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    Predefinito Milingo si accorda con Brown scriveranno il nuovo «Codice»

    Milingo si accorda con Brown scriveranno il nuovo «Codice»

    di Andrea Tornielli

    Tratto da Il Giornale del 28 luglio 2006

    L’incontro segreto è avvenuto nel primo pomeriggio di domenica, in uno dei quartieri più lussuosi di Houston, in Texas.


    L’arcivescovo esorcista Emmanuel Milingo ha deciso di accettare la proposta degli emissari di Dan Brown e della Sony Pictures per collaborare con l’autore del Codice da Vinci alla stesura di un nuovo romanzo. E ha deciso pure di collaborare con la casa di produzione cinematografica per la realizzazione del film Angeli e demoni, tratto dall’omonimo romanzo di Brown e interamente ambientato in Vaticano.

    Dunque il prelato africano, dopo essere fuggito negli States, e dopo aver annunciato la sua volontà di riunirsi alla «moglie» Maria Sung e alla setta dei «moonies», sembra proprio intenzionato a fare da prezioso consulente al fortunato romanziere del Codice, noncurante del fatto che Brown sia considerato dalle autorità ecclesiastiche come il protagonista di uno degli attacchi più incisivi e devastanti contro la Chiesa cattolica lanciati negli ultimi anni.

    L’incontro tra il vescovo esorcista e i collaboratori di Dan Brown è avvenuto a Houston. Alle 14.30 di domenica scorsa, una giornata particolarmente afosa anche se interrotta da improvvisi piovaschi, monsignor Milingo è arrivato all’appuntamento a Westheimer Road, nell’esclusiva area commerciale chiamata «The Galleria», modellata sulla galleria milanese. Un quartiere lussuoso, dove si trovano alberghi, le migliori boutique e i più apprezzati ristoranti. Il vescovo africano è giunto a bordo di una Ford Winstar color granata, aveva la barba incolta e appariva leggermente ingrassato. Non c’era al suo fianco l’agopunturista coreana, Maria Sung, che aveva «sposato» secondo il rito del reverendo Moon nell’estate 2001, e che aveva poi lasciato dopo essersi pentito decidendo di ritornare in seno alla Chiesa cattolica. Gli altri partecipanti alla riunione, arrivati in taxi, erano un emissario di Dan Brown, un rappresentante della Sony Pictures (che ha già prodotto la trasposizione cinematografica del Codice), un dirigente della casa editrice Random House e un alto funzionario della «Target», compagnia commerciale di grandi magazzini americani, intenzionata a finanziare il nuovo film. I cinque uomini si sono trattenuti all’interno di un palazzo con le porte a vetri per quasi tre ore e hanno ordinato del sushi. L’intesa raggiunta – ma non ancora ufficialmente formalizzata – sarebbe questa: Milingo «aiuterà» Dan Brown nella realizzazione di un nuovo libro dedicato agli esorcismi e farà da consulente per il film Angeli e demoni, tratto dall’omonimo romanzo. La storia, ambientata a Roma, ruota attorno a un complotto ordito contro il Vaticano da una setta segreta che, secondo il racconto di Brown, venne fondata all’epoca della Controriforma da alcuni scienziati per difendere la libertà e l’autonomia della scienza di fronte alla religione. Perseguitati dalla Chiesa, infiltratisi tra le logge massoniche e insediatisi in ruoli di massimo rilievo politico ed economico, gli «Illuminati» (questo il nome degli adepti), fecero successivamente perdere le loro tracce. Tutti li credevano ormai estinti fino a quando, alla vigilia del conclave chiamato ad eleggere il nuovo Papa, giunge una sconvolgente minaccia: gli «Illuminati» sono tornati per compiere la loro missione e distruggere definitivamente la Chiesa. Ancora più ridicolo e meno documentato del più famoso Codice da Vinci, Angeli e demoni è destinato a diventare un nuovo caso cinematografico. Milingo non avrebbe ancora deciso in che forma collaborerà: se palesemente, con il suo nome, o se dietro le quinte. Tutto dipende, avrebbe spiegato il monsignore, dalle decisioni che saranno prese nei suoi confronti dal Vaticano nelle prossime settimane. Durante la riunione di Houston si è parlato anche dell’incontro tra Milingo e Dan Brown, previsto alla fine di settembre o ai primi di ottobre a Gatwich, in Inghilterra.

