Maurizio Blondet
22/08/2006


Santo Domingo è una repubblica caraibica nota soprattutto ai turisti.
Ma ogni tanto vi succede qualcosa d’interesse internazionale.
Riferiamo qui un avvenimento - non proprio chiarissimo - di cui ha scritto il giornale locale Dominican Today: «Due israeliani, accusati di aver violato una proprietà privata a Samana, sono stati portati nella capitale. Dove sono stati interrogati sulla provenienza del materiale militare di cui erano in possesso, fra cui apparati di localizzazione e comunicazione [GPS?] e visori notturni». (1)
I due si chiamano Levy Alom e Tatroashvili Meir.
«Sono giunti nel Paese probabilmente da Miami», dice il giornale, «e le autorità sospettano che fossero qui per compiere una qualche operazione speciale che non vogliono rivelare».
Supposizione che non richiede una speciale intelligenza.



A denunciarli è stato un avvocato del posto, Plinio Jacobo: sembrerebbe ebreo, dal nome.
Fatto è, dice l’avvocato Plinio, che «quegli stranieri, accompagnati da quattro guardie private, domenica 6 agosto si sono impadroniti di una sua casa, che possiede sulla spiaggia di Rincon presso Samana».
Qui, gli israeliani hanno «espulso un dipendente», probabilmente un domestico dell’avvocato.
Insomma, una situazione palestinese in piccolo: occupazione e rapina di terre e proprietà altrui, con relativa espulsione degli abitanti legali.
E’ proprio un’abitudine.
E il parallelo non finisce qui.
Infatti, quando l’avvocato proprietario arriva alla sua casa con la polizia, «gli stranieri hanno fatto resistenza a lasciare la residenza, ragione per cui sono stati arrestati» con tutto il loro materiale militare.



Non siamo in grado di chiarire meglio la strana storia; il giornale non ne ha più parlato.
Forse la villetta di Santo Domingo è una delle proprietà che il Signore ha promesso al suo popolo eletto, visto che i due agenti israeliani non volevano proprio sloggiare?
Forse hanno esibito i passi della Torah che sanciscono il diritto a quel posticino al sole, precisamente identificato dal mandato divino?
Una sola cosa possiamo dire con certezza: Israele si sta solo difendendo.
Anche a Santo Domingo.
Israele si limita a difendersi.
Perciò difende - altra notizia - anche Jacob Alexander detto Kobi, ricercato dall’FBI per frode fiscale e finanziaria.
Chi è questo Alexander?
E’ il capo della Comverse Technologies, una multinazionale delle telecom israeliana emersa alla cronaca dopo l’11 settembre, quando se ne parlò come della ditta che intercettava tutto e tutti in USA (fra cui i colloqui fra Clinton e la sua Lewinsky), e che perciò «sapeva» in anticipo dell’attentato.
E’ una ditta strana, si presenta con vari nomi e affiliate (Verint, Comverse Infosys), ed offre i suoi servizi d’intercettazione in tutto il mondo, compresa la Telecom di Tronchetti Provera.
Insomma, un’impresa a metà fra business e Mossad.
Ora si scopre che il suo capo Kobi Alexander e due alti dirigenti hanno sottratto agli azionisti e ai revisori qualcosa come 60 milioni di dollari di profitti e fondi occultati alle tasse «come parete di una frode molto sofisticata, allo scopo di nascondere i profitti alle autorità finanziarie USA».
I fondi sono finiti «in un conto bancario israeliano settimane prima che i tre dirigenti fossero incriminati per frode».



Del resto, intercettare le telefonate scottanti di FBI e SEC è proprio la specialità di Comverse alias Verint.
Messi al sicuro i miliardi, i tre si sono messi al sicuro personalmente rendendosi irreperibili.
Dove?
In Israele, naturalmente.
Del resto Kobi «è titolare di doppia cittadinanza, USA e israeliana». (2)
Israele si rifiuta di consegnarlo, ed ha rigettato la domanda di estradizione dell’Interpol.
E’ una regola: mai consegnare gli eletti, ancorchè criminali, alla giustizia degli «animali parlanti».
Ma non chiamateli criminali, avete visto cosa succede se qualcuno si azzarda a dire che Israele, oggi, per razzismo e aggressività, somiglia molto al Reich hitleriano.
Israele si sta solo difendendo.
Israele, cerchiamo di capirlo una volta per tutte, è lo Stato purificato assoluto; non può, non deve essere giudicato secondo le norme etiche che valgono per le razze inferiori.
La moralità israeliana non può né deve essere mai posta in discussione.
Altrimenti siete antisemiti.
Prendete ad esempio il presidente israeliano.
Si chiama Moshe Katsav: figura cerimoniale, come i presidenti delle repubbliche parlamentari, ma di alta e luminosa dirittura.
Ora, un’impiegata della presidenza accusa quest’uomo sacro di «averla forzata a fare sesso con lui»: lo afferma la Reuter. (3)
Ovviamente, il presidente Katsav ha rigettato con segno le accuse.
Si stava solo difendendo.



