Religione e piccini nichilismi nostrani. Lettera a Ennio Abate
di Costanzo Preve
Torino, ottobre 2009
Caro Ennio Abate,
rispondo volentieri alla tua richiesta di un breve intervento di
commen*to alla tua intervista a Michele Ranchetti per la tua rivista
Poliscrit*ture dedicata al tema Politica-Etica-Religione. Risponderò per
brevità in modo un po’ apodittico e numerato, per maggiore chiarezza
verso il letto*re… Prima, però, farò tre osservazioni preliminari.
1. In primo luogo, non ho mai letto il libro di Ranchetti, Non c’è più
reli*gione, e quindi non devi aspettarti l’informazione necessaria. Mi
limiterò perciò a quanto posso capire dall’intervista e dal tuo
commento. In genera*le la mia conoscenza della letteratura critica del
cristianesimo inquieto italiano è minima. Don Milani e la scuola di
Barbiana. Giulio Gi*rardi e la sua impostazione sul rapporto fra
marxismo e cristianesimo. Serg*io Quinzio attraverso la mediazione di un
mio varo amico, Luca Grecchi. Le encicliche di Ratzinger. Poco altro.
In secondo luogo, questa mia relativa ignoranza sulla saggistica
cristia*na, ufficiale, eretica o inquieta, è dovuta alla mia estraneità
biografica ed autobiografica radicale al cattolicesimo. Mi interessa
moltissimo il cristianesimo primitivo e la vita di Gesù, e ci ho
addirittura scritto un libro con Massimo Bontempelli. Ma sono del tutto
estraneo al cattolicesi*mo italiano, non mi aspetto nulla da lui, e
quindi non posso neppure essere inquieto o deluso. Per me il
cattolicesimo è un dato esterno al mio mondo spirituale, come
l’islamismo, l’ebraismo ed il buddismo.
In terzo luogo, questa mia radicale estraneità, paradossalmente,mi mette
in grado di giudicare (forse) il cattolicesimo italiano meglio dei suoi
amici clericali e dei suoi nemici laici e laicisti. Ma questo merita una
considerazione specifica.
2. Personalmente, il profilo teologico e filosofico di Ratzinger, che
non è il mio papa e pertanto non mi concerne, perché non è il pastore di
un gregge in cui sono inserito, ma un dato esterno come il Patriarca
Ortodos*so di Mosca o il Dalai Lama, mi è più vicino di quanto lo siano
altre forme di cultura politica presenti in Italia. Il profilo più
odioso per me è quello degli ex-sessantottini pentiti, che hanno
trasformato la loro elaborazione del lutto per il loro precedente
operaismo sociologico fanatico in adesione all’ideologia bombardatrice
dei diritti umani, finendo con l’ interpretare il contingente crollo
disso*lutivo del comunismo storico novecentesco (da non confondere con
il comunismo utopico-scientifico di Marx – l’ossimoro è ovviamente
intenzionale) co*me una prova provata della permanenza illmmitata del
capitalismo. C0me potrei prendermela con Ratzinger in presenza di simili
mostri?
Subito dopo viene il profilo, ai miei occhi orrendo e mostruoso, del
giornale-partito “Repubblica” di Scalfari. Come potrei prenderrmela con
il Berlusca e la sua corte di sicofanti, puttane e tifosi in presenza di
uno Scalfari, un senza dio che chiama “laicismo” l’odio per la religione
organizzata , che si crede la reincarnazione di Voltaire e sostiene
l’abbattimento di un signore regolarmente eletto (non da me certamente,
non voto da 1992) attraverso l’uso politico-scandalistico incrociato di
tre nobili categorie non elette da nessuno, cioè giornalisti, magistrati
e puttane?
