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Discussione: Cento Giorni Dopo

  1. #1
    Gin Pì... Nun ce lassà...
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    Predefinito Cento Giorni Dopo

    Prodi contro Prodi
    27/8/2006
    di Luca Ricolfi

    VARCATE le colonne d'Ercole dei primi cento giorni, il governo Prodi si avvia a navigare in mare aperto. Settembre, infatti, è il mese nel quale le intenzioni espresse nel Documento di programmazione economico finanziaria (Dpef), presentato a luglio, devono essere tradotte in norme precise, ossia in Legge finanziaria per il 2007. Che cosa ci aspetta, dunque? Purtroppo il Dpef, pur essendo pieno di analisi e di dichiarazioni di intenti, non dice in modo chiaro e preciso né che cosa ci aspetta nel 2007, né che cosa ci aspetta nei restanti anni della Legislatura, ossia da qui fino al 2011. Due cose precise, però, il Dpef le dice: nel 2007 ci sarà una correzione netta dei conti pubblici di circa 20 miliardi (1,3 punti di Pil), come saldo fra maggiori entrate e minori spese, e negli anni successivi l'aggiustamento continuerà, a un ritmo medio di 0,6 punti di Pil all'anno. Alla fine del periodo l'avanzo primario, attualmente allo 0,5%, sarà tornato prossimo al 5%, ossia al livello che ci aveva consentito di entrare in Europa. Insomma: da Prodi a Prodi. Era stato Prodi a portarci in Europa, erano stati tutti i suoi successori - D'Alema, Amato, Berlusconi - a portarci fuori dei parametri europei (contrariamente a quel che molti credono, la tendenza al deterioramento strutturale dei conti pubblici inizia già nel 1998, ben prima di Tremonti). Ora Prodi è «richiamato alle armi», essenzialmente per non farci uscire dall'Europa.

    Tradotto in soldoni, il programma dichiarato nel Dpef è più o meno questo: 65 miliardi di aggiustamento, di cui 20 subito. Tanto per dare un'idea degli ordini di grandezza: 3000 euro a famiglia, di cui 1000 subito. Quel che però nel Dpef non c'è scritto in modo esplicito è come un simile risultato verrà ottenuto, in che misura con più tasse e in che misura con minore spesa pubblica.

    Nelle numerose tabelle che descrivono il quinquennio 2006-2011 vengono riportate ogni sorta di grandezze macroeconomiche, ma non le due più importanti: di quanto il nuovo governo vuole innalzare la pressione fiscale, e di quanto vuole contenere la spesa pubblica. Poiché i due dati chiave non ci sono, ho provato a ricavarli dalle altre grandezze pubblicate, e il risultato è questo: il governo Prodi vuole, in cinque anni, aumentare le entrate di circa 2,1 punti di Pil (31 miliardi ai prezzi attuali), e ridurre la spesa pubblica di 2,3 punti di pil (34 miliardi).

    Da questi rozzi calcoli capiamo subito perché sindacati e sinistra radicale sono in fibrillazione: passi per le tasse, che ci si illude sempre di far aumentare solo per ricchi, arricchiti, pescecani e furbetti, ma 34 miliardi di spesa pubblica in meno sono un vero e proprio «attacco allo Stato sociale».

    La sinistra sindacale e politica si sta accorgendo di una cosa che non può dire, e forse nemmeno pensare: quando c'era Tremonti e si straparlava di «macelleria sociale» in realtà la spesa sociale saliva (e le tasse diminuivano), mentre ora che finalmente «siamo al governo noi» quel che si profila all'orizzonte è un mix di nuove privatizzazioni, più tasse e minore spesa sociale. Insomma Berlusconi - come Craxi a suo tempo - ci ha permesso di vivere al di sopra dei nostri mezzi, e tocca al solito Prodi rimettere le cose a posto. Ma allora il Dpef ci prende in giro quando parla di riforma degli ammortizzatori sociali, asili nido, politiche per la famiglia e via cantando? Come possiamo aver fiducia in un governo che per «rilancio della crescita» intende un modesto +1.5% all'anno di incremento del Pil, e come se non bastasse prevede che la maggior parte di esso, anziché ad irrobustire lo Stato sociale, vada al ripianamento del debito? Se questo è il prezzo, meglio tenerci il debito.

