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    Predefinito La verità sulla Cattolica (Lazzati e l'Università Cattolica)

    La verità sulla Cattolica (Lazzati e l'Università Cattolica)
    di Luigi AMICONE



    Luigi AMICONE
    La verità sulla Cattolica (Lazzati e l'Università Cattolica)
    tratto da Tempi, anno X, 31.03.2005, n. 14, p. 8-11.

    Con una sensibilità molto spiccata per il dibattito interno al mondo cattolico che marcia a file compatte verso l'astensione al referendum sulla legge 40, il «Corriere della Sera» (la cui direzione ha schierato il giornale per il "sì") ha di nuovo ospitato, dandone grande risalto, un altro intervento di Alberto Melloni, discusso intellettuale cattolico che proprio dalle colonne del quotidiano milanese aveva recentemente sollevato pesanti accuse di antisemitismo contro Pio XII, accuse poi smentite dai documenti storici. Questa volta la lunga articolessa di Melloni (l'intera pagina della sezione "Cultura", lunedì 21 marzo) è dedicata alla recensione di una biografia di Giuseppe Lazzati, rettore dell'Università Cattolica tra il 1968 e il 1983, autori Marcello Malpensa e Alessandro Parola, pubblicata dal Mulino di Bologna.

    I fatti rilevanti di cui dà conto l'articolo di Melloni sono sostanzialmente tre.
    1. La testimonianza dell'allora monsignore Francesco Marchisano, secondo il quale nel 1975 la Chiesa voleva chiudere l'Università Cattolica («L'ipotesi fu avanzata da monsignor Giovanni Benelli, collaboratore di Paolo VI, ma il rettore Giuseppe Lazzati difese con grande dignità la Cattolica e l'idea fu accantonata»).
    2. Il profilo di Giuseppe Lazzati, che fu politico e capogruppo democristiano alla Camera, poi direttore del quotidiano della Conferenza episcopale italiana, infine rettore dell'Università Cattolica, ma anche «vigile nelle derive di carrierismo che angustiano padre Agostino Gemelli negli anni Trenta» e «figura di cristiano ambrosiano d'una purezza intellettuale e personale tale da disarmare chi avesse sognato di ricattarlo in nome della ragion di Stato o della ragion cattolica». Insomma «un credente emblema del Novecento italiano», ma fondamentalmente incompreso, vessato dalle autorità della Chiesa e da almeno due papi (Paolo VI e Giovanni Paolo II) anche a causa, sostiene Melloni, del «credito che hanno presso il Papa i suoi detrattori, quelli che, allora e in seguito, ameranno schernirlo come un "neoprotestante" (con grande sdegno nel 1988 di Ciriaco De Mita.)».
    3. La distanza fra Lazzati e Comunione e Liberazione, che secondo Melloni «diventa rottura totale in occasione del referendum sul divorzio» nel 1974, «rottura» che avrebbe in qualche modo favorito l'emergere dell'ipotesi di chiusura della Cattolica.

