spirito Santo siano con Lei Desideriamo ringraziarLa con tutto il cuore per l'Udienza che ci ha concesso, con l'invio di 200 famiglie, e per "la Sua" parola, in cui ha sottolineato "l'importanza .... della Santa Messa nell’evangelizzazione" e che ‑ come "la vostra lunga esperienza può ben confermare" ‑ "la centralità del mistero di Cristo celebrato nei riti liturgici costituisce una via privilegiata e indispensabile per costruire comunità cristiane vive e perseveranti.
    Dopo l'Udienza ci siamo riuniti assieme, da tutte le nazioni, 1700 catechisti itineranti e siamo contentissimi delle "norme" che a Suo nome ci ha impartito il Cardinale Arinze, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e "la Disciplina" la Disciplina dei Sacramenti. Al riguardo noi vogliamo esprimere la nostra gratitudine a Lei, al Cardinale Arinze e alla Congregazione, per quanto è scritto nella lettera
    Abbiamo rinnovato insieme la disponibilità a seguire in tutto, con grande rispetto e obbedienza, le rubriche del Messale Romano (Gloria, Credo, Lavabo, Orate fratres, Agnus Dei, ... Con rispetto al primo punto della lettera ("almeno una domenica al mese le Comunità del Cammino Neocatecumenale devono partecipare alla Santa Messa della comunità parrocchiale"), ogni équipe di catechisti itineranti parlerà con il Vescovo di ogni Diocesi per concordare detta partecipazione, soprattutto tenendo conto dei fratelli più piccoli e più lontani. Vorremmo anche ringraziarLa per la benevolenza, misericordia e bontà che ha mostrato verso i più lontani nel concedere lo spostamento del gesto della pace e i due anni per adeguare il modo della distribuzione della Comunione al Corpo e al Sangue del Signore: noi abbiamo sempre mostrato a tanti fratelli che vengono dall'inferno, pieni di ferite e di disprezzo verso se stessi, che nella Santa Eucaristia il Signore fa presente il suo amore, morendo e risuscitando per loro; non solo, ma preparando una mensa, un banchetto escatologico, che fa presente il Cielo e dove Lui stesso, pieno di amore, li fa sedere e passa a servirli: "Li farà mettere a tavola e passerà a servirli" (Le 12,37) In questo modo ogni volta che celebrano l'Eucaristia sperimentano la forza che ha il sacramento per trascinarli nella Pasqua di Cristo, facendoli passare dalla tristezza all'allegria, dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita
    Il Signore sta preparando un popolo per evangelizzare i pagani. Sono milioni gli uomini che oggi non conoscono Cristo. La realtà è che il Signore ci chiama a evangelizzare come comunità cristiane che fanno presente la vita celeste in noi Grazie Santità! Insieme ai Cardinali, ai tantissimi Vescovi che ci hanno appoggiato e soprattutto a nome di tanti lontani che oggi benedicono Cristo, La ringraziamo con tutto il cuore
    Chiediamo"la Sua Apostolica" Benedizione.
    Kiko Arguello, Carmen Hernandez, P. Mario Pezzi


  6. #6
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    Don Angelo Lameri è docente di Liturgia al Pontificio Istituto di musica sacra a Roma. A lui abbiamo chiesto, in riferimento alla liturgia delle comunità neocatecumenali e alla lettera inviata al riguardo dalla Congregazione per il culto divino, cosa prevedono attualmente i libri liturgici approvati dalla Chiesa.


    Secondo il Cammino neocatecumenale i libri liturgici prevedono già – e da tempo – che il pane abbia aspetto di pane, che sia pane azzimo cucinato da poco. Dunque, sostengono che al riguardo non serva alcuna variazione della loro modalità di celebrazione, perché già prevista dai libri liturgici. E’ così?

    Per ciò che riguarda il pane azzimo, questo è vero. Già le precisazioni CEI al Messale del 1983 affermavano che per quanto possibile il pane azzimo utilizzato per l’eucaristia, quanto a sapore e forma, dovesse richiamare quello del pane. E l’ultimo messale, quello del 2003, ribadisce ancora, e accentua, questa disposizione. Ciò che – però - mette in evidenza la lettera della Congregazione sul culto divino non è tanto la forma del pane, ma quanto la modalità della sua distribuzione. E dunque la ricezione in bocca, o sulla mano, e soprattutto le modalità per la comunione sotto le due specie, quella del pane e del vino.