    •   Alt 

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  2. #2
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    non capisco perchè siate così interessati a quello che scrive uno scrittore nei suoi romanzetti (scorrevoli, carini, piacevoli da leggere per passare qualche oretta, ma pur sempre romanzetti!) destinati a un pubblico di massa di cultura medio-bassa.
    poi non ve ne frega niente di quello che c'è scritto nella epistola de delictis gravioribus, firmata da ratzinger, oggi vostro papa.
    brown è uno scrittore e non è nemmeno cattolico, scrive ROMANZI, può essere ipercritico con la Chiesa o L'opus Dei, ma gli eventuali "danni d'immagine" che dan brown ha recato alla Chiesa, sono nulla al confronto di quelli recati da quella vergognosa epistola. e chiunque dica il contrario, per me, è un grande ipocrita.

  3. #3
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    Questa è opinione tua personalissima, assolutamente poco condivisibile...e poi, scusa, se sei cattolico (e non credo, visto che parli del "nostro" Papa!) devi aderire alla realtà mistica della Chiesa con tutto te stesso e manifestare questa unione anche nel rispetto formale delle regole sui sacramenti, per es..., se non sei cattolico, ma di che ti impicci?!

  4. #4
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    Perché quello scrittore da 4 soldi non scrive un romanzetto su Maometto, se ha il coraggio, meglio se ha i cosidddetti attributi.......

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da franfrafra
    Questa è opinione tua personalissima, assolutamente poco condivisibile...e poi, scusa, se sei cattolico (e non credo, visto che parli del "nostro" Papa!) devi aderire alla realtà mistica della Chiesa con tutto te stesso e manifestare questa unione anche nel rispetto formale delle regole sui sacramenti, per es..., se non sei cattolico, ma di che ti impicci?!
    ovvio che è un'opinione mia!! l'ho scritta io, di chi dev'essere?
    quindi per te è poco condivisibile dire che un'epistola scritta dall'attuale dove si invita, non solo a nascondere gli atti di pedofilia dei prelati, ma anche ad ostacolare la giustizia, a nascondere un crimine orrendo, reca meno danni all'immagine della Chiesa di un romanzetto scritto da un non cattolico?
    se non è ipocrisia questa...

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Eugenius
    Perché quello scrittore da 4 soldi non scrive un romanzetto su Maometto, se ha il coraggio, meglio se ha i cosidddetti attributi.......
    perchè non lo comprerebbe nessuno...

  7. #7
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    Innanzitutto come non sottoscrivere il primo post di matrix...
    Rincaro la dose: ma un chissene di Dan Brown no?!?!
    Ho letto il Codice Da Vinci e Angeli e Demoni. A prescindere dalla trama, mai letto niente di peggio. Diciamo che il mio cane scrive meglio. Descrizioni inesistenti, indovinelli da settimana enigmistica, trama banale e scontata... quando ho letto il libro mi son detto: ma come diamine ha fatto a vedere tutte queste copie?!?
    La soluzione è lì sotto agli occhi. Il buon vecchio Dan ha capito subito come funziona nella chiesa conservatrice, basta andarla a toccare un attimo che succede un casino. Se la chiesa fosse stata zitta nessuno avrebbe letto quel libro (per fortuna, perchè è stata una gran rottura...) e anche questo alimenta molti sospetti... che il nostro Dan abbia sganciato del grano in cambio di tanta bella pubblicità?

