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  1. #1
    Fu fgc.adelfia
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    Angry Gli USA forniscono le armi a Israele

    Su alcuni giornali statunitensi è apparsa la notizia che gli Usa stanno fornendo a Israele armi per attaccare il Libano.....




    [SILVIA]
    CHE VERGOGNA!!!!!
    [/SILVIA]

  2. #2
    lorenzo v.
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    gli stati uniti da sempre forniscono armi ad Israele..

    Reports from the US suggest Washington has been asked to speed up a shipment of precision bombs sold as part of a deal with Israel last year.

    According to a report in the New York Times, Israel made the request after it began its air assault on Hezbollah targets in Lebanon 12 days ago.

    The weapons, including five-tonne laser-guided bombs, are part of a sale signed last year.

    Unnamed US officials say the request to speed up delivery is unusual.

    The disclosure is likely to anger Arab governments because of the appearance that the United States is actively aiding Israel at such a sensitive time.

    Precision-guided missiles are playing a key part in Israel's military strategy, which has included attempts to destroy bunkers it says are used by Hezbollah.

    Israel is one of the largest customers for US armaments.

    It also receives several billion dollars a year in direct and indirect aid from Washington.


    BBC http://news.bbc.co.uk/1/hi/world/mid...st/5207066.stm

  3. #3
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    I soliti bastardi...e l'italia che ruolo ha?

    In cosa consistono gli accordi militari fatti da B.?

    Immagino già...

  4. #4
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    ma dove sta la novità??????ancora in grado di rimanerci con la bocca aperta di fronte a ste notizie..si sa...si sa...i soliti bastardi...che schiffo!!!!!!!!!


    e ricordate, è importante saper riconoscere qualsiasi tipo di ingiustizia in qualsiasi parte del mondo... kuesto è il compito principale di un rivoluzionario.

  5. #5
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    Purtroppo l'Italia non ha armi da dare a Israele. La nostro industria è vicina allo stato catatonico. Comunque grazie agli USA

  6. #6
    email non funzionante
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    Il mercoledì nero di Prodi
    D'Alema si scopre filoamericano e spiazza il Professore

    E' stato un mercoledì nero quello trascorso dal professor Prodi fra politica estera ed interna e va detto che niente ha fatto il presidente del Consiglio per renderlo meno cupo.

    La cosiddetta conferenza di pace, come era chiaro, si è rivelata una passerella del ministro degli Esteri italiano, utile a ricordare agli Stati Uniti d'America che l'onorevole D'Alema non ha solo il volto ostile mostrato in occasione della guerra in Iraq, ma anche quello accondiscendente avuto in occasione della guerra in Kossovo. E se mai qualcuno sperava che dalla conferenza di Roma provenisse un documento di condanna dell'azione militare israeliana, una richiesta di cessare il fuoco immediato, e chissà che altro, il grande realismo di D'Alema ha evitato una posizione ridicola o velleitaria dell'Italia. E bene ha fatto anche il ministro degli Esteri a differenziare la posizione del governo italiano da quella libanese, che tra l'altro appare la stessa di Hezbollah, per lo meno nelle parole del presidente Berri.

    Prodi si è invece presentato alla Camera per dire che dopo la conferenza di Roma il "cessate il fuoco" tra Israele e Libano "è più vicino, molto più vicino". Ma più vicino da dove? Perché la cosa davvero sgradevole del vertice romano è che si è svolto proprio nella giornata di combattimenti più aspri fra israeliani ed Hezbollah, tali da far pensare che siamo alla svolta cruenta del conflitto, non certo al suo punto di stabilizzazione e riflessione. Se dunque il vertice ci ha ridato il D'Alema realistico e atlantista che avevamo già apprezzato in altri frangenti, al contempo abbiamo visto un Prodi illuso ed illusionista che davvero non appare in grado di guidare e tanto meno di capire l'evoluzione dello scenario della politica internazionale.

    Il problema vero, e per questo abbiamo parlato di un mercoledì nero del presidente Prodi (altrimenti ci saremmo limitati al giovedì mattina e al primo pomeriggio) è che il professore non appare nemmeno più comprendere lo scenario della politica interna, e di conseguenza rischia di essere messo presto da parte anche dello stesso. Perché il disagio ed il conflitto del ministro Mastella non dipende soltanto dal comportamento bizzarro, per così dire, del suo collega Di Pietro * visto che se voleva davvero opporsi all'indulto poteva minacciare le dimissioni dal governo, come fecero con risultati efficaci Lega ed An nella passata legislatura - ma dal fatto che il presidente del Consiglio è sostanzialmente stato d'accordo, se non sui comportamenti, sulle valutazioni del ministro delle Infrastrutture, così come scriveva proprio il "Corriere della Sera" di mercoledì: "Il governo vorrebbe l'indulto e al contempo vorrebbe tenersene fuori". Se allora un presidente del Consiglio condivide il dissenso di un suo ministro contro il disegno di legge di un ministro pur competetene e capace di orientare positivamente i due terzi del Parlamento, non capiamo come questo presidente del Consiglio possa pensare e pretendere di poter restare in carica ancora a lungo.

