Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 26
  1. #1
    Orazio Coclite
    Ospite

    Predefinito Romani e barbari: quello che ci dicono gli studi più recenti

    Nemmeno a farlo apposta, nel numero di agosto appena uscito in edicola della rivista Medioevo - che vi consiglio di acquistare e leggere -, è presente un dossier Romani e barbari: un incontro di culture, che ci permette di confermare e di aggiungere qualche altro dato su quanto da noi espresso recentemente proprio su questo forum riguardo all'impatto demografico e culturale dei popoli barbarici scesi in Italia a seguito del crollo dell'Impero Romano. Mi limiterò a riportare alcuni passaggi tra quelli più interessanti.

    Il dossier è a cura di Alessandro Barbero, professore ordinario di Storia medievale all'Università di Vercelli.
    Una breve biografia dell'autore reperita sul sito culturale della RAI, http://www.italica.rai.it/:
    "Alessandro Barbero è nato a Torino nel 1959. Laureato in Storia Medievale nel 1981, insegna Storia Medievale a Vercelli presso l'Università del Piemonte Orientale. Ha pubblicato tre romanzi e molti saggi di storia medievale. Con il suo romanzo d’esordio "Bella vita e guerre altrui di mr. Pyle, gentiluomo" ha vinto il Premio Strega nel 1996.
    Ha pubblicato per Mondadori, il suo secondo lavoro "Romanzo russo Fiutando i futuri supplizi" (1998), "L'ultimo rosa di Lautrec" (2001) e "Poeta al comando" (2003). Vasta è anche la sua produzione di saggi storici, tra i quali "Carlo Magno. Un padre per l'Europa" (Laterza) e "La battaglia. Storia di Waterloo" (Laterza). Collabora, saltuariamente, con La Stampa e Tuttolibri."





    Pagina 95:
    Le popolazioni dell'Europa meridionale, dopo la caduta di Romolo Augustolo nel 476, continuarono per secoli a vivere nel solco del mondo antico. Un mondo che, per leggi, comportamenti, cultura non può che definirsi romano, portatore di una civiltà che illumina ancora dei suoi bagliori i primi secoli del Medioevo.



    Pagina 97 e seguenti:
    VINCITORI E VINTI

    Con la calata dei barbari sulle terre dell'Impero, ciascun Regno diventa un melting-pot in cui, tra invasori e popolazione indigena, ha luogo una complessa fusione etnica. Ma così lenta che i contemporanei non ne ebbero coscienza.

    Con la formazione dei Regni romano-barbarici sul territorio che era stato dell'Impero Romano d'Occidente, la popolazione romana dell'Italia, della Gallia, della Spagna dell'Africa sembra scomparire dalla storia. L'attenzione dei Medievisti si è sempre incentrata sugli invasori che davano il nome ai nuovi Regna, fossero Visigoti o Vandali, Ostrogoti, Franchi o Longobardi; gli archeologi hanno cercato le loro tracce nelle sepolture, privilegiando quelle tombe che per la presenza di armi o di oreficerie sembravano denunciare un'appartenenza barbarica; i giuristi si sono concentrati esclusivamente su leggi, consuetudini e forme processuali dei popoli germanici, quasi che il diritto romano fosse sparito da un giorno all'altro dall'Europa; le grandi cronache scritte dagli intellettuali dell'epoca sono state automaticamente considerate come storie di quei popoli, anche a costo di pesanti forzature. Emblematico il caso di Gregorio di Tours, che era un vescovo romano, discendente di martiri e di senatori, e che nella Gallia del VI secolo intitolò la sua opera Historiae, come Tacito: il che non impedì ai posteri di ribattezzarla con disinvoltura Storia dei Franchi.
    Eppure tutti riconoscono che i barbari invasori erano ovunque soltanto una piccola minoranza. I Vandali che sbarcarono in Africa al comando di Genserico erano in tutto 80 000 persone, secondo lo storico africano Vittore di Vita; il successore del re visigoto Alarico, che nel 418 si stanziò con il suo popolo nella Gallia meridionale, ottenne dal governo imperiale una fornitura di grano sufficiente, secondo i calcoli più attendibili, a nutrire per un anno 15 000 guerrieri con le loro famiglie; nel 489, Teodorico il Grande condusse in Italia circa 100 000 Ostrogoti, e nel 568, quando Alboino passò le Alpi per invadere la Pianura Padana, c'erano con lui forse 150 000 Longobardi e alleati, fra uomini, donne e bambini.
    Di fronte a cifre così esigue, è sicuro che ogni provincia dell'antico Impero, anche l'Italia del VI secolo devastata dalla guerra greco-gotica e dalla peste, contava comunque diversi milioni di abitanti.
    Che cosa accadde a tutti costoro?