    Citazione Originariamente Scritto da Eugenius
    Perché quello scrittore da 4 soldi non scrive un romanzetto su Maometto, se ha il coraggio, meglio se ha i cosidddetti attributi.......
    Buona domanda.
    E la risposta è quella di cui sopra.
    Perchè i musulmani se ne sbatterebbero le palle, scenderebbero in piazza, brucerebbero un paio di copie del libro e stop.
    Mentre da noi è diverso, si fa un gran casino per niente, si lanciano anatemi nel nulla e si fa un caso nazionale di un libro proprio di m...
    Per questo Dan scrive e scriverà libri sul cattolicesimo, sa di farsi dei gran soldi e delle grandi risate.
    Sai com'è, quando ti minacciano con l'inferno ( ) e tu a pagina 2 scrivi "questa è un'opera di fantasia, nomi, fatti o luoghi sono puramente casuali..."

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da franfrafra
    Questa è opinione tua personalissima, assolutamente poco condivisibile...e poi, scusa, se sei cattolico (e non credo, visto che parli del "nostro" Papa!) devi aderire alla realtà mistica della Chiesa con tutto te stesso e manifestare questa unione anche nel rispetto formale delle regole sui sacramenti, per es..., se non sei cattolico, ma di che ti impicci?!
    Tu, poi, sei forse il più bigotto di quelli che leggo in questi ultimi tempi.
    Cosa significa "se non sei cattolico di che ti impicci?". Questo è un mondo libero e il confronto fa solo bene. Cosa significa vivere di assoluti? Svegliati quelli sono i talebani...

    il tuo "aderire alla realtà mistica della chiesa" mi sa tanto di bigottismo medioevale di quelli che quando Ruini parla tu ti inchini e reciti 8 rosari.
    Zì badrone.
    Puoi diventare umano e pensare col tuo cervello? O almeno fattene installare uno...

    Sei sicuramente uno di quelli che lancia anatemi su Dan Brown e non capisci che così facendo gli fai solo guadagnare più soldi (che non si merita visto come cavolo scrive). Sei uno di quelli su cui punta quando scrive sgrammaticato. Se la ride, e a questo punto mi vien da dire che fa bene...

  9. #9
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    "Tu, poi, sei forse il più bigotto di quelli che leggo in questi ultimi tempi.
    Cosa significa "se non sei cattolico di che ti impicci?". Questo è un mondo libero e il confronto fa solo bene."
    allora siamo in molti....



    "il tuo "aderire alla realtà mistica della chiesa" mi sa tanto di bigottismo medioevale di quelli che quando Ruini parla tu ti inchini e reciti 8 rosari.
    Zì badrone.
    Puoi diventare umano e pensare col tuo cervello? O almeno fattene installare uno..."


    sto giusto cercando un bravo posatore in opera che si occupi della faccenda...ma sai, trattasi di questione complessa... non l'ho ancora trovato... abbi pazienza...

    "Sei sicuramente uno di quelli che lancia anatemi su Dan Brown e non capisci che così facendo gli fai solo guadagnare più soldi (che non si merita visto come cavolo scrive). Sei uno di quelli su cui punta quando scrive sgrammaticato. Se la ride, e a questo punto mi vien da dire che fa bene.."

    Gli anatemi non sono il mio mestiere nè hobby
    cmq ci farò un pensierino, magari riesco ad arrontondare lo stipendio...sai de 'sti tempi!

    Se vuoi entrare in una casa giapponese devi togliere le scarpe...se vuoi essere parte della Chiesa devi essere una cosa sola con la Chiesa....
    se non ti interessa, affari tuoi...però non venirmi a dire che per entrare in quella casa devo mettere le scarpe!
    oltre alla libertà esiste la coerenza e la serietà...e poi, tanto per chiarire le idee ecco l'epistola così magari leggendola davvero ci si rende conto che non si nasconde la pedofilia, ma se ne proceduralizza la fattispecie disciplinare....

