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    Fieramente Leghista
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    Predefinito i "migranti" ci pagheranno le pensioni

    dall'arena:

    Marocchino arrestato in via Oriani
    Lite fra africani finisce nel sangue


    Una lite tra extracomunitari, scoppiata pare per futili motivi, è sfociata nel sangue. Nella serata di martedì una pattuglia di carabinieri ha arrestato, nei pressi del monumento alla Divisione Acqui, in circonvallazione Oriani, un immigrato marocchino che brandiva un coltello, mentre inseguiva un uomo con la maglietta sporca di sangue.
    Dopo essere stato fermato, Mordi Abdelmide, di 40 anni, con precedenti per spaccio di droga, ai militari ha raccontato di aver voluto punire il connazionale perchè aveva offeso sua madre. Anche lui presentava varie escoriazioni sul corpo. Il suo coltello, che ha cercato di nascondere coprendolo con un piede, era ancora sporco di sangue.
    L’aggredito, B.T. di 28 anni, anch’egli di nazionalità marocchina e con precedenti per droga, presentava una vasta ferita lacero-contusa sulla schiena, vicino alla nuca. Una lesione che ha fatto scattare nei confronti del suo feritore, che è stato condotto nel carcere di Montorio, l’accusa di tentato omicidio.

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  2. #2
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    Un giovane marocchino è stato fermato dalla polizia con l’accusa di duplice tentato omicidio aggravato e premeditato
    Appicca il fuoco alla casa dei conoscenti
    Ma la peggio è toccata a lui, ustionato dalla fiammata ora è in ospedale

    Un cittadino marocchino, regolarmente residente in Italia, è stato arrestato dalla squadra mobile di Verona per aver tentato di uccidere una coppia di conoscenti, dando fuoco alla loro abitazione. L’episodio risale alla notte tra il 15 e il 16 agosto. L’accusato del gesto criminale, Fouad Mottaqui, di 27 anni, titolare insieme al padre, di un ditta di autotrasporti e residente a Povegliano, è rimasto ustionato in modo grave nel tentativo di appiccare l’incendio. L’uomo, che ora è piantonato in ospedale, è accusato di duplice tentato omicidio aggravato e premeditato.
    Secondo la ricostruzione fornita dalla polizia, Mottaqui aveva avuto un diverbio con la coppia, lei impiegata veronese di 22 anni e lui cameriere marocchino di 32, in un bar di piazza Isolo. I loro nomi non sono stati resi noti. In palese stato di ubriachezza, l’accusato aveva colpito il barista e danneggiato la vetrata del locale. Poi, rivolgendosi ai due, che conosceva, e con i quali aveva avuto un diverbio per futili motivi, li aveva minacciati. «Vengo a bruciarvi», gli aveva urlato dietro. Mottaqui asseriva che il suo connazionale aveva fatto delle avances nei confronti della ragazza, una cameriera moldava, con la quale era in compagnia. Minacce alle quali i due non avevano dato eccessivo peso.
    Invece, un paio d’ore più tardi, l’uomo prendeva la sua Renault Megane e andava a riempire una tanica di benzina ad un distributore di viale Venezia. Quindi, sempre secondo la ricostruzione fornita ieri dal capo della squadra mobile Marco Odorisio, si è diretto all’abitazione dei due fidanzati, in via Girolamo dei Libri 24 a Borgo Venezia. Ha versato la benzina nella bocca di lupo e nei filtri d’aria dell’appartamentino ricavato abusivamente nello scantinato di una palazzina ed ha appiccato il fuoco.
    La donna, che era ancora sveglia, dopo aver sentito il rumore del liquido che scendeva nella condotta e l’odore di benzina, ha svegliato il suo compagno. Insieme sono riusciti a spegnere il fuoco. Mottaqui, a causa di un ritorno di fiamma, ha riportato ustioni di secondo e terzo grado alla faccia, al collo e alle gambe ed ora è ricoverato in prognosi riservata al centro ustioni dell’ospedale di Borgo Trento.
    Le indagini erano partite mercoledì 16 agosto, dopo che Mottaqui si era presentato al pronto soccorso dell’ospedale, accompagnato da una ragazza di nazionalità moldava. Ai medici l’ustionato ha detto di essere rimasto vittima di alcuni connazionali, indicando come testimone proprio la donna che era con lui, la quale poi confesserà alla polizia di essere stata costretta con le minacce a mentire.
    Alla polizia, l’imprenditore marocchino ha però fornito indicazioni molto generiche sia sugli autori che sul luogo in cui l’attentato ai suoi danni sarebbe avvenuto. Gli investigatori, scoprendo che l’uomo ha un passato di denunce per rissa, lesioni e anche per incendio, l’ultima delle quali risaliva al 12 agosto, e un arresto per traffico di cocaina, si insospettiscono. Nel taschino dei pantaloni che indossava al momento del ricovero, trovano, mezzo bruciacchiato, lo scontrino che attesta il prelievo da un distributore di viale Venezia, di quasi quattro litri di benzina alle 3.13 della notte del 16 agosto. È la conferma che cercavano.
    La polizia individua poi lo scantinato di via Girolamo dei Libri in cui vive la coppia, teatro dell’attentato incendiario. I due, che si accingevano a sporgere denuncia per l’accaduto, hanno detto che Mottaqui è un loro conoscente e che sapeva dove abitano perché li aveva frequentati. La ragazza ha raccontato agli agenti del litigio nel bar di piazza Isolo, delle minacce e della paura nel vedere la fiammata proveniente dalla presa d’aria. Lanciando l’allarme la donna ha salvato la vita non solo del suo fidanzato ma anche ai «condomini» degli altri box, che sono intervenuti con secchi d’acqua e coperte per soffocare il principio d’incendio. Il fuoco aveva già bruciato il portone d’ingresso. Se la donna non avesse dato subito l’allarme poteva essere una strage.
    Martedì, nei confronti di Mottaqui è stata emessa l’ordinanza di custodia cautelare. Oggi sarà sentito dal gip Rita Caccamo per l’interrogatorio di garanzia nel reparto detenuti al sesto piano dell’ospedale di Borgo Trento.

 

 

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