Un mal di testa da supermercato
Salute e commercio. Dilagano negli Usa gli ambulatori «da banco»
Mentre in Italia fa scandalo l'«angolo del farmaco» nei negozi Coop, in America è l'ora delle «Retail Clinics», ambulatori a basso costo dentro le catene di supermarket, Wal-Mart in testa. Una soluzione per molti problemi Usa
Andrea Rocco
Hanno nomi come QuickHealth (Salute rapida), MinuteClinic (Clinica da un Minuto), Wellness Express (Benessere espresso). Si presentano con slogan da prodotto di largo consumo: «You are sick. We are quick» («Voi siete malati. Noi siamo veloci»). Sono le cosiddette «Retail Clinics», le cliniche ospitate in centri commerciali, grandi magazzini e supermercati che rappresentano l'ultima tendenza dell'assistenza sanitaria negli Stati uniti.
La prima clinica «in-store» (altra definizione) è stata aperta a Minneapolis (stato del Minnesota) nel 2000 da un signore che si chiama Rick Krieger. «Ho iniziato a parlarne con amici - ha raccontato Krieger - quando ho avuto problemi a fissare un appuntamento per mio figlio che aveva mal di gola. Perché non era possibile avere risposte a semplici domande o fare un semplice test? Perché non c'era un posto dove infilarsi senza appuntamento per avewre una semplice diagnosi senza dover aspettare due ore in un pronto soccorso? Qui non si parla di cancro, diabete o malanni cardiaci, ma di raffreddori o di un'otite!». Così con l'aiuto di un amico medico e di un altro socio Krieger ha fondato MinuteClinic, aprendo mini-cliniche all'interno di una locale catena di supermercati. 35 dollari a visita, 11 patologie curate, compresi mal di gola, influenza, otiti, congiuntiviti e allergie di stagione. Dopo un periodo di prova, l'espansione, la nomina a direttore di un manager proveniente da una catena di fast-food.
Nel frattempo un'altra dozzina di operatori si sono lanciati nel business delle retail clinics, che sono oggi circa 150 in tutti gli Stati uniti ma che dovrebbero diventare oltre 2000 entro la fine dell'anno prossimo. Per tutte il modello è vicino a quello originario di MinuteClinic, anche se l'offerta si è differenziata. Si tratta di piccoli spazi , della grandezza di un normale negozio, che vengono allestiti con poca spesa (in media 50mila dollari), situati all'interno di grandi magazzini e discount stores (moltissimi sono all'interno dei punti vendita Wal Mart o della catena rivale Target). A gestirle sono in genere infermieri diplomati e para-medici, con la supervisione di medici reperibili telefonicamente, ma ne esistono anche con medici a tempo pieno. Quando la patologia presentata non rientra nel «menu» offerto dalla clinica il paziente viene riferito a una rete di medici e di specialisti.
Orari lunghissimi (come quelli del negozio ospitante) apertura domenicale, visite della durata media di 15 minuti a prezzi che variano tra i 40 e i 70 dollari. Alcune strutture accettano il pagamento attraverso le assicurazioni mediche, altre no. Gli esperti calcolano che per andare in pari una retail clinic ha bisogno di circa 30 clienti al giorno per un incasso di 600mila dollari all'anno.
Ma che cosa c'è alla base di questo fenomeno, che può sembrare una bizzarria tutta americana ma che ha comunque a che fare con la decennale liberalizzazione nella vendita di farmaci da banco in supermercati e drugstores, di cui le retail clinics rappresentano in qualche modo una variante ed un'estensione? E' ovvio che il sistema sanitario Usa, unico nel mondo occidentale a non prevedere un'assistenza pubblica, universale e tendenzialmente gratuita, è il principale responsabile della nascita delle retail clinics, soprattutto in questo momento in cui la percentuale degli americani che hanno un'assicurazione medica (pagata in proprio o dalle aziende) è in diminuzione e in cui aumentano i cosiddetti «under-insured», coloro che hanno sì un'assicurazione, ma con coperture limitate.
A questo si aggiunge il fenomeno dell'aumento dei «co-payments», di quella quota che viene richiesta all'assicurato per il co-pagamento di visite, medicine, ricoveri. A dover sborsare sempre più soldi di tasca propria per le visite mediche non sono più solo i poveri, ma anche vasti e crescenti segmenti di classe media. E allora, mercato per mercato, i «consumatori di salute» chiedono sempre più alternative, più concorrenza e più convenienza. E così, un po' come è accaduto con i voli low-cost, sono nate le cliniche low-cost. Naturalmente il fenomeno non è stato esente da critiche. Le associazioni mediche, a cominciare dalla American Medical Association, hanno avvertito il mese scorso che la crescita delle cliniche «al dettaglio» potrebbe portare a livelli non omogenei di assistenza. Gli stessi consumatori, avvertono alcune ricerche, mostrano preoccupazioni per la qualità del servizio.