    CONGREGATIO PRO DOCTRINA FIDEI


    EPISTULA
    a Congregatione pro Doctrina Fidei missa

    ad totius Catholicae Ecclesiae Episcopos
    aliosque Ordinarios et Hierarchas interesse habentes:
    DE DELICTIS GRAVIORIBUS
    eidem Congregationi pro Doctrina Fidei reservatis



    Ad exsequendam ecclesiasticam legem, quae in articulo 52 Constitutionis Apostolicae de Romana Curia enuntiat: «Delicta contra fidem necnon graviora delicta tum contra mores tum in sacramentorum celebratione commissa, quae ipsi delata fuerint, [Congregatio pro Doctrina Fidei] cognoscit atque, ubi opus fuerit, ad canonicas sanctiones declarandas aut irrogandas ad normam iuris, sive communis sive proprii, procedit»,[1] necesse erat in primis definire procedendi modum de delictis contra fidem: quod peractum fuit per normas, quarum inscriptio est Agendi ratio in doctrinarum examine, a Summo Pontifice Ioanne Paulo PP. II ratas atque confirmatas, simul articulis 28-29 in forma specifica approbatis.[2
    Eodem fere tempore Congregatio pro Doctrina Fidei per Commissionem ad hoc ipsum institutam operam dabat diligenti canonum de delictis studio, sive Codicis Iuris Canonici, sive Codicis Canonum Ecclesiarum Orientalium, ad determinanda «graviora delicta tum contra mores tum in sacramentorum celebratione», ad perficiendas quoque normas processuales speciales «ad canonicas sanctiones declarandas aut irrogandas», quia Instructio Crimen sollicitationis hucusque vigens, a Suprema Sacra Congregatione Sancti Officii edita die 16 mensis martii anno 1962,[3] recognoscenda erat novis Codicibus canonicis promulgatis.
    Attente perpensis votis et factis opportunis consultationibus, Commissionis opus tandem ad finem pervenit; Congregationis pro Doctrina Fidei Patres accuratius idem examinarunt, Summo Pontifici subiciendo conclusiones circa determinationem graviorum delictorum et modum procedendi ad sanctiones declarandas aut irrogandas, firma manente eiusdem Congregationis Apostolici Tribunalis exclusiva in hoc competentia. Quae omnia ab ipso Summo Pontifice adprobata, confirmata et promulgata sunt per Litteras Apostolicas Motu Proprio datas, quarum initium sumit a verbis Sacramentorum sanctitatis tutela.
    Graviora delicta tum in sacramentorum celebratione tum contra mores, Congregationi pro Doctrina Fidei reservata, sunt:
    Delicta contra sanctitatem augustissimi Eucharistiae Sacrificii et sacramenti, videlicet:
    1° abductio vel retentio in sacrilegum finem, aut abiectio consecratarum specierum;[4]
    2° attentatio liturgicae eucharistici Sacrificii actionis vel eiusdem simulatio;[5]
    3° vetita eucharistici Sacrificii concelebratio una cumministris communitatum ecclesialium, qui successionem apostolicam non habent nec agnoscunt ordinationis sacerdotalis sacramentalem dignitatem;[6]
    4° consecratio in sacrilegum finem alterius materiae sine altera in eucharistica celebratione, aut etiam utriusque extra eucharisticam celebrationem;[7]
    Delicta contra sanctitatem sacramenti Paenitentiae, videlicet:
    1° absolutio complicis in peccato contra sextum Decalogi praeceptum;[8]
    2° sollicitatio in actu vel occasione vel praetextu confessionis ad peccatum contra sextum Decalogi praeceptum, si ad peccandum cum ipso confessario dirigitur;[9]
    3° violatio directa sigilli sacramentalis;[10]
    Delictum contra mores, videlicet: delictum contra sextum Decalogi praeceptum cum minore infra aetatem duodeviginti annorum a clerico commissum.
    Haec tantum, quae supra indicantur delicta cum sua definitione, Congregationis pro Doctrina Fidei Tribunali Apostolico reservantur.
    Quoties Ordinarius vel Hierarcha notitiam saltem verisimilem habeat de delicto reservato, investigatione praevia peracta, eam significet Congregationi pro Doctrina Fidei quae, nisi ob peculiaria rerum adiuncta causam sibi advocet, Ordinarium vel Hierarcham per proprium Tribunal ad ulteriora procedere iubet opportunas normas tradendo; ius appellandi contra sententiam primi gradus, sive ex parte rei vel eius Patroni sive ex parte Promotoris Iustitiae, valide unice manet tantummodo ad Supremum Tribunal eiusdem Congregationis.
    Notandum est actionem criminalem de delictis Congregationi pro Doctrina Fidei reservatis praescriptione extingui decennio.[11] Praescriptio decurrit ad normam iuris universalis et communis;[12] in delicto autem cum minore a clerico patrato praescriptio decurrere incipit a die quo minor duodevicesimum aetatis annum explevit.
    In Tribunalibus apud Ordinarios vel Hierarchas constitutis, hisce pro causis munera Iudicis, Promotoris Iustitiae, Notarii atque Patroni tantummodo sacerdotes valide explere possunt. Instantia in Tribunali quovis modo finita, omnia acta causae ad Congregationem pro Doctrina Fidei ex officio quam primum transmittantur.
    Tribunalia omnia Ecclesiae Latinae et Ecclesiarum Orientalium Catholicarum tenentur canones de delictis et poenis necnon de processu poenali utriusque Codicis respective observare una cum normis specialibus a Congregatione pro Doctrina Fidei pro singulo casu tradendis et omnino ad exsecutionem mandandis.
    Huiusmodi causae secreto pontificio subiectae sunt.
    Per hanc Epistulam, de mandato Summi Pontificis omnibus Ecclesiae Catholicae Episcopis, Superioribus Generalibus institutorum religiosorum clericalium iuris pontificii et societatum vitae apostolicae clericalium iuris pontificii aliisque Ordinariis et Hierarchis interesse habentibus missam, in votis est ut non solum graviora delicta omnino vitentur, sed praesertim ad clericorum et fidelium sanctitatem etiam per necessarias sanctiones procurandam sollicita pastoralis cura ab Ordinariis et Hierarchis habeatur.

