Maurizio Blondet
04/10/2006
STATI UNITI - Una buona parte di americani, ignorantissimi, misura il suo giudizio sul governo alla pompa di benzina.
Se il prezzo del gallone sale, considera il governo «cattivo».
Così per questi americani le politiche di Bush stavano diventando «cattive» perché le sue guerre contro il terrore globale nelle aree petrolifere del pianeta avevano fatto rincarare il greggio: fino a 78 dollari il barile.
Ma da qualche settimana, senza motivo apparente, il prezzo del barile è calato.
Non ai 23 dollari di prima delle disastrose avventure militari neocon, ma sui 60; e Bush è risalito un poco nei sondaggi.
E' stato avanzato il sospetto che il prezzo del greggio sia stato ribassato artificialmente, con manipolazioni, per aiutare Bush e il suo partito repubblicano nelle elezioni di novembre.
Adesso il sospetto è diventato certezza.
Come spiega il New York Times, è la Goldman Sachs a «manipolare silenziosamente al ribasso» il costo del petrolio. (1)
Infatti è la ben nota banca d’affari a «gestire» - ossia a manovrare - il più grosso indice delle materie prime, il GSCI (Goldman Sachs Commodity Index).
E da agosto, la nota banca che ha fra i suoi subordinati Prodi, Monti e Draghi, sta silenziosamente riducendo il «peso» (la proporzione) dei «futures» sulla benzina in quel suo indice.
E l’ha fatto sapere ai «mercati».
Altri cosiddetti investitori, ossia il gregge degli speculatori, si è affrettato a seguire il caprone-capo e si sono «alleggeriti».
Con un effetto-leva, tipico del mercato dei derivati, la Goldman ha ottenuto molto spendendo poco.
La manovra ha fatto qualche vittima illustre.
Il fondo super-speculativo Amaranth, che aveva scommesso forte sul rincaro del gas naturale, ha perso a settembre 6,5 miliardi di dollari (5,12 miliardi di euro), sta fallendo, e non dà seguito alle richieste di rimborso dei suoi clienti rovinati.
Amaranth ha creduto alla sua stessa propaganda liberista, ossia che i prezzi siano determinati spontaneamente dalla legge della domanda-offerta, ossia dalla mitica «mano invisibile del mercato».
Ma invece, esiste la «mano pesante» e visibilissima di Goldman Sachs, guidata da preferenze politiche: è la manona che governa i «mercati».
Così la benzina normale, che costituiva l’8,7 % dell’indice di Goldman Sachs al 30 giugno, è presente oggi nell’indice per solo il 2,3 %, ciò che rappresenta una svendita di 6 miliardi di dollari in contratti futuri.
Grazie a questa manovra, la benzina alla pompa è calata di 1,5-2 dollari il gallone.
La Goldman Sachs non ha dato alcuna spiegazione per il suo «alleggerimento»; solo, fa dire in giro che il ribasso del petrolio ha anche altre cause, come la stagione dei monsoni più mite del previsto che non ha interrotto le forniture, o la maggiore disponibilità della materia prima sul mercato.
Ma è lo stesso calo dei prezzi dovuto alla manipolazione finanziaria a produrre un’abbondanza improvvisa di greggio, dato che i detentori - che durante i rincari aspettano a vendere in attesa di ulteriori rincari - a prezzi calanti si precipitano a vendere per far fronte agli impegni e debiti, temendo ulteriori cali.
Ma non c’è bisogno di ricorrere a scuse.
Basta vedere l’uomo che George Bush ha nominato suo segretario al Tesoro, e che il Senato ha unanimemente confermato: Henry M. Paulson. Che, per il Tesoro, ha lasciato la poltrona di presidente e capo della direzione esecutiva di… indovinate? Goldman Sachs.
Il segretario del Tesoro americano Henry M. Paulson
La banca d’affari più ingombrante del mondo, in fondo, nel proteggere Bush protegge i suoi interessi stessi.
