Fronte Indipendentista Lombardia
Albertoni e l’inganno di Como
Il 2 agosto, il Fronte indipendentista Lombardia ha presenziato con una sua delegazione all’incontro promosso al “Birrificio di Como“ dal Presidente del consiglio regionale Ettore Albertoni, dal titolo “Federalismo e secessione”. Non risultava chiaro chi fosse l’organizzatore dell’incontro: la Lega Nord? La regione Lombardia? La Proloco? Eppure l’atmosfera sembrava investita di una certa solennità. Ascoltando però gli interventi dei vari politici (Arosio, Carioni, Molteni ed infine Albertoni), i frontisti presenti si rendevano subito conto di assistere ad un curioso evento propagandistico dalla duplice finalità. La prima era quella di rianimare e confortare, con qualche vecchia parola d’ordine e qualche confuso gioco di prestigio linguistico, una piccola platea di militanti di mezz’età, ancora rintronata dalla batosta referendaria. Il tutto condito dalla consueta incensazione dell’ormai ex leader Umberto Bossi, declassato a santino elettorale del centro-destra italiano. La seconda invece voleva essere il lancio di una nuova iniziativa politica per la stagione a venire, con la Lombardia come perno. Certamente non si trattava di un rilancio dell’iniziativa secessionista, come l’invito alla conferenza pareva contrabbandare: tutti gli intervenuti si sono infatti ben guardati dal nominare l’odiata parola, un tempo tanto osannata. In realtà la serata altro non era che un incontro promozionale per la recente proposta del governatore ciellino della Lombardia, Roberto Formigoni, per un certo grado di autogestione delle competenze e delle risorse regionali. La proposta formigoniana è certamente una manna dal cielo per la povera Lega Nord, assolutamente a corto di idee e in preda ad un completo vuoto strategico. Il “progetto lombardo-veneto”, ventilato dopo una delle solite cene di Arcore, sparisce ovviamente nelle nebbie del nulla e chi governa oggi la Lega tenta l’ultima spiaggia, riscoprendosi, con un ennesimo travestimento, “federalista dal basso” e cultore del “modello catalan-formigoniano”. Albertoni, come dimostrato dalla serata, deve trasmettere alla base il nuovo verbo politico, magnificando indirettamente la figura del governatore della Lombardia come vero garante del nuovo “progetto federalista”. Quale sia questo progetto lo dicono, con una chiarezza che vale più di mille parole, le foto pubblicate da “La Provincia” di Como del 3 agosto: un Formigoni sorridente e festoso che tiene stretta la cosiddetta bandiera lombarda con la bandiera italiana (!!!) e appoggia il suo braccio protettivo su Albertoni e la Lega Nord-Italia, alleata fedelissima di Silvio e Roberto. Inutile dire come sia lontano questo progetto dalle istanze indipendentiste che hanno caratterizzato la lotta politica della stessa Lega Nord per alcuni anni, inutile dire che si tratti di un asservimento brutale agli interessi della lobby ciellina che governa oggi la Lombardia, inutile dire come un vero nazionalismo lombardo guardi con orrore e disprezzo queste manovre che in realtà vorrebbero solo sviare l’attenzione dell’elettorato dai veri problemi del popolo lombardo con (qualche) palliativo fiscale. Ancora una volta la Lega, non contenta degli scarsi risultati delle vie riformistiche, tenta di condurre i molti militanti indipendentisti, sinceramente innamorati della propria terra, sul binario morto di un federalismo fumoso, concertato poi con pessimi compagni di strada (sul modello de Il Gatto e la Volpe). Altri anni perduti, altre energie sane sprecate: il Fronte Indipendentista Lombardia di Max Ferrari depreca fortemente questo ennesimo gioco di ombre cinesi. Una constatazione finale: Albertoni, durante la serata, ha sostenuto, senza ombra di incertezza o di pudore, che la riforma del titolo V della Costituzione, operata dalla sinistra, era certamente migliore del progetto Devolution, inficiato dall’interesse nazionale inserito dagli alleati di An e poi pesantemente sconfitto dal vaglio referendario. Tutto questo era già stato detto dal Fronte Indipendentista Lombardia durante la campagna referendaria in cui avevamo invitato l’elettorato a votare NO. Evidentemente, pur nella tortuosità di certi percorsi propagandistici, alla fine qualche verità salta sempre fuori.
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