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  1. #1
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    Predefinito Quanto e' lungo il campo di Holly & Benji?

    Dopo lunga meditazione, ecco la risposta alla domanda che tutti prima o poi si sono fatti: quanto e' lungo il campo del cartone animato Holly e Benji?
    Con un po' di trigonometria, tenendo presente il raggio della terra (6327 Km), l'altezza di un osservatore (facciamo un 1,70 mt, anche se sono giapponesi e, di conseguenza nani) e la linea che va dall'osservatore fino alla linea dell'orizzonte, si ottiene che la distanza a cui un giocatore vede l'orizzonte e' di 4,53 Km. Tenuto conto che la traversa della porta compare quando un giocatore e' almeno sulla tre-quarti campo, il campo risulta lungo circa 17,8 Km.

    Ok. Fin qua ci siamo. Ora la domanda e': a che velocita' media corrono Holly Hatton, Mark Lenders, Julian Ross e soci? Supporremo che il campo venga percorso dai piu' in forma 4/5 volte a partita: 90 min. (+ 5 di recupero) = 5700 sec (tempo di gioco) 17800 m (dimensione campo) x 4,5 volte a partita = 80100 m (spazio percorso) 80100 / 5700 = 14,052 m/s (corrono cioè 100 metri in 7 secondi e 11. circa 3 sec meno del record del mondo dei 100 metri piani (e il campo di Holly e Benji, si sa, non e' in piano...). Questo e' sufficiente a spiegare perche' il povero Ross, malato di cuore, abbia difficolta' concludere le partite.

    Avete presente quando Holly dalla sua area tira una mina che attraversa tutto il campo (di 17,8 km), buca la rete e sfonda il muro? In realta' la domanda e' un'altra: ma in Giappone li fanno i controlli anti-doping? E ancora: che schema usano per occupare tutto il campo? L'1-1-1-1-1-1-1-1-1-1? In cosa consiste la tecnica del contropiede? Come fa l'anziano in difesa a chiamare il fuori gioco, spara un razzo in aria? L'arbitro gira per il campo in moto? E se investe qualcuno? E se gli finisce la miscela? E se estrae il cartellino rosso mentre va a 80 all'ora con tutti i carabinieri li' intorno? Per fermare il gioco cosa usa, la tromba? Per fermare un giocatore lontano gli spara? Alle gambe o altro "purche' lo fermi"? Se un tifoso fa invasione di campo quando lo ripigliano? Se un giocatore resta a terra non rischia di creparci prima che qualcuno lo veda?

    Come si fa a fare ostruzione? A fine partita gira l'autobus per il campo o i giocatori se la devono cavare da soli? I guardalinee usano una vela per le segnalazioni? E quando devono mettersela tra le gambe per segnalare i rigori? Se uno segna, dall'altra parte del campo come lo scoprono?
    Se uno attraversa tutto il campo palla al piede, scarta tutti, scarta anche il portiere e giunto davanti alla porta vuota, dopo (stimiamo) un paio d'ore di corsa, la butta fuori cosa fa, si spara? Si butta sotto la moto dell'arbitro? E quando scopre che la partita era gia' finita da mezz'ora? E che c'era pure stato l'intervallo?
    Se in una partita c'e' una rete passa alla storia? Se un giocatore chiamato dall'arbitro scappa via per non farsi riconoscere organizzano una squadra di ricerche? Se uno perde palla sotto porta dopo azione continuata (tre quarti d'ora) della squadra cosa gli fanno? Vivisezione? Quando devono fare un cambio mandano le frecce tricolore ad avvisare?

    Da quanti anelli sono composte le tribune? Gli ultra' si menano ugualmente o sono troppo lontani?

    Ma....E SE CI FOSSE LA NEBBIA?

