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    Allarme Scienziati, Epidemia virale afro-asiatica Minaccera' Il Pianeta

    Milano, 22 ago . (Adnkronos Salute) - E solo questione di tempo: una epidemia virale (proveniente dall'Africa o dall'Asia) minaccerà il pianeta. A prospettare un attacco invisibile alla Terra sono gli esperti riuniti a Erice (Trapani) per la 36esima edizione degli Stati generali della scienza mondiale. Gli specialisti lanciano un allarme in piena regola. Impossibile prevedere la natura dell'emergenza, hanno avvertito al termine dei lavori di ieri. Quello che è certo è che entro i prossimi decenni il mondo sarà colpito da una massiccia epidemia virale. E tutto quello che possiamo fare per difenderci da questa minaccia reale è procedere nella ricerca e lavorare per migliorare i tempi di reazione della comunità scientifica internazionale.

    Non sappiamo di cosa si tratterà - ha spiegato il professor Albert D. M. E. Osterhaus del Dipartimento virologico dellErasmus Medical Centre di Rotterdam, Paesi Bassi - E impossibile avanzare alcuna previsione in questo senso. Potrebbe trattarsi di virus che conosciamo o di evoluzioni possibili dei virus che attualmente stiamo studiando. Ma potrebbe anche trattarsi di nuove forme di virus, il che sicuramente potrebbe complicare la nostra posizione. Anche le previsioni sui tempi di questa possibile catastrofe non sono definibili con certezza. Certamente l'aviaria è stata soltanto un campanello dallarme.

    Alla luce del pericolo, quindi, promuovere il dialogo tra scienziati e governi nazionali è fondamentale - ha continuato Osterhaus - In Europa si è intrapresa la giusta direzione. I centri di ricerca nazionali stanno ottenendo un importante aiuto economico dalla Comunità europea e i governi si stanno dimostrando attenti. Lesplosione dellinfluenza aviaria è stata il campanello dallarme, ribadisce lo scienziato, convinto che la macchina di risposta messa in moto per affrontare e combattere lH5N1 stia rappresentando il punto di partenza per sviluppare sistemi e modelli di intervento sempre più efficaci.

    La sessione di oggi del meeting siciliano - riferisce una nota dal congresso - sarà dedicata al tema dellinquinamento degli ambienti marini e delle sue conseguenze sulla salute umana.

    (Red-Opa/Adnkronos Salute)

  2. #2
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    Immigrazione , Europa a rischio
    di L. Andreucci

