Se la legge sulla “cittadinanza veloce” dovesse essere approvata dal Parlamento, lo Stato si assumerebbe un onere economico che non è in grado di sostenere e si esporrebbe il Paese al rischio di fortissime tensioni sociali. I nuovi italiani diventerebbero infatti i beneficiari pressoché esclusivi dei servizi gratuiti di Welfare (sanità, scuola, edilizia pubblica...), costringendo i cittadini di nascita a rivolgersi al privato. A tracciare il quadro dei devastanti effetti del ddl recentemente approvato dal Governo è il deputato della Lega Nord Massimo Garavaglia. L’esponente del Carroccio, membro della Commissione Affari Sociali della Camera, fa un esempio illuminante: le case popolari. Tra effetto-indulto (le graduatorie di accesso privilegiano gli ex detenuti) e effetto-cittadinanza (un milione e mezzo di nuovi italiani a basso reddito) gli italiani di nascita scivoleranno sempre più in giù nelle liste dell’Aler.
Una legge da battere in Parlamento, dunque, o, nel caso peggiore, con il referendum abrogativo. E la Corte dei Conti? «Se al Governo ci fosse stata la Cdl sarebbe intervenuta di sicuro - spiega l’esponente del Carroccio -. Ma in questo clima di regime dubito che faccia qualcosa».
Garavaglia, il presidente dell’Osservatorio Sociale lancia l’allarme sugli effetti collaterali della “cittadinanza veloce”. Le casse dello Stato, dice, non riusciranno a sobbarcarsi un tale surplus di utenti. È così?
«Assolutamente sì. Innanzitutto per il numero, davvero considerevole. Si parla infatti di un milione e ottocentomila persone. Gli effetti saranno molteplici e non tutti sono facilmente quantificabili sin da ora. Basta pensare alla complessità della questione previdenziale. Perché se è vero che tutte queste persone verseranno i contributi è altrettanto vero che a fianco dei contributi c’è anche una spesa sociosanitaria dello Stato. La spesa complessiva aumenterà moltissimo».
Le risulta che il Governo abbia fatto un calcolo dei costi a carico dello Stato?
«Non è stato fatto nessun calcolo. Anzi, qualcuno va sbandierando che in questo modo si risolveranno i problemi delle casse dello Stato perché così - dicono - avremo più persone che versano contributi e tasse. Questa, però, è una bugia colossale perché è già così. Dando la cittadinanza vengono concessi ulteriori diritti. Ho l’impressione che la sinistra abbia voluto bypassare la questione del diritto di voto agli immigrati, abbreviando il termine della cittadinanza. Il vero obiettivo della maggioranza infatti era quello di dare il voto a un milione e mezzo di persone in un colpo solo. E si sa a chi tendenzialmente daranno il loro voto queste persone».
La titolarità della cittadinanza implica il diritto di accesso a una serie piuttosto vasta di servizi erogati dallo Stato. Edilizia popolare, sanità e istruzione pubblica: quali di questi servizi è quello più esposto al rischio di collasso?
«Senza dubbio quello dell’edilizia popolare, sul quale peraltro grava già l’effetto-indulto».
Effetto-indulto?
«Sì, perché le graduatorie dell’Aler garantiscono agli ex detenuti dei punteggi superiori. Se all’effetto-indulto, quindi, sommiamo le conseguenze della cittadinanza veloce, si capisce bene come il sistema rischi seriamente di scoppiare. C’è poi una questione che nessuno mette in luce. Un cittadino a tutti gli effetti può usufruire dell’autocertificazione e naturalmente può usufruirne anche per le pratiche di ricongiungimento. Ma se in questo particolare tipo di pratiche non viene limitato l’uso dell’autocertificazione, il Governo aprirà un varco devastante. Il diritto d’accesso alla casa mi sembra perciò il più minacciato, ma il rischio è forte anche per la scuola e più in generale per tutti i servizi erogati dai comuni».
C’è poi una questione di giustizia sociale. Potrebbe infatti accadere che “i nuovi italiani”, plausibilmente i più indigenti, assorbano completamente i servizi del Welfare costringendo i “vecchi italiani” a rivolgersi al privato.
«È vero, ma vorrei far notare che di fatto è già così. Io le graduatorie dell’Aler le vedo di frequente e posso assicurare che è molto difficile trovare un italiano nelle prime dieci posizioni. Nelle scuole poi a problema si somma problema. In alcune zone periferiche delle grandi città, infatti, tra gli alunni che iniziano le scuole primarie gli extracomunitari sono ormai più numerosi degli italiani. Molto spesso questi alunni non conoscono nemmeno la lingua e questo porta inevitabilmente a un abbassamento del livelli dell’insegnamento. Il risultato pratico è che i nostri bambini vengono penalizzati e che sempre più genitori li iscrivono nelle scuole private».
La cittadinanza veloce, quindi, pianterebbe nel tessuto sociale il seme di nuove tensioni.
«È vero, ma questo succede perché non si ha la serietà di affrontare le cose nel modo giusto. Per le scuole, ad esempio, sarebbe molto più opportuno istituire delle sezioni differenziate per i primi due anni del ciclo e poi mischiare le classi al terzo, piuttosto che perseguire il miraggio di un’impossibile integrazione “da subito”. Continuando così, le tensioni sociali non potranno che aumentare».
Un’ultima domanda. C’è, tecnicamente, la possibilità che la Corte dei Conti bocci la legge per mancanza della copertura finanziaria?
«Se a varare questo provvedimento fosse stato un governo di centrodestra, la Corte dei Conti ci avrebbe certamente messo la penna. Ma in questo clima di regime, dubito che faccia qualcosa».


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