    •   Alt 

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  2. #2
    Conservatorismo e Libertà
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    E' vecchia,ma sempre simpatica

  3. #3
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    uahahuahauhauha

  4. #4
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    Dove il socialismo posso dare una mano concreta al paese.In un posto laico nella quale si puo' scegliere la religione che si vuole.Ed in fine in un posto in cui i grandi padri Nenni,Pertini,de Martino vengono ricordati e rispettati da tutti.
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    Grande troppo simpatico,ma non so se hai notato quando Holly Acton & Co.fanno un tiro se noti il pallone prende tutte traiettorie strane prima pallonetto poi scende verso il basso e va dritto contro la porta,poi prende un effetto e poi dopo alla fine del cartone va in rete.Se fosse in realta' giocatori come Ronaldhiho(o come si scrive)o Cannavaro o altri,non avrebbero mai vinto il pallone d' oro l' avrebbe sempre vinto,Holly dopo questi tiri.

  5. #5
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    chilometri una trentina costruito in cima a una collinaaaaa

  6. #6
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    Anche i campi dove giocavano i Superboys (ve lo ricordate Shingo Tamai?) sembravano lunghi parecchie centinaia di metri...per tacere del pallone che si piegava come una salsiccia e dei portieri che invariabilmente saltavano SOPRA la sfera anzichè tentare la respinta da terra...

  7. #7
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    in questi cartoni, la fisica è un'opinione, o quei bambocci sono degli alieni...

  8. #8
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    la cannabis una droga leggera? ma avete mai provato a portarne 80 chili sulla schiena?
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    rotfl...
    mitica
    conoscete quella sui puffi compagni?

  9. #9
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    la cannabis una droga leggera? ma avete mai provato a portarne 80 chili sulla schiena?
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    ecco
    PUFFI COMUNISTI




    I puffi sono delle creature di colore blu, indossano tutti un berretto bianco, tranne il capovillaggio che ha un berretto rosso.
    La loro età non è ben definibile, diciamo che ci sono un anziano (grandepuffo) ed il resto della comunità sembra essere composto da individui adulti ma ancora relativamente giovani, ciò ha notevoli ripercussioni anche nella vita sociale del villaggio e nei rapporti tra gli individui che analizzeremo in seguito.
    Nelle versioni successive vengono introdotti nuovi personaggi, un pittore, un poeta, un anziano e tre bambini, non a caso ciò coincide con l'avvio della glasnost di Gorbacev Mihail Sergeevic, probabilmente anche nel mondo dei cartoni animati la "pubblicità" stava modificando le cose.

    Il genere sessuale è altrettanto indefinibile dai tratti somatici che sono uniformi per tutti i puffi, lo si intuisce dai comportamenti sociali. La mancata differenziatione tra i sessi e tra gli individui sicuramente ci riporta all'idea comunista di società egualitaria senza barriere tra i sessi e tra gli individui .Ciò crea una omologazione ad un modello fisico tipo di tutti gli abitanti del villaggio, un'inquietante somiglianza con uno degli aspetti più biechi dei regimi comunisti che spersonalizzavano l'induviduo annegandolo nella massa.
    C'è un solo essere femminile all'interno della comunità, si chiama puffetta e si distingue dagli altri per una fluente chioma bionda.

    I puffi si identificano l'uno con l'altro solamente grazie al ruolo che ognuno ricopre nel processo di produzione, il loro nome è dato dalle abilità specifiche e dai compiti che assumono nel ciclo produttivo della comunità.
    La parola "puffo", che precede la qualifica che contraddistingue i puffi assume perciò una funzione unificatrice ed identificatrice (sociale) dei membri del villaggio: è naturale il paragone con la parola "compagno" utilizzata dal partito comunista per identificare i membri dell'apparato e tutti cittadini.