    UNA NUOVA IDENTITA'

    La vecchia tesi del Manzoni, che immaginava i Romani come un volgo disperso ridotto in servitù dai vincitori, e credeva che ancora al tempo di Carlomagno i fulvi Longobardi vivessero separati dalla popolazione ilalica, come la razza padrona d'un apartheid avanti lettera, è oggi completamcnte screditata. Si sa, invece, che ciascun Regno divenne un melting-pot in cui ebbe luogo una complessa fusione etnica; così lenta, però, che neppure i contemporanei ne ebbero piena coscienza, e che soltanto oggi abbiamo l'impressione di cominciare a capire cosa accadde veramente.
    La schiacciante preponderanza della popolazione romana fece sì che sotto l'aspetto, diciamo così, biologico furono gli invasori a essere completamente assorbiti, e i loro tratti distintivi annullati: lo testimonia l'estinzione delle lingue germaniche, abbandonate ovunque entro poche generazioni a favore dei dialetti romanzi parlati dalla popolazione locale.



    Pagine 108-110:
    AI POSTI DI COMANDO

    Del resto, già nella sua generazione non erano in molti a condividere gli scrupoli di Sidonio. Lui stesso si rivolge scherzosamente a un amico, un nobile senatore ed esperto di diritto romano, che s'è integrato così bene alla corte d'un altro re barbaro, quello dei Burgundi, da aver imparato la loro ostica lingua meglio degli stessi barbari: tanto che, quando c'è lui, i capi burgundi esitano a prendere la parola, temendo di commettere degli errori e di fare brutta figura. Uomini come questo erano preziosi per i re barbari, i queli potevano contare sui loro fedeli finché si trattava di menare le mani, ma dovevano circondarsi di Romani quando si trattava di governare il territorio, riscuotere le tasse, amministrare la giustizia, e perfino fare la guerra con un minimo di organizzazione e di calcolo.
    In tutti i Regni romano-barbarici, fino al VI secolo inoltrato e addirittura al VII, il personale di governo comprende una moltitudine di Romani, anche nei posti più delicati e a più diretto contatto col re. Quando i Goti si impadroniscono della Gallia meridionale e poi della Spagna, interi uffici del governo provinciale passano agli ordini dei nuovi padroni, con i loro capuffici in testa; e anche le nuove nomine privilegiano, forzatamente, personale romano. I nobili così designati portano al servizio dei re barbari tutte le tradizioni, nel bene e nel male, dei ceti dirigenti dell'Impero Romano.



    Pagina 111 e seguenti, troviamo l'articolo, di cui riporto l'apertura ed un paio di passaggi:
    IL MANTO DI PORPORA

    Bisogni di legittimare il loro potere, i capi barbari si pongono come rappresentanti, quando non addirittura continuatori, degli imperatori romani. Mutuandone il linguaggio politico e simbolico.
    [...]
    Questo bisogno di collegarsi alla tradizione romana si ritrova anche nei più barbari fra i conquistatori, i Longobardi.
    [...]
    i nobili longobardi ostentavano il titolo romano di vir inlustris, come appare dagli anelli a sigillo con cui molti di loro si facevano seppellire, e gli stessi re a partire da Autari premettevano sistematicamente al proprio nome quello romano di Flavius.



    Pagina 116-117:
    ROMA DETTA LEGGE

    Per molto tempo dopo l'avvento dei Regni romano-barbarici, anche la moneta che continuò a circolare in Occidente fu quella imperiale romana. Insieme alle infrastrutture e agli uffici amministrativi i re barbari ereditarono dagli imperatori anche le Zecche, e continuarono a farvi battere moneta a nome e coll'effige dell'imperatore. Non si trattava di ingenua imitazione, ma proprio del riconoscimento che i territori da loro governati continuavano in un certo senso a far parte dell'Impero, in termini non solo ideali, ma concreti.