    Cosa prevede il messale sulla distribuzione della comunione sotto le due specie, che è esattamente ciò che avviene nelle comunità del Cammino?

    L’ultima edizione del messale romano ha allargato moltissimo la possibilità della comunione sotto le due specie. Però ha anche specificato chiaramente che la comunione deve essere sempre distribuita dal ministro competente. La descrizione pratica è questa: ci si reca processionalmente a ricevere l’Eucaristia, si fa un segno di venerazione prima di ricevere l’Eucaristia, e la si riceve, in piedi o in ginocchio, dal ministro competente. Bene: è a questo che si riferisce la Congregazione nella sua lettera ai dirigenti del Cammino neocatecumenale. Non al tipo di pane, sul quale non vi sono rilievi, ma sul modo di riceverlo: dice la lettera “non intorno alla mensa addobbata”, ma evidentemente recandosi a piedi, processionalmente, verso l’altare dedicato in presbiterio.

    Sulla distribuzione del vino le cose non sono certo più semplici, anzi…

    Infatti. Dopo vari tentativi, oggi il Messale romano prevede due modalità di ricezione della comunione sotto la specie del vino: la prima è l’intinzione, che consiste nell’intingere il pane nel calice portandolo subito dopo alla bocca. Il secondo modo è invece quello di bere direttamente dal calice. Naturalmente questa seconda modalità si usa quando c’è un’assemblea piuttosto ristretta…

    Come sono appunto le comunità del Cammino… Ma è vero che l’intinzione è contraria al Vangelo e non prevista dai libri liturgici?

    No, questo non è vero. il Messale romano del 2003 prevede come modalità della comunione sotto le due specie quella dell’intinzione. Non voglio entrare e non entro nel merito della questione se essa sia o meno contraria al Vangelo; sicuramente però è permessa dai libri liturgici.

    Passiamo agli altri punti contenuti nella lettera della Congregazione. Cosa prevede il Messale riguardo alle ammonizioni (introduzioni alle letture)? Sono una pratica straordinaria?

    In verità esse sono permesse in ogni caso. Anche in una comunità parrocchiale normale, cioè, esse sono consentite. Il loro utilizzo non è limitato a casi eccezionali, a patto, naturalmente, che siano brevi. Il perché siano previste è facilmente comprensibile: specialmente quando non si tiene l’omelia (ad esempio durante le celebrazioni dei giorni feriali) in presenza di letture particolarmente ostiche, magari tratte dall’Antico Testamento, è chiaramente ravvisabile la necessità di inquadrare le letture con una introduzione che aiuti la loro comprensione. Che ciò possa avvenire anche nei giorni festivi è assolutamente lecito.

    Invece quella delle risonanze – cioè brevi testimonianze dei fedeli prima dell’omelia su quanto la Parola ha suscitato – è una pratica del tutto nuova. Sono previste dal Messale romano?

    Assolutamente no. Nel Messale romano non vi è nulla che le riguardi. E’ dunque certamente una pratica nuova. Vengono concesse nei limiti evidenziati dalla lettera, che si riferiscono ad altri documenti vaticani.

    Altro punto della lettera è la previsione che una volta al mese le comunità neocatecumenali celebrino in chiesa con l’intera comunità parrocchiale. Nei libri liturgici non c’è nulla, immagino, che preveda particolari modalità di celebrazione in casi come questi…

    Esatto, non c’è assolutamente nulla. La celebrazione tipo in questi casi è sempre quella prevista per l’assemblea parrocchiale. Quando cioè gruppi, associazioni, movimenti (qualunque essi siano) partecipano alla celebrazione della messa in parrocchia, il rito che si segue è quello normale, previsto dal messale.

    La lettera della Congregazione invita il Cammino ad utilizzare non solo la Preghiera Eucaristica II ma anche tutte le altre. Il Cammino afferma che già ora vengono utilizzate tutte. Ci potrebbe essere un qualche motivo per cui la Preghiera II è preferita alle altre?

    Indipendentemente dal Cammino Neocatecumenale, la Preghiera Eucaristica II è quella generalmente più utilizzata. Il perché, in termini prosaici, è presto detto: è la più corta. Rispetto alle altre, probabilmente, deriva da un testo più antico, poi riadattato. Deve comunque la sua fortuna al fatto di essere più semplice delle altre, e come detto, più corta.

