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Discussione: Wto allo sbando

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    Predefinito Wto allo sbando

    Bloccati a data da destinarsi i negoziati di Doha sul commercio internazionale. A Ginevra il Wto si incaglia e decide di fermare i lavori per riflettere. Scattano i commenti delle organizzazioni e dei movimenti sociali.



    Il direttore generale della World Trade Organization, Pascal Lamy, ha raccomandato la sospensione a tempo indeterminato dei negoziati di Doha «in modo da spingere i partecipanti ad una seria riflessione»

    All’orizzonte, quindi, si profila la possibilità – fallimento del Wto a parte, che richiama un precedente fallimento quello di Cancun nel 2003 – di creare nuove regole del commercio internazionale che tengano conto della società civile e delle reali esigenze dei paesi più poveri.

    Immediate le reazioni e i commenti dei movimenti sociali che vedono questa sospensione come un segnale dell’inefficacia e dell’inadeguatezza del per la gestione della globalizzazione economica. “Potrebbe essere il momento per mettere in campo forze ed energie sia a livello intergovernativo che non governativo per porre le basi per un superamento del sistema di ingiustizie ed iniquità su cui si era radicato il sistema Wto” affermano da Tradewatch..

    Tradewatch, l’osservatorio italiano sul commercio internazionale, accoglie quindi con favore la sospensione dei negoziati della Wto a Ginevra e chiede una radicale revisione delle regole del commercio internazionale

    “Siamo alla resa del liberismo a livello internazionale. Anche l’istituzione principe dell’iniqua globalizzazione liberista si è definitivamente fermata. Questa volta per salvare il Doha Round non sono bastati nemmeno i metodi poco democratici dei negoziati ristretti tra pochi Paesi forti. La sospensione delle trattative è un atto dovuto nei confronti dei milioni di cittadini del pianeta che si sono battuti da Seattle in poi per la giustizia internazionale e contro le regole imposte dalla Wto, ma soprattutto verso la stragrande maggioranza dei Paesi in via di sviluppo, le cui istanze non sono mai state ascoltate dalla Wto e dai poteri che la controllano” afferma Tradewatch.

    “L'agricoltura è stata il maggior scoglio negoziale di questo supposto Round per lo sviluppo, rilevando come la pretesa di creare un mercato globale dei prodotti agricoli imperniato su regole liberiste fosse un mero trucco ideologico. I movimenti dei contadini e dei pescatori, che in questi anni si sono battuti contro la mercificazione dell'agricoltura, sono riusciti a smascherare questa finzione ideologica, imponendo ai governi del Sud una gerarchia diversa che ponesse il cibo prima del commercio. La Wto ha terminato la sua corsa, o l'agricoltura esce dalla sua agenda e ritorna di competenza di altre istituzioni internazionali all'interno del sistema delle Nazioni Unite, oppure rimarrà la causa principale dello stallo dei negoziati commerciali a livello multilaterale” afferma Antonio Onorati del Centro Internazionale Crocevia, presente in questi giorni a Ginevra.

    Antonio Tricarico della CRBM sottolinea che “la storia dei negoziati commerciali internazionali ci insegna che dei cambiamenti sono sempre possibili, ma il collasso della Wto di oggi conferma che il mondo e i poteri economici sono profondamente mutati. Riteniamo inaccettabile l’ipocrisia di Ue e Stati Uniti, che da tempo spingono aggressivi negoziati su scala bilaterale e regionale, in barba a qualsiasi principio multilaterale, per forzare condizioni ancora più capestro di quelle della Wto sui Paesi in via di sviluppo, mettendo una seria ipoteca sulla loro possibilità futura di uno sviluppo sostenibile”.

    "Il fallimento degli ultimi negoziati dimostrano come il sistema Wto sia totalmente inadeguato a far fronte alle sfide della globalizzazione. Come movimenti sociali siamo chiamati a dare il nostro contributo per la costruzione di un sistema realmente multilaterale più equo, che superi un Wto ormai in crisi e che tenga in debita considerazione le istanze delle popolazioni, dell'ambiente ed i diritti umani" sostiene Monica Di Sisto dell'organizzazione equa e solidale Fair.

