Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
    Identitario Europeo
    Data Registrazione
    06 Sep 2002
    Messaggi
    12,512
     Likes dati
    15
     Like avuti
    49
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito [Repost] Sull'immigrazione

    Sull' immigrazione
    da www.alburno.it

    Affermare che il fenomeno dell’emigrazione extraeuropea, in crescita esponenziale e ormai riguardante tutti gli Stati-nazione europei, sia un effetto di svariate cause è una banalità sconcertante tante volte ripetuta. È ovvio che lo è. Il punto sarà piuttosto capire quali siano le cause che spingono masse d’individui a lasciare i loro paesi per stabilirsi in via definitiva in Europa, dando vita alla classica ‘emigrazione da popolamento’. Inoltre, l’emigrante nel momento in cui ottiene la possibilità di entrare in un paese europeo cambia il suo status, in quanto si trasforma in immigrato. E in tal modo, nella sua nuova veste d’immigrato diventa causa di nuovi modelli sociali, la cui ‘impronta’ evidente è quella della multirazzialità. In altre parole, solo la presenza sempre più incontrollata di immigrati (compresi quelli di seconda o terza generazione o i ‘naturalizzati’, ecc.) è causa del nascere e dell’imporsi del modello sociale multirazziale. Va notato, en passant, che questa duplice dinamica di emigrante/immigrato, si perde completamente nel momento in cui si ricorre all’univoco termine di ‘migrante’, tanto in voga nelle sinistre pretesamente ‘alternative’. Pertanto, per riagganciarci a quanto già detto, a seconda del ruolo di emigrante o di immigrato, cambia anche la relazione causa/effetto. L’emigrazione è un ‘effetto’, l’immigrazione una ‘causa’.
    A parte poi la necessità d’interrogarsi sulle cause che spingono l’emigrante ad abbandonare il suo paese d’origine, è altrettanto necessario interrogarsi sui motivi che spingono i paesi europei ad accogliere l’emigrante, trasformandolo in immigrato. E sarà ancor più necessario domandarsi se ciò che spinge all’emigrazione coincida o comunque si concili con ciò che spinge ad accogliere l’emigrante.
    Passiamo ora ad esaminare schematicamente questi punti.
    Solitamente si riconduce l’emigrazione alla ‘povertà’ ingenerata dal neoliberismo globale. Si tratta di un riduzionismo economicista troppo semplificante. In realtà un fenomeno complesso come l’emigrazione dipende da più cause: la più importante è, probabilmente, la sovrappopolazione del terzo mondo. Altra causa rilevante è la crescente contrazione della popolazione delle campagne col collegato meccanismo della crescita selvaggia delle megalopoli terzomondiali (si ripete, ma su scala infinitamente più imponente, il medesimo processo avutosi in Europa) e la creazione di sacche enormi di diseredati che finiscono per trovare sfogo nell’emigrazione. Altro fattore di cui tener conto è l’instabilità politica (specie in Africa). Importante è poi il ruolo giocato dalle accattivanti ‘sirene’ dell’Occidente, con la conseguente assimilazione di una certa mentalità ‘all’occidentale’ che dà vita al fenomeno noto in sociologia come socializzazione anticipatoria e che costituisce un incentivo fortissimo ad emigrare, al fine di ‘partecipare al banchetto’. Infine, lo stesso neoliberismo globale non agisce ovunque nell’identico modo, ma s’interseca con condizioni e contesti diversi, generando quindi effetti diversi. Ad esempio, l’Africa versa nelle condizioni in assoluto peggiori anche per sue gravissime carenze strutturali, indubbiamente amplificate ma non direttamente causate dalla globalizzazione economica. Se Giovanni Carbone può scrivere che già “all’alba dell’ultimo decennio del XX secolo la gran parte dei paesi subsahariani era più povera di quanto non fosse negli anni sessanta”1, è evidente che le responsabilità vadano equamente ripartite.
    Ricapitolando: le cause sono molteplici. Ed anche il neoliberismo globale non esercita un’azione omogenea a tutte le latitudini ma dissemina i suoi effetti in modo asimmetrico. Tanto per fare un esempio, il commercio globale sta favorendo il take off dell’economia cinese. La conclusione è che per analizzare fenomeni complessi, e l’emigrazione lo è, non bisogna far ricorso a spiegazioni generiche e superficiali.
    Anche per quel che riguarda i motivi che spingono ad accogliere masse di emigranti in Europa, è il caso di rifuggire da spiegazioni semplicistiche. Innanzitutto c’è il lascito coloniale (ma ciò vale per Francia e Inghilterra, non certo per Germania, Italia, paesi scandinavi, ecc.; quindi è una spiegazione molto parziale). Esiste, poi, chiaramente un tornaconto economico: sfruttare il lavoro nero, tenere basso il costo del lavoro, avere una manodopera di riserva a cui attingere alla bisogna, poter contare su lavoratori scarsamente o per nulla sindacalizzati o facilmente ricattabili2.
