La Svizzera, se si escludono i tromboni troppo noti, come l’Udc Schmid e il radicale Couchepin, nella criminale guerra di Israele contro il Libano si è comportata bene, meglio di molti paesi dell’UE.

Pur filo israeliana nella misura in cui in Europa è impossibile condannare Israele e metterlo ai margini del mondo civile come merita, la Svizzera ha però saputo tenere una posizione dignitosa. E’ vero che il Consiglio federale è stato come sempre ormai il “coniglio” federale, tirando fuori persino la neutralità per evitare giudizi morali, che invece si imponevano senza scomodare la neutralità: ma in genere si è capito molto bene che le persone oneste in Svizzera ne hanno piene le tasche della lobby sionista e sono ben lontane dall’infatuazione filo israeliana della guerra dei sei giorni.

La Croce Rossa Internazionale ha fatto ben intendere cosa pensava sulle reali responsabilità del terrorismo contro i civili. E l’opinione pubblica ha potuto rendersi conto del livello di irresponsabilità che ormai guida la forza bruta delle armate ebraiche.

Purtroppo la realtà è ancora molto più devastante di quanto appare dalle mascherature della propaganda della stampo ( quasi tutta) filo sionista.

Per rendere l’idea basta leggere quanto scrive la pubblicazione zurighese Zeit-Fragen che pubblica una lettera e un appello.

La lettera, scritta in fretta e in cattivo inglese, è di un medico palestinese a Gaza.

Gaza è il più schifoso laboratorio di dissoluzione di un popolo, o almeno ormai quanto ne resta, messa in opera dallo stato ebraico, sempre pronto a martellarci i timpani da sessant’anni per ottenete risarcimenti dalle persecuzione subite dagli ebrei. A Gaza non si vive, si sopravvive. Sempre peggio e sempre meno. Ma ora le cose precipitano, la cricca di Tel Aviv si sente le mani libere. Grazie a Bush può finalmente fare quasi tutto quel che vuole.

Ecco cosa scrive il medico palestinese.

“E’ un vero crimine quello cui assistiamo a Gaza.


Riceviamo corpi che sono tagliati in centinaia di pezzi, che sono per di più gravemente bruciati o completamente fusi, tanto da rendere impossibile l’identificazione.


Le ferite presentano gravi ustioni: quando cerchiamo di spegnere il fuoco esso riprende, con odore di fosforo.


Tali ustioni danneggiano tutti i tessuti fino all’osso. ( Classico effetto delle bombe al fosforo usato contro la popolazione tedesca dai civilissimi americani, ndr)






Un orrore senza parole



L’arto colpito dalle schegge (shrapnel) viene immediatamente amputato per nostra decisione, dato il constatato cattivo risultato sulla vita della vittima entro pochi giorni.

All’esterno troviamo i segni di centinaia di shrapnels che hanno penetrato il corpo e non appaiono ai raggi X.

Questi causano gravissime ustioni agli organi interni e cuociono [sic] il fegato.

Altre ferite non mostrano alcun foro d’entrata all’esterno; ma quando esploriamo l’addome chirurgicamente troviamo visceri, milza e fegato spappolati e frammentati.

Abbiamo amputato oltre 70 arti.

Abbiamo avuto 200 uccisi in questo modo.

Abbiamo 1200 feriti, in massima parte invalidati o sfigurati.

Abbiamo conservato alcuni tessuti dalle ferite e campioni delle schegge, ma non possiamo esaminarli perché gli israeliani hanno distrutto il nostro unico laboratorio.

Posso mandarvi delle foto per analisi, ma domani perché sono all’ospedale.

In attesa di vostre nuove, dottor X».













Zeit-Fragen lancia un appello:

«Qualcuno sa di più a proposito di queste ferite? Ci sono medici tra i vostri conoscenti che sanno qualcosa?


Occorrono medicazioni speciali?


Quali apparati diagnostici o di laboratorio servono?


Quale tipo di medico, con quale specializzazione, deve accompagnare la Croce Rossa o l’Agenzia elvetica per lo sviluppo (DEZA/SDC), e con quali ausili terapeutici?


C’è qualcuno di vostra conoscenza che ha una preparazione su questo fenomeno, in modo che possa coordinare gli altri?


Ci sono testi e letture scientifiche da raccomandare?».


Rispondere al seguente indirizzo:

Erika Vögeli, Chief Editor Zeit-Fragen,

Postfach CH-8044 Zurich.

Mail: redaktion@zeit-fragen.ch.




L’uso di armi sconosciute e sterminatrici viene segnalato anche a Beirut, come riporta il sito Uruknet.

«Abbiamo un tasso di mortalità del 30 % fra i pazienti ricoverati con ferite», dice Bilal Masri, primario del maggior ospedale di Beirut: «Ciò significa che il 30 % di ognuno che è stato colpito dalle bombe israeliane sta morendo. E’ una catastrofe».

Il 55 % dei morti e dei feriti presso l’ospedale dell’università di Stato sono bambini sotto i 15 anni.

Il tasso di mortalità è innalzato, dice il dottore, «dal fatto che gli israeliani usano un tipo di bombe che penetrano nei rifugi. Bombardano i rifugi che sono pieni di gente».

Qui almeno sappiamo di che bombe si tratta: le bunker-buster rinforzate con dardi di uranio impoverito che Bush ha mandato in fretta ai suoi eletti padroni con voli speciali.