    Per tirare le somme, dunque, è giustificato l’entusiasmo del Cammino che pone in evidenza l’approvazione di cinque variazioni molto significative dei libri liturgici, concessioni di grande rilevanza, "primo riconoscimento degli adattamenti pastorali più significativi della liturgia delle comunità neocatecumenali"?

    Si tratta indubbiamente di adattamenti, ma attenzione: al di là dello spostamento del segno della pace a prima dell’offertorio – spostamento che non è affatto previsto dal messale romano, ma è utilizzato, ad esempio, nel rito ambrosiano che si celebra nella diocesi di Milano - tutti gli altri adattamenti rientrano comunque nell’ambito dei libri liturgici vigenti. L’ultima edizione del Messale romano, infatti, tratta diffusamente, in un apposito e intero capitolo, della possibilità di adattamenti liturgici, e distingue in tal senso quelli che competono al sacerdote, quelli che competono al vescovo diocesano e quelli che competono alle conferenze episcopali. Dunque, non enfatizzerei troppo. Certo, però, un vero elemento di novità – questo si rilevante – è riscontrabile nel fatto che questi non sono adattamenti concessi – come avvenuto in passato e come ancora oggi avviene – a delle chiese locali, su richiesta delle conferenze episcopali, ma ad un movimento, o meglio a quelle comunità che vivono questo particolare itinerario di fede che è il Cammino neocatecumenale. Ecco, questa si, è una vera novità.

    Un’ultima battuta sul periodo di transizione di due anni indicato nella lettera della Congregazione vaticana. Le chiedo: per come stanno le cose oggi, durante questi due anni – o comunque alla fine del periodo di due anni – il Cammino deve o non deve modificare la modalità materiale della distribuzione del pane e del vino?

    Direi di si. E’ questo ciò che viene richiesto. Ripeto: non la modifica dell’aspetto materiale del pane o del vino, ma la modifica delle modalità di distribuzione delle due specie. Si, questo è un cambiamento che – almeno allo stato attuale - viene richiesto chiaramente.

    FONTE: Korazym.org sul Cammino Neocatecumenale

  7. #7
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    SINTESI

    Cammino Neocatecumenale: il tempo delle attese


    diStefano Caredda/ 27/02/2006


    Settimane di "lavori in corso": sul piatto le modalità di adeguamento delle loro celebrazioni ai libri liturgici, come richiesto dal papa. Le équipes di catechisti a confronto con i vescovi delle singole diocesi. E Kiko scrive a Benedetto XVI…
    La lettera inviata da Kiko Arguello a papa Benedetto XVI

    ROMA - Prove tecniche di dialogo e di intesa. Dopo il clamore e l’esposizione mediatica di due mesi fa, culminata con l’udienza concessa da Benedetto XVI, il Cammino Neocatecumenale è ora immerso in un ‘dopo’ fatto di incontri e di confronti, di riflessioni e di perfezionamenti. C’è una richiesta pubblica da soddisfare, quella arrivata direttamente dal papa, e il percorso è in pieno svolgimento: contatti con i vescovi nelle singole diocesi, incontri fra le équipes di catechisti, consigli e linee guida suggerite alle comunità dai responsabili del Cammino stesso. Quel Kiko Argüello, quella Carmen Hernández e quel padre Mario Pezzi che al papa avevano in qualche modo “anticipato” tutto in una loro lettera inviata subito dopo l’udienza del gennaio scorso.

    I fatti. Per i neocatecumenali l’obiettivo dichiarato è quello di adeguarsi alle norme contenute nell’altra, ormai celebre lettera che la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti inviò – a nome del papa – proprio ai tre responsabili appena ricordati. Una lettera riservata, scritta ad inizio dicembre 2005 e divenuta pubblica sotto Natale, che tratta in maniera dettagliata sei punti della prassi liturgica dei neocatecumenali, cioè del loro modo di celebrare messa. Sul piatto della bilancia tutte le particolarità che distinguono le liturgie neocatecumenali dalle tradizionali messe celebrate nelle parrocchie: le introduzioni alle letture, le condivisioni dei fedeli ad esse successive, lo scambio di pace, le celebrazioni al sabato sera e la partecipazione alla messa domenicale, l’utilizzo di tutte le preghiere eucaristiche, la modalità materiale di distribuzione dell’Eucaristia intorno alla mensa che sostituisce l’altare.

    Ebbene, riguardo a tutto questo oggi qualcosa si sta muovendo. Non che i riscontri a livello di singole comunità siano immediatamente percepibili (non in tutte almeno), ma l’attività è in corso, caratterizzata da silenzio e riservatezza. Caratteristiche nelle quali i neocatecumenali eccellono, e che essi a maggior ragione tengono a garantire in queste settimane.


