Jesi, baby-branco stupra ragazzina: tre in carcere
Tre ragazzini stranieri di 15 anni, sembra nordafricani, già segnalati per episodi di bullismo a scuola, prendono di mira una tredicenne, alunna di seconda media, e sotto la minaccia di chissà quali ricatti abusano di lei, approfittando di una serata trascorsa insieme ai giardini pubblici di Jesi, il 15 luglio scorso, in occasione di un festival musicale.
La piccola vittima dello stupro tace, è profondamente turbata, ma l' amichetta con la quale era andata ai giardini, e che ad un certo punto l' aveva persa di vista, capisce subito che le è successo qualcosa di terribile. Riesce a raccogliere il suo sfogo, e prima di dormire racconta tutto al padre. L' uomo avverte la polizia, e sabato i tre presunti autori della violenza vengono arrestati su ordine del gip del Tribunale dei minori di Ancona con un' accusa pesantissima: violenza sessuale di gruppo, che in base alla legge 66 del 1996 è punibile con pene fino a 12 anni di reclusione.
Dei tre quindicenni, ora agli arresti in tre comunità di regioni diverse in modo che non possano comunicare fra di loro, si sa che erano da tempo tre ragazzi a rischio. La procura dei minori aveva già valutato misure rieducative di tipo amministrativo per recuperarli ad una crescita e un' integrazione meno conflittuali. A scuola erano noti per i maltrattamenti inflitti ai compagni più deboli, studiavano poco e male, creavano problemi in classe, ma forse nessuno pensava che potessero arrivare a violentare una quasi bambina. E invece è stato proprio così.
La sera di sabato 15 luglio la ragazzina e la sua amica erano andate al parco insieme, per il festival "I Giardini del mondo". Lì avevano incontrato altri gruppetti di amici, e si erano separate. Verso le 23 l' agguato e la violenza, fra gli alberi del parco, con la tredicenne costretta a subire, in silenzio, le prevaricazioni del branco, alle quali nessuno avrebbe assistito. Poi il tentativo di rimettersi in ordine, e il nuovo incontro con l' amica, cercando di far finta che niente fosse successo. L' amichetta però intuisce il peggio, capisce che la compagna è in stato di choc, e che ha una tremenda paura di raccontare ai genitori cosa le è capitato. Allora è lei a confidarsi con suo padre e sua madre, i quali la mattina seguente si recano in commissariato a rendere testimonianza.
La polizia informa subito i genitori della vittima, che sporgono denuncia formale. La ragazzina viene sottoposta a visite mediche che confermano la violenza subita, e comincia a collaborare con gli investigatori, forse spinta anche dalla solidarietà e dalla determinazione dell' amica. Fornisce elementi precisi a chi deve rintracciare i tre violentatori; la macchina della giustizia si mette in moto, scattano controlli e interrogatori, e alla fine i tre sospettati finiscono agli arresti. Per la delicatezza della vicenda, che coinvolge ragazzi giovanissimi di una piccola città dove tutti conoscono tutti, la polizia preferisce non divulgare informazioni che possano aiutare a riconoscere vittima e aggressori, ed è questo il motivo per il quale nemmeno la nazionalità di questi ultimi trova conferma ufficiale.
http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=58528




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