    LA LETTERA AL CORRIERE
    Sul primo punto, Melloni e gli autori della biografia lazzatiana hanno dovuto incassare il notevole e inedito documento (gli appunti dello scomparso cardinale Ferdinando Antonelli) pubblicato dal «Foglio» nell'edizione del 22 marzo scorso. Documento in cui si dimostra che in realtà Paolo VI voleva chiudere la Cattolica ben prima del 1975, già nel 1968 e a seguito delle violente contestazioni che avevano paralizzato la vita accademica e costretto alle dimissioni il rettore Ezio Franceschini. «Tempi» ha però scoperto altri fatti che fanno vacillare l tesi e le ricostruzioni storiche esposte nell'articolo di Melloni.
    Ad esempio una denuncia risalente a cinque giorni prima che si svolgesse il referendum sul divorzio, pubblicata il 7 maggio 1974 nelle rubrica delle lettere del «Corriere della Sera» (diretto all'epoca da Piero Ottone, tanto per intenderci è il «Corriere della Sera» che si distingue per il fiancheggiamento al Pci e che di lì a un mese verrà abbandonato da Indro Montanelli, che nel giugno del '74 fonda «Il Giornale») nella quale un folto gruppo di illustri professori della Cattolica testimonia del clima di violenza e di intimidazione che erano stati imposti nella loro università durante la campagna referendaria da una minoranza di studenti usati dai partiti politici (in questo caso dal Psi prima dell'avvento di Bettino Craxi). La lettera venne pubblicata sotto un titolo molto asettico ("Dibattito sospeso alla Cattolica") e da essa emerge in tutta evidenza che il problema del rettore Giuseppe Lazzati non poteva essere in alcun modo la presunta "rottura totale" con Comunione e Liberazione, ma ben altro (vedi testo della lettera nel box in pagina).
    Dunque la Cattolica al tempo del referendum sul divorzio ribolliva di intolleranza, però Melloni nel suo articolo non lo spiega. Anzi. Sostiene che fin dall'inizio del suo mandato di rettore, Lazzati era stato stretto in una morsa in cui da una parte c'è "l'effervescenza" di pacifici sessantottini dediti allo svecchiamento con "scosse intellettuali" di quell'antichità reazionaria che si insinua fosse la Cattolica all'epoca della contestazione. Dall'altra ci sono quei pessimi ciellini fonte di grave ambascia e amarezza per il povero Lazzati. «Da un lato lo stringe l'effervescenza di un ambiente statutariamente confessionale e piccolo - scrive per l'appunto Melloni a proposito di Lazzati - ma che proprio per questo freme delle scosse intellettuali e politiche del tempo: nell'apice della contestazione il rettore (con o contro la parte ecclesiastica) deve gestire casi difficili di professori estromessi: da Franco Cordero a Emanuele Severino, da Francesco Alberoni a Franco Molinari, per non dire degli assistenti inquieti, fra i quali si contano Tiziano Treu, Gian Enrico Rusconi, Mario Cuminetti, Cesare Alzati, Salvatore Natoli, Lidia Menapace. Dall'altro lato, però, Lazzati è pressato dal militantismo dei ragazzi di don Luigi Giussani» che, sempre a detta di Melloni, nel 1974 «diventa rottura totale in occasione del referendum sul divorzio». Buona la poesia pindarica, ma purtroppo per lo storico, anche in questo caso per niente aderente ai fatti.

    ALZATI, CORDERO, SEVERINO
    Altre stranezze. Che ci fa ad esempio il professore Cesare Alzati nella lista degli "inquieti" gauchisti citati da Melloni, quando è evidente dalla lettera che il professor Alzati stava dalla parte opposta a quella dei contestatori? Che c'entra poi il caso di Franco Cordero con quello, diversissimo, di Emanuele Severino, visto che all'epoca il primo si appellò ai tribunali, ottenne il reintegro in Cattolica e mantenne per qualche anno lo stipendio pur senza insegnare, mentre il secondo consumò un franco e leale distacco dal pensiero cattolico e fu lui stesso a decidere di trasferirsi armi e bagagli in una università laica? E poi, perché Melloni mescola allegramente gli "assistenti inquieti" senza spiegare che l'elenco comprende "assistenti" nel vero senso del termine, come Lidia Menapace o Gian Enrico Rusconi, cioè legati a cattedre di insegnamento, e "assistenti spirituali", cioè sacerdoti, preti del dissenso, come Mario Cuminetti, che sono tutt'altra cosa?

    LA LEZIONE DI TUCIDIDE
    Uno dei pochi firmatari ancora viventi di quella lettera al «Corriere della Sera» è la professoressa Marta Sordi, insigne storica che negli anni Sessanta e Settanta fu molto attiva nelle organizzazioni di Azione Cattolica, della Fuci e dei Laureati Cattolici, e che per trent'anni, dal 1970 al 2001, è stata titolare delle cattedre di Storia romana e Storia greca alla Cattolica. «Arrivai in Cattolica già nel 1969 come supplente sulla cattedra di cui era titolare il professore Albino Garzetti, che era rimasto vittima di una duplice e vile aggressione da parte dei contestatori, proprio lui ufficiale dell'esercito italiano che aveva pagato con la deportazione in Germania il rifiuto di passare nell'esercito repubblichino di Salò. Già allora avevo ben chiara la lezione di Tucidide sul crollo della democrazia ateniese, avvenuta nel 411 ad opera di cittadini associati nelle eterie, club segreti, minoritari ma ben organizzati rispetto alla maggioranza dei cittadini che erano isolati l'uno dall'altro diversamente da questa base aggressiva, coesa e militante, che faceva sparire alla chetichella gli oppositori e infine, grazie al clima di paura che aveva imposto in Atene, ottenne l'abbattimento della democrazia col voto dell'assemblea. Non ho mai saputo niente delle ipotesi di chiusura della Cattolica, ma mi pare che il documento citato dal «Foglio» sia molto significativo. Fu nel 1968 e negli anni immediatamente successivi che la Cattolica dovette rischiare la chiusura a causa del clima di violenza e sopraffazione imposto da una minoranza politicizzata che godeva della protezione e della copertura di partiti politici della sinistra. Ma nel 1975, dopo l'espulsione di Capanna e soci, che fu un indubbio merito di Lazzati, e grazie alla presenza di Cl che ridette voce agli studenti liberi, la situazione si era pressoché normalizzata. In quell'anno, ma già prima, la Cattolica ritornò ad essere una università libera. Tant'è, dicevo spesso agli ecclesiastici che ci facevano visita in Largo Gemelli, che potevano finalmente stare tranquilli, perché la presenza massiccia di Cl aveva ripristinato la vita democratica in università e rappresentava una garanzia, dopo l'intolleranza esercitata da gruppuscoli minoritari, di una ritrovata libertà di espressione politica e didattica in ateneo. Insomma, Cl contribuì validamente a rimettere le cose a posto».

