Quello della guerra NBC è un campo in continua evoluzione, ma il settore di questa triade che negli ultimi decenni si sta evolvendo più degli altri e il "B": Le armi nucleari e quelle chimiche non hanno conosciuto evoluzioni tecniche sostanziali dal periodo della Guerra Fredda, mentre siamo davanti a una specie di rivoluzione epocale per quanto riguarda le biologiche.

In questo 3ad parlerò brevemente dei due campi in cui negli ultimissimi tempi si sta evolvendo la ricerca bio-militare: quello della nanotecnologia, la relizzazione ed uso di stumenti artificiali microscopici, e quello della genomica, ovvero lo studio sul DNA dei microrganismi e il successivo intervento su di esso tramite l'ingegneria genetica.
Le informazioni su questo settore avanzato sono scarsissime e poco precise: si tratta di qualcosa che viene nascosto il più posibile alla maggioranza della popolazione e che come molto altro in passato sarà "scoperto" dal grande pubblico a cose ormai fatte.

Nanotecnologia - Detto in due parole si tratta di costruire delle specie di robottini microscopici, nell'ordine del nanometro che corrisponde a circa un miliardesimo di metro, posizionado singoli atomi o molecole esattamente nel punto che si vuole per mezzo di una tecnica detta "microscopia scanning probe". Questi strumenti, detti "nanovettori", sono già realtà utilizzata in campo medico, sono fatti di solito in silicio e servono o serviranno nelle loro forme perfezionate alle più svariate funzioni: possono essere immessi nelle vene e telecomandati per distruggere corpi estranei, oppure possono combattere contro i tumori.
Uno dei più grandi, forse il più grande scienziato del mondo che studia l'applicazione medica delle nanotecnologie è un italiano che vive da 25 anni in USA, Mauro Ferrari. E' un simpaticissimo professore d'ingegneria meccanica che dopo essere rimasto sconvolto dalla morte per cancro della sua prima moglie diventò professore di medicina oncologica e poi direttore del centro d'ingegneria biomedica dell'Univerità dell'Ohio. Ferrari ha realizzato un nanovettore per trapianti cellulari che impedisce il rigetto da parte del sistema immunitario: delle capsule di dimensioni infinitesimali che individuano la massa tumorale e trasportano sulle cellule tumorali sostanze in grado di aggredirle senza danneggiare gli organi sani. Ferrari collabora anche con i poli italiani della ricerca nanotecnologica (che sono il Politecnico di Torino, l'Università di Trieste e l'Università della Magna Grecia di Catanzaro) e recentemente è diventato direttore di un programma di nanotecnologia oncologica che si propone di sconfiggere il cancro entro il 2015.
Ferrari in un'intervista ha fatto un esempio pratico delle applicazioni militari di siffatto marchingegno. Un nanovettore può essere usato per fare del bene come del male: superando tutte le difese immunitarie dell'organismo può arrivare anche in parti dell'organismo che sono difficilmente raggiungibili da altri virus e rilasciare sostanze tutt'altro che benefiche, senza il pericolo di propagarsi ad altri esseri umani come fanno gli altri virus. Secondo lo scienziato ci sono già sicuramente delle ricerche da parte di laboratori militari.

Genomica - Per capirci qualcosa è necessario un piccolo accenno alla storia delle armi biologiche.
Queste armi hanno attraversato almeno tre grandi fa*si:

1) Fase rudimentale, con l'utilizzo di agenti pato*geni naturali. Si va dal Medioevo, quando veniva*no catapultati dentro le mura delle città assediate cadaveri di appestati o venivano infettati i pozzi con parti dei loro corpi, fino alla seconda Guerra Mondiale, quando gli inglesi realizzarono bombe con carcasse di animali infetti da carbonchio.

2) Imme*diato dopoguerra, quando nei laboratori milita*ri si cominciò a fare ricerca mirata ad incrementare l'aggressività na*turale di batteri, virus e tossine. In questa fase però si lavora*va anche alla ri*cerca di strumenti di difesa, in modo che ogni arma biologica avesse un antidoto.

3) Fine anni '70, quando gli USA rinun*ciarono unilateralmente allo stoccaggio (ma non alla ricerca) di armi biologiche mentre in URSS s'iniziò a cercare di produrre agenti biologici invincibili, resistenti qualsiasi trattamento.

La nova fase che si sta aprendo oggi sfrutta le nuove cono*scenze prodotte col sequenziamento del DNA di vari organismi e le appli*ca con l'ingegneria genetica o la microbiolo*gia. La genomica potrebbe porta*re a una classe di armi completamente nuova, quella dei pa*togeni geneticamente modificati. Armi basate su batteri modificati per migliorare la loro resistenza agli antibiotici, su virus che possono essere introdotti direttamente nel geno*ma umano e "programmati" per attivarsi più tardi, armi ca*paci di selezionare il bersaglio in base alle sue caratteristiche genetiche, lasciando illesi certi gruppi e attaccando altri.
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In sostanza nel campo della guerra biologica si lavora per rendere gli agenti patogeni più "intelligenti" oltre che resistenti, rendendo utilizzabili queste armi con molti meno pericoli e minore o nulla possibilità di contagio involontario di militari o civili amici.
Il problema è che da parte di capi di governo e dittatori potrebbe esserci in futuro maggior tentazione all'uso di questa categoria di armi, sempre di distruzione di massa ma più "sicure" di quelle delle precedenti generazioni.