Terzo ed ultimo, viene il profilo culturale del baffetto ghignante
D’Alema e di tutto il personale metamorfico-trasformistico
PCI-PDS-DS-PD, ricicla*to in tempo reale da apparato
burocratico-pedagogico della via italiana al socialismo in apparato
mercenario di gestione politica per conto dell’impe*ro USA, del sionismo
e delle multinazionali, apparato che si è “inventato” un (inesistente)
genocidio nel Kosovo 1999 per permettere l’insediamento geopo*litico USA
nei Balcani (camp Bondsteel, eccetera).
È evidente che di fronte a questi tre mostruosi mutanti un signore che
parla con accento tedesco, che io non considero il mio papa ma solo un
mio collega filosofo, e che sostiene l’esistenza della verità e della
natura umana (su cui autonomamente concordo, in base non al catechismo
cattolico, ma in base al trio Aristotele, Hegel e Marx), trova la mia
totale approvazio*ne. Che poi ci sia l’evoluzione darwiniana o il
disegno intelligente (io pro*pendo per la prima, ma non mi dà nessun
fastidio il secondo), è qualcosa che non deve diventare l’ultima
frontiera fra la Ragione e l’1rrazionalismo. Il giorno che la Ragione
sarà incarnata da Vattimo, Flores d’Arcais, eccetera, passerò
immediatamente al culto sciamanico della tartaruga
3. Non vorrei essere scambiato per un teo-dem o un neo-con (nel
significato francese del termine) Proprio al contrario. Mi fanno ridere
anzi i teologi da salotto alla Vito Mancuso per cui il cristianesimo è à
la carte e la fede si riduce a dare un senso esistenzialistico al mondo.
Piuttosto di questi pasticci alla Massimo Cacciari preferisco le madonne
che piangono, pa*dre Pio e Bassolino che bacia la teca di San Gennaro.
Se il cattolicesimo è ancora in piedi, lo è soltanto per la religiosità
barocca dei sempli*ci. Il modo più stupido di affrontare la
secolarizzazione è l’auto-secolarizzazione. Anche se Ratzinger avesse
capito una sola cosa, e cioè questa, avrebbe già il suo posto nella
storia. Il fatto poi che scelga come inter*locutori la fanatica
anti-islamica Fallaci, il neoconvertito Magdi Allam, l’accademico
confusionario Habermas, seppellitore dei francofortesi tanto migliori di
lui, il dilettante Pera, eccetera, riguarda i limiti terribili
dell’eurocentrismo carolingio-bavarese. Personalmente,non mi riguarda.
Ho deciso da circa un ventennio che il laicismo nichilistico e
relativistico alla Scalfari è quanto di peggio esiste nel panorama
culturale, e non saranno certamente le minorenni e le puttane del
sessuomane Berlusca a far*mi cambiare idea.
4. Passando a qualcosa di più serio, affermo solennemente che non sono
affatto d’accordo con il mantra di don Benedetto Croce, per cui non
potremmo non dirci cristiani. Questa per me è un’opportunistica
sciocchezza. A mio avviso, invece, possiamo tranquillamente dirci non
cristiani. Mi spiace di mettermi così in compagnia dei positivisti atei
Odifreddi e Turchetto ( direttrice del giornale L’Ateo), e segnalo
subito contro ogni possibile equivoco di preferire la metafisica
platonico-aristotelica di Ratzinger al loro ridicolo positivismo
scientistico, che per me è una superstizione si*mile al culto del
maialetto sacro nelle Nuova Guinea (superstizione forse meno razionale,
ma anche meno presuntuosa e supponente).
Se Croce intende dire che la nostra civiltà è intrisa da una lunga
durata di elementi monoteistici cristiani, e quindi in una certa misura
ci siamo tutti dentro, allora ha ovviamente ragione. Ma si tratta di una
ovvia banali*tà. Il cristianesimo è qualcosa di molto specifico. Non
tocca a me dire in poche righe quale sia l’essenza del cristianesimo,
anche e soprattutto perché non mi considero cristiano io stesso (anche
se sono stato battez*zato cristiano, e preferirò certamente un rito
funerario cristiano a dichiarazioni laico-massoniche o a cortei
dalemiani con le bandiere rosse ed altri orrori ideologici del genere).