    LAZZATI CONTRO COTTA
    Melloni però sostiene che il referendum sul divorzio marcò l'apice della divergenza tra don Giussani e Lazzati. «Non mi risulta. L'ostilità profonda di Lazzati nei confronti di Cl emerse, a me sembra, solo sul finire degli anni Settanta. Di quella primavera referendaria del 1974 ricordo invece molto bene che pochi giorni prima i nostri studenti in assemblea avevano condannato l'intolleranza che impediva di parlare ai cattolici favorevoli all'abrogazione. E proprio per questo era stato invitato Sergio Cotta per spiegare la posizione del "sì" all'abolizione del divorzio. Io e i colleghi che poi sottoscrissero quella lettera al «Corriere della Sera» eravamo quel giorno in Cattolica. Ricordo gli studenti esterni all'università, per esempio i liceali del Manzoni, che erano stati mobilitati dalla sinistra. A uno di questi domandammo: "Cosa sei venuto a fare in Cattolica?". E quello rispose: "A contestare quel fascista di Fanfani". Ricordo che poi il rettore Lazzati impedì a Cotta di parlare, anche se Cotta si era detto disponibile a intervenire e ad affrontare la polemica con i contestatori». Vuole dire che fu Lazzati, non le ragioni di ordine pubblico, a impedire l'incontro antidivorzista in Cattolica? «No, voglio dire che il clima era chiaramente intimidatorio e che Lazzati agì probabilmente per prudenza, ma Cotta era pronto ad affrontare l'aula vociante. E dunque la decisione del rettore mi parve frutto di un eccesso di prudenza». Però nella vostra lettera al «Corriere» non c'è traccia di questa vostra sensazione. «Naturalmente. La lettera aveva un altro scopo. Mirava a denunciare la pressione antidemocratica che era stata esercitata contro Cotta e le complicità di certi partiti con i contestatori. D'altra parte non dimentico che in Cattolica furono ammessi ben due interventi pro-divorzio e neppure uno contro. Mentre in università statale persino Gabrio Lombardi, promotore del referendum antidivorzista, potè parlare». Vuole dire che Lazzati era un fiancheggiatore del fronte divorzista? «Certamente no e, ovviamente, non so cosa abbia votato Lazzati, un uomo sicuramente di grande fede e di grandi virtù, ma che era un uomo di parte e aveva anche una concezione della laicità forse un po' troppo esasperata». In che senso, "esasperata"? «Nel senso che se un cattolico ritiene che laicità significa che io non faccio una certa cosa, però non devo far pesare col mio voto questa mia scelta sul piano dell'agone civile per non rischiare di conculcare la libertà altrui, ciò in realtà comporta un altro e più serio rischio, quello di abdicare alla libertà e ai diritti assegnati ad ogni cittadino dalla democrazia».

