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    Predefinito La stampa israeliana: Olmert se ne vada

    Attacchi da Haaretz e Maariv. Negli editoriali il premier è accusato
    di aver sbagliato strategia e tattica: "Oltre 120 morti per nulla"
    Israele, i giornali contro Olmert
    "Ci porta alla sconfitta, se ne vada"
    "Ci ha condotti in guerra promettendo vittoria e ha ottenuto
    solo umiliazione e lutti. Non può restare al potere"

    TEL AVIV - "Olmert deve andarsene": sotto un vistoso titolo di prima pagina il quotidiano israeliano Haaretz ha duramente attaccato oggi in un editoriale in forma di requisitoria il capo del governo per come è stata condotta la guerra in Libano, invitandolo a lasciare l'incarico.

    Partendo dall'ipotesi che Israele ora accetti una soluzione di compromesso all'Onu, l'editorialista di Haaretz Ari Shavit afferma che "se Olmert oggi fugge dalla guerra che ha avviato, non potrà rimanere primo ministro per un altro giorno". "Non si può condurre una intera nazione alla guerra promettendole la vittoria, produrre una sconfitta umiliante e restare al potere" scrive Shavit. "Non si può - aggiunge - seppellire 120 israeliani nei cimiteri, mantenere un milione di israeliani nei rifugi per un mese, spogliarsi del potere di deterrenza, avvicinare di molto la prossima guerra, e dire 'oops, mi sono sbagliato, non era ciò che volevo, un altro sigaro per favore'".

    Ehud Olmert, afferma Shavit, "è entrato in guerra frettolosamente, senza valutarne adeguatamente le conseguenze, ha seguito ciecamente i militari senza porre le necessarie domande. Ha erroneamente scommesso sugli attacchi aerei, è arrivato stranamente in ritardo con le operazioni di terra, non è riuscito a attuare i piani originari dell'esercito, molto più efficaci e sofisticati di quanto è stato applicato".
    Secondo Shavit, "dopo essere arrogantemente e frettolosamente entrato in guerra, Olmert l'ha gestita in maniera esitante, appannata e claudicante, ha trascurato il fronte interno ed ha abbandonato i residenti del Nord".

    L'editorialista conclude affermando che "quando (il leader Hezbollah, Hassan) Nasrallah uscirà dal suo bunker e si dichiarerà vincitore davanti al mondo intero, Olmert non dovrà essere nell'ufficio del primo ministro. Nel dopo guerra, un Israele ammaccato e sanguinante richiede una nuova partenza e un nuovo leader. Ha bisogno di un nuovo primo ministro".

    Anche il Maariv dedica un editoriale di uno dei suoi principali commentatori, Ben Caspit, al difficile futuro del premier. "Olmert sa che per lui sarà molto difficile restare nella carica attuale". "La gente in Israele - scrive - non passerà sotto silenzio questo mese in cui su Israele sono stati sparati migliaia di razzi, 123 soldati e civili sono rimasti uccisi (per il momento) senza che si sia arrivati a una conclusione definitiva del conflitto".

    Il giornale afferma che una grave rottura si è creata fra Olmert e il vicepremier Shimon Peres il quale accusa Olmert di "mancanza di preveggenza".
    L'articolista accusa il governo fra l'altro di "aver mandato allo sbaraglio i riservisti", privi a suo parere di adeguati addestramenti e carenti non solo di mezzi di combattimento "ma perfino di cibo".

    (Repubblica, 11 agosto 2006)


  2. #2
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia
    Attacchi da Haaretz e Maariv. Negli editoriali il premier è accusato
    di aver sbagliato strategia e tattica: "Oltre 120 morti per nulla"
    Israele, i giornali contro Olmert
    "Ci porta alla sconfitta, se ne vada"
    "Ci ha condotti in guerra promettendo vittoria e ha ottenuto
    solo umiliazione e lutti. Non può restare al potere"

    TEL AVIV - "Olmert deve andarsene": sotto un vistoso titolo di prima pagina il quotidiano israeliano Haaretz ha duramente attaccato oggi in un editoriale in forma di requisitoria il capo del governo per come è stata condotta la guerra in Libano, invitandolo a lasciare l'incarico.