Considero del tutto normale che, a fianco di documenti “ufficiali”
cattolici, ortodossi e protestanti (in proposito, segnalo una mia
moderata preferenza per l’ortodossia: niente papa occidentalistico,
preti che si sposano, messi così al riparo dalla pedofilia, difesa delle
comunità nazionali contro il multiculturalismo astratto USA), ogni
cristiano scelga lui quale debba essere il cuore del cristianesimo. Se
per gioco dovessi dire quello che lo sarebbe per me, se fossi credente,
ri*sponderei così: non credo a quella impossibilità fisica che sono
l’immortali*tà dell’anima e tantomeno alla resurrezione paolina dei
corpi: non credo che il profeta ebraico rivoluzionario Gesù sia
fisicamente uscito dal suo se*polcro; credo che la base teologica del
cristianesimo sia la Trinità, che personalmente interpreto
dialetticamente alla Hegel; credo che la sua base umana profonda sia la
carità, per cui, anche ove mancasse la fede e la speranza, in fondo
basterebbe la carità.
Non mi interessa fare il piccolo teologo dilettante fai-da-te, ma mi
inte*ressa che il lettore capisca il mio punto di vista. Rispetto le
discussio*ni sulla creazione, l’incarnazione, il disegno intelligente,
eccetera,ma il mio rispetto per la religione si basa soprattutto sulla
carità basata sulla verità
5. Non ho letto Ranchetti, ma mi sembra di capire che il suo cruccio ed
il suo assillo sia stato tipico e comune a quello di molti cristiani
inquie*ti: una chiesa presuntuosa, che si vuole docente ma non accetta
di essere discente, che separa nettamente il sacerdozio dai semplici
fedeli non sacer*doti; una chiesa che da Costantino in poi si è fatta
potere politico, o alme*no alleata ideologica del potere politico; una
chiesa che non accetta il quadro laico del mondo moderno (per me laico è
una buona parola, mentre laicista è una parola quasi peggiore di
“fascista”, che pure resta per me una cattiva parola), eccetera.
Si tratta di un punto di vista rispettabile, che però mi è estraneo come
la letteratura birmana medioevale. Personalmente, credo che se il
cristianesimo non si fosse precocemente organizzato con un sacerdozio,
sarebbe spari*to non in pochi secoli, ma in pochi decenni. Il politeismo
greco non aveva bisogno di un sacerdozio organizzato e stabile, perché
si basava su di una mitologia naturalistica, e non su libri sacri basati
su di una rivelazione religiosa monoteistica. Volere il monoteismo
trascendentale, e poi non volere un’organizzazione che ne garantisce la
memoria storica del passato e l’interpretazione del presente, mi sembra
une contraddizione in termini.
Su questo punto sono un seguace di Weber, e non di Marx. L’ateismo non
mi in*teressa, in quanto oggi è ridotto ad una arroganza scientistica,
che sempli*cemente sostituisce la geofisica e la paleontologia ai
contenuti spiritua*li veicolati dalla religione. Non nascondo il mio
orrore per Ruini, ma fra lui e Scalfari sceglierò sempre Ruini come male
minore. E tutta*via Max Weber ha ragione: se una religione si ferma al
suo momento inizia*le messianico-escatol0gico-apocalittico, è destinata
a sparire ed a riflui*re in pochi decenni, per il semplice fatto che non
esiste un Dio che possa fare da garanzia trascendente per la sua
realizzazione storica e sociale; ma se una religione diventa una forma
di razionalizzazione simbolica della vita quotidiana e della
riproduzione comunitaria, allora può sopravvivere e continuare.
6. Personalmente non intendo lasciare equivoci. Sono un anticapitalista
radicale e quindi un comunista nel senso di Marx. Capisco molto bene chi
è cristiano indipendentemente dai dettami della burocrazia
ecclesiastica. Chi è veramente cristiano lo è del tutto
indipendentemente dalle eventuali porcate di pretoni, vescovoni,
eccetera (uso il doppio linguaggio di Umberto Bossi e di Dario Fo).
