Ieri, sabato 5 agosto, un quotidiano che vuole essere una voce di spicco nazionale, che pretende nel titolo di testata di essere "Libero", ha fatto una copertina che dapprima mi ha fatto sgranare un poco le pupille aumentandone la dilatazione, poi mi ha indignato e, infine, mi ha fortemente disgustato.
Problemi miei, indubbiamente, ma vorrei provare comunque ad operare una riflessione su un atteggiamento politico e culturale che investe anche la libertà di parola, di stampa e di informazione.
La prima pagina del quotidiano diretto da Vittorio Feltri, abile globtrotter della parola scritta e della titolazione in odore di destra sacrale, recava una vignetta con i volti di alcuni rappresentanti del governo Prodi con le sembianze della più retoricizzata individuazione d'immagine degli africani: i capelli cotonatissimi ed espansi come la chioma di una quercia sul capo, un osso di qualche preda animale come fiocco, e un vestiario tipico delle popolazioni indigene.
Il quadretto razzista si compone meglio, a fine giornata, con le parole di Calderoli, vicepresidente del Senato...
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