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    Predefinito Cile, ad Escondida minatori in rivolta

    Sciopero ad oltranza nel deserto dove il giovane Guevara scoprì la povertà
    La rivolta dei lavoratori blocca il 7 per cento della produzione mondiale

    Escondida, i minatori del Che
    ora sfidano le multinazionali

    di OMERO CIAI

    SANTIAGO - Sono i minatori di Che Guevara, quelli del deserto dell'Atacama, nel nord del Cile, che lui e Granado attraversarono a piedi nel marzo del 1952 curiosi di osservare le condizioni di vita in una delle regioni più povere, aride ed inospitali del pianeta. In agitazione da due settimane, ieri hanno votato lo sciopero ad oltranza dopo il fallimento della mediazione del governo cileno. Escondida ("nascosta" in spagnolo), è la più grande miniera di rame del mondo.

    Il metallo rosso indispensabile per l'industria, dall'automobile all'elettronica che, trascinato dal boom economico cinese, ha quintuplicato il suo costo e il suo valore negli ultimi tre anni. A Escondida, duemila operai ne estraggono dalla terra 3.600 tonnellate al giorno, 1,3 milioni di tonnellate all'anno. E, mentre sul mercato di Londra, il prezzo dei filamenti rossicci vola oltre i 3,5 dollari alla libbra (ieri ha chiuso con un nuovo aumento dello 0,6 percento), la più importante miniera del mondo è ferma. Produzione zero.

    Il conflitto è iniziato il 6 agosto quando i minatori del deserto hanno respinto l'ultima proposta di conguaglio salariare dell'azienda. Escondida è una miniera privata ed appartiene ad un consorzio del quale fanno parte la multinazionale anglo-australiana Bhp Billiton e la corporation giapponese Mitsubishi. L'anno scorso ha dichiarato un utile netto molto prossimo ai due miliardi di dollari diventando, sul fronte dei guadagni, il primo gruppo industriale cileno. Così, scaduto il contratto (nel settore minerario i convegni si rinnovano ogni tre anni), il sindacato del rame ha chiesto un consistente aumento dei salari, il 13 percento, e un bonus una-tantum di 30 mila dollari per ogni minatore. "Una parte della torta tocca anche a noi", è stato il grido di guerra di Pedro Marin, il combattivo leader del sindacato.

    Bhp ha risposto proponendo un aumento molto inferiore, il 3 massimo il 4 per cento, e dimezzando l'entità del premio: quindicimila dollari. Lo sciopero è partito subito dopo e, nel giro di pochi giorni, la produzione della miniera s'è ridotta prima al 60 percento, poi al 40 e, infine, dopo la prima settimana di proteste, a meno del 10 per cento. A quel punto l'impresa ha giocato la carta della sostituzione dei minatori in sciopero chiamando al lavoro un altro gruppo di un migliaio di operai a giornata. Ma il sindacato ha reagito con l'occupazione degli impianti e i blocchi lungo la strada che porta alla miniera.

    L'intervento dei carabineros, la polizia militare cilena, ha fatto esplodere la situazione trasformando l'accesso alle gallerie in un campo di battaglia. Una giornata di scontri conclusasi, a metà della settimana scorsa, con la chiusura della miniera, la rottura delle trattative sindacali e la minaccia di una dichiarazione di fallimento da parte del consorzio di proprietari. L'intervento del governo cileno ha riaperto le scommesse convincendo la Bhp a riprendere le trattative scongiurando la serrata. Ma, come dimostra l'ultimo rifiuto dei minatori, le posizioni sono ancora lontanissime. Tanto lontane che, da ieri, Pedro Marin ha dichiarato lo sciopero a oltranza.

    In realtà, sullo sfondo della dura vertenza di Escondida, c'è in gioco una prospettiva sindacale molto più ampia. Il sindacato centrale, la Cut, ha garantito ai minatori in lotta un vasto movimento di solidarietà anche concreto, un assegno di duemila dollari ad ogni famiglia per il primo mese di sciopero, e la promessa che, comunque vada, si farà carico del loro futuro. L'obiettivo, sul quale Arturo Martinez, il presidente della Cut è stato molto chiaro, è quello di costringere Michelle Bachelet e il suo governo socialista, a rimettere in discussione - come ha fatto Morales in Bolivia - la proprietà e lo sfruttamento delle materie prime. Dunque prima fra tutte il rame di cui il Cile è il più grande produttore mondiale. "Noi vogliamo - ha detto Martinez - che i lavoratori guadagnino meglio e che spendano in Cile, non che le grandi multinazionali portino fuori dal paese i loro miliardari guadagni. Il rame è nostro e i signori australiani (la Bhp) devono sapere che il sindacato cileno scommette fino in fondo sulla vittoria di questo sciopero".