    LA LETTERA DEL 1974
    7 maggio 1974. La lettera dei docenti della Cattolica al «Corriere della Sera». Altro che momento che segnò la "rottura totale" tra Lazzati e Cl. Ecco qual era il problema dell'università di Largo Gemelli al tempo del referendum sul divorzio.
    Abbiamo letto sul «Corriere» del 4 maggio il comunicato della segreteria provinciale milanese del Psi sulla sospensione del dibattito che il prof. Cotta doveva tenere sul referendum il 3 maggio nell'aula Gemelli dell'Università Cattolica. Eravamo presenti ed abbiamo constatato l'invasione dell'aula e dell'università da parte di elementi estranei all'università stessa tra cui numerosi gli studenti di scuole medie e della università statale con bandiere rosse, megafoni e altro.
    Abbiamo letto il ciclostilato da essi distribuito a cura del "collettivo politico Uc" all'entrata, in cui si affermava a chiare lettere la decisione di impedire al prof. Cotta di parlare. Eccone alcuni stralci: «Perché in Cattolica non vogliamo né Sergio Cotta, né i suoi amici a cominciare dagli scagnozzi fascisti» (il prof. Cotta ha parteciato alla lotta partigiana). «Senza intolleranza la democrazia è solo una mistificazione». «Richiamiamo i democratici. ad una precisa intolleranza verso il comitato promotore del referendum, espressione della più reazionaria e antidemocratica destra democristiana e appoggiato dai più biechi pendagli da forca di ogni risma»; «In ogni caso prima di sproloquiare sugli antidemocratici russi mettiamo a tacere quelli italiani». Nella stessa Università Cattolica l'assemblea generale degli studenti aveva votato il 30 aprile una ferma condanna «del clima di intolleranza nelle scuole milanesi nei confronti di chi esprime la propria scelta a favore dell'abrogazione». Noi non sappiamo se la notizia relativa al Psi sia fondata: se la notizia è vera, essa ci pare di estrema gravità. Che il Psi accetti come normale, come "non motivazione", questa palese violazione della libertà, questo ricorso a metodi degni del peggior teppismo fascista in una università libera (nella quale pochi giorni prima si era svolto indisturbato e con scarso seguito il dibattito a favore del "no" tenuto da Livio Labor invitato da un minuscolo «gruppo di studenti socialisti» e tempo addietro un altro pure a favore del "no" con Ambrogio Valsecchi), mostra quale sia per questo partito il rispetto della libertà di pensiero e di coscienza alla quale fa appello con tanto zelo nei suoi manifesti a favore del divorzio.
    Un gruppo di professori ed assistenti dell'Università Cattolica di Milano: Cesare Alzati, Ada Annoni, Gustavo Bontadini, Caterina Conio, Raffaele De Cesare, Enrico Fasana, Enzo Noè Girardi, Guglielmo Guariglia, Alberto Maschi, Orsolina Montevecchi, Ugo Nicolini, Luigi Prosdocimi, Cesare Saibene, Emanuele Samek Lodovici, Marta Sordi, Piero Zerbi.

    IL DISASTRO DOSSETTIANO SECONDO E. CORTI (di Andrea SCIFFO)
    L'accordo è che si parlerà di politica. Ma di quale politica? «Il punto di partenza - afferma lo scrittore Eugenio Corti senza preamboli - è la situazione generale della cultura, oggi. Tutto ha inizio all'epoca del Rinascimento, quando è avvenuto il passaggio dall'umanesimo teocentrico cristiano all'Umanesimo tout court». Lo scrittore Eugenio Corti non è nuovo ad analisi del presente che partano da lontano, nel tempo o negli avvenimenti. «Il cavallo rosso» (Ares, 1983), il suo romanzo capolavoro, è una lunga saga degli uomini e della storia, che sa rendere conto con passione dei decenni che vanno dal 1940 al 1974. «L'Umanesimo ha avuto una evoluzione: l'Illuminismo - prosegue - da cui vennero l'Idealismo tedesco e il suo pieno sviluppo, la filosofia di Hegel: da essa si sviluppò, a sinistra l'ideologia del materialismo storico e dialettico, con Feuerbach e il comunismo; a destra, le idee di superuomo e di volontà di potenza, sostenute da Nietzsche e concretate nell'ideologia nazista». E sin qui, una lezione di storia delle idee. «Ma la filosofia di Hegel è quella che sta a monte dell'impostazione attuale, della cultura dominante: è quella che ha più presa, oggi, sulla realtà politica». Secondo Corti «E' Hegel che sostiene che la violenza è una fase necessaria della storia, attraverso la Rivoluzione francese: e pur avendo considerato come uno sviluppo culturale positivo quello cristiano, lo riteneva inferiore alla cultura moderna, accettabile solo a condizione che rimanesse configurato nell'ambito interiore del singolo, senza presa sulla società». Conclude, quasi dettando: «Questo è il punto in cui siamo ancora oggi, l'ideologia predominante in Europa nel XX secolo: il punto d'arrivo, il proclama della morte di Dio».

