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  1. #1
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    Exclamation NUOVO Arcivescovo di Genova


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  2. #2
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    S.E. Mons. ANGELO BAGNASCO ARCIVESCOVO ORDINARIO MILITARE PER L'ITALIA
    Nato a Pontevico, diocesi di Brescia, il 14 gennaio 1943; del clero di Genova.

    Ordinato presbitero il 29 giugno 1966;
    eletto alla sede arcivescovile di Pesaro il 3 gennaio 1998;
    ordinato vescovo il 7 febbraio 1998;
    nominato ordinario militare per l'Italia il 20 giugno 2003;

    Attuali Incarichi

    Membro della Commissione Episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali

  3. #3
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    La Stampa di oggi ha dato l'annuncio...

  4. #4
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    Uh, è nato nel mio paese!!!!! Lo conosco, ma avrebbero potuto fare Mario Oliveri, il mio Vescovo, come successore di Bertone...

  5. #5
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    Monsignor Angelo Bagnasco, ordinario militare per l'Italia, ha detto in chiesa, davanti alla bara del mitragliere italiano Simone Cola, che questi era “un costruttore di pace”.
    Un mitragliere.

    http://www.beppegrillo.it/2005/01/il_papa_e_infal.html

  6. #6
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    Un Arcivescovo con le stellette


    Intervista a monsignor Angelo Bagnasco, che dallo scorso mese di giugno è il nuovo Ordinario Militare per l'Italia




