Fratelli e compagni, con questo 3d di discussione ho l'intenzione (a cui stavo pensando da un pò di tempo) di postare qui il memoriale difensivo di Abdullah Ocalan, guerrigliero e compagno del PKK kurdo, catturato dalla Turchia con il complice ruolo dell'Italia che lo ha consegnato sostanzialmente nelle mani del governo di Ankara famoso per la sua totale assenza di alcuna forma di diritto e di tutela dei prigionieri ed in special modo dei prigionieri politici.
Data la lunghezza del documento stesso ho deciso di postarne un paragrafo per volta nei prossimi giorni per dar modo a tutti quanti di poterlo leggere con calma. Ocalan in questo documento palra di democrazia, della rivoluzione della società kurda e non solo, del ruolo della donna, del futuro del Kurdistan e del PKK stesso.
Vuole essere un omaggio a quello che è diventato una sorta di fantasma scomparso nei meandri delle galere dell'oppressore turco e un occasione di discussione sull'Ocalan pensiero.
iniziativa italiana
libertà per ocalan – pace in kurdistan
Il terzo dominio
DI ABDULLAH OCALAN
Estratti ragionati del memoriale difensivo presentato alla Corte Europea per i diritti uman
Indice
Introduzione
Democratizzazione: la strada per una nuova forma di civiltà?
Sulla democrazia
Il ruolo della forza nella storia
Sulla legittima difesa
La teoria del terzo dominio
La società civile – Un nuovo modello per il Medioriente
Creazione e sviluppo del Diritto
La parte giocata dal diritto nella soluzione dei problemi sociali
Stato, religione e società – L’esempio sumerico
Patriarcato – La schiavitù della donna
Problemi di metodo e responsabilità degli intellettuali
L’attuale crisi di civiltà
La dimensione umana della crisi
Critica al socialismo reale
Il socialismo può diventare la forma alternativa di civiltà?
Dogmatismo e individualismo
Le implicazioni della lotta di genere
Appendici
Abdullah Ocalan – Cenni biografici
Sulle condizioni detentive di Abdullah Ocalan
KHRP – comunicato stampa su sentenza CEDU
Iniziativa Italiana “Libertà per Ocalan – pace in Kurdistan”
Introduzione
Il memoriale difensivo che Ocalan presentò al suo grottesco processo nel tribunale dell’isola di Imrali includeva idee per la soluzione pacifica del conflitto nell’ambito dei confini della Turchia (pubblicato in inglese con il titolo “Declaration on the democratic solution of the Kurdish question”, ISBN 3-931885-18-6). Queste idee si basavano sul concetto di democratizzazione universale in opposizione a quelle di autonomia nazionale. A guardarsi indietro Ocalan intendeva le sue dichiarazioni come un appello a smorzare gli animi di una situazione per cui il suo rapimento, risultato dalla partecipazione di USA e stati europei << ha offerto un pacco regalo allo sciovinismo, che raggiunse così un livello di isteria; un pacchetto gettato nell’arena del XX secolo, come se fosse stato uno spettacolo romano, quando si davano le persone in pasto ai leoni>>.
Ma i due volumi difensivi sottoposti invece alla Corte europea per i diritti dell’uomo non erano più solo indirizzati all’opinione pubblica turca. Egli ha elaborato le sue idee precedenti attraverso un’analisi generale della civilizzazione. Una tale analisi è risultata obbligatoria per comprendere sia la sua apprensione che in maniera allargata la questione kurda. << a causa del fatto che le circostanze che hanno portato al mio arresto e le forze che lo hanno realizzato, erano in collegamento con le potenze dominanti della civilizzazione moderna, è chiaro che la mia difesa andava così presentata […] ho fatto uso del mio diritto alla difesa sentendo come mio obbligo quello di far uso della piattaforma legale, per quello che ritengo sia la Corte Europea per i Diritti Umani, per poter dire cose che […] dovevano essere dette al mondo a nome del popolo kurdo>>.
Quello che Ocalan ha da dire non riguarda tanto un calcolo pragmatico relativo al bilancio di forze fra coloro che sono coinvolti nel conflitto, ma invece connesso al corso della storia del mondo. Fin dal suo inizio il movimento si è concentrato a voler rompere lo status quo del Medioriente – anche al tempo in cui non erano altro che una manciata di studenti kurdi e turchi ad Ankara che ruotavano attorno alle idee di Abdullah Ocalan nella metà degli anni settanta. Il loro obiettivo era quello dell’unione socialista del Medioriente e il primo passo verso l’unione era porre fine all’oppressione dei kurdi nei quattro paesi. Per Kemal Pir, co-fondatore del PKK, era quindi chiaro che “la rivoluzione in Turchia passava per il Kurdistan” .