    Romae, e sede Congregationis pro Doctrina Fidei, die 18 maii 2001.

    + JOSEPHUS Card. RATZINGER
    Praefectus







    + Tharsicius BERTONE, S.D.B.
    archiep. em. Vercellensis
    a Secretis


    [1] Ioannes Paulus PP. II, Constitutio Apostolica Pastor bonus, De Romana Curia, 28 iunii 1988, art. 52, in AAS 80 (1988) 874.

    [2] Congregatio pro Doctrina Fidei, Agendi ratio in doctrinarum examine, 29 iunii 1997, in AAS 89 (1997) 830-835.

    [3] Suprema Sacra Congregatio Sancti Officii, Instructio Crimen sollicitationis, Ad omnes Patriarchas, Archiepiscopos, Episcopos aliosque locorum Ordinarios «etiam Ritus Orientalis»: De modo procedendi in causis sollicitationis, 16 martii 1962, Typis Polyglottis Vaticanis MCMLXII.

    [4] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 1367; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, can. 1442.
    Cf. et Pontificium Consilium De Legum Textibus Interpretandis, Responsio ad propositum dubium, 4 iunii 1999.

    [5] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 1378 § 2 n. 1 et 1379; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, can. 1443.

    [6] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 908 et 1365; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, can. 702 et 1440.

    [7] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 927.

    [8] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 1378 § 1; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, can. 1457.

    [9] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 1387; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, can. 1458.

    [10] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 1388 § 1; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, can. 1456 § 1.

    [11] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 1362 § 1 n. 1; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, can. 1152 § 2 n. 1.

    [12] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 1362 § 2; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, can. 1152 § 3.

  10. #10
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    Circa i delitti più gravi
    riservati alla Congregazione per la dottrina della fede


    18 maggio 2001

    Per l'applicazione della legge ecclesiastica, che all'art. 52 della Costituzione apostolica sulla curia romana dice: "[La Congregazione per la dottrina della fede] giudica i delitti contro la fede e i delitti più gravi commessi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti, che vengano a essa segnalati e, all'occorrenza, procede a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche a norma del diritto, sia comune che proprio", era necessario prima di tutto definire il modo di procedere circa i delitti contro la fede: questo è stato fatto con le norme che vanno sotto il titolo di Regolamento per l'esame delle dottrine, ratificate e confermate dal sommo pontefice Giovanni Paolo II, con gli articoli 28-29 approvati insieme in forma specifica (2).