    Partendo dall'ipotesi che Israele ora accetti una soluzione di compromesso all'Onu, l'editorialista di Haaretz Ari Shavit afferma che "se Olmert oggi fugge dalla guerra che ha avviato, non potrà rimanere primo ministro per un altro giorno". "Non si può condurre una intera nazione alla guerra promettendole la vittoria, produrre una sconfitta umiliante e restare al potere" scrive Shavit. "Non si può - aggiunge - seppellire 120 israeliani nei cimiteri, mantenere un milione di israeliani nei rifugi per un mese, spogliarsi del potere di deterrenza, avvicinare di molto la prossima guerra, e dire 'oops, mi sono sbagliato, non era ciò che volevo, un altro sigaro per favore'".

    Ehud Olmert, afferma Shavit, "è entrato in guerra frettolosamente, senza valutarne adeguatamente le conseguenze, ha seguito ciecamente i militari senza porre le necessarie domande. Ha erroneamente scommesso sugli attacchi aerei, è arrivato stranamente in ritardo con le operazioni di terra, non è riuscito a attuare i piani originari dell'esercito, molto più efficaci e sofisticati di quanto è stato applicato".
    Secondo Shavit, "dopo essere arrogantemente e frettolosamente entrato in guerra, Olmert l'ha gestita in maniera esitante, appannata e claudicante, ha trascurato il fronte interno ed ha abbandonato i residenti del Nord".

    L'editorialista conclude affermando che "quando (il leader Hezbollah, Hassan) Nasrallah uscirà dal suo bunker e si dichiarerà vincitore davanti al mondo intero, Olmert non dovrà essere nell'ufficio del primo ministro. Nel dopo guerra, un Israele ammaccato e sanguinante richiede una nuova partenza e un nuovo leader. Ha bisogno di un nuovo primo ministro".

    Anche il Maariv dedica un editoriale di uno dei suoi principali commentatori, Ben Caspit, al difficile futuro del premier. "Olmert sa che per lui sarà molto difficile restare nella carica attuale". "La gente in Israele - scrive - non passerà sotto silenzio questo mese in cui su Israele sono stati sparati migliaia di razzi, 123 soldati e civili sono rimasti uccisi (per il momento) senza che si sia arrivati a una conclusione definitiva del conflitto".

    Il giornale afferma che una grave rottura si è creata fra Olmert e il vicepremier Shimon Peres il quale accusa Olmert di "mancanza di preveggenza".
    L'articolista accusa il governo fra l'altro di "aver mandato allo sbaraglio i riservisti", privi a suo parere di adeguati addestramenti e carenti non solo di mezzi di combattimento "ma perfino di cibo".

    (Repubblica, 11 agosto 2006)

    Le critiche sembrano portare sull fatto che Olmert abbia optao per una tattica militare morbida, che dia ancora spazio alla diplomazia. I razzi continuano a piovere purtroppo

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Mister_Blu
    Le critiche sembrano portare sull fatto che Olmert abbia optao per una tattica militare morbida, che dia ancora spazio alla diplomazia. I razzi continuano a piovere purtroppo

    A me sembra invece che si critichi la guerra aerea che ovviamente genera reazioni uguali e contrarie. Comunque mi pare anche che timidamente si faccia strada una riflessione sul ruolo di Israele in Medio Oriente. Ti riporto un brano di un editoriale di una settimana fa

    «Facile per alcuni di noi mettersi dalla parte di George Bush e buttarsi nella lotta contro l´asse del male. Però sarebbe meglio ricordare che alla fine della giornata siamo noi israeliani che dobbiamo vivere qui e non George Bush. Per questa ragione dobbiamo mettercela tutta a trovare il modo di coesistere con chi ci sta vicino, chi ci piace e chi non ci piace».


    Editoriale del giornale «Haaretz», quotidiano israeliano

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia
    A me sembra invece che si critichi la guerra aerea che ovviamente genera reazioni uguali e contrarie. Comunque mi pare anche che timidamente si faccia strada una riflessione sul ruolo di Israele in Medio Oriente. Ti riporto un brano di un editoriale di una settimana fa

    «Facile per alcuni di noi mettersi dalla parte di George Bush e buttarsi nella lotta contro l´asse del male. Però sarebbe meglio ricordare che alla fine della giornata siamo noi israeliani che dobbiamo vivere qui e non George Bush. Per questa ragione dobbiamo mettercela tutta a trovare il modo di coesistere con chi ci sta vicino, chi ci piace e chi non ci piace».