    Pagina 118:
    I MITI DELLE ORIGINI

    I BARBARI NELLA STORIA ROMANA

    Nel corso dell'Alto Medioevo, nei principali Regni romano-barbarici si formò una tradizione semileggendaria che pretendeva di conservare il ricordo delle remote origini dei vari popoli germanici e delle imprese dei loro antichi re. E' probabile che in ciascuno di questi racconti esista un nucleo di memoria più o meno autentica, e non c'è dubbio che il costituirsi di questa tradizione scritta rappresentò un momento di grandissima importanza per la formazione d'una coscienza nazionale presso i Goti, i Franchi e i Longobardi.
    Proprio per questo, però, è sorprendente constatare quanto romane e quanto poco barbariche fossero in realtà le tradizioni confluite in questi racconti.
    [...]
    Allo stesso modo, gli scrittori franchi del VII secolo, come Fredegario, inventarono una fortunata favola per cui i Franchi, al pari dei Romani, discendevano da Troia attraverso un principe troiano, chiamato Francione, che come Enea s'era rifugiato in Occidente dopo la caduta della città.
    Anche per i Franchi, insomma, la ricerca d'un'identità nazionale era concepibile soltanto all'interno della storia romana.

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    Bologna
    Messaggi
    74,332
     Likes dati
    860
     Like avuti
    2,759
    Mentioned
    6 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Onde evitare che anche questa discussione degeneri in poco tempo in una ridda di offese e contumelie varie, ritengo che la cosa migliore da fare sia quella di consentire solamente gli interventi strettamente attinenti al tema di cui all'oggetto, senza divagazioni o messaggi pubblicati con il solo intento di disturbare
    Quindi, solamente per questa discussione, verranno adottate delle regole speciali.
    Gli interventi che seguiranno, come questo appena messo da Orazio, dovranno essere in tema, possibilmente con chiari riferimenti alle fonti, e scevri per quanto possibile da critiche gratuite. Non saranno assolutamente consentiti attacchi ad personam di qualunque tipo, interventi fatti solo per polemizzare senza nulla apportare alla discussione, offese e volgarità di qualunque tipo, i copia e incolla che nulla c'entrano con la discussione, quello che si cerca così di salvaguardare è il dibattito a discapito della gazzarra, si astenga quindi chi non ha nulla da dire in merito o chi ritiene di intervenire solamente per tramite di copia e incolla senza dire nulla di suo. Pena la cancellazione dell'intero intervento contenente le offese, il copia e incolla o i "pareri personali".

    Credo di essere stato chiaro: attenersi strettamente al tema della discussione. Non si lamenti poi chi si troverà il proprio intervento cancellato!

    Buon dibattito.

  3. #3
    lorenzo v.
    Ospite

    Predefinito

    mi sembra che non venga menzionato che parte della X Legio al "solco" preferì
    aderire al S R I d'oriente..

    Avresti qualcosa a riguardo ( nell'articolo intendo )

  4. #4
    Orazio Coclite
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da lorenzo v.
    mi sembra che non venga menzionato che parte della X Legio al "solco" preferì aderire al S R I d'oriente.
    Avresti qualcosa a riguardo ( nell'articolo intendo )
    No, nell'articolo non se ne parla.
    Ad ogni modo appare evidente che per un cittadino d'appartenenza culturale romana come erano tutti quelli abitanti l'Impero e quindi, a maggior ragione, soprattutto quelli che romani lo erano etnicamente come buona parte degli abitanti la X Regio augustea Venetia et Histria, fosse grandemente preferibile all'indomani della calata dei barbari, piuttosto che trovarsi trascinati nelle incertezze e barbarie del novello regno romano-barbarico d'Italia, riuscire a rimanere nella sfera d'influenza 'romana' della pars orientalis, ossia sotto la protezione di quel Basileus che fino al 1453 continuò ininterrottamente ad appellarsi "Imperatore dei Romani".

    Saluti.

  5. #5
    lorenzo v.
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Orazio Coclite
    No, nell'articolo non se ne parla.
    Ad ogni modo appare evidente che per un cittadino d'appartenenza culturale romana come erano tutti quelli abitanti l'Impero e quindi, a maggior ragione, soprattutto quelli che romani lo erano etnicamente come buona parte degli abitanti la X Regio augustea Venetia et Histria, fosse grandemente preferibile all'indomani della calata dei barbari, piuttosto che trovarsi trascinati nelle incertezze e barbarie del novello regno romano-barbarico d'Italia, riuscire a rimanere nella sfera d'influenza 'romana' della pars orientalis, ossia sotto la protezione di quel Basileus che fino al 1453 continuò ininterrottamente ad appellarsi "Imperatore dei Romani".

    Saluti.
    grasssie

  6. #6
    ulfenor
    Ospite

    Predefinito

    Bravo orazio bella discussione storica ti faccio i miei complimenti mi riservo di intervenire..

  7. #7
    ulfenor
    Ospite

    Predefinito

    Da quanto ho letto non furono i longobardi a mettere l'apartheid cosa fra l'altro smentita nell'articolo ma furono assorbiti dalla gens romana e ne addotarono le infrstrutture e le leggi...