    Quasi nel medesimo tempo la Congregazione per la dottrina della fede con una Commissione costituita a tale scopo si applicava a un diligente studio dei canoni sui delitti, sia del Codice di diritto canonico sia del Codice dei canoni delle Chiese orientali, per determinare "i delitti più gravi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti", per perfezionare anche le norme processuali speciali nel procedere "a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche", poiché l'istruzione Crimen sollicitationis finora in vigore, edita dalla Suprema sacra Congregazione del Sant'Offizio il 16 marzo 1962, (3) doveva essere riveduta dopo la promulgazione dei nuovi codici canonici.

    Dopo un attento esame dei pareri e svolte le opportune consultazioni, il lavoro della Commissione è finalmente giunto al termine; i padri della Congregazione per la dottrina della fede l'hanno esaminato più a fondo, sottoponendo al sommo pontefice le conclusioni circa la determinazione dei delitti più gravi e circa il modo di procedere nel dichiarare o nell'infliggere le sanzioni, ferma restando in ciò la competenza esclusiva della medesima Congregazione come Tribunale apostolico. Tutte queste cose sono state dal sommo pontefice approvate, confermate e promulgate con la lettera apostolica data in forma di motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela.

    I delitti più gravi sia nella celebrazione dei sacramenti sia contro la morale, riservati alla Congregazione per la dottrina della fede, sono:
    - I delitti contro la santità dell'augustissimo sacramento e sacrificio dell'eucaristia, cioè:
    1° l'asportazione o la conservazione a scopo sacrilego, o la profanazione delle specie consacrate: (4)
    2° l'attentata azione liturgica del sacrificio eucaristico o la simulazione della medesima; (5)
    3° la concelebrazione vietata del sacrificio eucaristico assieme a ministri di comunità ecclesiali, che non hanno la successione apostolica ne riconoscono la dignità sacramentale dell'ordinazione sacerdotale; (6)
    4° la consacrazione a scopo sacrilego di una materia senza l'altra nella celebrazione eucaristica, o anche di entrambe fuori della celebrazione eucaristica; (7)

    - Delitti contro la santità del sacramento della penitenza, cioè:
    1° l'assoluzione del complice nel peccato contro il sesto comandamento del Decalogo; (8)
    2° la sollecitazione, nell'atto o in occasione o con il pretesto della confessione, al peccato contro il sesto comandamento del Decalogo, se è finalizzata a peccare con il confessore stesso; (9)
    3° la violazione diretta del sigillo sacramentale; (10)

    - Il delitto contro la morale, cioè: il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età.



    Al Tribunale apostolico della Congregazione per la dottrina della fede sono riservati soltanto questi delitti, che sono sopra elencati con la propria definizione. Ogni volta che l'ordinario o il gerarca avesse notizia almeno verosimile di un delitto riservato, dopo avere svolte un'indagine preliminare, la segnali alla Congregazione per la dottrina della fede, la quale, a meno che per le particolari circostanze non avocasse a sé la causa, comanda all'ordinario o al gerarca, dettando opportune norme, di procedere a ulteriori accertamenti attraverso il proprio tribunale. Contro la sentenza di primo grado, sia da parte del reo o del suo patrono sia da parte del promotore di giustizia, resta validamente e unicamente soltanto il diritto di appello al supremo Tribunale della medesima Congregazione.

    Si deve notare che l'azione criminale circa i delitti riservati alla Congregazione per la dottrina della fede si estingue per prescrizione in dieci anni (11). La prescrizione decorre a norma del diritto universale e comune (12): ma in un delitto con un minore commesso da un chierico comincia a decorrere dal giorno in cui il minore ha compiuto il 18° anno di età.

    Nei tribunali costituiti presso gli ordinari o i gerarchi, possono ricoprire validamente per tali cause l'ufficio di giudice, di promotore di giustizia, di notaio e di patrono soltanto dei sacerdoti. Quando l'istanza nel tribunale in qualunque modo è conclusa, tutti gli atti della causa siano trasmessi d'ufficio quanto prima alla Congregazione per la dottrina della fede.