    Editoriale del giornale «Haaretz», quotidiano israeliano
    La questione per gli Israeliani non è di trovare un modo per convivere con gente che piace o meno, ma di fare in modo che la gente che vuole la loro ditruzione fisica non sia in grado di arrivare ai suoi fini.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Mister_Blu
    La questione per gli Israeliani non è di trovare un modo per convivere con gente che piace o meno, ma di fare in modo che la gente che vuole la loro ditruzione fisica non sia in grado di arrivare ai suoi fini.
    Certamente.Ti ricordo però che con la pace con Egitto e Giordania, Israele non ha avuto più problemi da quel lato lì. Inoltre, trattare con la Siria (restituendo il Golan in cambio di sicurezza ai confini, come si fece con l'Egitto) significherebbe prendere due piccioni con una fava: staccare la Siria dall' Iran e tenere a freno gli hezbollah, quindi assicurarsi la sicurezza anche ai confini con il Libano; ritirarsi dalla Cisgiordania secondo il piano di Ginevra significherebbe togliere il pretesto palestinese a chi soffia sul fuoco e in realtà se ne frega dei palestinesi (vedi Iran) e prosciugare l'acqua in cui nuota il pesce terrorista in Cisgiordania, acqua costituita da settlers e occupazione militare.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia
    Certamente.Ti ricordo però che con la pace con Egitto e Giordania, Israele non ha avuto più problemi da quel lato lì. Inoltre, trattare con la Siria (restituendo il Golan in cambio di sicurezza ai confini, come si fece con l'Egitto) significherebbe prendere due piccioni con una fava: staccare la Siria dall' Iran e tenere a freno gli hezbollah, quindi assicurarsi la sicurezza anche ai confini con il Libano; ritirarsi dalla Cisgiordania secondo il piano di Ginevra significherebbe togliere il pretesto palestinese a chi soffia sul fuoco e in realtà se ne frega dei palestinesi (vedi Iran) e prosciugare l'acqua in cui nuota il pesce terrorista in Cisgiordania, acqua costituita da settlers e occupazione militare.
    Il correntone musulmano egizio è basato sull discorso filosofico religioso ( all eccezzione di qualche sotto gruppi estremisti) e non sulla lotta armata di stampo jihadista.

    Non sarei cosi' sicuro che rendere tutti i territori darebbe ad Israele la sicurezza.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Mister_Blu
    Il correntone musulmano egizio è basato sull discorso filosofico religioso ( all eccezzione di qualche sotto gruppi estremisti) e non sulla lotta armata di stampo jihadista.

    Non sarei cosi' sicuro che rendere tutti i territori darebbe ad Israele la sicurezza.

    A me sembra l'unica soluzione proponibile. Uno Stato palestinese, per esempio, sarebbe qualcosa, un obiettivo raggiunto che toglierebbe forza agli argomenti jihadisti, che utilizzano l'arroganza dei coloni e la presenza dell'IDf. Quanto alla Siria, con che faccia potrebbe dire davanti ai siriani: "no, il Golan non lo voglio perchè voglio distruggere Israele", soprattutto di fronte a uno stato palestinese in Cisgiordania! Del resto, mostrare i muscoli finora non ha assicurato nessuna sicurezza a Israele, questo è incontestabile.

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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia
    A me sembra l'unica soluzione proponibile. Uno Stato palestinese, per esempio, sarebbe qualcosa, un obiettivo raggiunto che toglierebbe forza agli argomenti jihadisti, che si fanno forza dell'arroganza dei coloni e della presenza dell'IDf. Quanto alla Siria, con che faccia potrebbe dire davanti ai siriani: "no, il Golan non lo voglio perchè voglio distruggere Israele", soprattutto di fronte a uno stato palestinese in Cisgiordania! Del resto, mostrare i muscoli finora no ha assicurato nessuna sicurezza a Israele, questo è incontestabile.
    Mi sembra, come sono messe le cose, che gli islamisti si fermeranno solo quando avranno ottenuto tutto quello che vogliono:

    La distruzzione di Israele, il monopolio mondiale dell petrolio ( con diritto irrevocabile di fissare i prezzi unilateralmente), l'adozione della Charia in tutti i Stati musulmani, una riconoscenza politica dei musulmani in tutto il mondo.

  9. #9
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    Ora Olmert ha anche l'invito esplicito da parte del stampa israeliana a sferrare l'attacco finale, in più ci sono le vicende degli attentati terroristici sventati ad aiutarlo

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Boogeyman
    Ora Olmert ha anche l'invito esplicito da parte del stampa israeliana a sferrare l'attacco finale, in più ci sono le vicende degli attentati terroristici sventati ad aiutarlo
    Basterebbe che HZ la smetta di lanciare razzi per che Tsahal si ritiri sulla linea blu.

    E' la prima mossa militare che possa fare in modo che i diplomatici facciano i loro lavoro.

 

 
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