Pollo e fragole sono il miglior esempio di prodotti agricoli nel vortice della globalizzazione che penalizza i paesi più poveri.
Anna Maria Merlo
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Anche le fragole sono ormai mondialzzate e girano per il mondo. In questo caso, la mondializzazione riguarda anche la manodopera. Il primo produttore mondiale di fragole sono gli Stati Uniti (più di un milione di tonnellate), seguiti dalla Spagna (286mila), mentre al terzo posto mondiale arriva la Russia, seuita da Giappone, Polonia e Italia. Ma la produzione europea è ormai sotto pressione, da parte del Marocco e persino della Cina. La raccolta in California è resa possible da centinaia di lavoratori stagionali che vengono dall'America del sud. La stessa cosa succede in Europa.
La Spagna è di gran lunga il primo produttore (mentre il primo consumatore è la Germania), e il centro più importante di produzione si trova nella regione di Huelva, in Andalusia, dove viene piantata una qualità di fragola (camarosa) brevettata in California da uno spagnolo negli anni '60.
Il problema della fragole è che la raccolta deve essere fatta a mano: il costo della manodopera pesa qundi molto sul prezzo. Per questo motivo, qui la mondializzazione coinvolge prima di tutto la manodopera. A Huelva, ad ogni stagione, arrivano pullman pieni di cittadini dell'est europeo, soprattutto donne. La Spagna ha firmato con Polonia e Romania un accordo che favorisce l'immigrazione temporanea per la raccolta delle fragole. La situazione di queste lavoratrici stagionali ricorda altri tempi: sono sistemate, come le mondine del vercellese nel XIX secolo, in dormitori comuni, dove viene proibito l'accesso agli uomini. Sono sottoposte al controllo di caporali anch'essi provenienti dall'est. Ma a Bucarest e a Varsavia c'è la coda per venire a lavorare tre mesi in Spagna: le candidate all'emigrazione temporanea vengono « scelte » nel paese d'origine, secondo criteri che non sono ben chiari nell'accordo interstatale (ma tra le domande a cui devono rispondere c'è: avete dei parenti in Spagna ? solo chi risponde « no » ha la speranza di essere presa, per evitare che a qualcuna venga l'idea di restare in Spagna quando il suo lavoro non serve più per la raccolta).
Le lavoratrici vengono attirate da salari che sono il doppio di quelli rumeni e polacchi. Il Sindacato degli operai agricoli spagnoli sta cercando di lottare contro le condizioni di vita imposte alle stagionali. Ma finora con scarso successo. E' considerato normale il sequestro del passaporto da parte del datore di lavoro. I controlli sono molto severi e le lavoratrci vivono sotto un continuo ricatto: se non lavori al ritmo e nei modi decisi dal padrone « domani non ci sarà più lavoro per te ». Una studentessa di legge rumena, stagionale a Huelva, ha raccontata a Le Monde: « ci hanno detto che le venti persone del gruppo che raccoglievano di meno l'indomani non avrebbero più avuto lavoro. Ma nessuno ci ha detto quante cassette fossero considerate un buon rendimento: allora è stata la follia, tutti si sono scatenati per raccogliere di più». I sindacati spagnoli hanno raccolto le proteste delle stagionali. Affermano che le condizioni di lavoro sono « indegne » e che molte proteste riguardano le condzioni dell'alloggio.
In Francia ci sono maggiori controlli, ma anche in questo caso i lavoratori sono stagionali, in gran parte stranieri, che accettano di lavorare delle ore al nero per aggirare la legge delle 35 ore, che in principio vale anche per l'agricoltura. In Francia, emigrano dei lavoratori spagnoli stagionali, che trovano qui delle migliori condizioni rispetto al loro paese. Un'altra parte degli stagionali vengono dal Maghreb, mentre dall'est la Polonia è in testa. E' grazie a questi immigrati stagionali che non contano le ore di lavoro che la Francia resiste ancora sul mercato mondiale della fragola: difatti, mentre in Spagna un chilo di fragole viene a costare al produttore complessivamente 0,70 euro, in Francia il costo globle è di 3,10 euro (ma in Marocco è solo di 0,20 euro). Di qui le proteste ricorrenti dei produttori francesi, che ogni anno chiedono protezione al governo e a Bruxelles contro gli spagnoli, accusati di invadere in mercato e di soffocare la produzione locale (che sopravvive grazie alla qualità, con un gusto meno industrializzato della produzione di massa spagnola).
E non parliamo della piccola Olanda!![]()




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