    Nazionalizzare, riprendere il controllo totale sulla maggior fonte di guadagno del paese (solo Escondida vale il 2,5% del Pil cileno) per evitare che della straordinaria bonaccia delle materie prime approfittino soltanto le imprese multinazionali. Così mentre la Bhp difende la sua proposta di accordo al ribasso sottolineando che quello in corso è soltanto un aumento passeggero per quanto molto consistente del valore del rame, l'obiettivo del sindacato è quello di fare con il giacimento di Escondida quello che Allende nel 1971 fece con la miniera di Chuquicatama (quella visitata nel '52 da Guevara e Granado) togliendola con decreto di nazionalizzazione alla multinazionale Usa dei fratelli Guggenheim e consegnandola alla Codelco, l'impresa di Stato cilena.

    Il giacimento di Escondida venne individuato da un gruppo di geologi nel deserto di Atacama il 14 marzo del 1981. Il nome, "nascosta", sorse spontaneo perché in quell'area, tra Chuquicatama e Potrerillos, 1400 km a nord della capitale cilena, da anni si cercavano senza successo nuovi giacimenti di rame. Passata l'epoca delle nazionalizzazioni, in piena dittatura di Pinochet, lo sfruttamento della miniera venne consegnato con una gara d'appalto ai consorzi stranieri. L'ultimo dei quali è l'anglo australiano Bhp. La società multinazionale paga royalties irrisorie allo stato cileno, non essendoci stata alcuna rinegoziazione in tempi recenti. Anche da qui la pressione dei sindacati per la nazionalizzazione. La maggior parte dei minatori di oggi in Cile sono aristocrazia operaia molto lontani da quelli che incontrò Che Guevara. Guadagnano in media fra i 2300 e i 2800 dollari al mese, hanno garanzie e diritti. Ma, vincano o perdano, questa battaglia per un salario adeguato agli utili della compagnia, hanno per la prima volta messo al centro del conflitto, anche in Cile, quel vento di rivolta che scuote tutto il sub continente dopo cinque secoli di spoliazioni dall'oro di Potosì al gas di Tarica: di chi sono le materie prime?

    (22 agosto 2006)

  2. #2
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  3. #3
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    Soliadarietà e pieno appoggio ai minatori cileni di Escondida.

    Ecco un altro articolo sullo sciopero dei minatori di Escondida.

    Il colosso minerario australiano Bhp-Billiton ha sospeso la produzione nello stabilimento cileno di Escondida, la piu' grande miniera di rame al mondo, dopo aver abbandonato le trattative con i dipendenti. I minatori di Escondida sono in sciopero dallo scorso 7 agosto, per rivendicare un aumento dei salari e un miglioramento delle condizioni di lavoro.

    La Bhp-Billiton intende ora agire per vie legali. Per la prima volta dall'inizio dell'agitazione, la presidentessa del Cile, Michelle Bachelet, si e' offerta di mediare tra le parti. "C'e' un negoziato in corso - ha dichiarato la signora Bachelet - e' una questione tra privati, ma non c'e' dubbio che il governo agira', se cio' potra' servire a raggiungere un risultato". Mercoledi' scorso i 2.052 dipendenti sindacalizzati della miniera, il 97% della forza lavoro totale, avevano moderato le rivendicazioni, abbassando dal 13% al 10% l'aumento salariale richiesto e avevano insistito sull'assegnazione di un bonus da 30 mila dollari. Bhp-Billiton aveva messo sul piatto un incremento delle retribuzioni del 3% e un bonus di 16 mila dollari.
    Secondo i minatori, le richieste sono accoglibili, dopo l'impennata dei prezzi del rame negli ultimi anni. La compagnia australiana ha ribattuto che il rincaro del minerale non solo e' provvisorio, ma non e' legato alla produttivita' della miniera, per poi abbandonare i negoziati. "Questo inasprirsi dell'attivita' sindacale non ci rende piu' possibile garantire la salute e la sicurezza del nostro personale o l'integrita' delle operazioni e delle infrastrutture, agiremo legalmente contro il sindacato per risolvere la questione", ha dichiarato Emma Meade, portavoce di Bhp-Billiton.
    Finche' non verranno ripristinate tali condizioni, ha aggiunto la portavoce, la compagnia non tornera' al tavolo dei negoziati e non riprendera' le operazioni. Pedro Morin, portavoce degli scioperanti, ha definito la chiusura della miniera "un atto di intimidazione". Situata nel deserto di Atacama, a nord di Santiago, la miniera di Escondida contribuisce all'8% della produzione mondiale di rame.