    Ma, al di là del fatto che puntare non sulle innovazioni di processo ma sulla dequalificata manodopera immigrata per rimanere competitivi può rivelarsi, nel medio periodo, un boomerang soprattutto per il sistema delle piccole e medie imprese, e al di là del peso micidiale che, a causa dell’immigrazione, grava sul welfare europeo (già di suo in crisi da anni) e del non trascurabile fenomeno della disoccupazione autoctona, bisogna tener presente che esistono motivazioni molto più importanti che, esulando dal campo economico, giocano un ruolo di primo piano nel favorire l’‘accoglienza’. Si tratta di motivi essenzialmente ideologici. Chiunque sogni una società di sradicati, di puri ‘cosmopoliti’ guarda con favore all’immigrazione. Chiunque desideri una società in cui le differenze etnoculturali scompaiano è un apologeta dell’immigrazione. Questo in linea generale. Poi esistono le varianti, esse stesse ideologiche, come la ‘virtù repubblicana’ dell’assimilazionismo francese, poggiante comunque sui medesimi valori di fondo3 o il multiculturalismo inglese ed olandese, col suo tentativo di far convivere insieme comunità etnoculturali tra loro estranee.
    Ma il punto di gran lunga più importante è il terzo. Sempre meno si conciliano i sogni ideologici con la realtà. Il fallimento delle politiche ‘integrazioniste’, in tutte le loro varianti, è infatti palese. I recenti violentissimi scontri nelle banlieues francesi, opera di immigrati di seconda o terza generazione (francesi solo sulla carta), gli scontri interrazziali in Inghilterra, l’assassinio di Theo Van Gogh in Olanda, ne sono inoppugnabile testimonianza (e in paesi d’immigrazione di lunga durata, il che è emblematico). Che si tratti di problemi sociali è ovvio. Precisamente, si tratta di problemi peculiari del modello4 sociale multirazziale che pretende forzatamente (col solo collante dell’ideologia e dell’interesse economico) di far convivere insieme degli estranei. Insomma, ci si trova di fronte a conflitti totalmente interni e direttamente prodotti dal modello sociale multirazziale. Speranze frustrate in chi voleva ‘partecipare al banchetto’, irriducibili differenze etnoculturali, perdita d’identità tipica degli sradicati e sfociante in nuovi tribalismi metropolitani: questo e altro ancora è l’esito scontato del modello sociale multirazziale.
    La risposta filo-immigrazionista alla crisi la conosciamo già: puntare su un diverso modello d’integrazione. Come se fosse possibile esorcizzare magicamente gli effetti negativi della multirazzialità riverniciando concetti e parole. A quando una integrazione ‘sostenibile’, ‘locale’, ‘durevole’, ‘umana’, ‘alternativa’, ecc.? La nostra risposta è invece un’altra: parafrasando Serge Latouche, è necessario decolonizzare l’immaginario multirazziale. Il che vuol dire sottoporre a critica la mentalità favorevole alla multirazzialità dovunque si presenti, tanto nel quotidiano quanto nel discorso politico-culturale.
    Diciamo qualcosa al riguardo: nel quotidiano, ed è solo un esempio fra tanti, si possono boicottare tutti i prodotti pubblicizzati con messaggi promozionali di stampo multirazziale. In campo culturale, si devono confutare tutti i luoghi comuni sui ‘benefici’ della società multirazziale. Sul versante politico, alcune proposte possono essere le seguenti: 1) rimpatrio immediato e coatto di tutti i clandestini; 2) moratoria di almeno cinque anni sugli ingressi regolari; 3) restringimento del diritto di asilo; 4) abolizione dei ricongiungimenti familiari; 5) accordi bilaterali con i paesi di partenza dei clandestini con annessa cooperazione delle forze militari e di polizia; 6) espulsione degli immigrati regolari in caso di reati (dopo aver scontato l’eventuale pena, chiaramente); 7) abolizione delle sanatorie degl’immigrati irregolari: il principio che deve valere dev’essere uno solo: entra o rimane soltanto chi sin dall’inizio è in possesso di un regolare permesso di soggiorno; 8) avvio di programmi di solidarietà mirati (e gestiti nella massima trasparenza, in pratica senza arricchire le voraci e corrottissime élites dei paesi terzomondiali) nei paesi d’emigrazione a più basso reddito. Questi programmi, inoltre, devono abbandonare qualsiasi miraggio ‘sviluppista’; 9) ammettere la naturalizzazione solo in caso di matrimonio con un/una connazionale; 10) favorire l’immigrazione infraeuropea, specie dai paesi dell’Est; 11) calcolare con attenzione le quote annuali di immigrati regolari dopo la moratoria. Per realizzarle, serve innanzitutto salda volontà politica (è la lezione australiana) e una sana diffidenza verso gli ‘inevitabilismi’. Anzi, questi ultimi lasciamoli pure all’illividita figura dell’enragé. In fondo non è proprio tale ‘caso umano’ ad attendersi che la storia compia per lui le sue vendette? A noi invece non manchi mai il sorriso.