    Tutti i tribunali della Chiesa latina e delle Chiese orientali cattoliche sono tenuti a osservare i canoni sui delitti e le pene come pure sul processo penale rispettivamente dell'uno e dell'altro Codice, assieme alle norme speciali che saranno date caso per caso dalla Congregazione per la dottrina della fede e da applicare in tutto.

    Le cause di questo genere sono soggette al segreto pontificio.

    Con la presente lettera, inviata per mandato del sommo pontefice a tutti i vescovi della Chiesa cattolica, ai superiori generali degli istituti religiosi clericali di diritto pontificio e delle società di vita apostolica clericali di diritto pontificio e agli altri ordinari e gerarchi interessati, si auspica che non solo siano evitati del tutto i delitti più gravi, ma soprattutto che, per la santità dei chierici e dei fedeli da procurarsi anche mediante necessarie sanzioni, da parte degli ordinari e dei gerarchi ci sia una sollecita cura pastorale.

    Roma, dalla sede della Congregazione per la dottrina della fede, 18 maggio 2001.

    + Joseph card. Ratzinger, prefetto
    + Tarcisio Bertone, SDB, arc. em. di Vercelli, segretario



    Note

    1) IOANNES PAULUS II, Const. apost. Pastor bonus de romana curia, 28.6.1988, art. 52: AAS 80(1988), 874: EV 11/884.

    2) CONGREGATIO PRO DOCTRINA FIDEI, Agendi ratio in doctrinarum examine [regolamento per l'esame delle dottrine]. 29.6.1997: AAS 89(1997), 830-835: EV 16/616-644.

    3) SUPREMA SACRA CONGREGATIO SANCTI OFFICII, Instr. Crimen sollicitationis ad omnes patriarchas, archiepiscopos, episcopos aliosque locorm ordinarios " etiam ritus orientalis ": De modo procedendi in causis sollicitationis [a tutti i patriarchi, arcivescovi, vescovi e agli altri ordinari dei luoghi "anche del Rito orientale"; "Procedimento nelle cause di sollecitazione"], 16.3.1962. Tipografia poliglotta vaticana 1962.

    4) Cf. Codex Iuris Canonici [Codice di diritto canonico] (CIC), can. 1367: Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium [Codice dei canoni delle Chiese orientali] (CCEO), can. 1442. Cf. et pontificium consilium de legum textibus interpretandis. Responsum ad propositum dubium [anche Pontificio Consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi. Risposta al dubbio] Utrum in can. 1367 CIC. 4.6.1999 [3.7.1999]: AAS 91(1999). 918: EV 18/1259-1266.

    5) Cf. CIC cann. 1378 § 2 n. 1 e 1379: CCEO can. 1443.

    6) Cf. CIC cann. 908 e 1365; CCEO cann. 702 e 1440.

    7) Cf. CIC can. 927.

    8) Cf. CIC can. 1378 § 1: CCEO can. 1458

    9) Cf. CIC can. 1387: CCEO can. 1458.

    10) Cf. CIC can. 1362 § 1 N.1: CCEO can. 1152 § 2 n.1.

    11) Cf. CIC can. 1388 § 1: CCEO can. 1456 § 1

    12) Cf. CIC can. 1362 § 2: CCEO can. 1152 § 3

    ______________________________

    Segreteria di Stato

    Norme sul segreto pontificio


    Art. I
    Materia del segreto pontificio


    Sono coperti dal segreto pontificio:

    1) La preparazione e la composizione dei documenti pontifici per i quali tale segreto sia richiesto espressamente.

    2) Le informazioni avute in ragione dell’ufficio, riguardanti affari che vengono trattati dalla Segreteria di stato o dal Consiglio per gli affari pubblici della Chiesa, e che devono essere trattati sotto il segreto pontificio;

    3) Le notificazioni e le denunce di dottrine e pubblicazioni fatte alla Congregazione per la dottrina della fede, come pure l’esame delle medesime, svolto per disposizione del medesimo dicastero;

