Rifondazione, rispuntano i ribelli
«No a guerre per interposta persona»
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ROMA — Prodi garantisce che tutta la maggioranza appoggerà l'invio di militari italiani in Libano, il capogruppo di Rifondazione Giovanni Russo Spena conferma che stavolta non ci saranno dissidenti. E però proprio i «ribelli» del Prc, dopo aver dato battaglia sull'Afghanistan, tornano ad alzare la voce. Criticando la risoluzione dell'Onu così duramente da non escludere un voto contrario se la missione passerà al vaglio del Parlamento.
«Farò un'opposizione fermissima», annuncia il senatore Fosco Giannini, contestando punto per punto l'accordo raggiunto al Palazzo di Vetro. Innanzitutto, «è sbagliato mandare le nostre truppe perché non sarebbero considerate "neutre", vista la vicinanza agli Usa». Motivo per cui in Libano, spiega, bisognerebbe schierare solo soldati arabi o dell'Unione africana, ben accetti alla popolazione locale. E poi «il cessate il fuoco deve essere immediato e gli israeliani se ne devono andare subito, altrimenti, col ritiro graduale previsto dall'Onu, avranno tutto il tempo di far fuori l'Hezbollah. Senza queste due condizioni il via libera alla missione non lo do». Parla con voce concitata, Giannini: «Sono eticamente indignato per l'aggressione compiuta dal governo Olmert, non solo in Libano: i palestinesi oggi sono come gli ebrei nel ghetto di Varsavia».
Molto critici anche Franco Turigliatto e Salvatore Cannavò.
Pure loro protestano per la mancata richiesta di immediato cessate il fuoco e altrettanto immediato ritiro delle truppe di Tel Aviv: «La risoluzione Onu punta a giustificare l'aggressione compiuta da Israele piuttosto che favorire un reale processo di pace. In questo contesto, l'invio di un contingente internazionale assume le sembianze di una guerra per interposta persona. Perciò l'ipotesi di mandare laggiù i nostri soldati non ci convince». Al punto di votare contro la missione? «Voglio capire meglio — dice Cannavò — ma il discrimine contro la guerra vale sempre. Quindi, tendenzialmente, voterei no». Pronto a far mancare il suo consenso anche Francesco Caruso: «Se questa missione, come io temo, è l'avallo della comunità internazionale ai soprusi di Israele, è chiaro che voto contro».
Il deputato no global detta allora le sue condizioni: «Si facciano rispettare anche le altre risoluzioni Onu, come quella che prevede il rientro di Israele nei confini del '67. E le truppe difendano dai raid pure Gaza e la Cisgiordania».
Più di un dubbio ce l'ha anche il senatore Claudio Grassi:
«Aspetto di vedere cosa accadrà nei prossimi giorni, perché Israele per ora continua l'offensiva e questo è in contraddizione con l'Onu. Se non ferma i bombardamenti e non si ritira velocemente, anche questa risoluzione resterà lettera morta». Comunque, una cosa è certa: «Senza il cessate il fuoco nessun soldato italiano metterà piede in Libano».




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