    PARALISI ATTUALE
    «A fronte di ciò - riprende l'autore brianteo - c'è la cultura cattolica, uscita dal Concilio di Trento con un recupero nei confronti della ribellione protestante: poi, mentre avvenivano le grandi scoperte scientifiche, questa impostazione è proseguita senza aperture particolari verso le novità che comportavano una conferma straordinaria della Bibbia e di ciò che i cattolici pensavano». «Il grande ritorno alla modernità - prosegue - è intervenuto con il neotomismo cioè con la riscoperta di san Tommaso e della scolastica, che ha dimostrato di essere la filosofia perenne: di questo recupero noi dobbiamo essere grati a Jacques Maritain, che fu poi il grande deviatore dei cattolici in filosofia e in politica. In Italia, l'indirizzo nuovo è stato abbracciato, ai primi del Novecento, e portato avanti dall'Università Cattolica, soprattutto con padre Gemelli e con monsignor Olgiati».
    La politica incomincia infine a fare capolino nel discorso, dopo la lunga, eloquente, introduzione culturale: come a ribadire quanto quest'ultima derivi da quell'altra. «In seguito, con l'idea maritainiana di "nuova cristianità", progetto contenuto nell'opera «Umanesimo integrale» questo cambiamento ha investito tutta l'area dei politici cattolici provenienti dall'università, con l'azione di personaggi come Fanfani, Lazzati, La Pira e Dossetti. Da qui nasce la spaccatura che ha paralizzato attività e presenza dei cattolici proprio negli anni in cui sarebbero state più necessarie: e questa paralisi è ancor oggi attuale».

    IO VOTO FORMIGONI
    E il presente? Che cos'è adesso il presente? «Dopo i terrificanti fallimenti dei dossettiani, cioè dopo la presunzione di modificare gli indirizzi del Concilio Vaticano II, e dei La Pira (il quale, non dimentichiamolo, invitato da Krusciov a comunicare all'Occidente i misfatti dello stalinismo all'epoca del XX congresso del Pcus si rifiutò di dire la verità sull'Urss per non dover smentire le affermazioni precedenti), dopo tutto ciò, la cultura cattolica germinata dal neotomismo ha in teoria davanti a sé la possibilità di essere l'unica autentica cultura cattolica.». Una sensazione ben precisa, che molti stanno provando in questi giorni decisivi per il presente e per il futuro del paese. Che cioè la politica possa davvero ritornare arte delle possibilità. «Per quanto concerne la politica attiva - dice Corti - coloro che hanno sempre seguito gli indirizzi della Chiesa evitando aperture al comunismo o al laicismo radicale (aperture operate da Maritain e dai suoi seguaci italiani) sono ora gli unici che potrebbero portare avanti la grande politica che ha consentito il progresso dell'Italia nell'epoca della vera Democrazia cristiana. Secondo me, la figura preminente di questa possibilità nuova dei cristiani in politica è Roberto Formigoni».
    La chiarezza è una delle (tante) virtù di Eugenio Corti, l'uomo che dalla ritirata di Russia in poi (era l'inverno del '42-'43) non ha mai rivestito la figura del reduce né dell'intellettuale; semplicemente, è uno scrittore, cioè uno che crede nella verità delle parole per esprimere la verità delle cose. Sta per uscire la diciannovesima edizione del suo romanzo maggiore: quanti critici letterari lo sanno? Tra poche settimane sarà in libreria l'ultima fatica di Corti, «Catone l'antico» (Ares, 2005), un romanzo ambientato nella Roma repubblicana ai tempi di Scipione e di Cartagine. Tante novità a ottant'anni compiuti. Una novità antica di duemila anni che Corti chiama «quella possibilità di fronte a sé».

    IL PRIMO DOCUMENTO SUGLI ANNI "FORMIDABILI"
    Nell'autunno del 1979 la comunità di Comunione e Liberazione in Università Cattolica, dove don Luigi Giussani teneva affollatissimi (si parla di migliaia e migliaia di studenti) corsi di teologia, rappresentava il più grande gruppo di Cl in Italia. Contava circa 1200 aderenti ed era guidato dall'autore del libro qui sopra segnalato e fortemente voluto dal drammaturgo Giovanni Testori, che ne curò la prefazione. Il volume (che in realtà fu scritto in collaborazione con decine di studenti della Cattolica che raccolsero un'ampia mole di materiale d'epoca, l'autore si limitò a "cucire" e a ordinare) offre la prima documentazione storica "controcorrente" sugli anni della contestazione. Edito da Rizzoli nel 1982, non fu mai ristampato benché sia andato esaurito in pochi mesi. Dopo questo libro, per trovare la prima opera "revisionista" rispetto ai tanto mitizzati anni della contestazione, bisogna arrivare al 1991, quando Michele Brambilla, ex giornalista del «Corriere della Sera», pubblica per le edizioni Ares «L'eskimo in redazione».