    Il nostro Paese si trova in una particolare fase storica, assai delicata ed importante per il suo futuro. Deve infatti affrontare alcuni rilevanti problemi: l’Europa, la globalizzazione e l’immigrazione.
    Non si può accettare una Europa che sia arrogante nel suo potere centralizzato e che pretenda di stabilire chi nelle singole nazioni debba comandare o meno. Occorre riaffermare senza tentennamenti, e senza subire condizionamenti da parte di nessuno, il principio della autodeterminazione dei popoli e quello della non ingerenza negli affari interni degli altri Stati, conseguentemente non si può accettare che la Nato esorbiti dalle sue competenze territoriali e quindi istituzionali e statutarie e, di fatto, si sostituisca alle Nazioni Unite, né tanto meno che si identifichi con gli interessi e la supremazia del capitale Usa.
    Per quanto riguarda la globalizzazione essa comporta inevitabilmente il fenomeno della immigrazione selvaggia. Il nostro continente si trova esposto alla pressione enorme del movimento di intere popolazioni che dalle zone più povere e sottosviluppate si trasferiscono in quelle industrializzate e in particolare la nostra penisola è la più esposta e vulnerabile.
    Senza lanciarsi in roventi polemiche con prese di posizioni apodittiche e pregiudiziali con conseguenti accuse di xenofobia e razzismo, è opportuno un approccio a queste tematiche con serenità e razionalità. La prima considerazione da farsi è che risulta del tutto evidente come non sussista alcuna necessità, qui da noi, di una società multietnica la quale è pertanto artificiosa e che la grande disoccupazione indigena non autorizzerebbe altra manodopera in esubero. Pretestuosa la giustificazione che gli italiani non vorrebbero più fare lavori umili. Premesso che questi sono nobilissimi e che la scolarizzazione di massa, avulsa da ogni collegamento organico con l’attività lavorativa, ha finito per costituire un serbatoio di disoccupazione giovanile generalizzata, necessita che tutta la società si mobiliti affinché i giovani accettino, anche culturalmente, ogni lavoro non escluso quello manuale. Ci troviamo di fronte a una massiccia immigrazione, in parte clandestina, e alcune centinaia di migliaia di stranieri (dei quali non si conosce né se siano sani o portatori di morbi né se siano pregiudicati o meno) stazionano nelle nostre lande.
    Costoro, è inutile nasconderlo, finiscono per alimentare un indotto, e di criminalità spicciola e di quella organizzata, soprattutto riguardo alla prostituzione e alla droga, fagocitati dalle rispettive mafie etniche che si annidano e ferocemente controllano e si spartiscono i singoli settori malavitosi con odiosi risvolti di moderne forme di schiavitù. La migrazione regolare va tuttavia normativamente regolamentata non con leggi, però, come l’ultima che, nella sostanza, al di là di pene severissime ventilate lascia tuttavia ampi varchi che la vanificano.
    La espansione a macchia di leopardo di insediamenti di stranieri nei capoluoghi di regione, negli altri centri urbani come nelle compagne, consistenti, lasciano già intravedere lo stravolgimento nella composizione umana degli abitanti nonché inevitabili frizioni che possono sfociare in aperti contrasti. Ed è proprio di una sinistra, che con la vera sinistra non ha più nulla a che vedere, di rifugiarsi in sterili quanto inconcludenti affermazioni di solidarietà, accoglienza e integrazione che nella realtà dei fatti sono smentite da quanto chiunque può constatare.
    Si deve evitare l’estensione del diritto di voto a chi non abbia la cittadinanza italiana. C’è voluta una intera vita politica dell’onorevole Tremaglia per consentire agli italiani all’estero di partecipare alle elezioni. Con l’abrogazione del servizio di leva obbligatorio non è chiaro se i volontari, che andranno a costituire il futuro esercito, dovranno essere solo di nazionalità italiana o potranno essere anche stranieri. In tale ultimo caso è evidente il gravissimo pericolo che potrebbe derivarne.
    Su alcuni punti opporsi non è questione di destra o sinistra, ma di buon senso. Dall’orgoglio gay alla liberalizzazione della droga, dalla coppia omosessuale al diritto di adozione anche da parte loro. I matrimoni misti che al di là della euforia iniziale non fanno che naufragare con tutti gli strascichi che ne derivano. Con una immigrazione che è andata ad aggravare la già precaria e pesante situazione della convivenza civile, della criminalità, della giustizia, delle carceri e con la ricomparsa di malattie che si ritenevano debellate. Queste sono alcune tra le tante ragioni per cui si deve da una parte battere gli attuali detentori del potere e dall’altra attuare quanto prima la riforma strutturale dello Stato conferendo alle Regioni quelle prerogative che già la Lombardia ed il Veneto hanno significativamente rivendicato come parte integrante ed irrinunciabile delle loro Costituzioni e Statuti.

  3. #3
    Armin
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    Citazione Originariamente Scritto da Der Wehrwolf
    I matrimoni misti che al di là della euforia iniziale non fanno che naufragare con tutti gli strascichi che ne derivano. Con una immigrazione che è andata ad aggravare la già precaria e pesante situazione della convivenza civile, della criminalità, della giustizia, delle carceri e con la ricomparsa di malattie che si ritenevano debellate.
    Italiani mafiosi, padani coglioni.

  4. #4
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    Aumentano in modo "costante e rapido" i casi di Aids tra gli stranieri residenti in Italia, e il trend di crescita si registra anche per i casi di tubercolosi, secondo le ultime ricerche dell’Istituto Superiore di Sanità commentate dal dottor Luigi Toma.
    Per quanto riguarda l’infezione da Hiv/Aids, i dati dell’Iss evidenziano l’aumento nel tempo di casi Aids in cittadini stranieri, passati dal 3% circa fino al 1993 a circa il 14% nel 2005. Ricordando che gli stranieri rappresentano meno del 4% dell’intera popolazione, la cifra può essere spiegata "sia con il migliorato accesso degli stranieri ai servizi pubblici che con un aumentato numero di stranieri con Hiv/Aids che giungono in Italia per potersi curare con le terapie antiretrovirali spesso non disponibili nei rispettivi Paesi di provenienza", riferisce Toma. Secondo il Sistema di Sorveglianza delle Malattie Sessualmente Trasmesse dell’Iss, la prevalenza di queste patologie nell’ambito della popolazione straniera è dell’11%: "Questa prevalenza, come del resto quella relativa alle malattie tropicali propriamente dette, osservate in molti centri specialistici come il nostro, è considerata da tutti gli esperti del settore come certamente sottostimata", commenta Toma. Anche la percentuale dei casi di tubercolosi in persone straniere è in costante aumento: secondo i dati dell’Iss è passata dall’8,1% nel 1992 al 16,6% nel 1998. Altri studi epidemiologici europei effettuati dall’International Centre for Migration and Health dell’Oms confermano questo trend epidemiologico e rilevano che nella maggior parte dei casi europei la tubercolosi e l’Aids in stranieri continuano ad aumentare nel tempo e "colpiscono soprattutto pazienti irregolari che vivono sempre in condizioni igienico-abitative peggiori sia rispetto alla popolazione generale, sia rispetto agli stranieri con regolare permesso di soggiorno".