    ANALISI DI ALCUNI PERSONAGGI

    Quattrocchi
    E forse il personaggio più interessante dopo grandepuffo, il suo ruolo sociale all'interno della comunità è quello del contestatore.
    Si contrappone a Grandepuffo nelle scelte da prendere per la vita villaggio e la sua pedanteria molto spesso scade nel ridicolo. Il suo ruolo attanziale è quello di un leader nell'ombra.
    Anche le caratteristiche fisiche del personaggio Quattrocchi sono molto particolari, porta gli occhiali ed assume sempre un'aria ed una posa da saccente nei confronti dei suoi "compagni". Grandepuffo non sembra dare molto peso al Quattrocchi ma se improvvisamente il villaggio si trovasse senza la guida dell'anziano despota, l'occhialuto puffo sarebbe il successore naturale.
    Facendo un paragone con la storia dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS) questo personaggio sembra richiamare alla memoria il compagno Lev Davidovic Trockij (pseudonimo di Lejba Bronstejn) ucciso dagli emissari di Stalin (pseudonimo di Iosif Vissarionovic Dzugasvili) in Messico il 20 Agosto 1940. All' interno della vita del villaggio quindi si riproporrebbe lo scontro tra la linea dura ed russocentrica di Grandepuffo/Stalin, contro quella rivoluzionaria e contestatrice di Quattrocchi/Trockij.
    Non mancano episodi peraltro dove Quattrocchi viene allontanato dal villaggio ed espulso dalla comunità dei puffi che si ribellano contro le continue contestazioni.
    Nelle immagini che ho riportato è possible coglire questa inquietante analogia. Tutto ciò non fa altro che orientare la vita del villaggio su un modello non solo comunista, ma addirittura staliniano!

    Puffetta
    Altro personaggio di straordinaria rilevanza all'interno della comunità è Puffetta.
    Puffetta è l'unico essere femminile nel villaggio (fino a quando non ne viene introdotto un altro in una serie successiva), i modi di fare e il campo di azione del personaggio Puffetta sono identici a quelli di tutti i componenti maschi della comunità. La distinzione tra i ruoli dei personaggi non è dovuta al genere quindi ma solamente al ruolo che ogni individuo ricopre nel processo di produzione.
    Puffetta arricchisce di mistero la vita del villaggio contribendo a dare alla comunità un elemento di rottura dal punto di vista socio-sessuale; il villaggio senza Puffetta sarebbe solo una grande comunità maschile.
    Da ciò nascono numerosi interrogativi che ad un pubblico adulto non possono sfuggire:
    E' Puffetta la madre dei piccoli puffi che nascono nel corso del cartone animato?
    Come si riproducono i puffi?
    Gli organi genitali e l'apparato riproduttivo dei puffi come sono fatti?
    Hanno stimoli sessuali?
    Se si come avviene il rapporto sessuale?
    Se i puffi hanno rapporti sessuali, allora Puffetta essendo l'unica donna del villaggio, si presta (evidentemente a turno) a questa attività in puro spirito di condivisione totale delle risorse.
    Una teoria di interpretativa sostenuta da Guiggiani identifica Puffetta come un elemento di rottura della famiglia patriarcale che vedeva la donna emarginata e posta in secondo piano nei rapporti di valore, interpersonali, sessuali e sociali.
    Probabilmente l'elemento Puffetta attribuisce una maggiore idea di uguaglianza sociale ad i membri del villaggio che non risentono assolutamente della presenza di una sola femmina all'interno del gruppo. Anzi è proprio Puffetta che si erge al disopra del ruolo del maschio occidentale trasformando la propria emancipazione in quella di tutte le donne comuniste che si pongono nella vita, nella produzione e nella vita sessuale allo stesso pari dell'uomo.

    Forzuto
    Ogni società ed ogni comunità attribuisce a qualche soggetto il monopolio della violenza legittima, nel villaggio dei puffi questo ruolo è di pertinenza di forzuto.
    Forzuto è il braccio dell'esecutivo (grandepuffo) egli ha potere di coercizione, in quanto la propria forza fisica lo rende istituzionalmente preposto a gestire l'ordine della comunità.
    Non è un caso se in molti episodi è Forzuto che regola le espulsioni coatte dal villaggio o lotta con il nemico comune Gargamella.
    Il ruolo ricoperto da Forzuto lo inquadra come un tipico agente di sicurezza sovietico, anzi in molti episodi in vera e propria funzione di spia dell'Nkvd (poi Kgb, adesso Fsb).

    Vanitoso
    Anche il puffo vanitoso rientra a pieno titolo nella categoria di puffi che hanno un enorme peso sociale nella vita del villaggio.
    I modi di fare e gli atteggiamenti di vanitoso lo qualificano con certezza come un omosessuale, nonostante questa evidente diversità egli è accettato a pieno nella comunità.
    Vanitoso è la riprova che il villaggio dei puffi è basato sui principi di uguaglianza sessuale.