    Queste, più o meno oscuramente, sembrano le preoccupazioni che si stanno facendo strada a sinistra. Ad esse il governo non sta dando nessuna vera risposta. Perché?

    Forse perché una risposta chiara e coraggiosa metterebbe a repentaglio l'esistenza stessa del governo Prodi. Stante il fatto che il governo (giustamente, a mio modo di vedere) non ha alcuna intenzione di raccogliere l'invito di una parte della sinistra a infischiarsene dell'Europa e del patto di Maastricht, le risposte che esso potrebbe dare alla «sinistra inquieta» si riducono infatti essenzialmente a due.

    Prima risposta. Ragazzi, abbiamo ballato per trent'anni, è arrivata l'ora di tirare la cinghia. Vi chiediamo dei sacrifici. Sì, nonostante tutto quel che abbiamo detto e promesso la Legislatura non sarà una passeggiata. L'Italia può crescere un pochino di più che sotto Berlusconi, ma non tanto di più. Dobbiamo rimboccarci le maniche, se vogliamo restare in Europa.

    Seconda risposta. Guardate che noi facciamo sul serio. Lo Stato sociale si può salvare, anzi rafforzare. L'Italia può crescere al ritmo dell'Europa, sopra il 2% all'anno. Naturalmente, oltre a rilanciare le liberalizzazioni, bisognerà far riemergere gradualmente almeno 1/3 del sommerso, ed affondare il bisturi negli sprechi (e nelle truffe) della spesa pubblica. Se riusciremo a fare queste tre cose, non solo risaneremo i conti, ma potremo ridurre le aliquote, ridare competitività alle imprese, creare nuova occupazione regolare, offrire migliori servizi sociali.

    Entrambe le risposte richiedono coraggio, perché - in un modo o nell'altro - chiedono ai cittadini di rinunciare a sicurezze, tutele e privilegi. Nel primo caso, senza offrire nulla di appetibile in cambio (l'abbattimento del debito pubblico esalta solo banchieri e tecnocrati). Nel secondo caso offrendo una chance di rilancio dell'Italia, ma facendone ricadere i rischi soprattutto sul Mezzogiorno, dove sono concentrati oltre metà dell'evasione fiscale e degli sprechi.

    Ma un governo che volesse avere un simile coraggio, dovrebbe avere anche una grande autorità morale. Non si può chiedere molto agli altri, se non si è nella posizione per farlo. E' il nostro governo in tale posizione? Difficile rispondere di sì, a giudicare dallo spettacolo che ha dato nei suoi primi cento giorni: aumento del numero di ministeri, moltiplicazione delle poltrone, nessun passo indietro dei partiti dalla sanità e dalla Rai, nessun vero segnale di riduzione dei costi della politica, e infine la vergogna dell'indulto esteso ai politici corrotti e ai furbetti di ogni possibile quartierino.

    Era innanzitutto per questo - perché il governo non perdesse autorità morale - che alcuni di noi presero posizione contro quel provvedimento, e non certo per moralismo o vocazione giustizialista: proprio perché sapeva di dover chiedere molto agli italiani, il nuovo governo non poteva permettersi il lusso di essere indulgente con sé stesso. Soggiacendo alla fame di poltrone dei partiti e non opponendosi all'indulto allargato a corrotti e corruttori, Romano Prodi ha sprecato l'occasione che la «luna di miele» dei primi cento giorni offre ad ogni nuovo governo. Così Prodi ha finito per legarsi le mani da sé. Prodi è diventato prigioniero di se stesso.

    Per cambiare davvero l'Italia, il suo governo dovrebbe avere le carte in regola per chiederci di fare la nostra parte. Non avendole, preferirà semplicemente sopravvivere, lasciando l'Italia più o meno com'è?

  2. #2
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    Forse adesso possiamo cominciare a capire perché la politica estera e l'interventismo a tutti i costi in Libano siano diventati così importanti per il Gufo.