  5. #5
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    PATOLOGIA DERMATOLOGICA IN IMMIGRATI DI COLORE: PARTICOLARI QUADRI CLINICO-ISTOLOGICI


    A. Morrone, L.M. Muscardin, F. Bartoli, M. Fazio

    Istituto Dermatologico San Gallicano – IRCCS – Roma

    La patologia dermatologica in soggetti di cute scura riveste attualmente un’importanza sempre maggiore, a causa del fenomeno immigratorio dai paesi non appartenenti all’Unione Europea. L’Italia, dalla metà degli anni ottanta, rappresenta una meta per milioni di persone provenienti dai principali paesi in via di sviluppo.
    Il nostro Istituto da molti anni si occupa delle problematiche mediche e sociali legate all’immigrazione. Nell’ambito dell’attività svolta dal Servizio di Dermatologia Tropicale e di Medicina Preventiva delle Migrazioni, presentiamo alcuni quadri dermatologici particolari, sia clinici che istologici, osservati su cute scura.
    Si tratta di dieci pazienti provenienti dall’Africa e affetti rispettivamente dalle seguenti patologie: amiloidosi maculosa, melanoma del dorso, siringomi multipli, cheloidi diffusi, tubercolosa verrucosa, lebbra lepromatosa, lebbra tubercoloide, piede di Madura, donovanosi, leishmaniosi.
    Abbiamo ritenuto opportuno segnalare questa casistica, per la relativa rarità delle dermatosi osservate e perché nei prossimi anni, sempre più frequentemente il dermatologo, si troverà davanti a pazienti di colore.

    Bibliografia
    Morrone A. "Salute e società multiculturale" Cortina Editore, 1995

  6. #6
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    MALATTIE SESSUALMENTE TRASMISSIBILI OSSERVATE IN IMMIGRATI EXTRACOMUNITARI PRESENTI A ROMA

    A. Morrone, A. Di Carlo, G. Gentili, A. Maini, F. Bartoli

    Istituto Dermatologico S. Gallicano (IRCCS), Roma

    Negli ultimi 15-20 anni l’Italia si è trasformata in tradizionale paese d’emigrazione, a paese meta di vasti flussi immigratori provenienti in particolare dai paesi del Corno d’Africa e dall’Estremo Oriente.
    Da oltre 12 anni ci interessiamo ai problemi sanitari degli Immigrati irregolari e clandestini, presenti a Roma, con particolare riferimento agli aspetti dermatologici e venereologici.
    Dal 1985 ad oggi abbiamo visitato oltre 23.000 Immigrati provenienti dai paesi in via di sviluppo ( il 48% proveniva dall’Africa, il 21% dall’Asia, il 19% dall’Europa dell’Est ed il 22% dall’America Latina).
    Riportiamo i principali dati relativi all’incidenza della patologia venerea osservata in questo gruppo di pazienti. Sottolineiamo l’importanza di un’attività di prevenzione e cura delle infezioni sessualmente trasmesse, anche in considerazione delle disagiate condizioni ambientali ed igienico-abitative in cui molti di questi pazienti vivono.

    Bibliografia
    Passi S., Morrone A., Picardo M., et al.: G. Ital. Derm. Ven. 1990; 125: 487-91
    Morrone A., Fazio M., Leone G., et al.: Nouv. Dermatol. 1992; 11: 863.

  7. #7
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    EPIDERMOMICOSI IN PAZIENTI IMMIGRATI EXTRACOMUNITARI CLANDESTINI: OSSERVAZIONI CLINICO-MICROBIOLOGICHE

    A. Morrone, D. Moretto, F. Bartoli, G. Leone, R. Mercantini, P. Valeri

    Istituto Dermatologico San Gallicano (IRCCS) Roma

    La realtà delle migrazioni ha sempre rappresentato un complesso fenomeno politico e sociale con notevoli implicazioni anche di ordine sanitario.
    Inoltre le migrazioni hanno modificato i vecchi schemi relativi a patologie tropicali, rimescolando agenti etiologici una volta ritenuti peculiari di alcune regioni ed oggi praticamente a diffusione ubiquitaria. Anche la distribuzione geografica dei dermatofiti è notevolmente variata.
    Nel nostro Istituto, da oltre 12 anni, è in funzione un Servizio di Medicina Preventiva delle Migrazioni, del Turismo e di Dermatologia Tropicale, in cui vengono trattate e studiate le patologie che più frequentemente si osservano nella popolazione immigrata. All’interno della casistica raccolta e studiata, presentiamo i principali dati relativi alle mucosi superficiali osservate dal 1 gennaio 1985 al 31 maggio 1997, in soggetti immigrati clandestini, con particolare riguardo ai diversi dermatofiti isolati e ai paesi di provenienza degli immigrati.
    Su un totale di oltre 23.000 pazienti immigrati extracomunitari clandestini o irregolari, abbiamo rilevato 1823 casi di micosi. Vengono presentati i rilievi clinici e microbiologici di maggiore interesse.

    Bibliografia
    Morrone A., Passi S., Fazio M. Atti 2° Congresso Internazionale Medicina e Migrazioni.

  8. #8
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    Lebbra, epatite e tubercolosi:
    malattie in arrivo insieme ai troppi clandestini

    Roma
    Aumentano le malattie infettive tra gli immigrati che vivono in Italia, passando da una percentuale del 7 all’11% negli ultimi due anni. Il rischio di infezioni tra la popolazione, dunque, è molto superiore rispetto a soli cinque anni fa. A lanciare l’allarme è il responsabile del Servizio di medicina preventiva delle migrazioni, del turismo e di dermatologia tropicale dell’istituto San Gallicano, Aldo Morrone, in occasione del VI Workshop internazionale Cultura, salute, immigrazione in conclusione a Roma. Tra le patologie maggiormente riscontrate tra gli immigrati, ha rivelato Morrone, figurano le malattie dermatologiche (52%) e quelle infettive (11%), seguite dalle malattie respiratorie (10,7%), dell’apparato digerente (9,2%), ortopediche e traumatologiche (8,6%) e disturbi neuropsichiatrici (4%). L’allarme quindi, ha detto l’esperto, è soprattutto per l’aumento delle patologie infettive, in particolare dell’epatite virale A, B e C e dei casi di lebbra prima piuttosto rari. Ma tra gli immigrati sono in aumento anche le cosiddette "malattie della povertà" dalla tubercolosi alla scabbia, e le malattie sessualmente trasmesse. A far ammalare molti tra gli immigrati sono innanzitutto gli stessi "viaggi della speranza".
    "Lasciano i propri Paesi in condizioni di salute sostanzialmente buone - ha detto Morrone - ma ben diversa è la situazione al loro arrivo in Italia. La maggioranza degli immigrati, oltre il 60%, si ammala infatti proprio durante il viaggio per raggiungere il nostro Paese, affrontato in condizioni spesso disumane, e di questi il 10% arriva in condizioni estremamente gravi". Gli standard di salute degli immigrati in Italia, rilevano gli esperti, segnano dunque un preoccupante peggioramento. Questo, ha spiegato Morrone, "anche perchè sono in costante crescita gli immigrati anziani: oltre 100 mila gli over-60". Esiste dunque un reale rischio-salute determinato dai grandi flussi migratori? "Certamente sì - afferma Morrone - ed è destinato a crescere se si continua ad impedire alla popolazione immigrata il reale accesso alle prestazioni del servizio sanitario nazionale".