E il ministro della Giustizia d’Israele, Haim Ramon?
Anche lui è stato accusato da un’impiegata del ministero di «averla baciata con la forza, inserendo la lingua»… non vale la pena di continuare: è una calunnia antisemita.
Il guaio è che della cosa si sta occupando la giustizia, sicchè il sant’uomo ha dovuto annunciare le sue dimissioni.
Ma non con la coda tra le gambe: in tribunale, ha proclamato, dimostrerà la sua innocenza.
Si stava solo difendendo.
E che dire di Ehud Olmert, il Primo Ministro?
Persino i giornali ebraici riconoscono che è un mediocre; ma fra le sue poche qualità gli attribuiscono una certa onestà.
Però è saltata fuori quella faccenda della sua casa a Gerusalemme, che Olmert ha comprato nel 2004: valore, un milione e 200 mila dollari.
La contabilità generale dello Stato sta indagando su questa improvvisa manifestazione di ricchezza. Vedrete, risulterà che è colpa degli antisemiti.


Il dimissionario Ministro della Giustizia Haim Ramon



Del generale Dan Halutz, lo stratega che ha scatenato i bombardamenti del Libano, il napoleonico capo di Stato Maggiore, il Rommel ebraico dell’aviazione, si è già parlato: questa grande figura di soldato e patriota, un’ora dopo la notizia della prima scaramuccia di confine tra Tsahal ed Hezbollah, il 12 luglio, s’è precipitato a dare disposizioni di vendere il suo pacchetto di azioni
e obbligazioni («i miei risparmi personali») prevedendo, giustamente, che la guerra che stava per scatenare lui avrebbe fatto flettere i corsi della Borsa giudaica.
Conflitto d’interesse?
Insider Trading?
«Interpretazione tendenziosa», ha detto il generale.
L’antisemitismo infatti è in aumento in tutto il mondo.



Sicchè è ben comprensibile che Israele abbia rigettato la denuncia di Kofi Annan, ossia di aver violato per prima il cessate il fuoco.
Sì, ha mandato elicotteri carichi di commandos nella Bekaa, ossia ben in profondità nel Libano, c’è stato un combattimento, Hezbollah gli ha ammazzato un capitano e ferito tre parà: ma l’ha fatto per sventare una fornitura d’armi su autocarri che Hezbollah stava ricevendo dalla Siria.
La spiegazione può lasciare perplessi: un convoglio di armi può essere neutralizzato dal cielo con bombe «intelligenti» mirate, di cui Israele non manca.
Mandare dei commandos su elicotteri di notte, mascherati per di più con divise da soldati libanesi, ha senso solo se l’operazione mirava a rapire qualche capo Hezbollah, o a liberare i soldati di David ancora in mano ai «terroristi».
Ma come osate mettere in dubbio la parola di Israele?
Israele è in pericolo, non fa che difendersi.
A violare le norme e le decisioni internazionali sono solo gli altri.
Tenetevelo per detto.
Se le persone, i fatti e gli atti che abbiamo elencato qui sopra fossero stati goym, avremmo il diritto di chiamarli delinquenti, criminali politici e comuni, maiali allupati che violentano le segretarie negli uffici pubblici, politici disonesti che rubano denaro pubblico, terroristi che mandano i loro assassini in Paesi altrui ad uccidere, da Baalbek a San Domingo, canaglie nazistoidi, razzisti, mentitori, pregiudicati e ricercati dalle polizie… ma non si può.
Non si deve. Israele si sta solo difendendo.



Ora ricomincerà la guerra - Olmert e Halutz hanno bisogno di pareggiare i conti con Hezbollah e far dimenticare le loro personali faccende - e noi dobbiamo dire: l’esistenza stessa di Israele è in pericolo.
Essa difende tutto l’Occidente cristiano contro il terrorismo, anzi, contro l’islamo-fascismo.
Perché, vedete anche questa: chiamare gli islamici «fascisti» è permesso, anzi prescritto.
Chiamare Israele nazista, no.
Capuozzo vi denuncia in diretta TV su Canale Cinque.
L’intero arco politico chiede la vostra testa, da Capezzone a Fini, da Mastella a Pecoraro Scanio.
Nessuno vi difende.
Anche se vi state solo difendendo.

Maurizio Blondet




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Note
1) «Israelis arrested in Samanà are taken to Dominican capital», Dominican Today, 14 agosto 2006.
2) «Interpol broght in to trace missing comverse chief», Financial Times, 18 agosto 2006.
3) «After the war, scandals rock Israel», Reuters, 20 agosto 2006.




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