    Poeta/Pittore
    Puffo Poeta e puffo Pittore sono l'esempio che nel villaggio trovano spazio anche voci del dissenso che non vengono tollerate dal sistema vigente in URSS.
    I due personaggi infatti vengono introdotti con l'avvento della glasnost, ed in vero clima di disgelo contribuiscono ad arricchire una società che fino ad allora era solamente orientata alla produzione e all'applicazione dei principi marxisti-leninisti all'interno del villaggio.

    SMURF


    Il titolo originale delle tavole di Peyo era "La Flute à Six Schtroumpfs". Nella commercializzazione è stato modficato a seconda della lingua di programmazione del cartone animato (ci sono 25 versioni fino ad oggi):

    Olandese - Smurfenin
    Tedesco - Smurfen
    Francese - Schtroumpf
    Spagnolo - Pitufos
    Danese - Smols
    Afrikaans - Smurfies
    Serbo-Croato - Strumps
    Giapponese - Cumafu
    Ungherese - Torpèk
    Ciò che ci interessa era il titolo con cui il cartone animato veniva proposto ai bambini angolofoni: SMURF

    Apparentemente il titolo non ha legami con il mondo reale ed è una pura fantasia, alcuni studiosi di questo fenomeno mediatico invece hanno provato a dare una interpretazione anche alle motivazioni per le quali è stato scelto questo nome bizzarro.

    Le iniziali di Smurf infatti potrebbero essere riferite a:

    Socialist
    Men
    Under a
    Red
    Father

    Per me ed il Mio Collega ciò sembra una forzatura alla ricerca, probabilmente viziata dalla Tesi di partenza.
    Tuttavia non è da escludere che sia l'ennesimo messaggio subliminale nascosto nei livelli di lettura profondi del cartone animato. In fin dei conti era soprattutto il mondo anglofono (USA-GB) il principale nemico del comunismo.

    Viste le innumerevoli sorprese che ci ha riservato questo studio non possiamo trascurare che sia possibile leggere il titolo del cartone animato come:

    "uomini socialisti sotto un padre rosso"

    Elemento di fonadmentale importanza che riconduce "Il Villaggio dei Puffi" ad un cartone animato di chiara matrice politico\paritica è il linguaggio.
    Innanzitutto i nomi dei personaggi, che come abbiamo già riportato indicano il ruolo che il soggetto assume nel processo produttivo e non sono stabiliti alla nascita come avviene nella normale prassi. Da un punto di vista semantico inoltre, la parola "puffo" si sostituisce molte volte al normale frasario (ad esepio verbi come "fare", sono tradotti come "puffare") ma viene anteposta al nome dell'individuo per qualificarlo (puffo inventore, puffo poeta, et.).
    Da ciò è possibile dedurre che "PUFFO significa COMPAGNO"!
    Pertanto come tra i membri del Partito Comunista, anche i Puffi tra di loro si chiamano compagni.

    In secondo luogo le canzoni che i puffi cantano durante le attività lavorative, ad esempio la famosissima "la la lala lala la lalalala................" (con una vaga somiglianza all'inno dell'URSS).
    Nel regime sovietico le canzoni che i lavoratori cantavano erano composte appositamente dall'intellighenzia e trattavano temi sociali, inneggiando al proletariato e alla produzione.
    Anche nel villaggio, l'attività lavorativa viene scandita dal ritmo di canzoni che servono per incitare i Puffi nel loro lavoro.

    E' tipica la scena in cui i Puffi si incamminano in fila indiana (capofila ovviamente è sempre l'omnipresente Grandepuffo) per recarsi a lavorare e cantano canzoni per incentivare la produzione.
    Oltre a questo le canzoni determinano l'appartenenza dei membri della comunità dei Puffi, con lo stesso ruolo delle note dell'Internazionale socialista.

    Durante le attività lavorative, è immancabile la coordinzione e la supervisione di Grandepuffo, lo stesso vale quando i Puffi suonano, infatti è Grandepuffo a dirigere l'orchestra

    IL VILLAGGIO DEI PUFFI

    La struttura del villaggio è molto particolare, le abitazioni dei Puffi sono fatte a forma di fungo, sono composte da un unco locale, infatti le dimensioni sono molto limitate (elemento tipico dell'edeilizia popolare sovietica)
    I colori esterni sono sgargianti a dispetto di un interno molto scarno e spoglio.
    Le case del villaggio sono predisposte in modo che non ci siano "posizioni migliori" tra le abitazioni, anche la casa di Grandepuffo è mimetizzata in mezzo alle altre.

    Il villaggio è collocato in una vallata, non molto lontano c'è la magione del nemico dei Puffi, Gragamella che vive in una casa decadente e malmessa.

    Gargamella
    Egli è il enmico giurato dei Puffi, un uomo di mezza età, brutto, pelato e soprattutto molto cattivo.
    Gargamella è un mago di scarse capacità, ha un obbiettivo nella vita che è quello di catturare i Puffi al fine di trasformarli in oro.
    E' certamente il nemico numero uno dei Puffi, dal quale diffidare sempre perchè malvagio e infido.Gargamella non è altro che la raffigurazione umana del capitalismo!
    Il fatto che voglia trasformare i Puffi in oro (e quindi in mercato) non è casuale.
    Altro elemento d'interesse può darcelo il libro di formule magiche adottato dal perfido mago, che altro non sarebbe se non un richiamo alla pochezza della cultura occidentale.
    I Puffi si trovano sempre a combattere contro Gargamella e sempre riescono brillantemente a sopraffarlo, ciò è segno dell'incompatibilità tra il sistema socialista e quello capitalista che come previsto da Stalin avrebbero finito inevitablmente per scontrarsi tra loro.

    Birba
    Gargamella possiede un gatto di nome Birba.
    Il gatto è cattivo come il padrone e dall'aspetto molto ripugnante.
    Anche Birba caccia i Puffi (ma per mangiarli) e nutre un odio viscerale contro il popolo blu.
    Nella versione originale del cartoneanimato Birba si chiamava Azreal, tipico nome di origine ebraica, quindi probabilmente il gatto rappresenta l'altro grande nemico del regime sovietico, gli Ebrei.
    Birba/Azreal potrebbero rappresentare un incitamento ai pogrom oppure contribuire a rafforzare la diffidenza nei confronti degli Ebrei (basti ricordare Stalin e la congiura dei medici).



    L'ECONOMIA DEL VILLAGGIO

    Forse l'aspetto economico è uno dei più interessanti elementi a supporto dell'ipotesi che è sostenuta in queste pagine.
    L'economia del villaggio è pianificata e centralizzata sul modello socialista reale.
    Grandepuffo è l'artefice dei "piani" economici (di impostazione staliniana), non è possibile rintracciare attività private volte a fini di lucro nel villaggio.
    La N.E.P. sembra una chimera per i poveri Puffi, costretti a lavorare per vedere poi la produzione redistribuita secondo criteri egualitaristici stabiliti da Grandepuffo; per cui chi produce in maniera disomogenea si vedrà retribuito uniformemente, anche rispetto a chi ha prodotto più (o meno) di lui.


    Il mercato all'interno del villaggio è inesistente, anche la moneta non esiste; tutto avviene per principi redistributivi stabiliti e pianificati dall'alto.
    Lo scambio o il baratto non vengono praticati perchè i bisogni dei Puffi sono tutti identici dato che i Puffi sono "perfettamante uguali tra loro" anche nelle necessità.
    Infatti nella società dei Puffi non ci sono classi sociali, non esiste una borghesia in quanto i mezzi di produzione appartengono al popolo; i Puffi sono un proletariato che si è emancipato dalla schiavitù borghese e vive applicando le idee del socialismo reale.
    E' Grandepuffo che stabilisce che cosa serve, in che quantità e quando deve essere prodotto o raccolto.
    La conformazione del villaggio sotto il punto di vista economico perciò è quella di un Kolchoz sovietico.
    Questa inquietante analogia con i principi (soprattutto con i modi di attualizzazione) del marxismo-leninsmo è la riprova della faziosità del cartone animato.

    E' possibile anche identificare un'oligarchia comunista che si è soppiantata agli eventuali Kulaki preesistenti nel villaggio. Come sosteneva Milovan Gilas nei suoi scritti sull'oligarchia nel regime comunista (la c.d. Nomenklatura) anche nei puffi ci sono individui che godendo del favore del capo si arricchiscono alle spalle del popolo. Un esempio di ciò è Puffo Goloso, che infischiandosene dell'equa redistribuzione del cibo, approfitta della propria posizione per soddisfare la sua fame alle spalle degli altri Puffi.

    IL RUOLO DI MOSCA

    Dopo tutto ciò ci avviciniamo alle conclusioni.
    La prima domanda che sorge spontanea dopo tutto ciò è:
    Chi è stato a pogettare i Puffi con questi intenti?

    Probabilmente l'Intelligenzija sovietica non ha lasciato al caso i dettagli di quella che potremmo definire "operazione Puffo", ovvero come conquistare e plagiare le giovani menti occidentali (come abbiamo visto soprattutto i bambini anglofoni) per sconvolgere così le future classi dirigenti del sistema capitalista grazie ai mezzi di comunicazione di massa.

    Ovviamente il primo soggetto che potrebbe essere chiamato in causa per l'ispirazione dei Puffi è l'omipresente K.G.B. (Komitet Gosudarstvennoij Bezopasnosti - Comitato per la sicurezza dello Stato).
    La disinformazione era una delle armi migliori dell'Intelligence sovietica che aveva capito molto bene l'importanza dei mezzi di comunicazione (come in tutti regimi in cui era negata la libertà d'espressione).
    Basta ricordare il famoso precedente dei Servizi dello Zar, l'Ochrana (Ochrannoe Otdelenie), in questo settore con i "Protocolli dei Savi Anziani di Sion" (libro che sosteneva la tesi del Complotto Ebrtaico) che aveva lo scopo di accentuare il pregiudizio nei confronti degli Ebrei (e giustificare i Pogrom).


    In vero stile sovietico è altrettanto probabile che il Kgb, dopo avere progettato "l'operazione Puffo" ne abbia delegato la realizzazione a terzi, Peyo appunto, per evitare coinvolgimenti diretti nella vicenda.

    Oggi, nel modo libero, con la fine di quasi tutti i regimi comunisti queste idee possono fare sorridere; ma nella lotta a tutto campo durante la guerra fredda ogni arma era ammessa e gli (apparentemente) innocenti Puffi potrebbero non avere fatto eccezione. Chissà se i ragazzi che oggi si riconoscono in partiti dell'estrema sinistra non siano stati influenzati nella loro infanzia dai Puffi.

    LA PROGRAMMAZIONE TELEVISIVA

    In Italia i Puffi vengono trasmessi dalle reti Mediaset, inizialmente da Italia Uno, durante il programma pomeridiano per bambini Bim Bum Bam.
    Nel corso degli anni gli esseri blu hanno sempre fatto parte del palinsesto televisivo dei programmi per bambini ottenendo degli share altissimi.
    I Puffi sono un cartoneanimato di indiscusso successo non solo in Italia ma in tutta Europa al di là di ogni logica partitica o politica.
    L'evoluzione del cartoneanimato durante gli anni risente molto del clima politico/internazionale, questo comporta un inserimento di nuovi personaggi e di nuovi ruoli attanziali di quetsi ultimi durante gli anni.
    Ad esempio come è già stato detto ciò avviene con la politica di riforme attuata nei Paesi comunisti da Gorbacev.

    E' singolare che i Puffi dimostrino una transnazionalità che solo i cartonianimati di Walt Disney (i quali svolsero la stessa funzione nel campo avverso, esportando il modello di vita capitalista) avevano avuto prima di allora.
    Certamente sono stati molto importanti nell'omologazione culturale dei giovani europei.