    E' vero che Romano Prodi continua a sostenere che dopo di lui non ci sarà nessun governo, ma solo le elezioni. Anche qui abbiamo l'impressione che ecceda nell'illudersi e soprattutto nella pratica di voler illudere. Ma non è detto che gli riesca.

    Roma, 27 luglio 2006



    tratto dal sito del Partito Repubblicano
    http://www.pri.it


  7. #7
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    Gli americani forniscono armi ad Israele? E noi perchè non le abbiamo ancora fornite?

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da gfieramosca
    Purtroppo l'Italia non ha armi da dare a Israele. La nostro industria è vicina allo stato catatonico. Comunque grazie agli USA
    Via non essere così negativo qualcosa da dare agli israeliani per fottere quei bastardi di hezbollah potremmo anche trovarlo

  9. #9
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    Predefinito la gbu-28

    La superbomba passa per l'Italia
    Il 15 luglio Tel Aviv chiede agli Usa un grosso ordine di benzina per jet, pochi giorni dopo richiede in tutta fretta un carico di munizioni «speciali». E come quelle impiegate contro Jugoslavia e Iraq, anche queste sono gestite da un centro «italiano»: la base di Camp Darby
    Manlio Dinucci Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)
    23 luglio 2006


    Oggi arriva in Israele la segretaria di stato Condoleezza Rice. Non per chiedere la cessazione della guerra: «Ciò che non faccio - ha dichiarato - è tentare di ottenere un cessate il fuoco che so non durerà». Prima di venire alla «Conferenza internazionale sulla crisi in Medio Oriente» che si svolge mercoledì a Roma, la Rice autorizza così Israele non solo a proseguire ma a intensificare i bombardamenti sul Libano. Non solo a parole.
    Lo stesso numero del New York Times(22 luglio), che riporta le sue dichiarazioni, rivela che la scorsa settimana l'amministrazione Bush ha inviato in Israele, su richiesta del governo, un grosso carico di bombe a guida di precisione satellitare e laser. Lo confermano fonti dell'amministrazione che vogliono mantenere l'anonimato. Ciò indica - sottolineano - che «Israele ha ancora una lunga lista di obiettivi da colpire in Libano».
    In una conferenza-stampa riportata dal Jerusalem Post(21 luglio), un pilota israeliano ha precisato che i cacciabombardieri F-16 della prima squadra aerea, i quali impiegano meno di dieci minuti per raggiungere Beirut, hanno scaricato mercoledì scorso, nel raid notturno, 23 tonnellate di bombe sul sobborgo in cui si pensava vi fossero dirigenti hezbollah nascosti in un bunker. Salvo i «danni collaterali» sugli abitanti del quartiere, il risultato è stato nullo.
    Ma ora arrivano le nuove bombe made in Usa, facenti parte di un «pacco» la cui vendita a Israele è stata autorizzata da Washington l'anno scorso. Tra queste la Gbu-28: una maxi bomba a guida laser da 5.000 libbre (circa 2,3 tonnellate). Il documento di autorizzazione la descrive quale «arma speciale ideata per penetrare in centri di comando situati in bunker profondi rinforzati», precisando che «l'aeronautica israeliana userà le Gbu-28 con i suoi cacciabombardieri F-15» (forniti dagli Usa, come gli F-16). Secondo quanto dichiarato da David Siegel, portavoce dell'ambasciata israeliana a Washington, «usiamo munizioni a guida di precisione per neutralizzare le capacità militari degli Hezbollah e minimizzare i danni per i civili». Le Gbu-28 sarebbero dunque «bombe umanitarie».
    Nel «pacco» fornito dagli Usa vi sono «almeno cento Gbu-28». Ufficialmente esse sono vendute a Israele, in realtà sono regalate: nell'anno fiscale 2007 (che inizia il 1° ottobre 2006) l'amministrazione Bush fornirà a Israele un «aiuto» di circa 2,5 miliardi di dollari, di cui 2,3 miliardi sotto forma di «aiuto militare». Con questo denaro Israele acquista dalle industrie belliche statunitensi bombe e altre armi. Il ciclo così si chiude: i miliardi di dollari di aiuto militare a Israele tornano negli Usa accrescendo i profitti dell'apparato militare-industriale. E poiché i caccia che vanno a bombardare consumano molto, il Pentagono ha deciso lo scorso 15 luglio di vendere a Israele carburante per jet (Jp-8) per l'ammontare di 210 milioni di dollari, allo scopo di «mantenere la pace e sicurezza nella regione».
    Da dove è stato spedito l'ultimo carico di bombe destinato a Israele? Nessuno ufficialmente lo dice. C'è però un fatto: la base logistica Usa in cui sono depositate le bombe per le forze aeree e terrestri che operano nell'area mediterranea, nordafricana e mediorientale, è Camp Darby. Da questa base, situata tra il porto di Livorno e l'aeroporto di Pisa, è partita gran parte delle bombe usate nelle due guerre contro l'Iraq e in quella contro la Jugoslavia. Poiché l'amministrazione Bush ha deciso la scorsa settimana la «rapida spedizione» di questo carico di bombe, con navi o aerei cargo o ambedue, è del tutto logico che esse siano partite da Camp Darby.
    C'è anche un altro elemento che rafforza tale ipotesi. Come documenta l'organizzazione statunitense Global Security(le cui informazioni sono risultate finora sempre attendibili), il 31° squadrone munizioni che opera a Camp Darby «è responsabile del maggiore e più disseminato arsenale di munizioni convenzionali delle Forze aeree Usa in Europa, consistente in 21.000 tonnellate collocate in Italia, e di due depositi classificati situati in Israele». Esiste dunque un collegamento organico tra la base di Camp Darby e i due depositi in cui sono «preposizionate» in Israele bombe Usa per aereo. E' quindi del tutto probabile che le bombe già sganciate, e quelle ancora più potenti che saranno sganciate sul Libano, provengano o comunque siano transitate da Camp Darby. Va qui ricordato che la legge 17 maggio 2005 n. 94, che istituzionalizza la cooperazione tra i ministeri della difesa e le forze armate di Italia e Israele, prevede anche «l'importazione, esportazione e transito di materiali militari».
    Questi sono i fatti da ricordare quando, mercoledì prossimo, Condoleezza Rice prenderà la parola a Villa Madama per spiegare la posizione del suo governo. «Il presidente Bush - riporta The Washington Post(21 luglio) - considera il conflitto in Medio Oriente un passo verso la pace». Come hanno spiegato alti funzionari dell'amministrazione, il presidente è contrario a un cessate il fuoco immediato perché «vi è l'opportunità di schiacciare gli Hezbollah e questa va sfruttata anche se vi saranno altre gravi conseguenze da affrontare». Il presidente «è addolorato per la perdita di ogni vita, ma è convinto che è arrivato il momento di fare chiarezza». Quello che è già chiaro, invece, è che Israele aveva da tempo pianificato l'attacco in stretto coordinamento con Washington e che ha volutamente creato il casus belli - il «rapimento» di due soldati israeliani, avvenuto non in territorio israeliano ma libanese - per mettere a ferro e fuoco il Libano e preparare la guerra contro la Siria e l'Iran. La Conferenza di mercoledì prossimo a Roma, dalla quale sarà assente la controparte (il movimento Hezbollah e la Siria), servirà a prendere ancora tempo per permettere a Israele di completare l'opera di distruzione, per poi mandare una «forza di interposizione» a guardia dei crateri aperti dalle Gbu-28.

