ARBITRI E CALCIOPOLI: PER LUI PALAZZI AVEVA CHIESTO LA RADIAZIONE. IL PROSCIOGLIMENTO DELLA CAF HA POSTO FINE A UN INCUBO
Bertini: ho passato tre mesi devastanti
chi doveva difendermi era compromesso
«La nostra unica colpa è stata di arbitrare nelle gare sbagliate. Categoria uscita con le ossa rotte»
12/8/2006
di Massimiliano Nerozzi
L'arbitro Paolo Bertini
Speciale Crisi Calcio
«Noi siamo stati solo gli arbitri nelle partite sbagliate. E per chi, come me, ci è finito dentro, è stata un po' come una lotteria. C'erano 100.000 telefonate: forse, dovevano essere presi in considerazione nove mesi di intercettazioni». Paolo Bertini, 42 anni, promotore finanziario di Arezzo, arbitro internazionale, parla da sopravvissuto alla tempesta, dopo tre mesi «devastanti», trattato «come uno di quelli che aveva distrutto il calcio». E' finito «prosciolto» già dalla Caf. Scusi tanto, ci siamo sbagliati. Dopo che il procuratore federale Stefano Palazzi aveva chiesto cinque anni di inibizione con radiazione. Cioè: puoi fischiare ai giardinetti.
Paolo Bertini il suo nome finisce dentro Calciopoli da subito: il 12 maggio l'invito a comparire della Procura di Napoli, il 18 la sospensione cautelativa dell'Aia, fino alla richiesta di Palazzi. Poi l'assoluzione, il 14 luglio. Che film è stato?
«Sono stati tre mesi devastanti, nei quali ho provato una grande sofferenza. Uno legge sul giornale quelle cose e rivede tutta la propria vita davanti. Ti chiedi: "Ma come faccio a c'entrare con queste cose?". Invece ti ci trovi in mezzo».
Beh, diverse intercettazioni parevano piuttosto chiare.
«Ma non è stata fatta alcun tipo di distinzione, tra le varie posizioni, le varie persone. E tanti sono stati male: le mogli, le figlie, in lacrime. Trattati come quelli che avevano distrutto il calcio».
Siete stati lasciati soli?
«Ci hanno lasciato soli? E chi ci poteva tutelare? Chi avrebbe dovuto farlo era più coinvolto di noi. La verità è che la struttura ha fallito, dal punto di vista dell'organizzazione».
Molti suoi colleghi sostengono che la classe arbitrale è uscita bene. Per le sentenze è sostanzialmente vero.
«Ma non scherziamo. La classe arbitrale è uscita con le ossa rotte da questi tre mesi. I designatori erano arbitri. O no?».
Di quelli che fischiavano, per ora, sono stati condannati solo De Santis e Paparesta.
«Diciamo che sono usciti puliti gli arbitri che andavano in campo».
Pulito. Ma umore e voglia sotto i tacchi. O No?
«A smettere ci ho pensato. Ho riflettuto che il gioco non valesse la candela».
Al suo livello c'è pure un discreto riscontro economico.
«Se lo facessi per i soldi, non ne varrebbe la pena. Fortunatamente sono uno di quelli che non ha mollato tutto. Mangio anche senza l'arbitraggio».
Allora?
«Avevo dubbi anche prima di venire qui a Sportilia, e sapevo che non ero al meglio. Ma in questi nove giorni mi sono ricaricato le pile. E la passione c'è».
C'è anche gente diversa sul ponte di comando.
«All'inizio, Agnolin ci ha fatto un discorso molto franco: ci ha detto di aspettare i provvedimenti definitivi. E Tedeschi è una persona che merita di ricoprire il ruolo che gli hanno dato».
C'è qualcosa che non funziona: se il campionato 2004/05 fu falsato, com'è che praticamente tutti gli arbitri sono stati assolti?
«Chi è stato coinvolto lo è stato per coincidenza. Come fosse una lotteria. Dico solo che ciascun arbitro parlava almeno quattro volte a settimana con i designatori. Possibile non ci sia una telefonata giudicata compromettente? Noi siamo stati gli arbitri nelle partite sbagliate».
Non c'erano tracce, c'erano e non sono state individuate o siete stati scelti voi?
«C'erano 100.000 telefonate. Forse dovevano essere presi in considerazione 9 mesi di intercettazioni
Lei che idea s'è fatto?
«Ce l'ho, un’idea, ma come sono andate le cose devono dirlo la magistratura ordinaria e la procura».
E' pronto a tornare nell'arena? A ogni fischio c'erano cattivi pensieri prima, figuriamoci adesso.
«Cercherò solo di arbitrare al meglio, con meno errori possibili. Come ha detto Farina, è l'unico modo per riprenderci la credibilità. Il resto non mi interessa, di quello che potranno dire. Ormai sono schermato».




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