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  2. #2
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    Predefinito E' incredibile. ma siamo sempre alla reazione viscerale

    E' incredibile. ma siamo sempre alla reazione viscerale.

    Tu sussurri il nome di Dossetti e subito la pancia cattolico-reazionaria esce allo scoperto


    ed io avevo solo postato il testamento spirituale del presbitero cristiano Don Giuseppe Dossetti...


    E tocchi con mano un odio totale,immenso da parte dei suoi fratelli di fede8(a questo punto presunti...) verso Don Giuseppe.... Che tristezza...

    Ma un pò di rossore in volto...no ,,,eh...no...Che tristezza

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    Padre lei mi sembra persona con grossi problemi sessuali .

  4. #4
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    Predefinito Hai toppato

    Citazione Originariamente Scritto da apoliticos
    Padre lei mi sembra persona con grossi problemi sessuali .

    Si hai toppato...

    In altro 3d ho fatto perfino outing dell'essere presbitero uxorato eterosessuale felicemente praticante per il piacere umano e cristiano di praticare.....

  5. #5
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    insisto nel mio dubbio

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da giovannipresbit
    Si hai toppato...

    In altro 3d ho fatto perfino outing dell'essere presbitero uxorato eterosessuale felicemente praticante per il piacere umano e cristiano di praticare.....

    avere a che fare coi tradimenti di una moglie e occuparsi contemporaneamente di catechesi e liturgia, mi sembra una cosa assurda .

  7. #7
    presbitero cristiano ortodosso
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    Citazione Originariamente Scritto da apoliticos
    insisto nel mio dubbio
    e contuinui a toppare....

    E poi ti rifugi sul personale e sul privato cioè sulla calunnia e sull'insulto


    La verità è altra. prima cibrium e poi io abbiamo toccato corde sensibili della pancia cattolico-reazionaria e sei andato in tilt....

    Allora guarda ti faccio l'elenco dei tuoi incubi

    Lazzati,Dossetti,Scoppola, Adriano Ossicini,La Valle, Maritain,La PirA,Bachelet,Prodi, Ardigò,Mounier, Moro, Lidia Menapace,,Helder Camara,Ernesto Cardenal,De Mita,Franco Rodano,Franco Tatò,Mons Luigi Bettazzi,Mons Tonino Bello,....bastano....è già arrivata l'allergia alla pelle?


    E tieni sempre conto che non sono più romano-cattolico


    Ed io stasera non ho sonno

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da apoliticos
    avere a che fare coi tradimenti di una moglie e occuparsi contemporaneamente di catechesi e liturgia, mi sembra una cosa assurda .
    Guarda che non hai letto bene.non mi occcupavo dei tradimenti di una moglie,ma dicevo in quel 3d che come padre spirituale di alcuni e di alcune ho da annunciare misericordia sempre e poi -ma guarda caso- l'esempio che portavo era relativo al tradimento maschile

    O non sai leggere o le donne per te sono sempre puttane...la pancia razionaria...la pamcia reazionaria...

  9. #9
    Estremismo Turoldo-Dossettiano
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    Luigi Amicone...si' aspettiamo anche Baget Bozzo...

    Il problema di voi ciellini e' che mettete la politica al di sopra della CHIESA, UNA, SANTA, CATTOLICA, APOSTOLICA, ROMANA.

    Politica caritas est titolava poco tempo fa la vostra rivista...
    Beh la politica che viene elogiata nei vostri dibattiti non parla mai di etica, tantomeno puo' arrogarsi escludendo questo mattone di fare da moralizzatrice.

    Apostolicos, hai bisogno di un'overdose di scritti del Cardinale Carlo Maria Martini, provaci tra una strimpellata e l'altra di Claudio Chieffo e se vai al meeting tra un'ovazione a Formigoni ed un tripudio al Berlusca leggiti qualche poesia di padre Turoldo.

    Buona notta e buoni incubi...magari pensa al professor Riccardi che ha sempre piu' spazio su Raiuno!

  10. #10
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