    L'ordigno da due tonnellate nato per colpire Baghdad
    La Guided Bomb Unit-28(Gbu-28) è nata nel 1991 con la prima guerra contro l'Iraq. Nella prima settimana dopo l'inizio dei bombardamenti, l'aeronautica Usa chiese alle industrie belliche di costruire una bomba a guida laser adatta a penetrare nel terreno per distruggere i bunker dei centri di comando. Vinse la gara la Lockheed, che realizzò la bomba in tempo record: iniziato il lavoro il 1° febbraio, consegnò i primi esemplari il 16 febbraio. Per costruire la bomba fu utilizzata la canna di un cannone. Nei primi test la Gbu-28 penetrò, prima di esplodere, a oltre 30 metri di profondità nel terreno e a 6 metri di profondità nel cemento. Ma ormai la guerra stava per finire: furono comunque sganciate sull'Iraq, da aerei F-111, due di queste bombe. Come mostrò la ripresa effettuata dall'aereo, una Gbu-28, dopo essere penetrata con precisione in un rifugio sotterraneo, esplose 6 secondi dopo l'impatto. Dopo il battesimo del fuoco nelle condizioni reali di una guerra, la Gbu-28 è stata modificata e ripetutamente testata per migliorarne le prestazioni. La scheda tecnica indica che è lunga quasi 4 metri, ha un diametro di 36 centimetri e pesa oltre 2 tonnellate. La testata contiene un alto esplosivo (Tritonal). Il pilota dell'aereo, un F-15 o un F-111, illumina il bersaglio con un designatore laser e la bomba, una volta sganciata da circa 10 km di distanza, si dirige automaticamente verso il punto illuminato. Poiché l'impiego di un'arma nelle condizioni reali di una guerra vale per i costruttori più di qualsiasi test, l'uso della Gbu-28 da parte dell'aeronautica israeliana in Libano sarà estremamente prezioso per la Lockheed. Lo sarà anche per il Pentagono, che sta sviluppando un programma per realizzare testate nucleari penetranti per distruggere, in un attacco «preventivo», i bunker dei centri di comando così da «decapitare» il nemico al primo colpo.

    Con gli Hezbollah contro il terrorismo e l'imperialismo israeliano.

    A luta continua

  10. #10
    sembra l'estate di cerrapungi
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    Essendo gli USA un paese filoisraeliano la cosa non stupisce.
    Ai tempi della prima repubblica noi, che eravamo un paese moderatamente filopalestinese, le abbiamo fornite più volte all'OLP.
    Adesso la nostra linea geopolitica assomiglia alla seduta di uno schizzofrenico dallo psichiatra.

 

 
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