    Concludendo,
    è certo che i Puffi abbiano fallito nel loro intento di plagio (se ciò che ho detto finora ha la minima veridicità), ciò molto probabilmente è imputabile sia al fatto che gli esempi del mondo socialista che il cartoneanimato proponeva, non reggevano il confronto con la realtà del mondo capitalista e consumista.
    Sia al fatto che le teorie riguardo la comunicazione sulle quali probabilmente il cartoneanimato si basava, sono state smentite in questi ultimi decenni
    (Cultural Studies, et.).

    Ci tengo a precisare che le pagine da me scritte sono basate su alcune ipotesi interpretative, doverosamente contestabli. Chi le contesta però dovrebbe almeno avere una minima cognizione della storia degli ultmi decenni.


    E' comunque una fortuna che il villaggio dei Puffi per i ragazzi occidentali non sia mai diventato un villaggio reale.

    Chiunque voglia offendermi (o manifestare il proprio dissenso) è libero di farlo nei limiti della norma ed evitando inutili pesantezze, che come potrete immaginare sono state "innumerevoli".


    E' possibile trovare molti siti che trattano il suddetto argomento in rete,
    provate a cercare!


  10. #10
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    e questa ne è un'altra: i puffi massoni

    "I Puffi – i simpatici ometti blu creati dal belga Peyo (Pierre Cullifford, 1928-1992) – sono in realtà una metafora della massoneria. Il villaggio dei Puffi è una loggia massonica e Gargamella, il cattivo che ce l’ha con i Puffi, è un profano che non fa parte della massoneria e cerca di carpirne i segreti. Lo sostiene Antonio Soro, finora noto come studioso di scintoismo, in un curioso opuscolo dal titolo I Puffi, la “vera” conoscenza e la massoneria (EDES - Editrice Democratica Sarda, Sassari 2005), dove compie un vero e proprio tour de force per cercare di documentare la sua tesi. Nel libro si avverte anche l’eco di polemiche intra-massoniche: i Puffi rappresenterebbe un esoterismo massonico di natura gnostica che la massoneria moderna, imboccata la via del razionalismo, avrebbe in gran parte smarrito.

    Secondo Soro, già i colori dei Puffi sono massonici. Il blu è il colore “pneumatico” dei figli del Dio misterioso nelle scuole gnostiche antiche. Il berretto bianco dei Puffi rappresenta la purezza cui lo gnostico aspira. Il Grande Puffo è “il Maestro di Loggia”, vestito – solo lui – con cappuccio e pantaloncini rossi, che rimandano al fuoco dello Spirito e alla simbologia del grado massonico dell’Arco Reale. Se si esclude l’unica femmina, Puffetta, i Puffi sono novantanove, come i gradi di certe massonerie esoteriche e i saggi vestiti di bianco nella Nuova Atlantide (1643)di Francesco Bacone (1561-1626), un’opera che esercita un’influenza notevole sui primi massoni britannici. Le case dei Puffi assomigliano a funghi, anzi a un fungo particolare, l’amanita muscaria, che può essere velenoso: ma l’iniziato massonico trasforma il veleno in elisir di rigenerazione. Soro avrebbe anche potuto aggiungere che in piccole dose l’amanita muscaria è stata usata come allucinogeno lungo un arco storico che va dagli sciamani agli hippie, e che secondo il curioso esoterista John Allegro (1923-1988), oggetto oggi di una riscoperta negli ambienti accademici americani, lo avrebbero usato anche i primi cristiani, così che molti miracoli di Gesù sarebbero in realtà esperienze allucinogene.

    I Puffi non sono uomini. Nell’interpretazione di Soro sembrano essere – o meglio essere riusciti misteriosamente a ridiventare - quelli che una vasta tradizione esoterica chiama “pre-adamiti”, esseri vissuti prima di Adamo in uno “stato edenico primordiale”. Prima di Adamo, e del caos causato dagli uomini e rappresentato dall’episodio biblico della Torre di Babele, non è necessario un vocabolario completo. Nell’edenico stato di natura ci si comprende con poche parole. Così per i Puffi il verbo “puffare” sostituisce quasi tutti i nostri verbi. Quando un Puffo, anziché “Voglio mangiare una mela”, dice “Voglio puffare una mela”, Soro spiega che “per una comunità tornata all’Eden cosmico le cose hanno tendenze naturali, sicché nel contesto del vissuto è perfettamente chiaro ciò che si intende. L’unica lingua con un vocabolario ‘essenziale’ si è di nuovo affermata sulla moltitudine di parlate grazie all’azione dello Spirito, e i pensieri procedono nella direzione naturale degli eventi”.