Destinate in teoria a eliminare i bunker Hezbollah, vengono generosamente usate per sventrare le cantine in cui le famiglie si riparano dai bombardamenti aerei.

Al punto che a Beirut, quando arrivano i bombardieri, è ormai meglio restare all’aperto invece che correre sotto le case.

Simili informazioni - e simile appello internazionale - sono stati diramati dalla professoressa Paola Manduca, docente di genetica all’università di Genova.

«Sono ormai numerose le testimonianze, raccolte da ospedali, testimoni, artificieri, giornalisti, che sollevano dubbi gravissimi su alcuni episodi dell’attuale offensiva israeliana in Libano e a Gaza.

A parte la dispersione a tappeto di uranio impoverito […], destano particolare preoccupazione i racconti e le immagini che mostrano ‘sintomi strani e sconosciuti’ nelle vittime.

Corpi in cui i tessuti sono morti [necrotici], ma che non mostrano ferite apparenti; corpi apparentemente ‘rimpiccioliti’; civili con gravissimi danni agli arti inferiori che richiedono l’amputazione, la quale però è seguita da inarrestabile necrosi e morte; sono stati descritti casi con ferite interne come da esplosione, ma senza traccia di schegge; o cadaveri anneriti ma non bruciati, o altri gravemente feriti, ma senza sanguinamento...

Tutto questo suggerisce che siano utilizzate armi nuove: armi ad energia diretta, ed agenti chimici e biologici, in una specie di macabro esperimento di guerra futura in cui non si rispetta alcunché: regole internazionali (dalla convenzione di Ginevra ai trattati sulle armi chimiche e biologiche), rifugiati, ospedali e Croce Rossa, per non parlare delle persone e del loro futuro, dei loro figli, dell’ambiente, avvelenato dall’uranio impoverito e dalle sostanze tossiche provenienti dai depositi bombardati».










Bombe che non si dovevano vedere












«I problemi per i popoli palestinese e libanese sono urgenti e impellenti, ma questi episodi non devono passare sotto silenzio.

Diversi appelli sono stati già rivolti a e da esperti e scienziati perché si indaghi.

Abbiamo ritenuto di rispondere a questi appelli, e di mettere a disposizione le nostre esperienze, conoscenze e capacità specifiche.

Ci stiamo organizzando per offrire sostegno alle istituzioni sanitarie libanesi e palestinesi che chiedono sostegno e verifiche indipendenti.

Abbiamo allestito un gruppo per esaminare le testimonianze, le immagini, e possibilmente le prove materiali disponibili, per formulare ipotesi di indagine che possano essere sottoposte a verifica.

Chiediamo un intervento da parte delle istituzioni scientifiche che ci rappresentano, e che hanno il dovere di vigilare e di intervenire in casi come questo.

Sosteniamo la richiesta che viene da più parti, e in particolare dai medici delle zone di conflitto, perché l’ONU istituisca una commissione internazionale e indipendente dai governi per verificare sul campo le denunce sull’uso di armi di nuovo tipo e di distruzione di massa da parte di Israele nell’attuale conflitto.

Chiediamo con forza che a questo scopo si attivino subito procedure per garantire che i campioni biologici prelevati dalle vittime siano preservati in condizioni adeguate per essere esaminati scientificamente in futuro.

Chiediamo dunque che questa commissione internazionale abbia accesso a tutte le fonti disponibili, sia operativa e rispetti le procedure di controllo incrociato da parte di diversi laboratori che regolano la ‘scienza civile’, e che quindi porti il caso di fronte alle autorità competenti, inclusi il tribunale per i diritti umani, e le corti di giustizia internazionale.

Da parte nostra, ci riuniremo il prossimo 25 agosto per dare forma operativa all’esame di tutti gli elementi sin qui disponibili, e allargare il gruppo di lavoro ad altri esperti.

Come persone e come scienziati, mettiamo a disposizione quanto possiamo per giungere alla conoscenza dei fatti, convinti che giustizia, equità e convivenza pacifica tra i popoli siano approssimabili solo con il rispetto delle regole che la comunità internazionale si è data sin ora circa i comportamenti delle parti nei conflitti.

Chiediamo che il rispetto di tali regole sia sottoposto a verifica nel presente conflitto.

Ci rivolgiamo a tutti gli scienziati affinché contribuiscano a questo lavoro portando competenze specifiche.

In particolare, cerchiamo tossicologi, chimici, farmacologi, anatomo patologi e medici esperti di ustioni/traumi, e chimici.

Possono contattare il nostro gruppo all’indirizzo che abbiamo attivato a questo scopo: nuovearmi@gmail.com».









Una cosa appare chiara: le «nuove armi» che Israele usa sono concepite per la «soluzione finale» del problema che più preoccupa lo Stato sionista: l’esplosiva demografia araba.

Gli arabi fanno più figli degli ebrei; entro cinquanta o cento anni il rapporto fra le popolazioni sarà schiacciante a danno dello stato sionista..

Armi che obbligano ad estese amputazioni - inutili perché non arrestano la necrosi e la morte; armi che spappolano gli organi interni; armi che portano a morte sicura il 30 % dei feriti, non sono armi concepite contro combattenti.

Sono armi studiate contro la popolazione civile e disarmata.

Quelle morti di civili non sono «danni collaterali».

Sono un genocidio, e coscientemente perseguito.

Ma le nostre televisioni e i nostri giornali queste immagini non ce le mostrano. Solo gli stessi fotogrammi, ben elaborati, di sessant’anni fa. Loro hanno il culto della memoria che cancella il presente.