RIFORMA DEL DIRITTO e tribunale unico per la famiglia. Ma anche adozioni e unioni civili. Il ministro Rosy Bindi rilancia le linee guida del neonato dicastero per la Famiglia, per la prima volta istituito con il governo Prodi. Un ministero trasversale, coinvolto tanto dai temi dell’immigrazione quanto dalle adozioni, fino ad arrivare ai Pacs.
In un’intervista uscita ieri sul Messaggero Rosy Bindi ha espresso la volontà di correggere i punti critici dell’attuale diritto di famiglia. «Lo proporrò - ha affermato - per alcuni aspetti che riguardano certe discriminazioni, per esempio quelle riguardanti i figli legali e naturali». Ma le novità non si fermeranno a singole norme. Al contrario, è prevista la costituzione, assieme al ministro della Giustizia, di una commissione di riforma. Punto d’arrivo dovrebbe essere un vero e proprio «Tribunale per la famiglia», composto da giudici specializzati nei conflitti familiari, sotto cui riunire tutte le competenze. Minori, affidamenti, separazioni e divorzi verrebbero così a «convergere» sotto l’unica guida istituita e congeniata a misura. Con il risultato, ad esempio, di semplificare le procedure di affidamento e adozione e di offrire una tutela omogenea e senza discriminazioni ai minori.
D’accordo con le proposte del ministro si è detto Franco Occhiogrosso. Il presidente del Tribunale dei Minori di Bari ha tuttavia specificato le perplessità che potrebbero rallentare, se non fermare, il percorso indicato dal ministro. Sì, quindi, ad un «accorpamento delle competenze dei giudici, che oggi non c’è, e ad una stretta collaborazione con i servizi sociali», ma attenzione alla necessità di «affiancare una riforma, di cui da tempo si parla senza risultati, con i necessari fondi, e alla resistenza che alcune categorie, in particolare gli avvocati, potrebbero opporre». Qualche distinguo è arrivato invece dall’interno dello stesso centrosinistra. La deputata Ds Katia Zanotti si è detta d’accordo con le proposte del ministro, ma ha colto l’occasione per rilanciare temi su cui la maggioranza «dovrebbe osare di più». «La riforma proposta dal ministro punta alla semplificazione e va bene - ha dichiarato Zanotti - ma semplificazione vuol dire anche, ad esempio, concedere il “divorzio breve” alle coppie che non hanno figli. So che nella maggioranza ci sono voci diverse su questo tema, ma forse sarebbe il caso di azzardare qualcosa in più». Più di un monito, invece, dal due volte deputato di Rifondazione comunista Giuliano Pisapia. «Bene - ha commentato - unificare famiglia e minori, ma sarebbe estremamente rischioso includere nella riforma anche l’attività penale che riguarda i minori, che deve continuare ad avere una modalità d’approccio a parte». Quanto ai tempi, Pisapia si è detto «convinto che sia opportuno andare in Parlamento il prima possibile, per una riforma necessaria e urgente».
Dove le proposte del ministro sono invece state giudicate insufficienti è sulle unioni civili. Il ministro è tornato a specificare che nel programma dell’Unione non si parla di Pacs, e ha ribadito la propria contrarietà alle adozioni da parte delle coppie omosessuali. Ciononostante Rosy Bindi si è detta intenzionata a «modificare il codice civile e introdurre una normativa» sui «diritti delle forme di convivenza diverse dal matrimonio che non possono essere ignorate e non devono restare nella clandestinità». Ma la cautela del ministro è stata accolta con l’invito a non «arretrare rispetto al compromesso contenuto nel programma». «Non è una questione puramente nominalistica - ha commentato Pisapia, che nella scorsa legislatura è stato tra i firmatari del progetto di legge sui Pacs - ma una modifica del codice civile dovrà contenere un titolo apposito dedicato alle unioni civili». E sulla stessa lunghezza d’onda Katia Zanotti. «Con il ministro - ha commentato - siamo d’accordo sulla necessità di sostenere tutti i rapporti che rappresentano un modo affettivo di stare assieme. Non mi interessa che si chiamino Pacs o in un altro modo, ma alla modifica del codice civile bisogna accompagnare un riconoscimento formale di queste unioni, di fronte ad un Paese che non si sente messo alla prova o minacciato da questo riconoscimento».


Rispondi Citando