Il crollo del “real-socialismo” è stato la prova che l’obiettivo sarebbe stato raggiunto al di là del dogma dei due blocchi e senza un prospettiva utopica di un mondo rivoluzionario. Non di meno, il fatto che ci sia stato un Nuovo Ordine Mondiale non ha spinto il PKK ad abbandonare l’obiettivo originario, ma l’ha circoscritto ai diritti culturali ed identitari dei kurdi all’interno della comunità degli stati nel Medio Oriente. Quello di cui Ocalan effettivamente si preoccupa è che i confini politici degli stati mediorientali restino inalterati mentre venga radicalmente cambiato il senso delle politiche che delimitano.
Nonostante tutte le limitazioni arbitrarie che gli sono state imposte, Ocalan è stato capace di terminare i due volumi intitolati “Dallo stato clericale sumero alla civilizzazione democratica” in lingua originale turca appena prima che si verificasse la tragedia che ha innescato una catena di eventi che ha reso le sue tesi ancora più attuali e più indispensabili che mai: l’11 settembre. La parte restante del vecchio sistema mondiale è stato scosso da un evento devastante e scioccante che ha innescato una nuova e più intensa fase nella lottta per un nuovo sistema internazionale. Quando il 4 aprile 2002 è stato fondato il KADEK si è discusso di come collegare le tesi di Ocalan con ciò che stava accadendo nel mondo dopo che le Torri Gemelle caddero. Quando gli USA dichiararono la terza guerra mondiale, questo significò principalmente e particolarmente che da quel momento in poi tutte le regole legali internazionali e i criteri comunemente accettati avevano perso la loro validità e le relazioni internazionali sarebbero state ancora una volta determinate da disastri e guerre. Da questa guerra sarebbero emerse nuove regole, nuove forme di relazioni e un nuovo sistema e coloro che lo avrebbero condotto ne chiarirono la durata. È un dato di fatto, che tutte le regioni del mondo che precedentemente si trovavano sotto l’influenza del sistema sovietico in qualche modo sono passati per estesi processi di cambiamento nella prima decade dopo la sua caduta. Questi processi spesso hanno significato un ri-orientamento politico, economico ed ideologico totale, nel corso dei quali alcuni dei vecchi stati si sono dissolti ed altri si sono formati ex novo e le strutture sociali sono drasticamente cambiate. Con l’esistenza dell’Unione Sovietica a livello mondiale, tutti i problemi relativi al conflitto USA-URSS fra le potenze occidentali sono stati delegati alla leadership USA che se ne è occupata. Cercando di risolvere questi problemi il sistema ha dovuto cambiare. Gli eventi recenti hanno illustrato come delle piccole fessure possano diventare delle crepe che possono approfondirsi e colpire irrevocabilmente il funzionamento delle istituzioni internazionali. Soltanto perché la parte orientale del sistema del XX secolo si è dissolta ed è cambiata negli ultimi dieci anni, adesso più o meno si può prevedere che la parte occidentale del sistema verrà attraversata da cambiamenti simili nei prossimi dieci, quindici anni. Già da adesso è prevedibile che né la NATO, né l’UE, tanto meno l’ONU saranno più le stesse. Senza tenere conto di chi ha commesso le atrocità dell’11 settembre o di quali fossero le intenzioni, anche questa è stata una lezione dalla quale imparare.
Il sistema internazionale del XX secolo emergeva dal caos prodotto dalla Prima Guerra Mondiale, che da parte sua era un’eruzione di conflitti fra potenze europee rivali circa le loro questioni di dominazione per stabilire l’ordine universale della civiltà capitalista. Per la prima volta ci fu un sistema che veramente coinvolgeva tutto il mondo e controllato da certi centri politico-economici. Due eventi epocali catalizzati dalla Prima Guerra Mondiale furono l’instaurarsi dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche e il crollo dell’Impero Ottomano, permettendo a molti stati europei di instaurare per la prima volta una loro dominazione diretta del Medioriente. La Seconda Guerra Mondiale con i suoi indimenticabili orrori non ha cambiato di molto quella sistemazione di base. Considerando la correlazione storica, forse ci sorprende che la prima guerra che ha seguito il crollo dell’Unione Sovietica sia stata la Guerra del Golfo in Iraq nei primi anni Novanta? Parlare della Terza Guerra Mondiale significa fondamentalmente che il suddetto status quo sia ormai spezzato e supponendo di creare un nuovo ordine. Finché la violenza sarà ancora intesa come strumento di risoluzione dei problemi del vecchio sistema, una delle ragioni per cui l’Iraq è stato indicato come punto critico è che la sua struttura presente pone un ostacolo ad ogni tentativo di affrontare il conflitto arabo-israeliano e la questione kurda nel modo che gli USA intendono.