    Leonardo Boffa

    1 G. Carbone, L’Africa. Gli stati, la politica, i conflitti, Il Mulino, Bologna, 2005, p. 86. Un’attenta lettura di questo testo è caldamente raccomandata. A lettura ultimata, molti luoghi comuni si saranno dissolti come neve al sole. Altri dati estremamente significativi su come l’Africa abbia peggiorato di gran lunga la sua situazione nell’ultimo quindicennio rispetto ad Asia e America centro-meridionale si trovano in D. Held, Governare la globalizzazione, Il Mulino, Bologna, 2005, pp. 61-83.

    2 Ma anche qui occorrono delle precisazioni. Secondo un’indagine pubblicata sul Sole24ore del 9 maggio 2005, alla fine del primo trimestre del 2005 si contavano in Italia ben 181.773 imprese individuali intestate a cittadini stranieri. Erano 67.440 al 31 marzo 2000. A guidare la classifica sono marocchini e cinesi. I settori in cui si registra una maggiore presenza di tali ditte sono: commercio all’ingrosso e al minuto, costruzioni, attività artigianali manifatturiere, trasporti, magazzinaggio, comunicazioni (call center). Ciò dimostra in modo inoppugnabile che quello dell’immigrato unicamente sfruttato dal ‘padrone’ autoctono è solo un trito luogo comune.

    3 Due esempi, il primo ‘cosmopolita’, il secondo ‘assimilazionista’: la ‘festa della razza umana’ che Anacharsis Cloots voleva celebrare nel 1790 – quel Cloots che definiva il termine ‘straniero’ una “espressione barbara che ci fa arrossire dalla vergogna” e che liquidava le etichette di ‘francese’, ‘inglese’ e ‘tedesco’ come “caratterizzazioni gotiche” –, e il grande dibattito sull’emancipazione ebraica sempre durante la rivoluzione francese, quando Clermont-Tonnerre, favorevole all’emancipazione, affermò: “dobbiamo rifiutare tutto agli ebrei come nazione e dare tutto agli ebrei come individui”.

    4 La parola ‘modello’ non è usata a caso, visto che si tratta di ingegneria sociale costruita a partire da schemi ideologici cui piegare la realtà.

  2. #2
    Identitario Europeo
    Data Registrazione
    06 Sep 2002
    Messaggi
    12,512
     Likes dati
    15
     Like avuti
    49
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ho ripostato questo articolo perchè mi sembra una analisi seria che cerca di andare oltre le spiegazioni semplicistiche, o meglio oltre l'individuare, errore che si fa spesso, un' unica causa del problema quando le cause sono invece evidentemente più d'una.
    Inutile dire che l'articolo è stato scritto prima delle recente proposte di modifica (ultrapeggiorativa) di legge sull'immigrazione e diritti di cittadinanza, ma analisi e proposte di risoluzioni sono ancora attuale.

  3. #3
    Identitario Europeo
    Data Registrazione
    06 Sep 2002
    Messaggi
    12,512
     Likes dati
    15
     Like avuti
    49
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Esempio di approccio Australiano al problema di pochi giorni fa

    "Il parlamento Australiano ha approvato una legge per forzare tutti i profughi clandestini che arrivano in Australia via nave dall'Indonesia a essere inviati in campi di detenzione nell'isola di Nauru nel Sud Pacifico."

    Nauru non è firmataria della convenzione internazionale sui diritti dell'uomo, per questo molti hanno protestato.
    Decisione poco civile?Non lo so, ma è prevedibile che gli afflussi caleranno in modo sensibile...

