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  1. #1
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    Addio a Renato, ucciso da chi vive di odio

    Ho visto il litorale di Roma una volta sola. Un bel posto, per lo meno per quanto i miei ricordi consegnano ancora alla mente l'istantanea di quel luogo. Lì è morto pochi giorni fa un giovane di 26 anni, un giovane che non è retorica definire un compagno. Renato Biagetti era un tecnico del suono, frequentava il centro sociale Acrobax e, lo dicono tutti i suoi amici e parenti e conoscenti, odiava la violenza.
    La mamma, ai suoi funerali, ha detto: "Vi prego di ricordare Renato solo con l'amore, perchè lui non era capace di usare le mani... tutto il resto è uno schifo.". Solo con l'amore, mai con la violenza. E questa è ritornata, recrudescente, nella notte degli assassini, marchiati dal nero delle loro camicie, solcati dalla rabbia contro i "rossi", cresciuti e pasciuti dall'intolleranza propagandata dai fascisti e dai neonazisti dei partitelli di estremissima destra. Pare che sia un terreno fertile per la Roma dei giorni nostri; e non tanto nei quartieri sottoproletari, ma anche in zone di periferia degne di essere cintura di una capitale.

    tratto da www.lanternerosse.it

  2. #2
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    Suvvia, è la logica della politica. Non esiste parte politica che non si butti nello squllido gioco dello strumentalizzare le vittime, ergo non venire a fare il puro.

  3. #3
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    Personalmente non sono stato educato all'odio verso gli altri diversi da me per colore della pelle, per lingua, tendenza sessuale o altro.
    Un tasso di amore e di odio c'è in tutti noi. Sovente, però, a prevalere non sono la serenità di analisi di ciò che ci circonda, ma gli istinti eterodiretti dal disagio sociale e da chi ha tutto interessa a fomentare contrasti ed acredini più grandi.
    C'è chi vive col muso ingrugniato e incazzato per via non delle ingiustizie, ma perchè il suo vicino di casa è pakistano o marocchino, chi perchè ha a scuola compagni di banco che sono gay o lesbiche, o chi nel ragazzo coi cappelli rasta vede sempre e solo un disagiato sociale.
    Qui non si tratta di ergersi a giudici di niente e nessuno, ma di prendere atto della realtà.
    Francamente il nostro disprezzo per il fascismo non è frutto di un capriccio pregiudiziale, ma è una derivazione di un giudizio dato dalla storia che facciamo anche nostro.

    Marco

    www.lanternerosse.it

  4. #4
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    e vaffanculo a chi sporca i thread di commemorazione

  5. #5
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  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Marco Sferini
    Personalmente non sono stato educato all'odio verso gli altri diversi da me per colore della pelle, per lingua, tendenza sessuale o altro.
    Un tasso di amore e di odio c'è in tutti noi. Sovente, però, a prevalere non sono la serenità di analisi di ciò che ci circonda, ma gli istinti eterodiretti dal disagio sociale e da chi ha tutto interessa a fomentare contrasti ed acredini più grandi.
    C'è chi vive col muso ingrugniato e incazzato per via non delle ingiustizie, ma perchè il suo vicino di casa è pakistano o marocchino, chi perchè ha a scuola compagni di banco che sono gay o lesbiche, o chi nel ragazzo coi cappelli rasta vede sempre e solo un disagiato sociale.
    Qui non si tratta di ergersi a giudici di niente e nessuno, ma di prendere atto della realtà.
    Francamente il nostro disprezzo per il fascismo non è frutto di un capriccio pregiudiziale, ma è una derivazione di un giudizio dato dalla storia che facciamo anche nostro.

    Marco

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  7. #7
    Bestia in via d'estinzione...
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    "Molti canti ho sentito nella mia terra natìa, canti di gioia e di dolor. Ma uno mi s' è inciso a fondo nella memoria ed è il canto del comune lavorator"...spettrale residuo di quegli estatici giorni rivoluzionari!
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    Predefinito Un ultimo sorriso per Renato, ucciso dalla barbarie delle destre