Avendo detto che un assesto sobrio della corsa al Medioriente si rivelerà che questo è un conflitto che si esprime per un aspetto come conflitto tra il vecchio status quo, i vari regimi autarchici (Iraq e Siria), oligarchici (Turchia ed Egitto) e monarchici (Arabia Saudita, Giordania, ecc) della regione e i concetti divergenti della trasformazione. Per un altro aspetto il conflitto si esprime come uno fra quelli che intendono il cambiamento come processo, secondo i ristretti interessi e piani egemonici e quelli che si battono per il cambiamento democratico e l’unità fra i popoli della regione. In altre parole, la configurazione presente del conflitto nel Medioriente è sia una lotta fra la predominanza del capitale internazionale e l’aspirazione dei popoli a vivere in libertà e dignità, sia uno fra i nazionalismi locali e i progetti di pace e democratizzazione.
Nella sua opera Ocalan ha tracciato questo schema dialettico intricato tendendo più generalmente alla recente storia mondiale: << In questa struttura la contraddizione si sviluppa tra i possessori sciovinisti dello stato nazione, trasformatisi in una tribù moderna, ed i rappresentanti cosmopoliti del capitale finanziario internazionale, da un lato, e tra tutti i popoli e queste due forze dall’altro. Mentre le forze dello stato nazione rivolte verso l’interno privano il loro stesso popolo della democrazia moderna e degli effetti arricchenti dello sviluppo tecnologico, allo stesso tempo entrano in conflitto con il capitale finanziario internazionale sulla questione della globalizzazione, ed in entrambi i casi svolgono un ruolo reazionario. Lo stato nazione può anche usare gli slogan di indipendenza nazionale, che forse ebbero una limitata funzione progressista contro l’imperialismo dei vecchi tempi, però in effetti esso è diventato uno strumento di sfruttamento per il sistema sopranazionale, dato che gli elementi obiettivi del passato a cui fa riferimento non esistono più. Quando messi con le spalle al muro, questi regimi possono diventare remissivi e più pericolosi di prima, in cambio di poche briciole. La ricostituzione del nuovo regime tra l’imperialismo del capitale finanziario ed i rappresentanti nazionali collaboratori ha luogo in questa struttura.>>
Questa analisi implica che il progresso delle forze civili, che si battono per la giustizia e la democrazia, dovrebbe prendere un’istanza chiara a seconda degli interessi dei popoli della regione.
Una volta che applichiamo il principio << pensa globalmente, agisci localmente >> vedremo che i kurdi saranno seriamente avvisati per arrivare al raggiungimento di alcuni progetti dietro i quali saranno in grado di realizzarsi. La soluzione elaborata da Ocalan nel contesto dell’Unione democratica del Medioriente, prevede che gli stati e le società vivranno attraverso la democratizzazione nella prospettiva di confluire in un’entità confederazionale. Circa e su questioni di strategia generali della democratizzazione come l’uguaglianza di genere, la giustizia sociale, la tutela dei diritti umani, la decentralizzazione e la devoluzione, ci sono invece specifici temi di cui Ocalan discute: la pace arabo-israeliana, la democratizzazione delle forme di governo islamiche per esempio in Iran, stabilire il pluralismo culturale e politico in Siria e la democratizzazione della Turchia per la soluzione del suo problema kurdo, con tutto ciò ci chiede principalmente a che cosa possono contribuire i kurdi. Il conflitto kurdo, al di là di una sua fine, è comunque visto come un ostacolo di fronte al progresso e allo sviluppo del Medioriente e la sua soluzione come un contributo alla richiesta di diritti e libertà di tutte le altre nazioni e minoranze della regione, come un tutt’uno.
A luta continua