Alessandro Ferrucci per l’Unità

Servizio pubblico o feudo? Le dimissioni del CdR di Rai Sport, in aperta polemica con il direttore Fabrizio Maffei, ha sollevato un coro di solidarietà con il sindacato e di aperta condanna (o rottura) con la direzione da parte di tutti i comitati di redazione della tv di
Stato. «Solidarietà ai colleghi di Rai Sport per l’intollerabile rappresaglia del direttore Fabrizio Maffei. - scrivono i CdR - Siamo di fronte a una inaccettabile epurazione delle voci critiche che si sono coraggiosamente levate anche per chiedere il rispetto delle regole deontologiche nel quadro dello scandalo del calcio». E inoltre chiedono che «finisca subito la stagione dell’arbitrio e dei poteri assoluti dei direttori che hanno operato e operano sulla base di logiche di appartenenza, in totale mancanza di trasparenza». Termini duri che condannano la direzione di Rai Sport.


(Fabrizio Maffei - Foto U.Pizzi)


«Con il direttore i rapporti sono sempre stati nulli - racconta Massimo Angeletti, rappresentante del CdR sportivo -, nonostante l’azienda abbia tentato di conciliare. Il problema è che sono portatori di una cultura che non prevede il dialogo. Io, ad esempio, mi occupo di Motomondiale e guarda caso, due giorni dopo un mio comunicato dove davo degli incapaci alla direzione, non sono più stato inviato sui circuiti. Il bello è che nessuno mi ha dato delle spiegazioni, solo un “tramite” ha confermato che il direttore era scocciato dalle critiche».

Critiche che sono costate care anche agli altri due componenti del CdR: Varriale è fuori dalla Nazionale, e De Luise è l’unico della sua redazione a non venir mai inviato. Sindacato che secondo Francesca Sanipoli, paga anche le battaglie intraprese per «il mio caso di dequalificazione professionale dove sono stati costretti ad andare in paritetica (commissione composta da rappresentanti dell’azienda e del sindacato, ndr) a causa dei silenzi della direzione. Gesto che non è piaciuto molto a Maffei, come lui stesso mi ha confermato».

Il problema, però, non è solo quello della aperta gestione personale di Rai Sport, ma anche del prodotto offerto agli abbonati. Che Roberto Natale, segretario dell’Usigrai e Nino Rizzo Nervo, uno dei tre saggi incaricato a maggio dal CdA di valutare la situazione dello sport, giudicano scarso. «Voglio far notare - conferma Natale - che la direzione non ha mai proposto programmi di approfondimento sociale economico e di costume come poteva accadere per Moggiopoli. Stiamo continuando a lasciare spazio alla concorrenza e depauperando il ruolo della Rai».


(Nino Rizzo Nervo con Ennio Remondino - Foto U.Pizzi)


Stesso giudizio di Rizzo Nervo: «Dai nostri studi emerge che i maggiori successi dei programmi sportivi di approfondimento arrivano da idee realizzate dalle reti e non dalla testata sportiva come per Sfide e Quelli che il Calcio. Tutto questo, associato a un atteggiamento di una direzione in crisi che non è in grado di rapportarsi e gestire una redazione, dà, come risultato, la necessità di un azzeramento dei vertici».


Dagospia 07 Agosto 2006