Da Repubblica.it:
La vittima è stata sgozzata e trovata da un altro connazionale
Avevano continui diverbi su politica e religione. L'uomo si è costituito
Ostia, pakistano uccide un connazionale
"Non era un buon musulmano"
OSTIA - Lo ha massacrato e ucciso: prima i colpi, poi l'acqua calda, infine un laccio al collo e lo sgozzamento. Tutto per una divergenza di idee religiose. "Gli imam sono troppo intransigenti". "Sbagli, sono come angeli". Poi il raptus omicida. E' accaduto a Ostia ieri mattina e i protagonisti sono due pakistani - venditori ambulanti - che condividevano con altri connazionali la stessa stanza nel centro socioabitativo sul lungomare.
Ieri sera, intorno alle 23, Hussan Munawar, quarantanovenne, si è presentato ai carabinieri della compagnia di Ostia confessando l'omicidio di Ali Akber, 43 anni, trovato sgozzato. E' bastato poco perché crollasse ripetendo sempre la stessa frase: "Gli imam sono come angeli". L'omicida ha in seguito raccontato dei continui scontri con la vittima per questioni religiose e politiche, ma anche di presunte minacce ricevute da Akber.
Entrambi una famiglia in Pakistan, entrambi il permesso di soggiorno valido, ma una vita di paura e disagio sociale, dissapori mai sepolti, fino alle estreme conseguenze: ieri mattina Hussan ha avuto l'ultimo scontro verbale con Akber. Poi ha aggredito il connazionale colpendolo prima con violente sprangate al torace e alla testa, con la mazza utilizzata per aprire le noci di cocco, e da getti di acqua calda, infine gli ha stretto un laccio al collo e lo ha sgozzato con un coltello da cucina.
Riacquistata la calma, Hussan si è cambiato i pantaloni sporchi di sangue e ha tentato di fuggire in autobus: Fiumicino, Fregene e poi Roma. Solo in serata ha deciso di rientrare ad Ostia e consegnarsi alla polizia, continuando a sillabare la sua unica spiegazione: "Gli imam sono come angeli".
(7 agosto 2006)


Rispondi Citando


