Bell'articolo apparso su Tifonet, scritto da un milanista.
Ormai è troppo tardi per cambiare le cose, siamo una piccola frangia ancora ostile immersa in un mare di tifosetti schizzinosi e senza amore.
Ci restano solo i cari ricordi ormai ammuffiti di quella che era la serie A...
Le improbabili giacche del compianto Valenti e tutto il suo "teatrino" di 90° Minuto: Strippoli, Bubba, Tonino Carino, Necco, Gianni Vasino, rigorosamente alle 18.10 su Rai Uno, tutte e 9 le partite di A mostrate a getto continuo, senza pubblicità, nè vallette, ma solo le facce brutte e le parlate incerte degli inviati della trasmissione, ognuno con un accento fortissimo della zona da cui trasmetteva...
E le figurine? Quando molti di noi erano bambini, negli anni 80, si potevano fare le figurine... e magari quando al mercato di riparazione 2 o 3 cambiavano squadra avevi pure il coraggio di bestemmiare perché ti rovinavano l'album!
E quelle magliette che non erano i pigiamini degli anni 60 ma che ancora erano piuttosto pesanti, lanose, non certamente tessute con quella setina hi-tech della Nike, quelle marche che non si vedono ormai più, Tepa sport, Erresse... ormai scalzate dai colossi dell'abbigliamento sportivo.
Poi le partite tutte la domenica allo stesso orario, tra le 14.30 e le 16 a seconda della stagione, gli stadi con i "freddi gradini" e non quei seggiolini merdosi e tutti scoperti che quando pioveva pigliavi l'acqua ma rimanevi lì, stoico più dei giocatori, perchè loro almeno si muovevano e alla fine dei novanta li aspettava una doccia calda, non ore di tram, di macchina, di bicicletta...
E i tre stranieri per squadra... il Milan con gli olandesi e l'Inter coi tedeschi, per qualcuno stava a rispecchiare le due curve, una rumorosa e piena di fattoni e l'altra fredda e un po' nazista...
Potrei stare ore a ricordare il mio calcio di quand'ero bambino, con le lacrime agli occhi.
quando dalla gradinata di San Siro guardavo a sinistra verso la Curva Sud... perdevo più tempo a guardare gli ultras che non la partita... pensando "tra qualche anno voglio essere lì"... e quando i giornali parlavano di quei "teppisti che rovinano il calcio", per me erano gli ultimi guerrieri, eroi romantici che combattevano per i loro colori in una società sempre più asettica ed alienata.
A 14 anni andavo in bici a san siro e scavalcavo per vedere Marco Van Basten... una volta si riusciva a scavalcare, non c'erano delle recinzioni degne dei lager... con un po' di adrenalina e il rischio di qualche manganellata anche ragazzini e immigrati riuscivano a vedersi la partita... Adesso gli stadi stanno diventando come le nostre città: posti belli, pieni di agi e comodità per i ricchi e gabbie, pareti divisorie e vetrate di pvc per i poveri...
Ora quei tempi non ci sono più, e dobbiamo solo resistere per non farci portare via anche quei brandelli di passione che ci sono rimasti...




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