BAGHDAD - Bastonati a morte, uccisi con un colpo di pistola alla nuca, strangolati: storie quotidiane a Baghdad, dove il mese scorso sono stati piu' di 1.800 i cadaveri trasportati nell'obitorio cittadino, in 9 casi su 10 in conseguenza di violenze.

Cifre che fanno paura, anche in Iraq. L'attentato che in febbraio distrusse il mausoleo sciita di Samarra e innesco' una nuova ondata di rese dei conti settarie e' il simbolo di una maledizione per la capitale: cuore multiconfessionale del Paese, dove ogni mese le ''vendette'' sono sempre di piu'.

Oggi, i responsabili dell'obitorio hanno indicato una media di 60 ''nuovi arrivi'' al giorno. Secondo il dottor Abdul Razzaq al-Obaidi, circa il 90 per cento dei decessi e' dovuto a violenze. ''Nella maggior parte dei casi - ha detto il responsabile - sul cranio dei cadaveri sono visibili fori provocati da colpi di arma da fuoco. Alcune delle vittime sono state strangolate, altre uccise a bastonate''.

Questi dati testimoniano una crescita delle violenze a Baghdad, anche rispetto al periodo immediatamente successivo all'attentato esplosivo di Samarra. A luglio i cadaveri trasportati nell'obitorio sono stati 1.815, a fronte di ''soli'' 1.595 nel mese precedente. Il peggioramento delle condizioni di sicurezza, d'altra parte, e' in linea con quanto accade nel resto del Paese: secondo un rapporto pubblicato dalle Nazioni Unite, tra maggio e giugno i civili uccisi sono stati quasi 6.000. Mentre nel suo conteggio quotidiano delle vittime irachene a partire dall'inizio dell'offensiva americana nel marzo 2003, l'Ong angloamericana Iraqi Body Count e' arrivata ad una cifra superiore ai 40.000.

Su questo sfondo, esternazioni circa la ''natura'' dell' inferno iracheno. Alcuni giorni fa, in un telegramma inviato al premier Tony Blair l'ambasciatore britannico a Baghdad ha formulato una cupa profezia. Secondo William Patey, in procinto di abbandonare il suo incarico in Iraq, ''a questo stadio una guerra civile di debole intensita' e una divisione di fatto del Paese e' piu' probabile di una transizione riuscita e sostanziale verso una democrazia stabile''.

Un'analisi forse condivisa dal generale John Abizaid, comandante supremo delle forze Usa in Iraq. ''Il livello della violenza e' il peggiore mai visto'' ha detto di recente l'alto ufficiale in un audizione di fronte al Congresso americano, sottolineando il rischio che nuove vendette spingano l'Iraq ''verso la guerra civile''.

Per allontanare questo spettro, i comandi Usa hanno deciso il trasferimento nella capitale di 3.500 militari in precedenza stanziati nel nord a maggioranza curda. Una scelta, questa, in linea con gli orientamenti di Nuri al-Maliki: il premier iracheno convinto che la partita decisiva si giochi nella capitale, minacciata da ''squadroni della morte'' connotati in senso religioso.

L'intesa tra Washington e Baghdad che non esclude pero' contrasti. Proprio oggi il portavoce della Coalizione internazionale a guida americana, generale William Caldwell, ha dovuto difendere i comandi Usa: accusati dallo sciita al-Maliki per aver lanciato nei giorni scorsi una sanguinosa offensiva contro miliziani sciiti nel sobborgo di Sadr City.

Imboscate e attentati, comunque, sono proseguiti anche oggi. Uno dei piu' gravi si e' verificato nella capitale, dove il blitz di un commando armato nei pressi di una pescheria in un quartiere occidentale della citta' ha causato cinque morti e due feriti. A Baquba, una citta' 65 km a nord della capitale dove vivono sia sciiti che sunniti, un missile ha centrato nella notte una palazzina di tre piani: il bilancio e' di cinque persone e una ventina di feriti.

E' stata un'ennesima giornata da incubo, insomma, nonostante l'arresto di quattro iracheni sospettati di esser coinvolti nel sequestro della giornalista statunitense Jill Carroll, rilasciata nel marzo scorso.

Una buona notizia che non ha potuto influenzare un sondaggio diffuso oggi dalla Cnn. Il numero degli americani che chiedono un ritiro immediato delle truppe Usa dall'Iraq - ha fatto sapere oggi l'emittente all-news - ha raggiunto la percentuale del 61 per cento. Dal 2003, l'anno della caduta del presidente Saddam Hussein, e' un record.