    A luta continua


  4. #4
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    Ed ancora vari articoli sull'argomento tratti dal sito dei S.in. Cobas

    CILE: LA MINIERA PIÙ GRANDE DEL MONDO PARALIZZATA DA UNO SCIOPERO


    Da varie fonti giornalistiche

    Da WWW.PEACEREPORTER
    CILE: SECONDO GIORNO DI SCIOPERO OPERAI MINIERA DI RAME PIÙ GRANDE DEL MONDO

    08.8.2006
    Duemila lavoratori cileni della Miniera di rame più grande al mondo, la "Escondida", hanno cominciato uno sciopero con tanto di mobilitazione nella città di Antofagasta, capitale della Segunda Region, per richiedere un contratto collettivo. La miniera "Escondida" appartiene a un gruppo di transnazionali capeggiate dalla anglo-australiana Bhp-Billiton. Le proteste sono cominciate ieri con una marcia per il centro della città e con blocco delle strade. Alla richiesta sindacale di un aumento di stipendio del 13 percento e di un buono speciale di 29.600 dollari per i lavoratori, l'impresa ha ribattuto con un aumento del 3 percento e con un buono di 21.500 dollari. "Vogliamo far capire che noi lavoratori facciamo questa manifestazione di massa per sensibilizzare la compagnia sul fatto che deve essere più cosciente e retribuire in base agli alti utili guadagnati negli ultimi anni", ha precisato il portavoce dei lavoratori Luis Troncorso


    07.8.2006
    CILE
    In 2.052 scioperano e paralizzano la più grande miniera di rame del mondo

    Più di duemila lavoratori dell'Escondida, la più grande miniera di rame del mondo, hanno iniziato oggi uno sciopero per reclamare miglioramenti salariali, paralizzando così la produzione di 3.600 tonnellate al giorno di rame concentrato, per una perdita giornaliera stimata intorno ai 15 milioni di dollari. Pedro Marin, segretario e portavoce del sindacato, ha confermato che i lavoratori del primo turno non sono entrati nel giacimento, ubicato all'interno del porto di Antofagasta, a 1400 chilometri da Santiago del Cile. Marin ha scartato l'ipotesi che già da oggi i lavoratori potranno pronunciarsi a riguardo di una nuova offerta lanciata dall'azienda. "Se ci saranno votazioni, ci saranno martedì. Non ci saranno incidenti perché abbiamo mantenuto un'organizzazione molto disciplinata nonostante i 2.052 lavoratori" iscritti al sindacato e tutti in sciopero.


    AGI
    CILE: SCIOPERO MINIERA RAME PIU' GRANDE DEL MONDO
    (AGI) - Melbourne, 8 ago. - Uno sciopero del personale ha ridotto nettamente la produzione della miniera di Escondida, nel Cile, la piu' grande miniera di rame del mondo. Il colosso minerario australiano Bhp Billiton, che controlla la miniera insieme alla Rio Tinto, ha dichiarato forza maggiore ma sta attingendo alle riserve stoccate nei porti per rispettare le consegne.
    Secondo la societa', la produzione del sito si sarebbe ridotta del 60%, ma il personale parla di un calo dell'80%. Gli scioperanti hanno incrociato le braccia ieri, e rivendicano un aumento dei salari e il miglioramento delle condizioni di lavoro. Dalla miniera di Escondida escono circa 3.500 tonnellate di rame al giorno, l'8% della produzione mondiale di rame. Ieri il rame ha chiuso in rialzo sul London Metal Exchange a 7.930 dollari alla tonnellata. (AGI) –