    “A questo punto i governi membri del Wto, e in particolare quelli europei tra cui l’Italia, traggano una valida lezione da quanto accaduto a Ginevra e si muovano subito per la definizione di nuove regole del commercio internazionale basate sulla realizzazione dei diritti fondamentali dei popoli del pianeta, e non sull’apertura indiscriminati dei mercati” sostiene Roberto Sensi di Mani Tese.

    Da Roma il ministro con la delega al commercio estero, Emma Bonino, si è detta "molto preoccupata" per lo stallo "perché si profila un fallimento che rischia di mettere in ginocchio il Wto e le regole che governano il commercio internazionale".

    www.nigrizia.it/doc.asp?ID=8538&IDCategoria=108

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    Predefinito

    Il Doha Round si blocca ancora. Al Wto i negoziati si sono oggi arenati quando anche la riunione del "Gruppo dei sei" non è riuscita a trovare un accordo per la liberalizzazione del commercio. Al centro della discordia ancora una volta i sussidi agricoli.

    I rappresentanti di Stati Uniti, Unione europea, Brasile, India, Giappone e Australia, il G6, erano riuniti da ieri a Ginevra per tentare di arrivare ad un accordo. L'intesa all'interno del G6 era infatti ritenuta una precondizione indispensabile per giungere poi ad un accordo globale tra i 149 Paesi del Wto.

    Il negoziato si trascina dal 2001: l'obiettivo è liberalizzare gli scambi nei settori agricolo, dei prodotti industriali e dei servizi. Le questioni più controverse riguardano i tagli ai sussidi e ai dazi nel settore dell'agricoltura e dei beni industriali.

    Ora la trattativa è sospesa e il suo futuro appare incerto. Nel pomeriggio è stata convocata una riunione informale dei capi delegazione dei Paesi membri della Wto.

    Bonino: "Importante per l'Italia arrivare ad un'intesa"
    Inquietudine per il fallimeno del negoziato sul Doha Round arriva anche da Emma Bonino, ministro per il Commercio Internazionale e per le Politiche Europee: "Siamo molto preoccupati per la sospensione del Doha round - ha dichiarato - perché si profila un fallimento che rischia di mettere in ginocchio il Wto e le regole stesse che governano il commercio internazionale".

    La Bonino giudica "fondamentale per l'Italia e per l'Europa giungere ad un'intesa" altrimenti si perderebbe tutto quello per cui si è negoziato: "E per noi, per l'Italia e per l'Europa - ammonisce la Bonino - perdere il già siglato, è davvero molto complicato in termini economici". In caso di mancato accordo, infatti, secondo il ministro "il sistema commerciale internazionale andrebbe incontro a una fase di pericolosa instabilità", con il sistema multilaterale costretto a cedere il passo a "iniziative bilaterali, anche a livello regionale, di fatto riducendo così la forza negoziale dell'Italia e dell'Europa".

    Infine, una stilettata a chi difende i propri privilegi economici: "C'è da chiedersi - ha concluso la Bonino - cosa rimane del titolo Doha, un'agenda per lo sviluppo, se a perderci sono soprattutto i Paesi in via di Sviluppo".

    "Per riprendere i colloqui potrebbero volerci anni"
    Secondo Kamal Nath, ministro del commercio e dell'industria dell'India, per riprendere il dialogo sul Doha Round occorreranno a questo punto tempi lunghi. Rispondendo ai giornalisti sullo stallo dei negoziati del Wto ha dichiarato che potrebbero volerci "mesi" o, forse, "anni".

    Gli Usa: "Siamo molto delusi"
    Gli Stati Uniti si rammaricano per lo stallo dei negoziati al Wto, ma non si danno per vinti. E tenteranno di arrivare a nuove soluzioni.

    "Siamo molto delusi, ma non ci arrendiamo", ha affermato oggi a Ginevra la Rappresentante Usa al commercio Susan Schwab commentando il fallimento dell' incontro del G6.

    www.rainews24.rai.it/Notizia.asp?NewsID=63134

 

 

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