Eppure vi è una differenza radicale: il comunismo marxiano non è una
fede, ma il risultato di un convincimento filosofico razionale (in
breve:una teoria strutturalistica dei modi di produzione inserita in una
filosofia idealistica ed universalistica della storia); il suo indubbio
crollo dissolutivo,più endogeno che esogeno, fa sì che ogni sua
“rifondazione” non può avvenire sulla base identitaria di una nicchia
militante di antiberlusconiani che si credono marxiani, ma sulla base di
una rifondazione globale di tutto il problema. Ne siamo lontanissi*mi.
Per il momento, tutto è in mano di politicanti semianalfabeti e
so*prattutto di intellettuali postmoderni scemi.
Fra gli intellettuali di sinistra ed i preti non ho dubbi. Se paragono
Asor Rosa (per cui il Berlusca è peggio del fascismo) e Ratzinger devo
di*re che non c’è partita.
7. Termino passando dal tema della religione al tema degli
intellettuali, che ti so essere caro, in quanto il Franco Fortini da te
amato e studiato (e da me personalmente ben conosciuto) è stato una dei
maggiori intellettuali italiani della seconda metà del Novecento (ma in
fondo anche il tuo Ranchetti lo è stato). Mi consentirai di “andare giù
con l’accetta”, nel senso di semplificare, ma lo spazio è quello che è.
Se per “intellettuali” si intende in senso largo il gruppo di tutti
coloro che si specializzano in attività simboliche, allora lo sono lo
scriba egizio del Libro dei Morti. Socrate, Seneca, Agostino, Isidoro di
Siviglia, il venerabile Beda, Dante Alighieri, Giordano Bruno, Voltaire,
Marx, ec*cetera. Ma questa è la tipica hegeliana notte in cui tutte le
vacche sono nere. Un concetto inutilizzabile per la sua stolida e
tautologica generi*cità. Preferisco un concetto più limitato. Per me gli
intellettuali, intesi come gruppo sociale specifico, non esistono prima
dell’affare Dreyfus in Francia e non esistono (per ora) più dopo il
triennio 1989-1991, fine del co*munismo storico novecentesco. Comunismo
che è finito a Mosca e Pechino,e non certamente nei salotti in cui il
signor Magri parlava con la signora Rossanda, in cui non poteva finire,
perché non era mai esistito. Personalmente, non sono un intellettuale, e
considero uno spiacevole equi*voco il sentirmelo dire. Non sono “
organico” a nessuno, al di fuori di me stes*so, e quindi non faccio
parte di un gruppo specifico, come quello dei dia*betici di cui faccio
purtroppo parte. Oggi per intellettuali si intende esclusivamente un
gruppo di Tuttologi Consentiti. Che significa tuttologi consentiti?
Significa tuttologi con accesso ai mezzi di comunicazione di massa. Ma
se possono avere accesso ai mezzi di comunicazione di massa, significa
ipso facto che si tratta di giullari poco perico*losi, in quanto in caso
contrario non vi avrebbero accesso.
Non si creda che si tratti di una concezione invidiosa (io infatti non
ho personalmente accesso ai mezzi di comunicazione di massa, di centro,
di de*stra, di sinistra, in alto, in basso, di lato, eccetera) o
paranoica (la manipo*lazione ci circonda, aiuto, aiuto, è la fine del
mondo, eccetera). Non si tratta di questo. Si tratta di una situazione
oggettiva, in quanto gli intellettuali come gruppo sociale (e non
esistono intellettuali al di fuori di una committenza sociale; al di
fuori esistono persone colte, ricercatori, stu*diosi, eccetera) non
possono più esistere in un quadro di falsa eterni*tà del capitalismo.
Può darsi che la situazione sia solo provvisoria. Ma per ora è così.
Ed ora, visto che si è parlato di religione, vi benedico caramente,
Costanzo Preve




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