    Lo scorso 20 giugno 2003 il Vescovo di Pesaro Angelo Bagnasco ha sostituito monsignor Giuseppe Mani nell'incarico di Ordinario Militare per l'Italia. Gli abbiamo rivolto alcune domande riguardo alla sua nuova esperienza.
    Eccellenza, sono passati pochi mesi dalla sua assunzione del nuovo incarico, che la vede impegnata nelle nostre Forze Amate. Quali sono le sue aspettative e in che modo intende compiere la nuova missione alla quale è stato chiamato?
    «La mia aspettativa è quella di ogni vescovo verso la diocesi che il Santo Padre gli affida: essere un buon pastore secondo il cuore di Cristo per portare le anime che gli sono state consegnate a incontrare il Signore Gesù e a vivere con passione la Chiesa. Devo dire che fin dai primi mesi del mio episcopato nell'Ordinariato militare ringrazio il Signore per le realtà molto belle, positive e le possibilità che vado scoprendo di giorno in giorno in questo mondo per me completamente nuovo».
    Potrebbe aiutarci a capire che cos'è l'Ordinariato militare?
    «È una diocesi sui generis, come ci ricorda il Papa nella Costituzione Apostolica "Spirituali militum curae" (1986). Da un lato ha un popolo che conta attualmente 420.000 soldati appartenenti alle diverse Forze Armate presenti nel nostro Paese, a cui si devono aggiungere le loro famiglie; dall'altro non ha un territorio definito come le altre diocesi bensì le caserme, che sono sparse su tutto il territorio nazionale e anche fuori Italia, laddove si trovano i contingenti di pace per le missioni umanitarie. In questa diocesi particolare vi sono poi circa 200 sacerdoti cappellani militari, che costituiscono il presbiterio».
    E quali sono i compiti dell'Ordinario che ne è a capo?
    «Quelli di tutte le diocesi, come dicevo prima. L'Ordinario deve cioè curare in ogni modo possibile ed efficace i propri sacerdoti, ovvero i cappellani militari, che vivono in contatto con le diverse caserme. Questa è la prima preoccupazione e la prima cura. Ma rispetto alle altre diocesi esiste il problema delle distanze, in quanto le caserme sono sparse in ogni parte d'Italia: quindi per una vicinanza visiva, fisica, con la propria gente l'Ordinario incontra molte più difficoltà rispetto ai vescovi delle diocesi territoriali, anche di quelle molto estese».
    Come si diventa cappellani militari?
    «Attraverso una domanda: un sacerdote che sente maturare dentro di sé il desiderio di fare questa esperienza deve chiedere il permesso al suo vescovo o superiore religioso, se è un religioso, e poi inoltrare domanda di accettazione all'Ordinario militare. A questo punto, dopo due anni di tirocinio, il sacerdote entra a tutti gli effetti nell'organico dei cappellani militari, al massimo fino a 62 anni. Questo è infatti il limite di età previsto dalla legge dello Stato, entro cui qualunque cappellano militare va in pensione».
    Si dice che i cappellani militari sono preti che portano le stellette. Vi sono effettivamente somiglianze tra la vita dei cappellani e quella dei soldati?
    «I cappellani condividono la vita dei militari da sacerdoti, vivendo là dove loro vivono, sia in Italia che all'estero. In modo particolare nelle missioni di pace, in situazioni e luoghi di estrema difficoltà e impegno, attraverso i cappellani si esprime la maternità della Chiesa, che condivide la vita di tutti per portare conforto, fiducia e fraternità attraverso il Vangelo e i Sacramenti».
    L'attuale numero dei cappellani militari è sufficiente a soddisfare le esigenze delle nostre Forze Armate?
    «L'organico previsto per i cappellani militari è di 204 unità. Attualmente gli effettivi sono 196. Speriamo in questi anni di poter arrivare all'organico completo, perché i bisogni ci sono: arrivano spesso richieste per avere il cappellano militare. Purtroppo al momento non riusciamo a coprire in modo esaustivo le esigenze di tutte le caserme».
    Come sono dislocati i cappellani sul territorio nazionale?
    «Come nelle altre diocesi un sacerdote ha più parrocchie piccole e vicine, analogamente anche i nostri cappellani hanno l'incarico di base nella caserma principale, e poi facilmente hanno delle estensioni d'incarico in realtà militari più piccole e comunque vicine, in modo che il servizio religioso possa essere garantito il più possibile a tutti. Una particolare attenzione cerchiamo di averla per le scuole e le accademie, che sono luoghi di formazione di alto livello. Come sempre i luoghi di formazione hanno una priorità di per sé. Un'altra particolare attenzione riguarda le missioni all'estero, dove i militari, lontani dalla propria Patria e dalla famiglia, vivono situazioni di particolare difficoltà, e dunque la presenza del cappellano diventa ancor più necessaria».
    I cappellani vengono accolti bene dai militari?
    «Fin dagli inizi del mio ministero ho visto con gioia un grande apprezzamento e una grande stima - a partire dai più alti gradi fino ai semplici soldati - per la presenza della Chiesa nel mondo militare e quindi, in concreto, per l'opera dei cappellani. Da questo si evince il clima generale di accoglienza e di reciproca fiducia. Ma è fondamentale - mi dicono i cappellani stessi - che la loro presenza sia il più possibile costante e che esprima pazientemente, con metodo, fiducia e perseveranza l'amore di Cristo e la maternità della Chiesa per tutti e per ciascuno. Solamente nella condivisione si crea un rapporto di stima e di fiducia, si abbattono a volte diffidenze, ostacoli, qualche pregiudizio e nasce la possibilità di parlare del Signore e di sostenere il cammino della fede».
    Quali difficoltà essi incontrano nell'assolvimento dei propri compiti?
    «Una particolare attenzione da avere riguarda un certo orario d'ufficio che oggi è diffuso, per cui ad una data ora del pomeriggio il personale termina il servizio. Questa circostanza esige di calibrare sempre meglio la presenza e l'azione pastorale».
    La scorsa settimana lei si è recato in Bosnia e in Kossovo dai nostri militari. Cosa può dirci a riguardo?
    «In Bosnia sono stato per conferire la Cresima a un gruppo di soldati e in Kossovo per dedicare la chiesa costruita nel villaggio militare di Pec. È stata una visita pastorale che mi ha molto colpito, perché ho potuto vedere di persona il grande lavoro dei nostri uomini: la loro dedizione merita tutta la nostra stima e gratitudine. Del resto la presenza dei militari in queste terre, come negli altri teatri di missione, è molto apprezzata, sia per il servizio d'ordine sia per il servizio umanitario di assistenza che essi prestano a tutti. La gente del posto riconosce quest'opera e mostra crescente stima».
    Anche alcuni cappellani militari hanno preso parte alle recenti missioni all'estero. Qual è il suo giudizio sul loro contributo nel corso delle operazioni nelle diverse aree di crisi?
    «I nostri cappellani in mezzo a questi contingenti di pace sono una presenza molto importante e desiderata per l'equilibrio umano e il conforto che offrono, per la serena fraternità cristiana che esprimono e per il costante annuncio del Signore, che illumina le missioni umanitarie e sostiene i militari - operatori di sicurezza e di pace - con la parola del Vangelo e la forza dell'Eucaristia e degli altri Sacramenti».
    Oltre le missioni all'estero, questi anni sono caratterizzati da altri due eventi di grande rilievo: il termine della leva obbligatoria e il sistema della sicurezza comune europea...
    «Si tratta di svolte impegnative ma anche ricche di opportunità: se per esse si cercherà ispirazione nella grande tradizione cristiana si potrà in entrambi i casi contribuire al bene comune».


    Pier Vincenzo Rosiello

    http://www.carabinieri.it/Internet/E...ria/100-00.htm

  7. #7
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    Si sente già cardinale...

  8. #8
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    Non mi vorrei sbagliare, ma ci sono alcuni vescovi che hanno il privilegio, in determinata circostanze, di indossare la talare rossa.
    Un altro esempio è l'arcivescovo di Vercelli:



    Quindi, nulla di scandaloso. Evidentemente, Mons. Bagnasco gode di un analogo privilegio.

  9. #9
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    Thumbs up Deo Gratias!!!!!

    Sia lodato Dio Onnipotente, un altro prelato veramente Cattolico per una grande e prestigiosa Sede Arcivescovile, che ha visto uomini "santi" del calibro del card. quasi (?) papa Giuseppe Siri.



    Un Te Deum per quseta incommnesurabile notizia

  10. #10
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    Cool

    Citazione Originariamente Scritto da Augustinus
    Non mi vorrei sbagliare, ma ci sono alcuni vescovi che hanno il privilegio, in determinata circostanze, di indossare la talare rossa.
    Un altro esempio è l'arcivescovo di Vercelli:



    Quindi, nulla di scandaloso. Evidentemente, Mons. Bagnasco gode di un analogo privilegio.
    Eccezionale Augustinus!!!!!!!! Ho compreso l'allusione....

    Augustinus for president!!!!!!!!

 

 
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