LIBERTA' di venerdì 4 agosto 2006 > Sport
Il nuovo consigliere d'amministrazione bianconero spiega come la nobile decaduta sta cambiando pelle
Tardelli: Juventus a rischio
«In serie B i campioni dovranno trasformarsi in giocatori
Il Piacenza? Secondo me potrebbe diventare la sorpresa»
piacenza -
Sbuffa la locomotiva bianconera. Troppi gli ostacoli sui binari, bisogna adattarsi subito alla nuova realtà: la retrocessione in B, i 17 punti di penalizzazione, la speranza che vengano tolti legata a un filo, il ripescaggio in A una chimera o giù di lì.
Ma a mettere i bianconeri di Deschamps con le spalle al muro è proprio lui, Marco Tardelli, da poche settimane consigliere d'amministrazione della società rifondata (o in fase di rifondazione) da Giovanni Cobolli Gigli per conto della famiglia Agnelli.
L'uomo dell'urlo di Spagna 82, il campione del mondo in campo ed europeo sulla panchina dell'Under 21, decisamente meno fortunato con le squadre di club (l'ultima avventura non riuscita in serie B con il Bari) non ha peli sulla lingua. Mentre passeggia su una spiaggia sarda, richiama alla dura realtà tutta la truppa bianconera.
«La serie B - attacca - è tutta un'altra cosa. In B servono giocatori, non campioni. Ecco cosa dovranno fare i giocatori della Juve: dimenticare di essere campioni e tornare a essere giocatori, altrimenti si rischia di fare un nel tonfo, di restare imbrigliati nella rete di un campionato che conosco bene e non perdona».
Sì, però con la qualità tecnica della Juve...
«No, quella bisogna dimenticarla. O meglio: sapere bene che ce l'abbiamo, ma abbinarci tutto quell'altro che è indispensabile: la fame, la voglia di soffrire, la cattiveria agonistica, la continuità di applicazione. Anch'io ho cambiato pelle: da uomo di campo e, se vuole, di televisione, ho preso la mia valigetta e vado ai consigli d'amministrazione. Sì, una bella differenza, ma chi avrebbe detto di no a un'offerta del genere?».
Il suo è un richiamo molto secco alla squadra: ma lei come la vede la Juve in B?
«Io sto cercando di vederla, di immaginarla, ho il vantaggio di avere allenato in categoria e di conoscerla. Vorrei che i giocatori facessero lo stesso al più presto: devono essere consapevoli che il primo avversario della stagione sia il Martina, ammesso che poi si giochi (vedi notizia in questa stessa pagina, n.d.r.), che in campionato si andrà a Frosinone, a Crotone, a Bergamo contro l'Albinoleffe... Il nostro rischio più grande è quello di pensare che ci aspettino ancora San Siro e l'Olimpico».
Ma questa fuga di campioni?
«No, non chiamiamola fuga, è un termine sbagliatissimo. Siamo stati di fronte alle legittime richieste di giocatori che non se la sentivano di scendere in serie B, stiamo parlando di campioni. Non sono per niente d'accordo con chi ha definito Cannavaro un traditore: lui è un campione del mondo che ha avuto una grandissima opportunità e l'ha sfruttata. Anche noi juventini, dopo il Mondiale 82 vinto, abbiamo battuto cassa».
Ma chi è il prossimo in partenza?
«Beh, Ibrahimovic ha detto chiaramente che in B non ci vuole stare. Benissimo, si accomodi. Nella Juve di oggi c'è bisogno di gente che si senta pienamente coinvolta, che non abbia dubbi o remore».
Però Del Piero ha scelto subito di rimanere...
«Lui ha la prospettiva di diventare presto anche dirigente bianconero».
E Buffon?
«Ripeto: per me alla Juve deve restare solo chi lo fa senza il più piccolo dubbio».
Che serie B sarà?
«Durissima, non è un caso che tutti la chiamino A2. Noi, il Lecce, il Napoli, il Genoa, il Bologna, lo stesso Verona per tradizione: ci sono dentro contenuti fortissimi. E poi ci sarà la solita sorpresa che esce tutti gli anni, la squadra che non ti aspetti e invece mette in fila tutti».
Potrebbe essere il Piacenza?
«Perché no? L'anno scorso ha giocato un buon calcio, quest'anno ha tenuto un grande attaccante come Cacia, ha inserito qualche giocatore forte, ha sposato la politica dei giovani. Piacenza è una città molto carina e ha un grande vantaggio: va su e giù fra serie A e B senza mai drammatizzare. Da voi si può lavorare molto bene e in tranquillità e questo è già un biglietto da visita molto interessante».
Paolo Gentilotti
paolo.gentilotti@liberta.it
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