  9. #9
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    Parla il genovese Enrico Nunzi, presidente dell’Associazione Italiana di Hanseniologia
    Sussidio ai malati extracomunitari
    «Lo Stato estende l’aiuto pubblico anche agli immigrati con la lebbra»

    di Gianluca Savoini

    «La politica di Roma sull’immigrazione è quella dello “scaricabarile”: fa entrare tutti e poi se ne lava le mani. E le regioni devono sobbarcarsi i grandi problemi di ordine pubblico e anche sanitari riguardanti gli extracomunitari». Enrico Nunzi è presidente della Società italiana di Hanseniologia e dirige il Centro nazionale del morbo di Hansen (ovvero la lebbra) all’ospedale San Martino di Genova. Dall’alto della sua esperienza, Nunzi accusa il governo di sinistra italiano di lavarsi le mani di fronte agli effetti dannosi dell’immigrazione di massa e incontrollata. «Anzi, il governo ha esteso il sussidio che spetta ai malati di lebbra (25mila lire al giorno) anche agli extracomunitari, malati oggi o che sono stati malati tanti anni fa - spiega lo specialista genovese -. È incredibile! Se un marocchino arriva da noi e dice di aver contratto la lebbra, riceve soldi dallo Stato. E magari non è nemmeno vero che sia ancora affetto dalla malattia».
    Professor Nunzi, la politica di apertura del governo verso l’immigrazione di massa extracomunitaria è dannosa anche dal punto di vista sanitario?
    «È dannosa sotto ogni punto di vista. Riferendomi al settore di mia competenza, quello dei malati di lebbra, mentre sia la regione Liguria che l’ospedale San Martino si sforzano di adottare una linea di intervento equilibrata e che quindi tuteli innanzitutto gli italiani ammalati, lo Stato italiano che fa? Non solo estende il sussidio anche agli immigrati, ma scarica tutti i problemi alle singole regioni».
    Roma li fa entrare e le regioni se li devono tenere?
    «Proprio così. Su case, sanità, lavoro e quant’altro, lo Stato centrale se ne frega. Poi sentiamo i commenti ipocriti di chi dice che molti immigrati vengono trattati come schiavi, sottopagati, a raccogliere i pomodori nel Sud».
    L’equiparazione degli extracomunitari ai malati italiani di lebbra è quindi, secondo lei, inopportuna?
    «È innanzitutto una decisione che crea confusione. Chi paga i soldi per il sussidio esteso agli extracomunitari? La regione. Che però non può recuperare la spesa da nessuna parte. Nel 1991 l’allora segretario generale della Cisl, Franco Bentivogli, scrisse una lettera al Ministro della Sanità (era De Lorenzo) in cui si leggeva che “il verificarsi tra i lavoratori extracomunitari di affezioni del morbo di Hansen (lebbra) ci induce a chiedere l’equiparazione nel trattamento di tali cittadini con quelli italiani, ai sensi dell’art. 1 della legge 943/86. Equiparazione che dovrà riguardare oltre che la tutela sanitaria in senso stretto, l’esenzione del pagamento del ticket, il rimborso spese per viaggi affrontati per motivi di cura, anche le provvidenze economiche previste dalla legge 24 gennaio 1988, n.31”».
    Un bel paese della cuccagna l’Italia, per gli extracomunitari...
    «Sicuramente. Teniamo presente che dopo la quasi scomparsa della lebbra sul territorio italiano alla fine degli anni Ottanta, adesso assistiamo ad un “ritorno” spiacevole del morbo. E oltre il 60 per cento dei nuovi malati è di provenienza extraeuropea. Non si tratta certo di un’epidemia, ma indubbiamente il fenomeno andrebbe controllato meglio».
    Ovvero?
    «Ovvero le regioni dovrebbero poter decidere quanti immigrati accogliere e, se necessario, curare. Invece oggi le regioni non possono mettere becco e gli immigrati sono costretti a vivere in situazioni sanitarie spesso scandalose. Da schiavi».
    Anche i ricongiungimenti familiari sono un bel problema?
    «Altrochè. Non ci raccontino frottole, i governanti. Gli immigrati, grazie anche a queste belle idee, aumentano in Italia di mezzo milione all’anno, portandosi dietro la loro cultura, le loro usanze e anche le loro malattie. Ma la colpa non è loro. È di questo Stato. Adesso arrivano i genitori dell’immigrato che si trova in Italia e che ha preso il sussidio per la malattia e questi genitori, o parenti di secondo e terzo grado, si presentano con vecchi documenti dicendo anche loro di essere malati».
    Sussidio statale anche per loro?
    «Esatto. Il ricongiungimento tra un malato extracomunitario e i suoi familiari costa quindi svariati milioni mensili allo Stato italiano. Moltiplichiamo il tutto per il numero dei richiedenti (che sicuramente aumenteranno) e ci verrà da piangere».

 

 

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