Mi sono chiesto il senso della fusione Intesa- San Paolo.
Poteva sembrare contraddittoria con la natura di questo governo.
Mi sorprendevo del fatto che il Governatore della Banca d'Italia (il Draghi ex vicepresidente fino all' ultimo della Goldman & Sachs, una delle punte d'attacco della finanza americana) fosse soddisfatto di un'operazione apparentemente nazionalistica, che crea un colosso italiano difficilmente scalabile.
Ma ad un' analisi più approfondita, che ha richiesto qualche giorno di riflessione, la conclusione che si impone è:
a) il predominio finanziario (sulle grandi imprese industriali in netta crisi o in ogni caso prive di vere strategie di lunga lena) è divenuto ancora più netto, pur se non siamo alla dittatura finanziaria (ma solo perché un'altra parte del capitale finanziario, Capitalia - Mediobanca -Generali, non è ancora stata sottomessa alla potestà di Bazoli);
b) il predominio crescente della finanza in un Paese come il nostro indica la sua ormai sempre più netta dipendenza da quella USA, una finanza che, in quel Paese (il dominante centrale), è al servizio degli interessi nazionali strategici globali; e non certo solo finanziari, ma di egemonia industriale, scientifico- tecnica, politico- militare. Chi non sa vedere oltre il palcoscenico della politica spicciola (televisiva), non capisce che l'amerikano Berlusconi non garantiva la subordinazione dell'Italia così bene come può fare il capitale finanziario che, in questo momento, tenta di blindare il Governo Prodi per devastare meglio il Paese al servizio degli USA, prendendosi congrue cointeressenze; destinando però il Paese ad essere sfruttato fino all'osso nel più breve tempo possibile. Draghi è il garante degli USA, in Italia, di questa operazione. In questo senso il colosso Intesa - San Paolo è funzionale, nella sua opera di «sfruttamento» delle risorse finanziarie italiane, ai disegni strategici degli USA che mirano a fare dell'Italia la vera testa di ponte per annettere l'Europa al loro carro nella competizione globale che comincia a «mordere» il loro predominio con l'ascesa di altre potenze ad est. L'impedimento alla scalata per il nuovo colosso finanziario vale per settori della finanza a cui saltasse in testa il grillo di fare concorrenza ai dominanti USA.
E Romano? Mai scordarsi che, nella scuola (economica) di Andreatta, Prodi ricopriva lo stesso ruolo di Buttiglione nella scuola (filosofica) di Del Noce; il ruolo di quello un po' testone, del classico «secchione», ma proprio per questo uno di quelli di cui ti puoi fidare e puoi far avanzare in carriera quale tua pedina nel gioco di potere.
Un'altra «piccola» notizia, molto meno importante, ma significativa come indizio.
La nuova merchant bank governativa ha convinto (con opportune telefonate, ovviamente non intercettate o comunque non pubblicate) la Carlyle (americana) e la nostra Finmeccanica (pubblica) a cedere i motori della Avio a fondi «amici» rappresentati dalla Cinven (fondo europeo di private equity).
Mediobanca si è limitata al ruolo di mediatrice, mentre il ruolo propulsivo l'ha svolto il Governo, in accordo con la Cinven; il tutto fa quindi parte delle varie trame che stanno eseguendo i governanti attuali (veri sinistri nel cupo significato di questo termine), in quanto mano politica di precisi gruppi di potere economico, sia italiani che europei, ormai costretti al gioco dei dominanti centrali.
Teniamo inoltre presente che, quanto più dura un Governo come quello di Prodi prigioniero, tanto più la situazione marcirà fino al punto di non ritorno, fino alla totale subordinazione agli USA, quella più pericolosa, vile e infame.
Non c'è più molto tempo; e certamente non mi auguro per nulla che tornino «gli altri»; più smaccati e, a loro modo, sinceri, ma altrettanto favorevoli al servaggio d'Italia e dell'Europa. Una situazione difficile, complicatissima.
E i «repubblicani» ? Invece che perdersi dietro l' avanspettacolo odierno, perché non cominciamo a vedere i registi, gli scenografi, e tutto il personale che trama silenziosamente dietro le quinte?
SALVIAMO ROMANO!