  3. #3
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    Articolo interessante, ma le conclusioni sono per me errate, per un semplice motivo. La composizione del parlamento.
    Si, lo sò, il margine del governo è ridottissimo al senato, e grazie alla vostra legge elettorale il parlamento non rappresenta la volontà degli elettori ma quella dei partiti. E questo, oltre all'obrobrium maximum che ci ha permesso di avere la maggioranza anche al senato, è un punto di forza del governo.
    Fintantoche i partiti saranno d'accordo, il governo andrà avanti, senza rischi di franchi tiratori, che potrebbero iniziare già a cercare impiego come muratori. E siccome la defezione dei comunisti nel governo Prodi 1 ci è costato un quinquennio di regime (democratico, non sottointendo dittatoriale) Berlusconiano, sono relativamente tranquillo che i partiti si metteranno d'accordo.
    Purtroppo rimettere in sesto l'Italia ha un costo, oltre che economico, anche morale, visto che nella coalizione ci troviamo integralisti cattolici e mastelliani...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Ilùvatar85
    Purtroppo rimettere in sesto l'Italia ha un costo, oltre che economico, anche morale, visto che nella coalizione ci troviamo integralisti cattolici e mastelliani...
    ...dimentichi di citare gli Integralisti Islamico-Comunisti che stanno dando uno spettacolo ben peggiore...

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da FreeFlag
    Forse adesso possiamo cominciare a capire perché la politica estera e l'interventismo a tutti i costi in Libano siano diventati così importanti per il Gufo.
    Straquoto...l'interventismo militarista degli ex-pacifisti senza se e senza ma puo' avere solo questa spiegazione...dopo 100 giorni di macchiette e figuracce in Politica Interna si cerca una leggitimazione a suon di "3000 Baionette" in Politica Estera cercando di ripetere lo slancio propagandistico vergognosamente mostrato addirittura durante i Mondiali di Calcio...mi vergogno di avere Prodi e D'Alema come miei rappresentanti,ma tant'è...

  6. #6
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    Prendo spunto da un articolo uscito sul "venerdì di repubblica".
    Confrontiamo un po' i primi 100 giorni (cari più che altro ai media...e a Berlusconi quindi, avendo un effetto mediatico suggestivo...) e partiamo dal precedente Governo:

    1. Finanziamento delle grandi opere
    2. carcere per i clandestini
    3. scudo fiscale per il rientro dei capitali
    4. cartolarizzazione degli immobili dello stato
    5. abolizione della tassa di successione
    6. emersione del lavoro nero
    7. semplificazione dell'iva
    8. sgravi fiscali per le imprese
    9. DEPENALIZZAZIONE del falso in bilancio
    10. "Riforma" delle rogatorie internazionali

    una cosa è certa: una mossa su 3 porta vantaggi al capo...una sorta di marchio di fabbrica Ricordo che il punto 9 portò alla trasformazione del falso in bilancio da reato di pericolo a reato di danno...e fece morire il processo All Iberian 2...dove B. era imputato...
    Il problema è quindi vedere quali di questi provvedimenti abbiano avuti esiti positivi: emersione lavoro nero...un flop...450 lavoratori ricomparsi su 900mila; rogatorie internazionali, ovvero smacco alla magistratura, valenza retroattiva, firmata da B. il 4/10, usata dagli avvocati di Previti in tribunale il 9/10 (poi con la porcata maxima di quest'indulto salva politici qualsiasi problema è sparito...); rientro dei capitali...2,5% il "costo"...rientrarono 54,6 mld di lire il 1° anno...

    La manovra Tremonti passò dopo 104 giorni...quella Bersani-visco dopo 72...ma si sa...c'era un buco talmente enorme che Tremonti rimase spiazzato...andava dai 45 ai 62 miliardi di lire...quello denunciato da Prodi (lasciatoci dal cdx) è invece una bazzecola: 115 mld per le 19 grandi opere mancano....