    Un momento dell'incontro fra Benedetto XVI e i responsabili del Cammino, da sinistra a destra Carmen Hernández , Kiko Argüello e padre Mario Pezzi. Era il 19 novembre 2005 e la lettera della Congregazione per il Culto Divino non era ancora stata inviata. In quell'occasione, verosimilmente, l'argomento fu comunque affrontato, evitando però di scendere nel dettaglio. La comunicazione del card. Arinze arrivò dieci giorni dopo, il 1° dicembre 2005.

    LA SVOLTA - Il vero punto di svolta è stata proprio l’udienza dello scorso 12 gennaio, quando in Aula Paolo VI papa Benedetto XVI ha pubblicamente e manifestamente chiesto al Cammino Neocatecumenale il rispetto delle norme impartite attraverso la Congregazione guidata dal cardinal Arinze. “Sono certo” – furono le sue parole – “che queste norme, che riprendono quanto è previsto nei libri liturgici approvati dalla Chiesa, saranno da voi attentamente osservate”. Nella considerazione dei neocatecumenali, quelle parole hanno dato valore pubblico, generale ed immediato a richieste che fino ad allora nient’altro costituivano se non un documento interno al lungo iter riguardante il riconoscimento ufficiale del Cammino da parte della Santa Sede. Un documento importante, beninteso, certamente da non sminuire, ma pur sempre “lettera privata”, altra cosa – secondo il loro giudizio – rispetto ad una norma avente rilievo pubblico. Il discorso del papa ha tagliato di netto ogni interpretazione: quelle norme vanno rispettate.

    La reazione dei responsabili del Cammino alle parole di Benedetto XVI fu immediata, tanto che cinque giorni dopo una lettera firmata da Kiko Argüello, Carmen Hernández e padre Mario Pezzi prese la via del Vaticano (leggi qui il testo integrale). Una missiva partita da Porto San Giorgio, sede in quei giorni di una convivenza (ritiro) fra tutti i catechisti itineranti del Cammino: incontro questo già previsto prima della pubblicazione delle decisioni della Congregazione del Culto Divino, ma durante il quale l’argomento “scottante” delle norme comunicate dal cardinal Arinze fu comunque – come ovvio – affrontato.

    LA LETTERA DI KIKO - Ebbene, la lettera inviata dai responsabili del Cammino al papa (lettera che in alcuni tratti esprime alla perfezione l’essenza neocatecumenale, con il forte accento posto sulla povertà dell’essere umano e sulla salvezza a lui concessa gratuitamente da Cristo) è improntata ad un tono cordiale: vivo è il ringraziamento al papa per le sue parole e altrettanto marcata è la rassicurazione che le sue volontà saranno soddisfatte. “Dopo l'Udienza” – scrivono i tre nella lettera poi inviata per conoscenza alle comunità del Cammino - “ci siamo riuniti assieme, da tutte le nazioni, i settecento catechisti itineranti. (…) Abbiamo rinnovato insieme la disponibilità a seguire in tutto, con grande rispetto e obbedienza, le rubriche del Messale Romano (Gloria, Credo, Lavabo, Orate fratres, Agnus Dei, ... )”. Inoltre, continuano, “con rispetto al primo punto della lettera (‘almeno una domenica al mese le Comunità del Cammino Neocatecumenale devono partecipare alla Santa Messa della comunità parrocchiale’), ogni équipe di catechisti itineranti parlerà con il Vescovo di ogni diocesi per concordare detta partecipazione, soprattutto tenendo conto dei fratelli più piccoli e più lontani”. E infine, riferendosi al gesto della pace e alla richiesta di modifica delle modalità materiali di ricezione dell’Eucaristia, “vorremmo anche ringraziarLa” – dicono i responsabili del cammino al papa - “per la benevolenza, misericordia e bontà che ha mostrato verso i più lontani nel concedere lo spostamento del gesto della pace e i due anni per adeguare il modo della distribuzione della Comunione al Corpo e al Sangue del Signore”.

