Caso Venezia nei Ds «Via chi scelse Cacciari» Rischio espulsione per nove dirigenti «dissidenti» Ma Fassino frena: bisogna guardare avanti
Il vicesindaco Michele Vianello non lesina parole forti, parla di «delirio», di «odi personali e di desiderio di vendetta», di un «clima da rissa» che sta «distruggendo, ripeto, distruggendo i Ds di Venezia». Un assessore, Mara Rumiz, sostiene di non voler rimanere in un partito «che mi imponga ipocrisia, non coerenza, fede cieca e stupida». Un altro dirigente, Luciano De Gaspari, parla di «masochismo» e «linciaggi». Melodramma a tinte fosche ambientato a Venezia, in casa ds, partito sull'orlo di una crisi di nervi per uno strascico da elezioni, quando al candidato ufficiale Felice Casson si è affiancato Massimo Cacciari (Margherita e Udeur), poi eletto sindaco anche con il consenso esplicito di molti diessini. A distanza di mesi dall'elezione, proprio i nove promotori del voto disgiunto (ai Ds e a Cacciari) rischiano un provvedimento di espulsione per violazione dello Statuto. Per evitarlo è costretto a scendere in campo il segretario dei Ds Piero Fassino, che considera il caso «già risolto con il nostro ingresso nella giunta» e invita tutti a «guardare avanti».
La grana è rimasta sottotraccia per mesi, per tornare alla luce il 4 agosto, con l'apertura del procedimento contro i «disgiunti» (come vengono chiamati i dirigenti sotto accusa). E ora, a quanto pare, i cinque membri della commissione di garanzia sarebbero pronti ad applicare alla lettera l'articolo tre dello Statuto della Quercia, che recita: «L'iscrizione al partito è incompatibile con il sostegno a liste non sostenute dal partito». La commissione dei cinque è presieduta da Franco Zezza, un semplice consigliere comunale di Chioggia che tiene sotto scacco il partito, e non solo a livello locale. Sono in molti ad accusare i probiviri di essere legati alle vecchie logiche di partito, dei tempi in cui l'espulsione era un'arma di lotta interna. Zezza si limita a un gelido: «Terremo conto delle parole di tutti». Per esempio, del segretario provinciale dei Ds, il neoeletto Michele Mognato, che invoca «una soluzione politica». Ma ora pesa soprattutto l'intervento di Fassino, per il quale «la questione è stata già risolta politicamente con la formazione della giunta. Certo, può essere rimasta della ruggine, per effetto della campagna elettorale, ma è roba che appartiene al passato: noi dobbiamo guardare avanti». Bisognerà vedere se gli irriducibili commissari si piegheranno alle ragioni dell'unità e grazieranno gli otto. Per il nono, il vicesindaco Vianello, essendo anche deputato deciderà la commissione nazionale. Fassino assicura di avere già parlato con Lalla Trupia, che fa parte della commissione, e quindi almeno per lui non dovrebbero esserci problemi.
Resta la «confusione totale» denunciata da Luciano De Gaspari, ex segretario regionale ds, anche lui tra i «disgiunti»: «E' da quando è iniziato questo procedimento che raccomando a tutti di avere un po' di sale in zucca e di risolvere tutto con un chiarimento politico. E' trent'anni che milito nel partito e nella sinistra e vorrei continuare altri trenta. Non sono disponibile a questi tentativi di linciaggi».
Intanto, per scongiurare la frattura, in alcune delle 90 sezioni provinciali è iniziata una raccolta di firme contro l'espulsione, «ipotesi grave e foriera di ulteriori lacerazioni». E in un documento, firmato già da un centinaio di iscritti, si arriva a dire che nel caso si giunga a sanzioni estreme, «ci autosospenderemmo dai Ds».
Alessandro Trocino
corriere.it




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sempre ovviamente con la valigia pronta, nel caso la situazione dovesse di nuovo cambiare...
