Ventotto Comuni hanno aderito al "Manifesto per l'unità della provincia di Belluno" ideato e creato in tandem bipartisan dai sindaci di Ponte nelle Alpi e Sedico, Fulvio De Pasqual (centrosinistra) e Giovanni Piccoli (centrodestra), per fermare la miccia della disgregazione. A dare l'innesco il referendum secessionista di Lamon seguito poi a ruota da Sovramonte che proprio l'8-9 ottobre andrà alle urne per esprimersi sullo stesso quesito: ovvero se lasciare il Veneto per passare col Trentino Alto Adige. Ma è solo la punta dell'iceberg secessionista, con una lunga serie di comuni di confine che da anni dormono con le valige pronte, sognando i lidi paradisiaci delle regioni a statuto speciale.

«Il rischio è l'effetto domino - ha detto ieri De Pasqual illustrando il manifesto ai rappresentati dei comuni che hanno aderito, riuniti al Giovanni XXIII -. E la politica, in questo frangente, deve essere chiara, evitando di creare illusioni. Deve assumersi le proprie responsabilità senza scaricare su Regione o Stato le ragioni di un'esasperazione alla quale noi stessi, per primi, dobbiamo dare risposte. Ma se si diffonde la logica della scorciatoia, verso la quale possono essere tentati progressivamente tutti i comuni, il "sistema" bellunese si incamminerà inesorabilmente verso un vero e proprio suicidio identitario, oltre che politico e istituzionale».

Una sottile zampata al presidente della Provincia Sergio Reolon che, provocatoriamente e ben lontano dall'idea di una provincia spaccata, ha invitato sia i lamonesi sia i sovramontini a votare sì per il passaggio al Trentino Alto Adige.De Pasqual, stimolato sull'argomento, ha affermato di non condividere l'invito di Reolon a votare sì, ma giudica comunque di effetto innegabile, sul cammino tortuoso per l'autonomia, la rivoluzione referendaria dell'altopiano. Anzi, proprio questi due comuni potrebbero coordinare un'azione per una mobilitazione forte e unitaria, perché il sistema montagna vive ormai in condizioni di esasperazione.

Piccoli ha auspicato che anche la Provincia possa aderire al Manifesto per l'unità, così come le Comunità montane, le Ulss, le Associazioni di categoria, le organizzazione sindacali, ma anche i singoli cittadini per dare all'iniziativa una sola, forte e grande anima autonomista. Obiettivo: togliere Belluno, area interamente montana e di confine, dalle fauci di due regioni a statuto speciale.

«Comprensibili e condivisibili» le ragioni di chi vuole migrare in un'altra regione, ma Lamon e Sovramonte sappiano che la loro esasperazione è vissuta anche in molte altre aree della provincia.

Reolon, a distanza, replica con molta cautela: «Studierò questo documento, lo valuterò. Ma in tutta sincerità, non credo che oggi ci sia il rischio di una secessione, c'è solo il problema di raggiungere un'unità forte per ottenere la specificità. E se la finalità è proprio questo aspetto allora sarà da apprezzare».

I comuni firmatari sono Alleghe, Cencenighe, Taibon, Falcade, Perarolo, Lozzo, Soverzene, Castellavazzo, Valle, Longarone, Zoldo Alto, Ospitale, Arsié, Fonzaso, Quero, Alano, Vas, Seren delGrappa, Vallada, Zoppé, Puos, Belluno, Chies, Sospirolo, Rocca Pietore, Farra, Sedico e Ponte nelle Alpi. In netta prevalenza i comuni di centrodestra.