Il Labour inglese insegna: rete unica, authority forte e mercato libero per tutti
di LAZZARO PIETRAGNOLI LONDRA

La liberalizzazione dei servizi e la privatizzazione delle industrie nazionali sono una delle maggiori eredità che il governo di Margaret Thatcher ha lasciato alla Gran Bretagna; una eredità di cui il New Labour ha saputo avvalersi e che ha saputo far fruttare al meglio.
L’approccio ideologico è completamente diverso, in quanto i conservatori volevano ridurre il ruolo dello stato nel campo economico e lasciare che il mercato si autoregolasse, mentre nella visione di Tony Blair, la liberalizzazione dei servizi serve a rispondere al meglio alle esigenze degli utenti. Per questo, pur non avendo abolito le riforme volute dalla “lady di ferro”, il governo laburista ha introdotto alcune innovazioni che ne cambiano radicalmente l’impostazione e garantiscono una verifica molto rigorosa sulla qualità dei servizi offerti, con l’istituzione di apposite agenzie di regolazione e di controllo.
Le liberalizzazioni della Thatcher iniziarono a metà degli anni ’80, con l’apertura ad operatori privati del mercato delle comunicazioni e proseguirono in altri settori strategici come quello dei trasporti e dell’energia. La volontà politica nascosta dietro al disegno, comunque, era quella di privatizzare le grandi imprese nazionali per introdurre elementi di competitività ed efficienza nella gestione dei colossi pubblici e per rimpinguare le casse dello stato.
Con l’esclusione delle ferrovie e dei trasporti pubblici locali, dove il ricorso a gare e bandi per l’affidamento dei servizi è pratica comune fin dai primi anni ’90, le innovazioni legislative che davvero permettono una maggiore concorrenza nella gestione dei servizi sono tutte figlie del New Labour. Così come è una innovazione laburista l’introduzione di agenzie nazionali per il controllo e la gestione dei servizi, specificatamente costruite per garantire che l’ultima parola sulla qualità e sui prezzi rimanga pubblica.
L’approccio laburista, comunque, è improntato ad una visione particolarmente liberista: nel campo dell’energia, ad esempio, la produzione e la fornitura di gas ed elettricità, tanto per fi- nalità domestiche quanto per finalità industriali, è libera e qualsiasi azienda privata può agire sul mercato a patto che rispetti determinate regole stabilite dall’autorità competente. Le reti di distribuzione sono rimaste di proprietà e gestione pubblica, ma solamente per evitare la proliferazione di cavi e tubi nel sottosuolo, e il loro utilizzo da parte di aziende terze è fortemente incentivato dalla legge: per quanto possibile, il loro utilizzo viene concesso a tutte le aziende che ne facciano richiesta e, solo quando le domande sono in soprannumero, si ricorre ad un bando per stabilire un ordine di priorità nell’accesso alla rete.
Ofgem è l’autorità unica di regolazione e di controllo del mercato dell’energia: il suo specifico obiettivo è quello di verificare che sia rispettato il piano energetico nazionale, di regolare l’accesso alle reti e di garantire che l’offerta dei servizi avvenga in un regime di competizione tra diverse aziende, in modo che all’utente venga data sempre ampia possibilità di scelta. Nonostante le recenti fusioni aziendali, in ogni regione della Gran Bretagna è ancora possibile scegliere in media tra sei differenti fornitori nazionali e un paio di piccoli fornitori locali: questo ha ovviamente portato ad un abbassamento dei prezzi e ad una continua competizione per adeguare i servizi offerti alle aspettative degli utenti.
Anche nel campo delle telecomunicazioni, la liberalizzazione dei servizi ha apportato notevoli vantaggi per i consumatori: nonostante British Telecom detenga ancora il monopolio nella gestione della rete (che ha comunque ottenuto tramite una gara di affido) ogni cittadino è libero di scegliere l’operatore di servizio che preferisce e la legge gli garantisce di mantenere lo stesso numero telefonico anche quando cambia gestore. La conseguenza, data soprattutto la grande diversificazione socio-culturale della Gran Bretagna, è stata il fiorire di piccole aziende fortemente specializzate in determinati tipi di servizi (ad esempio telefonate intercontinentali, o verso un determinato paese) a prezzi fortemente concorrenziali, con enormi benefici economici e di qualità del servizio per gli utenti.