    Posto quello fatto da Prodi anche se dovremmo ricordarcelo...
    1. liberalizzazione servizi pubblici
    2. Indulto
    3. Farmaci al supermercato
    4. nuove licenze taxi
    5. anagrafe ributaria
    6. controllo parcelle professionisti
    7. limiti alle intercettazioni
    8. citadinanza agli immigrati dopo 5 anni
    9. riforma esame di maturità
    10. missione in Libano

    B. usò solo 1 volta la fiducia...P. 7 volte...più che altro per convincere i suoi alleti e non per un problema di strenua opposizione...
    Van considerati anche i numeri...B. aveva una maggioranza numericamente mostruosa....P. beh...

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Ilùvatar85
    Articolo interessante, ma le conclusioni sono per me errate, per un semplice motivo. La composizione del parlamento.
    Si, lo sò, il margine del governo è ridottissimo al senato, e grazie alla vostra legge elettorale
    senza la quale legge avremmo noi una larga maggioranza al senato...
    UT UNUM SINT!

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da catholikos
    senza la quale legge avremmo noi una larga maggioranza al senato...
    L'ho scritto più avanti nel messaggio, se continui nella lettura. Ma il fatto che ci ha permesso di avere un governo, e di riuscire a governare nonostante il margine ridicolo grazie alle liste dei partiti, non la rende meno schifosa.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da catholikos
    senza la quale legge avremmo noi una larga maggioranza al senato...
    No, con il sistema uninominale il centrodestra non avrebbe potuto giocare tutto sul simbolo, cosa che li avvantaggia ma avrebbe dovuto

    1) Decidere i candidati uno per uno. Per esempio, in ciascun collegio del Nord decidere se candidare un leghista (e rischiare di perdere voti al centro) o uno di altri grupi, rischiando di perdere voti leghisti.
    2) Accordarsi tra partiti e partitini su quanti personaggi candidare e dove
    3) Trovare persone decenti, tali da prendere voti e non pesci in faccia.

    Presumibilmente con la legge precedente il centrodestra sarebbe stato annientato, sia alla camera sia al Senato.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da FreeFlag
    Prodi contro Prodi
    27/8/2006
    di Luca Ricolfi

    ..... Quel che però nel Dpef non c'è scritto in modo esplicito è come un simile risultato verrà ottenuto, in che misura con più tasse e in che misura con minore spesa pubblica.

    .....

    La sinistra sindacale e politica si sta accorgendo di una cosa che non può dire, e forse nemmeno pensare: quando c'era Tremonti e si straparlava di «macelleria sociale» in realtà la spesa sociale saliva (e le tasse diminuivano), mentre ora che finalmente «siamo al governo noi» quel che si profila all'orizzonte è un mix di nuove privatizzazioni, più tasse e minore spesa sociale. Insomma Berlusconi - come Craxi a suo tempo - ci ha permesso di vivere al di sopra dei nostri mezzi, e tocca al solito Prodi rimettere le cose a posto. Ma allora il Dpef ci prende in giro quando parla di riforma degli ammortizzatori sociali, asili nido, politiche per la famiglia e via cantando? Come possiamo aver fiducia in un governo che per «rilancio della crescita» intende un modesto +1.5% all'anno di incremento del Pil, e come se non bastasse prevede che la maggior parte di esso, anziché ad irrobustire lo Stato sociale, vada al ripianamento del debito? Se questo è il prezzo, meglio tenerci il debito.

    Queste, più o meno oscuramente, sembrano le preoccupazioni che si stanno facendo strada a sinistra. Ad esse il governo non sta dando nessuna vera risposta. Perché?

    Forse perché una risposta chiara e coraggiosa metterebbe a repentaglio l'esistenza stessa del governo Prodi. Stante il fatto che il governo (giustamente, a mio modo di vedere) non ha alcuna intenzione di raccogliere l'invito di una parte della sinistra a infischiarsene dell'Europa e del patto di Maastricht, le risposte che esso potrebbe dare alla «sinistra inquieta» si riducono infatti essenzialmente a due.

    Prima risposta. Ragazzi, abbiamo ballato per trent'anni, è arrivata l'ora di tirare la cinghia. Vi chiediamo dei sacrifici. Sì, nonostante tutto quel che abbiamo detto e promesso la Legislatura non sarà una passeggiata. L'Italia può crescere un pochino di più che sotto Berlusconi, ma non tanto di più. Dobbiamo rimboccarci le maniche, se vogliamo restare in Europa.

    Seconda risposta. Guardate che noi facciamo sul serio. Lo Stato sociale si può salvare, anzi rafforzare. L'Italia può crescere al ritmo dell'Europa, sopra il 2% all'anno. Naturalmente, oltre a rilanciare le liberalizzazioni, bisognerà far riemergere gradualmente almeno 1/3 del sommerso, ed affondare il bisturi negli sprechi (e nelle truffe) della spesa pubblica. Se riusciremo a fare queste tre cose, non solo risaneremo i conti, ma potremo ridurre le aliquote, ridare competitività alle imprese, creare nuova occupazione regolare, offrire migliori servizi sociali.

    Entrambe le risposte richiedono coraggio, perché - in un modo o nell'altro - chiedono ai cittadini di rinunciare a sicurezze, tutele e privilegi. Nel primo caso, senza offrire nulla di appetibile in cambio (l'abbattimento del debito pubblico esalta solo banchieri e tecnocrati). Nel secondo caso offrendo una chance di rilancio dell'Italia, ma facendone ricadere i rischi soprattutto sul Mezzogiorno, dove sono concentrati oltre metà dell'evasione fiscale e degli sprechi.

    Ma un governo che volesse avere un simile coraggio, dovrebbe avere anche una grande autorità morale. Non si può chiedere molto agli altri, se non si è nella posizione per farlo. E' il nostro governo in tale posizione? Difficile rispondere di sì, a giudicare dallo spettacolo che ha dato nei suoi primi cento giorni: aumento del numero di ministeri, moltiplicazione delle poltrone, nessun passo indietro dei partiti dalla sanità e dalla Rai, nessun vero segnale di riduzione dei costi della politica, e infine la vergogna dell'indulto esteso ai politici corrotti e ai furbetti di ogni possibile quartierino.

    Era innanzitutto per questo - perché il governo non perdesse autorità morale - che alcuni di noi presero posizione contro quel provvedimento, e non certo per moralismo o vocazione giustizialista: proprio perché sapeva di dover chiedere molto agli italiani, il nuovo governo non poteva permettersi il lusso di essere indulgente con sé stesso. Soggiacendo alla fame di poltrone dei partiti e non opponendosi all'indulto allargato a corrotti e corruttori, Romano Prodi ha sprecato l'occasione che la «luna di miele» dei primi cento giorni offre ad ogni nuovo governo. Così Prodi ha finito per legarsi le mani da sé. Prodi è diventato prigioniero di se stesso.

    Per cambiare davvero l'Italia, il suo governo dovrebbe avere le carte in regola per chiederci di fare la nostra parte. Non avendole, preferirà semplicemente sopravvivere, lasciando l'Italia più o meno com'è?
    Osservazioni:

    1. Il DPEF non deve contenere i dettagli della manovra, cioè il COME i conti vengono fatti quadrare, ma solo i conti.

    2. la sinistra radicale è un po' statalista, come la destra di AN, logico che freni sui tagli; su questo ci sarà senz'altro una trattativa punteggiata da conflitti sui punti specifici della manovra, senza dubbio.

    3. Prodi non ha bisogno di accelerare sul Libano per coprire le divergenze nell'Unione sulla Finanziaria; se ci sono, verrano fuori comunque in modo evidente nei prossimi giorni, dunque inutile nasconderle; il Libano è un altro film, il governo non usa i mezzucci di Berlusconi che copriva così la stagnazione dell'economia, non ne ha bisogno e comunque non può farlo.

    4. Dall'intervista di Giordano sul Corriere di oggi ho ricavato una sola impressione: Rifondazione non vuole affatto far cadere il governo, ma vuole trattare sui contenuti della manovra, per portare a casa un po' di cose a cui tiene molto; nell'intervista non è nemmeno stato così categorico sulla ventilata "spalmatura" su due anni dei 35 miliardi della Finanziaria; rileggerla per convincersene.

    5. Le conclusioni di Ricolfi sono già state confutate dallo stesso Prodi, con argomenti, in un recente "forum" internet su Repubblica, cui rimando per le risposte.

 

 
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