    Si tratta di una vera e propria “Gran Loggia dei Puffi”, dove l’iniziazione è data per sempre. Il Puffo Selvaggio è voluto uscire dal villaggio dei Puffi (la Gran Loggia) e andare a vivere nella foresta (il mondo profano, fuori della massoneria), ma la porta per lui “rimane sempre aperta, perché egli è sempre – e sempre rimarrà – un Puffo”.

    La Gran Loggia dei Puffi che pratica l’arte massonica secondo la cosmologia gnostica degli Ancients – e non, per usare terminologie massoniche settecentesche, secondo il razionalismo illuminista dei Moderns – è insidiata da Gargamella. Questi è il profano che cerca di entrare nel villaggio dei Puffi senza mai riuscirci, perché la Gran Loggia rimane chiusa al non iniziato. Gargamella è vestito di nero, il che potrebbe evocare la magia nera, ma per Soro è più probabile che si tratti di una “toga ecclesiastica” da prete o da rabbino ortodosso anti-massonico: “Il Gargamella prete/rabbino è implacabile cacciatore della sapienza massonica, perché la sua tradizione non possiede più quella conoscenza capace di rinnovare l’uomo, di trasfigurare la banale realtà ilica in dorata realtà pleromatica. Egli combatte la massoneria ma allo stesso tempo ne ha bisogno, deve carpirne i segreti da tradurre in una pastorale, per non perdere la base dei fedeli”. Ma a quale espediente ricorre Gargamella per insidiare la Gran Loggia dei Puffi? Come nel mito gnostico dalla caduta di Sofia, egli cerca di rompere l’“androginia divina” che regna nel villaggio del Grande Puffo introducendovi l’elemento femminile, Puffetta, l’unica Puffa femmina. Ma l’operazione, pur creando notevoli perturbazioni, non riesce, perché il Grande Puffo possiede un’alchimia superiore a quella di Gargamella e vigila.

    Soro sa bene che i Puffi sono stati interpretati in molti modi diversi, tra l’altro come metafora di una società socialista utopistica. A sostegno della sua tesi cita un dato filologico: i Puffi compaiono per la prima volta sul Journal de Spirou il 23 ottobre1958, mentre due personaggi che danno il titolo a una serie precedente di Peyo, Johan e Pirlouit, sono alla ricerca di un flauto magico, che evoca immediatamente l’opera omonima di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), la cui relazione con la massoneria è ben nota.

    Si potrebbe obiettare che il clima della scuola belga del fumetto, quella delle “linee chiare”, in cui matura la fortunata creazione di Peyo è piuttosto cattolicheggiante, e corrisponde a una reazione, ispirata ai valori morali e familiari, al fumetto americano considerato poco adatto alle buone famiglie cattoliche. E Soro pattina sul ghiaccio sottile – rischiando che qualcuno dei talebani nostrani, che tuonano contro Streghe o la serie di romanzi che hanno come protagonista Harry Potter, vieti agli incolpevoli figlioletti anche i Puffi – quando presenta gli ometti blu come esponenti di un satanismo “buono”, un luciferismo pienamente giustificato da una prospettiva coerentemente gnostica.

    L’opera di Soro nasce, al contrario, da una simpatia per i Puffi. Se la si prende troppo alla lettera si rischia di cadere nei rischi che Umberto Eco collegava alla “interpretazione infinita”. Ma i capolavori – e i Puffi, nel loro genere, lo sono – sono tali appunto perché sono aperti a una pluralità di interpretazioni. Per chi invece si interessa di cose massoniche, il quesito di Soro rimane: riuscirà Gargamella a “puffare la massoneria”? A giudicare da certe tristi considerazioni dell’autore sulla massoneria razionalista di oggi, sembrerebbe che la risposta sia già implicita e che Gargamella in gran parte se la sia già puffata."

 

 
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