L’Amministrazione è parte della ditta, e su essa si stende la mano pesante di Goldman Sachs.
Particolarmente illuminante la data in cui l’ex presidente Paulson si è insediato al Tesoro americano: il 10 luglio.
Prima di quella data, l’indice delle materie prime Goldman Sachs era puntato, e faceva sapere in giro di credere a un rincaro degli energetici; poi, da agosto, il repentino alleggerimento che ha colto di sorpresa investitori, speculatori e clienti della stessa Goldman.
Che volete farci: è il libero mercato, ragazzi.
Naturalmente, l’efficacia della manipolazione è di breve respiro.
Dopo le elezioni di novembre, è facile immaginare verso quali vette schizzerà il prezzo del greggio e della benzina, dopo che il mercato assorbirà i miliardi di dollari di contratti «futures» sulla benzina di cui Goldman l’ha alluvionato.
E Goldman stessa potrà rifarsi di quel piccolo sacrificio fatto per amore di Bush e delle sue guerre, così utili al business.
Per quanto magari costosa, la fusione-acquisizione della ditta chiamata Casa Bianca presenta non pochi vantaggi per la banca d’affari.
Nel giugno scorso il New York Times ha rivelato che il Tesoro USA, con la scusa della guerra al terrorismo, aveva costretto la SWIFT, la grande, occulta e privata camera di compensazione interbancaria globale che ha sede in Belgio, ad aprire al potere americano tutte le «informazioni riservate» da questo richieste.
E ciò in violazione patente delle leggi europee.
Lo ha ammesso il 28 settembre scorso il primo ministro belga, censurando verbalmente la SWIFT. (2)
Ma questa continua a collaborare con le autorità USA e a fornire dati confidenziali in violazione del diritto belga ed europeo; una quarantina di cause per danni sono state presentate a Bruxelles, senza che la magistratura (indipendente, è chiaro) ne abbia accolto alcuna.
Tutto insabbiato.
Lo SWIFT (Society for Worldwide for Interbank Financial Telcommunication) serve tutte le banche del pianeta, e trasferisce velocemente tra esse in forma elettronica qualcosa come 5 mila miliardi di pagamenti e compensazioni in clearing.
I suoi clienti-banche sono sicuri della sua riservatezza totale; specie per i «conti non pubblicati» detenuti dallo SWIFT in cui circolano fondi bianchi, neri e grigi, di cui lo Swift risulta il maggior centro (legale) di riciclaggio.
Tutti i misteri passano di lì, che riguardino la società d’investimento di un trafficante colombiano, la broker company di un armatore di Panama, i fondi esteri di un dittatore asiatico o di politici italiani e loro amici-furbetti, o le operazioni bancarie di mercanti d’armi.
Tutti i segreti più oscuri sono lì.
Lo Swift, se volesse, potrebbe spiegare la morte di Calvi e di Edmon Safra l’israeliano ucciso a Montecarlo dalla sua guardia del corpo; nei suoi archivi elettronici ci sono le ragioni dello scandalo Ambrosiano e della BCCI, i segreti della P2 e delle Logge massoniche lussemburghesi, i dettagli dell’affare Sindona e dell’affare SASEA e chissà quant’altro.
Ma lo SWIFT, per statuto, mantiene i suoi segreti.
Non parla.
O almeno non parla a noi.
Parla, in violazione del segreto bancario, al Tesoro americano. Governato da un uomo della Goldman Sachs.
Per l’ebraica banca d’affari, una bella e preziosa fonte di informazioni riservatissime - utilissime per insider trading, affari, manipolazioni e ricatti - che il suo uomo al governo riesce a strappare con la scusa della guerra infinita al terrorismo.
Per forza la Goldman ha interesse che Bush non cada.
Maurizio Blondet
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Note
1) Heater Timmons, «Change in Goldman Sach’s index played role in gasoline price drop», New York Times, 30 settembre 2006.
2) «SWIFT: le Trésor état-unien au-dessus des lois européennes», Reseau Voltaire, 29 settembre 2006.
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