Ma le nuove strutture hanno alleati forti. Certamente i dettaglianti, Wal-Mart in testa. Dopo un periodo di attesa e di prova, i mega-dettaglianti hanno deciso di sostenere in pieno il fenomeno. Ci vedono molti vantaggi: la possibilità di ricavi dagli affitti degli spazi, ma soprattutto quella di aumentare l'offerta di servizi per i propri clienti e le vendite di prodotti collegati alle cliniche come quelli venduti nel reparto-farmacia. Altro vantaggio non da poco potrebbe essere quello di offrire ai propri dipendenti, spesso privi di assicurazione medica, una qualche forma di assistenza, naturalmente a basso costo.
Ma inaspettato sostegno viene anche dalle associazioni non-profit che da anni combattono per un accesso generalizzato all'assistenza medica. Per loro le retail clinics rappresentano (e forse non a torto) una sana rottura nella sacralità del rapporto, fatto spesso di subordinazione assoluta dell'uno all'altro, tra paziente e medico. C'è ovviamente anche una pragmatica considerazione che nell'attuale clima politico statunitense si tratta di un modo, probabilmente l'unico, di far accedere alle cure mediche fasce di popolazione a reddito limitato. «C'è qualche motivo per cui la medicina deve essere praticata nello stesso modo di venti anni fa?» - si è chiesta sul Los Angeles Times Margaret Laws, dirigente della fondazione non-profit California HealthCare Foundation. «Non penso che nessuno sia d'accordo sul fatto che siano necessari dodici anni di studio e di pratica da medico per poter curare una gola arrossata»
Retail Clinics
La salute low-cost
Gli operatori principali delle «retail clinics» statunitensi sono: Aurora Quick Care, 11 cliniche in Wisconsin, di proprietà di una associazione non-profit. HealthRite, 8 cliniche in New Jersey che aprono questo mese. MinuteClinic, 86 cliniche, concentrate soprattutto nel Midwest e nel Sud, con una previsione di crescita fino a 300 entro la fine dell'anno, localizzate nei punti vendita Target, Supervalu's Club Foods e CVS. MinuteClinics ha annunciato due settimane fa che verrà acquistata proprio da quest'ultima catena di supermercati. QuickHealth, 3 cliniche nell'area di San Francisco, localizzate nei negozi Farmacia Remedios, che servono una clientela principalmente chicana. Quick Quality Care, 3 cliniche in Florida all'interno di punti vendita Wal-Mart e con piani di espansione in Wal-Mart e con altri dettaglianti. Sarà la prima struttura ad offrire anche raggi X. RediClinic, 11 cliniche in Arkansas, New York, Oklahoma e Texas, 75 nuove aperture previste nel 2006, quasi tutte all'interno di grandi magazzini Wal-Mart (la direttrice generale è un'ex-manager Wal-Mart. SmartCare, una sola clinica in Carolina del Sud, ma un piano di apertura di oltre 1000 cliniche nei prossimi 3-5 ani. Take Care Health Systems, 16 cliniche in Kansas, Missouri e Oregon, quasi tutte in catene di drugstores. 200 nuove cliniche previste nei prossimi 12 mesi e 1400 entro la fine del 2008. The Little Clinics, 8 cliniche in Illinois, Indiana e Kentucky, progetti per 3 nuove cliniche in Florida quest'anno e altre 500 entro i prossimi cinque anni. Wellness Express, 3 cliniche in California e altre 12 in apertura entro fine anno, all'interno della catena di drugstore Longs Drugs, è il primo operatore con base in California, stato che viene considerato la vera nuova frontiera per le «retail clinics»
E in Italia?
In Italia c'è un sistema sanitario nazionale funzionante e universale. Ognuno può scegliere un medico curante e non deve pagarlo personalmente a ogni visita. Il medico, nel curarti, può tener conto della tua storia personale, sa gli incidenti che hai subito o i problemi di salute succedutisi nel tempo. In casi particolari e urgenti, chiunque può presentarsi al pronto soccorso ed essere visitato, sottoposto ad analisi anche sofisticate e completamente gratuite. Il ricorso al farmaco «di fascia B», (fascia C, giornalisti ignoranti!) quello con cui ci si «autocura» è quindi limitato alla casistica dei piccoli disturbi ricorrenti, che ognuno di noi sa ad un certo punto riconoscere e «diagnosticare» da sola/o (piccole distorsioni, mal di testa, dolori mestruali, graffi, ecc). Nessuna necessità, quindi, che il «corner della salute» debba trasformarsi in qualcosa di simile ai micro-poli-ambulatori Wal-Mart. Ultimo stadio di una «privatizzazione della cura» che deve arrivare a vendere servizi anche a chi non si può permettere, negli Usa, un medico «vero»
(E al di fuori degli orari degli ambulatori si può chiamare la guardia medica)




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