Non è reato non fermarsi all'alt
La Cassazione: «Solo violazione codice della strada». Annullata condanna penale a motociclista palermitano
ROMA - Scatta solo la multa per violazione al codice della strada, e non la condanna penale per «inosservanza ai provvedimenti dell'autorità», nei confronti di chi - alla guida di una macchina o di una moto - non si ferma all'alt intimato dalle forze dell'ordine. Lo sottolinea la Cassazione che ha annullato senza rinvio la condanna inflitta dal Tribunale di Palermo - il cinque aprile 2004 - nei confronti di Marco C., un motociclista che, procedendo a velocità molto sostenuta, non si era fermato davanti alla paletta rossa dei carabinieri. Inizialmente il centauro era stato processato con l'originaria imputazione di «resistenza a pubblico ufficiale», poi tramutata in «inosservanza ai provvedimenti dell'autorità» (art. 650 cp), reato per il quale era stato condannato. Il suo avvocato, però, ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che il verdetto andava annullato «per violazione di legge in quanto nel caso di specie non è applicabile l'art. 650 cp, che ha natura sussidiaria, bensì la violazione amministrativa prevista dall'art. 192 del codice della strada». La Suprema Corte gli ha dato ragione. L'annullamento del verdetto era stato chiesto anche dal Sostituto procuratore generale Santi Consolo.
Protestano i sindacati di polizia: «Questo è solo l'ennesimo episodio che determina una situazione assolutamente controproducente nei confronti del nostro lavoro -ha dichiarato il segretario nazionale del Coisp, Coordinamento per l'indipendenza sindacale delle Forze di Polizia, Domenico Pianese- Stiamo assistendo già da qualche mese a dei provvedimenti che non lasciano prevedere un futuro roseo per le Forze di Polizia». «Dopo la nomina di D'Elia a segretario della Camera e l'indulto, di cui stiamo già patendo le conseguenze - ha aggiunto Pianese - questa sentenza sembra la logica prosecuzione di un percorso che sentiamo assolutamente di non condividere. Ci ritroviamo con sempre minori certezze e una vicinanza sempre più ridotta rispetto alle istituzioni. Siamo, pertanto, fortemente critici verso questa sentenza che è sintomo di una condizione più generale di scarsa attenzione nei riguardi del lavoro delle forze dell'ordine».
05 agosto 2006




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