    4) Le denunce extra-giudiziarie di delitti contro la fede e i costumi, e di delitti perpetrati contro il sacramento della penitenza, come pure il processo e la decisione riguardanti tali denunce, fatto sempre salvo il diritto di colui che è stato denunciato all’autorità a conoscere la denuncia, se ciò fosse necessario per la sua difesa. Il nome del denunciante sarà lecito farlo conoscere solo quando all’autorità sarà parso opportuno che il denunciato e il denunciante compaiano insieme;

    5) I rapporti redatti dai legati della Santa Sede su affari coperti dal segreto pontificio;

    6) Le informazioni avute in ragione dell’ufficio, riguardanti la creazione di cardinali;

    7) Le informazioni avute in ragione dell’ufficio, riguardanti la nomina di vescovi, di amministratori apostolici e di altri ordinari rivestiti della dignità episcopale, di vicari e prefetti apostolici, di legati pontifici, come pure le indagini relative;

    8) Le informazioni avute in ragione dell’ufficio, riguardanti la nomina di prelati superiori e di officiali maggiori della Curia Romana;

    9) Tutto ciò che riguarda i cifrari e gli scritti trasmessi in cifrari.

    10) Gli affari o le cause che il Sommo Pontefice, il cardinale preposto a un dicastero e i legati della Santa Sede considereranno di importanza tanto grave da richiedere il rispetto del segreto pontificio.


    Art. II
    Le persone tenute al segreto pontificio

    Hanno l’obbligo di custodire il segreto pontificio:

    1) I cardinali, i vescovi, i prelati superiori, gli officiali maggiori e minori, i consultori, gli esperti e il personale di rango inferiore, cui compete la trattazione di questioni coperte dal segreto pontificio;

    2) I legati della Santa Sede e i loro subalterni che trattano le predette questioni, come pure tutti coloro che sono da essi chiamati per consulenza su tali cause;

    3) Tutti coloro ai quali viene imposto di custodire il segreto pontificio in particolari affari;

    4) Tutti coloro che in modo colpevole, avranno avuto conoscenza di documenti e affari coperti dal segreto pontificio, o che, pur avendo avuto tale informazione senza colpa da parte loro, sanno con certezza che essi sono ancora coperti dal segreto pontificio.



    Art. III
    Sanzioni


    1) Chi è tenuto al segreto pontificio ha sempre l’obbligo grave di rispettarlo.

    2) Se la violazione si riferisce al foro esterno, colui che è accusato di violazione del segreto sarà giudicato da una commissione speciale, che verrà costituita dal cardinale preposto al dicastero competente, o, in sua mancanza, dal presidente dell’ufficio competente; questa commissione infliggerà delle pene proporzionate alla gravità del delitto e al danno causato.

    3) Se colui che ha violato il segreto presta servizio presso la Curia Romana, incorre nelle sanzioni stabilite nel regolamento generale.


    Art. IV
    Giuramento

    Coloro che sono ammessi al segreto pontificio in ragione del loro ufficio devono prestar giuramento con la formula seguente:

    «Io... alla presenza di..., toccando con la mia mano i sacrosanti vangeli di Dio, prometto di custodire fedelmente il segreto pontificio nelle cause e negli affari che devono essere trattati sotto tale segreto, cosicché in nessun modo, sotto pretesto alcuno, sia di bene maggiore, sia di causa urgentissima e gravissima, mi sarà lecito violare il predetto segreto. Prometto di custodire il segreto, come sopra, anche dopo la conclusione delle cause e degli affari, per i quali fosse imposto espressamente tale segreto. Qualora in qualche caso mi avvenisse di dubitare dell’obbligo del predetto segreto, mi atterrò all’interpretazione a favore del segreto stesso. Parimenti sono cosciente che il trasgressore di tale segreto commette un peccato grave. Che mi aiuti Dio e mi aiutino questi suoi santi vangeli che tocco di mia mano».

    Il Sommo Pontefice Paolo VI, nell’udienza concessa il 4 febbraio 1974 al sottoscritto, ha approvato la seguente istruzione ed ha comandato che venga pubblicata, ordinando che entri in vigore a partire dal 14 marzo del medesimo anno, nonostante qualsiasi disposizione contraria.

    + Jean card. Villot - Segretario di Stato

 

 
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