    LE MONDE | 08.08.06 | 14h21 • Mis à jour le 08.08.06 | 14h21

    AU CHILI, ESCONDIDA, LA PLUS GRANDE MINE DE CUIVRE AU MONDE, EST PARALYSEE PAR UNE GREVE

    L es travailleurs de la plus grande mine de cuivre du monde, Escondida, dans le nord du Chili, appartenant au groupe anglo-australien BHP Billiton, se sont mis en grève, lundi 7 août.
    "C'est la première vraie grève dans l'histoire de cette entreprise au Chili. On ne peut pas en prévoir le dénouement. Nous sommes prêts à aller jusqu'au bout", a déclaré Pedro Marin, porte-parole du syndicat des mineurs d'Escondida.
    Escondida est la plus grande mine de cuivre du monde, avec une production journalière de 3 600 tonnes, soit 8 % de la production mondiale. Rien que pour le Chili, les quantités extraites à Escondida, en plein désert d'Atacama, à 1 300 km au nord de Santiago, représentent de 20 % à 25 % de la production nationale de cuivre et génèrent 2,5 % du PIB (produit intérieur brut).
    Les 2 052 salariés de la mine exigent une revalorisation de leurs salaires de 13 % et un bonus de 30 000 dollars (23 400 euros). Les syndicalistes soulignent que le prix du cuivre a triplé ces trois dernières années, passant de 80 cents la livre à 3 dollars actuellement.
    Le vice-président des questions internes de la mine, Mauro Valdès, a qualifié d'"inexplicable" leur comportement, car la mobilisation fera perdre 15 millions de dollars par jour à la compagnie et 7 millions au fisc chilien. Selon la presse, l'entreprise aurait embauché un millier de "briseurs de grève" pour remplacer les grévistes.
    L'embauche de remplaçants ne "permettra de maintenir la production que pendant quelques jours, car c'est très difficile de faire fonctionner une mine comme Escondida avec du personnel extérieur", a estimé Gustavo Lagos, directeur du centre minier de l'Université catholique du Chili.
    A Londres, la nouvelle de la grève a fait grimper le cuivre à plus de 8 000 dollars la tonne, près de ses records historiques. - (AFP.)
    Article paru dans l'édition du 09.08.06


    AGR
    CILE: IN SCIOPERO LA MINIERA DI RAME PIU' GRANDE DEL MONDO
    08 ago 17:12
    CILE - Si sono messi in sciopero i lavoratori della miniera cilena di Escondida, la piu' grande cava di rame del mondo, da cui escono circa 3.500 tonnellate di metallo al giorno, pari all'8% della produzione mondiale. Chiedono un aumento del salario e migliori condizioni di lavoro. Il colosso minerario australiano Bhp Billiton, che controlla la produzione, e' stato costretto ad attingere alle riserve stoccate nei porti per rispettare le consegne. La produzione e' infatti diminuita almeno del 60% e gli scioperanti chiedono un colloquio diretto con i capi per trattare. (Agr)


    DA HTTP://WWW.FINANZA.COM/
    08.08.2006

    E' definitivamente esploso il malcontento nella maggiore miniera di rame al mondo, la cilena “Escondida”. Da ieri mattina circa 2.000 minatori hanno deposto il piccone per prendere parte allo sciopero indetto dal principale sindacato del luogo. Nonostante le cifre ufficiali scarseggino, per la stampa cilena la produzione giornaliera dovrebbe vedersi ridotta per almeno il 60% della sua capacità complessiva, con perdite stimate tra i 15 e i 20 milioni di dollari al giorno. La situazione è precipitata dopo che è crollata l'impalcatura dell'ennesima negoziazione per il rinnovo del contratto collettivo tra i minatori e i proprietari delle risorse, principalmente le due quotate Bhp Billiton, detentrice del 57,5% degli assets, e Rio Tinto (Londra: RIO.L - notizie) , che possiede un ulteriore 30%. La reazione del mercato non si è fatta attendere: Bhp ha perso ieri il 2,7% chiudendo a 1.000 sterile, così come Rio Tinto è arretrata dell'1,4% a 2.770 sterline. E la vicenda non ha naturalmente mancato di produrre i suoi effetti anche sul mercato del rame. Le quotazioni del metallo rosso, dopo la battuta d'arresto di metà luglio, sono tornate a crescere intensamente negli ultimi giorni, riportandosi sui livelli di un mese fa. Più precisamente, il valore spot si è attestato ieri in chiusura a quota 7.755 dollari a tonnellata, mentre il future a tre mesi ha chiuso a 7.730 dollari. Al di là dell'andamento altalenante dell'ultimo periodo, il valore del metallo è quasi raddoppiato da inizio anno. Basti pensare che al 3 gennaio il valore spot registrava 4.537 dollari e il future a tre anni 4.397 dollari.

    A luta continua

  5. #5
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    Pare proprio che il sud-america si stia muovendo bene, di questi tempi!

  6. #6
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    Non passa giorno che la BBC non ne dia notizia , evidentemente sono spaventati , sti scioperi li possono fare in Cile perchè non i capi non hanno manovalanza immigrata con cui ricattarli.

 

 

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