    Un ultimo sorriso per Renato

    Nel centro sociale Acrobax, a Roma, il funerale di Renato Biagetti, accoltellato all'alba di domenica all'uscita da una festa. In centinaia tra pianti e balli ai ritmi della musica che piaceva a lui. Oggi il corteo
    Angelo Mastrandrea
    Roma
    Sembra di riconoscerlo, Renato, tra le centinaia di ragazzi e ragazze che piangono ridono e ballano stretti attorno alla bara nella sala ricevitorie dell'ex cinodromo di Ponte Marconi, Roma, occupato qualche anno fa da un pugno di attivisti e ribattezzato Acrobax. Quanti di loro si possono riconoscere nelle parole della madre del ragazzo di 26 anni ucciso all'alba di domenica a Focene, alle porte della capitale, mentre usciva da una festa reggae? «Quando compravo un paio di scarpe mi diceva sempre "mamma, lo sai che queste sono prodotte sfruttando il lavoro dei ragazzini nel terzo mondo"? E così con ogni acquisto, tanto che io dicevo "ma allora cos'è che si può comprare"?». Pillole di altermondialismo che tutti quelli venuti a rendergli l'ultimo saluto sentono come proprie. Così come quelle altre che parlano di un giovane che combatteva le ingiustizie e detestava la violenza, tanto che «non sarebbe stato capace nemmeno di tirare un cazzotto».
    Eppure è capitato proprio a lui quello che sarebbe potuto accadere a chiunque altro: due bulletti, uno con una croce celtica tatuata sul corpo insieme alla scritta «forza e onore», che tentano di attaccare briga, la rapida aggressione, otto coltellate ed eccoci qui a piangere una morte assurda come poche altre. Nessuna matrice politica ma comunque «un omicidio di stampo fascista» che si inserisce in un clima generale di «caccia all'immigrato e al diverso», denunciano i compagni. Come tre anni fa a Milano, quando alcuni fascisti senza appartenenza accoltellarono a morte Davide «Dax» Cesare, militante del centro sociale Orso. E' per questo che per oggi pomeriggio alle 17 sfileranno in un corteo che partirà da Piramide.
    Non era un militante assiduo come il fratello Dario, Renato Biagetti, frequentava Acrobax per le attività musicali più che per quelle politiche. Era rimasto colpito, qualche mese fa, da un altro funerale: quello di Antonio Salerno, un altro militante del centro sociale, vittima questa volta di un incidente in motorino mentre lavorava, da precario. Ed è proprio per questo che oggi hanno voluto portarlo proprio qui, sotto lo striscione che raffigura e saluta «Anto'», oggi accompagnato da un «con Renato nel cuore» e due altoparlanti a simboleggiare il suo amore per la musica. Ci sono militanti, parenti, vicini di casa e qualche politico come l'assessore comunale alle Periferie Dante Pomponi, il segretario romano del Prc Massimiliano Smeriglio e il senatore di Rifondazione Salvatore Bonadonna. Non c'è Veltroni e nemmeno il sindaco di Fiumicino, e la loro assenza viene notata.
    Le quattro coppe ai piedi del feretro raccontano di un'altra passione: il rugby e le vittorie con gli All reds. E le parole di amici e familiari parlano di un ragazzo socialmente impegnato, che «andava a tutte le manifestazioni», ma soprattutto amante della musica, anche quella classica come non ti aspetteresti da un amante dell'elettronica e del reggae. Il fratello Dario ha raccolto gusti e passioni in una playlist che fa da colonna sonora all'intero funerale. «Nell'ultima festa prima dell'estate, proprio qui, mentre stavamo per chiudere lui invece mi chiese di continuare e di mettere questa traccia che gli piaceva molto», spiega prima di lanciare un pezzo techno che ti immagineresti di ascoltare a un rave piuttosto che a una commemorazione. Prima c'erano stati il Bolero di Ravel e l'Ave Maria di Schubert, «La guerra di Piero» di De Andrè e «Gianna» di Rino Gaetano. Il ricordo della fidanzata che legge una poesia di Leonardo da Vinci e di un'amica che recita Guccini, «voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi». La madre e il fratello ringraziano tutti quelli che hanno partecipato. E via così fino all'ultimo saluto. A pugni chiusi: «E se io muoio da partigiano tu mi devi seppellir».
    "Gli idoli di legno possono vincere, le vittime umane venir sacrificate."
    Karl Marx

  8. #8
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    ennerre/Akarat, levati dalle palle

  9. #9
    LokiTorino
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    ma tu sei vergognoso a dire che è una rissa del sabato sera pagliaccio.
    Cos'è ti rode che negli ultimi 3-4 anni sono stati sistematicamente individui appartenenti anche periferialmente all'area della dx ad usare le lame?

  10. #10
    Antimodernista sbandato
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    Il discorso e' semplice (anche ragionando politicamente)ma se venisse davvero presa la distanza da tutta quella marmaglia che vanta appartenenza all'area, e venissero condannati gli atti di vilta' vera e propria la retorica antifascista su cosa si fonderebbe.....poi c'e cazzo un piano di dignita' personale, io direttamnete od indirettamente non lo difendo chi vilmente ammazza un ragazzo e non me ne frega una cazzo se gli altri (a sinistra) fanno uguale, si pensa o no di essere diversi, uomini differenziati ecc.ecc.....Ci facciamo le seghe sulla bella morte, il bushido ecc.ecc. e allora guardiamoci in faccia.....detto da uno che non e' nessuno e non ha la pretesa di insegnare nulla a nessuno

 

 
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