  4. #4
    Melkitzedeq
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da cristiano72
    Sull' immigrazione
    da www.alburno.it
    Affermare che il fenomeno dell’emigrazione extraeuropea, in crescita esponenziale e ormai riguardante tutti gli Stati-nazione europei, sia un effetto di svariate cause è una banalità sconcertante tante volte ripetuta. È ovvio che lo è. Il punto sarà piuttosto capire quali siano le cause che spingono masse d’individui a lasciare i loro paesi per stabilirsi in via definitiva in Europa, dando vita alla classica ‘emigrazione da popolamento’. Inoltre, l’emigrante nel momento in cui ottiene la possibilità di entrare in un paese europeo cambia il suo status, in quanto si trasforma in immigrato. E in tal modo, nella sua nuova veste d’immigrato diventa causa di nuovi modelli sociali, la cui ‘impronta’ evidente è quella della multirazzialità. In altre parole, solo la presenza sempre più incontrollata di immigrati (compresi quelli di seconda o terza generazione o i ‘naturalizzati’, ecc.) è causa del nascere e dell’imporsi del modello sociale multirazziale. Va notato, en passant, che questa duplice dinamica di emigrante/immigrato, si perde completamente nel momento in cui si ricorre all’univoco termine di ‘migrante’, tanto in voga nelle sinistre pretesamente ‘alternative’. Pertanto, per riagganciarci a quanto già detto, a seconda del ruolo di emigrante o di immigrato, cambia anche la relazione causa/effetto. L’emigrazione è un ‘effetto’, l’immigrazione una ‘causa’.
    A parte poi la necessità d’interrogarsi sulle cause che spingono l’emigrante ad abbandonare il suo paese d’origine, è altrettanto necessario interrogarsi sui motivi che spingono i paesi europei ad accogliere l’emigrante, trasformandolo in immigrato. E sarà ancor più necessario domandarsi se ciò che spinge all’emigrazione coincida o comunque si concili con ciò che spinge ad accogliere l’emigrante.
    Passiamo ora ad esaminare schematicamente questi punti.
    Solitamente si riconduce l’emigrazione alla ‘povertà’ ingenerata dal neoliberismo globale. Si tratta di un riduzionismo economicista troppo semplificante. In realtà un fenomeno complesso come l’emigrazione dipende da più cause: la più importante è, probabilmente, la sovrappopolazione del terzo mondo. Altra causa rilevante è la crescente contrazione della popolazione delle campagne col collegato meccanismo della crescita selvaggia delle megalopoli terzomondiali (si ripete, ma su scala infinitamente più imponente, il medesimo processo avutosi in Europa) e la creazione di sacche enormi di diseredati che finiscono per trovare sfogo nell’emigrazione. Altro fattore di cui tener conto è l’instabilità politica (specie in Africa). Importante è poi il ruolo giocato dalle accattivanti ‘sirene’ dell’Occidente, con la conseguente assimilazione di una certa mentalità ‘all’occidentale’ che dà vita al fenomeno noto in sociologia come socializzazione anticipatoria e che costituisce un incentivo fortissimo ad emigrare, al fine di ‘partecipare al banchetto’.

    La frase che ho sottolineato non e' un elemento secondario del fenomeno immigrazione, l'influsso e l'effetto di richiamo che hanno i nostri media, in particolare la televisione sono tra le cause principali dell'afflusso.
    Mi occupo tra le altre cose di studiare l'immigrazione, quindi parlo per esperienza, in tutte le interviste che ho fatto a migranti arrivati in Italia, quasi tutti mi dicevano di aver scelto l'Europa e in particolare l'Italia perche' attirati dalla nostra societa' da come si vedeva dalla televisione italiana. Pare infatti che le reti di Berlusconi vengano viste ad est fino in Romania e a sud in tutti i paesi delle sponda sud del Mediterraneo (a quanto pare il berlusca usa trasmettitori potenti).

    Immaginatevi questi che si vedevano dalla mattina alla sera programmi con veline a tette e culi di fuori che si sposano calciatori, gente che vince miliardi schiacciando un tasto ad un quiz idiota, telefilm con adolescenti che guidano ferrari e negroni con tanto di catene d'oro che si trombano top model bionde solo perche' hanno inciso uno schifo di disco rap... e' ovvio che chiunque abiti in una paese senza prospettive, senza risorse, frema per partecipare a questo fittizio paese della cuccagna. La nostra tv li ha plagiati.

    Infatti quando sbarcano dalle carrette del mare quasi mai li vedi vestiti con i loro abiti tradizionali.

    Quindi una delle misure da adottare e' abolire questo schifo di televisione americanizzata e ridurre l'emissione televisiva al solo suolo nazionale.

 

 

Discussioni Simili

  1. Crepe sui muri interni? [repost TPremium]
    Di giacomo nel forum Fondoscala
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 14-12-13, 23:26
  2. Film in streaming [repost TPremium]
    Di giacomo nel forum Fondoscala
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 14-12-13, 23:25
  3. Berlusconi sta scappando [repost TPremium]
    Di giacomo nel forum Fondoscala
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 14-12-13, 14:09
  4. Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 11-05-09, 23:52
  5. Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 11-05-09, 23:51

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito