In pubblico Herzl non parlò mai esplicitamente della sorte della popolazione palestinese di origine araba, che costituiva certamente un ostacolo al suo progetto. Nel 1899 scrisse ad un dignitario arabo di Gerusalemme assicurando che gli arabi palestinesi non sarebbero stati spodestati dagli ebrei, ma avrebbero beneficiato anche loro dai finanziamenti che sarebbero giunti in Palestina.
In privato, tuttavia, Herzl scriveva nel 1895 nel suo diario: “espropri con gentilezza…Spingere i nullatenenti a passare la frontiera procurandogli un impiego nei paesi vicini.”
“Chi può contestare i diritti degli ebrei in Palestina? Buon Dio, in senso storico è davvero il vostro paese”, scrisse nel 1899 il dignitario islamico Jusuf Diya al rabbino capo di Francia Zadok Khan, “In teoria l’idea sionista era del tutto giusta, ma in pratica bisognava tener conto del carattere sacro della Palestina per milioni di cristiani e musulmani…Nel nome di Dio lasciamo in pace la Palestina”.
Ma l’acquisto dei terreni era la chiave di volta del sionismo, né poteva non esserlo. Nel 1904 Menachem Ussishkin (1863-1941) diceva “Senza la proprietà della terra Eretz Yisrael non sarà mai ebreo. La terra si ottiene in tre modi….l’ultimo è la compravendita, finchè ad un certo punto saremo noi a governare”.