    Non è un caso che i due punti ad essere apertamente affrontati in questa lettera siano quelli della celebrazione domenicale in parrocchia almeno una volta al mese e della modalità di distribuzione della comunione. Sono questi infatti gli aspetti critici della liturgia neocatecumenale, come già abbiamo avuto modo di mettere in evidenza quasi due mesi fa. Aspetti che non possono essere risolti con meri e semplici accorgimenti immediati, quali quelli attuati per gli altri punti: una maggiore sintesi (brevità) nelle ammonizioni (le introduzioni alle letture) o nelle risonanze (i commenti dei fedeli successivi alle letture e che precedono sempre l’omelia del sacerdote) e l’utilizzo di tutte le preghiere eucaristiche previste nel Messale.

    L'EUCARISTIA - Sulla modalità di ricezione dell’Eucaristia – seduti e non in piedi, di fronte ad una mensa addobbata e non davanti all’altare dedicato in presbiterio – il papa ha concesso due anni di transizione, e l’intenzione del Cammino è chiaramente quella di utilizzarli. E’ plausibile che in alcune comunità si sia iniziato a ricevere il Corpo e il Sangue di Cristo in piedi, ma nella stragrande maggioranza dei casi la prassi non è cambiata: la distribuzione del pane (azzimo) e del vino è effettuata ad opera del sacerdote o del ministro straordinario, e i fedeli la ricevono seduti. Una situazione che appare oggettivamente distante da quanto previsto nei libri liturgici.

    LA MESSA DOMENICALE - Persino più complessa, perché suscettibile di variazioni da diocesi a diocesi, è poi la questione della partecipazione alla messa domenicale della parrocchia almeno una volta al mese. Previsione che sottolinea da un lato il fatto che, pur accettando le celebrazioni al sabato sera, è la domenica ad essere e a rimanere “Giorno del Signore”, e che dall’altro pone l’accento sui buoni rapporti interni che devono esserci fra le comunità del Cammino e il resto della comunità parrocchiale. Non è un mistero infatti che in molte realtà vi siano state incomprensioni e divergenze fra neocatecumenali e altri parrocchiani. E d'altronde val la pena notare che la messa in parrocchia almeno una volta al mese consente a tutti i fratelli delle comunità neocatecumenali di non perdere il contatto con il resto della vita parrocchiale, eventualità che la forte interdipendenza che si crea fra di essi in semplice ragione della condivisione della loro esperienza di fede potrebbe favorire.


    L'immagine di una delle tante messe festive che si celebrano nelle parrocchie di tutto il mondo. Secondo le richieste del papa, anche le comunità neocatecumenali devono parteciparvi, almeno una volta al mese.

    Come attuare però nel concreto questa previsione? A quale messa domenicale i neocatecumenali devono partecipare? E devono farlo tutti assieme o singolarmente? E, forse ancor più importante, in quella settimana la celebrazione del sabato sera è sospesa o può essere svolta ugualmente, fatta salva poi la partecipazione anche a quella dell’indomani in parrocchia? A queste domande c’è una sola risposta. E la risposta è che, di fatto, decide il vescovo. “Il Cammino neocatecumenale” – scriveva la Congregazione per il Culto Divino – “deve entrare in dialogo con il Vescovo diocesano affinché traspaia anche nel contesto delle celebrazioni liturgiche la testimonianza dell’inserimento nella parrocchia delle comunità del Cammino”. E quanto sta avvenendo in queste settimane è diretta conseguenza di tutto ciò: colloqui fra le singole diocesi e le équipes neocatecumenali per fissare regole certe e, possibilmente, condivise. Ovviamente in alcune realtà si è già a buon punto, in altre ancora si deve partire, ma il dado è tratto. Certo è che la definizione di questa norma – che peraltro sarebbe una norma pastorale, e non liturgica – non è agevole. Individuare una particolare messa domenicale equivarrebbe a “costringere” i membri delle comunità neocatecumenali a seguire proprio quella (una sorta di imposizione che nessun fedele ha: ognuno sceglie autonomamente quando e dove andare a messa…); lasciare piena libertà di coscienza al singolo (“vada alla messa domenicale dove e quando vuole”) equivarrebbe a rinunciare a priori a qualsiasi potestà di controllo. E non minori problemi susciterebbe, nella vita concreta di una parrocchia, la previsione di zone della chiesa ("questi banchi piuttosto che quegli altri") dedicati esclusivamente ai membri delle comunità neocatecumenali: le interpretazioni su presunti “privilegi” o su presunte “etichettature negative” sarebbero all’ordine del giorno. E che accadrebbe se, per complicare ulteriormente le cose, le comunità neocatecumenali scegliessero, fra le tante, proprio la messa vespertina del sabato sera, che al pari delle altre è fino a prova contraria una messa festiva?

    IL CREDO - Facile intuire come tutto questo porti grande confusione fra gli stessi aderenti alle comunità neocatecumenali, che in attesa delle decisioni del vescovo faticano a capire come comportarsi. Un esempio chiaro riguarda il Credo, che da alcune comunità viene recitato e da altre omesso. La spiegazione c’è, ed è che come qualunque cammino che si rispetti, anche il Cammino (Neocatecumenale) ha delle tappe: una di queste è appunto la consegna del Credo (Traditio Symboli). In altri termini, questo itinerario di fede prevede che il singolo fedele “riceva” il Credo in un momento avanzato del suo percorso: egli lo studia e dopo aver vissuto una predicazione per le case della parrocchia lo “restituisce” alla Chiesa (Redditio Symboli) confessando la propria fede e proclamando il Credo in forma solenne dinanzi all’intera comunità parrocchiale durante la Quaresima. Non serve scendere troppo nei dettagli (almeno in questa sede); basti la considerazione che il Credo si recita solo dopo questo passaggio, e non prima, e che il tempo necessario per arrivarci è variabile, ma certamente considerevole: si parla di anni, in genere fra i sette e i dieci (ma ci sono eccezioni). Ora, dopo le richieste vaticane, in queste settimane anche qualche comunità "giovane" ha iniziato a recitare il Credo, pur non avendo ancora vissuto la fase della sua consegna. Altre hanno iniziato a recitarlo, ma senza cantarlo, come fanno tutte le altre. In altre ancora, invece, continua ad essere omesso. Differenze che segnalano da un lato una qualche volontà di uniformarsi ai voleri del papa, e dall’altro pongono in evidenza il disagio e la confusione che, in attesa di regole certe, vivono molte realtà neocatecumenali.

    Tutti in attesa che dai singoli vescovi e dai propri catechisti giungano indicazioni concrete su cosa - e come - cambiare

    FONTE: Korazym.org sul Cammino Neocatecumenale

  8. #8
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    Tutto qui!

    Sono in costante contatto tramite il Vicariato di Roma, sulle direttive che i Vescovi diocesani hanno impartito alle migliaia di comunità in tutto il mondo (le stesse indicate da S.E. Card. Ruini) e pare che tutto vada come la Chiesa ci ha chiesto di fare.

    Vorrei aggiungere che sia il CN che la Santa Sede ci hanno concesso per ora di ricevere la comunione seduti, come non essendoci riscontri contrari, anche in considerazione della esperienza ultraquarantennale, sottolineata anche dal SS Padre. Rimane il fatto che se ci venisse chiesto di cambiare lo faremmo immediatamente.
    Ma allo stesso tempo mi chiedo perchè non lo hanno vietato subito, concedendoci 2 anni di tempo?

    Quindi la definizione di tutto il percorso di riconoscimento pieno e totale è databile 29 giugno 2007 (festa di S. Pietro e Paolo)



    P.S. - Scusate dimenticavo, questo vuole essere una informativa sintetica e generale, non ho intenzione di aprire un contraddittorio sennò va a finire come gli altri. Tutti possono postare, ma credo che ha questo punto non vedo più la necessità di essere il difensore del CN a quello provvederà sicuramente lo S.S. Se qualcuno vuole mi può scrivere in pvt

  9. #9
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    niocatt, però capiamoci sulle cose.

    da un lato io leggo "queste cose vanno CORRETTE, però visto che non imponiamo dei cambiamnti traumatici dall'oggi al domani, e magari c'è gente che conosce solo il modo di celebrare la messa neocatecumenale e un cambiamento repentino la può turbare, vi diamo un periodo di tempo per CORREGGERE le cose, e tornare alla normalità"

    dall'altro leggo "visto? hanno detto che va tutto bene. infatti hanno detto che possiamo continuare. per intanto continuamo a fare esattamente come abbiamo sempre fatto. cinque anni sono lunghi. alla fine di questo periodo vedremo che fare."

    qualcosa non mi torna.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da niocat55
    [center]
    MI CHIEDO COME MAI ANCHE L'ATTUALE SS PADRE ABBIA (al tempo in cui era Cardinale) POTUTO ESERCITARE RITI "VOODOO"






    Celebrazione Eucaristica di S.E. Card. J. Ratzinger
    al Seminario "Redentoris Mater" di Roma

    ****************************************


    io non vedo la foto

 

 
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