  8. #8
    Identitario Europeo
    Data Registrazione
    06 Sep 2002
    Messaggi
    12,512
     Likes dati
    15
     Like avuti
    49
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    .

  9. #9
    Orazio Coclite
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Orazio Coclite
    Eppure tutti riconoscono che i barbari invasori erano ovunque soltanto una piccola minoranza. I Vandali che sbarcarono in Africa al comando di Genserico erano in tutto 80 000 persone, secondo lo storico africano Vittore di Vita; il successore del re visigoto Alarico, che nel 418 si stanziò con il suo popolo nella Gallia meridionale, ottenne dal governo imperiale una fornitura di grano sufficiente, secondo i calcoli più attendibili, a nutrire per un anno 15 000 guerrieri con le loro famiglie; nel 489, Teodorico il Grande condusse in Italia circa 100 000 Ostrogoti, e nel 568, quando Alboino passò le Alpi per invadere la Pianura Padana, c'erano con lui forse 150 000 Longobardi e alleati, fra uomini, donne e bambini.
    Di fronte a cifre così esigue, è sicuro che ogni provincia dell'antico Impero, anche l'Italia del VI secolo devastata dalla guerra greco-gotica e dalla peste, contava comunque diversi milioni di abitanti.
    Utile rimarcare che per quanto esigue, le stime sopra riportate sono comunque tra le più alte in circolazione, visto che, ad esempio, sugli Ostrogoti si parla normalmente di una cifra molto più bassa delle 100 000 unità sopra proposte; mentre per i Longobardi si varia tra le 60 000 e le 150 000 unità.

    Ripropongo anche qui quanto Claudio Azzara, dottore di ricerca in Storia medievale presso l'Università Cattolica di Milano, riporta a pagina 49 del suo L'Italia dei barbari (Il Mulino, 2002):

    "L'exercitus ostrogoto che Teodorico guidò in Italia doveva essere composto da circa venti-venticinquemila individui (compresi, cioè, coloro che non combattevano: le donne, i minori), in massima parte (ma non in via esclusiva) di stirpe gota."

    Troviamo poi a pagina 93, sui Longobardi, che:

    "Si trattava, presumibilmente, di un esercito di cento-centocinquantamila individui (comprese le donne, i bambini e gli altri soggetti non combattenti), in cui, come accadeva di norma in simili fenomeni migratori, al nucleo originario di longobardi si erano aggregati guerrieri di diverse stirpi presenti nel bacino danubiano."

    E a pagina 104:

    "Va ricordato, comunque, che quello dei Franchi in Italia dopo il 774 non fu certo lo stanziamento di una popolazione intera, per quanto relativamente esigua, in forme comparabili con ciò che era avvenuto al tempo degli ostrogoti o degli stessi longobardi, ma si risolse, piuttosto, nella sovrapposizione di un ceto dirigente di etnia diversa a un corpo sociale che era rimasto complessivamente inalterato."


    Queste le fonti che ho al momento sotto mano, ad avvalorare quanto esposto in un'altra discussione recentemente avuta proprio su questo forum riguardo all'impatto demografico delle invasioni barbariche in Italia. Impatto da taluni esagerato a dismisura per finalità meramente politiche.
    Ma, come tutti potete vedere chiaramente, da diversi anni in qua gli studi sono invece concordi nel ridurre questo impatto a cifre decisamente esigue e percentualmente molto basse una volta rapportate alla popolazione romana che abitava la penisola al tempo.

    Saluti.

  10. #10
    Registered User
    Data Registrazione
    13 Oct 2005
    Messaggi
    785
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    infatti! comparando i dati riportati da orazio
    purtroppo puntualmente "spariti o diluiti al minimo demico anche gli apporti genetici degli etruschi,(sia chiaro,ben più cospiqui numericamente di qualsiasi invasione barbarica)

    in genetica i cambiamenti dovuti a fantomatici apporti barbarici sono tendenzialmente vicini e confusi all'uno per cento"

    argomento che affronteremo presto.

    saluti.

 

 
Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 26
    Ultimo Messaggio: 03-10-13, 13:22
  2. Risposte: 443
    Ultimo Messaggio: 27-06-13, 07:48
  3. Quello che non ci dicono
    Di Pitti nel forum Destra Radicale
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 08-05-08, 17:42
  4. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 04-11-03, 19:04
  5. Ma i meridionali e romani cosa dicono?
    Di diego10 nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 71
    Ultimo Messaggio: 23-04-03, 01:41

Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito