UNA DICHIARAZIONE UFFICIALE DEL VESCOVO ORTODOSSO DI LUNI SUL CASO DEL SACRO MONASTERO DI ESFIGMENOU SUL SANTO MONTE ATHOS

Ai nostri diletti figli nel Signore presbiteri diaconi chierici e monaci ed a tutti i pii laici che frequentano le chiese della nostra Eparchia ed Esarcato, sia pace da Dio nostro Padre e dal Signore nostro Gesù Cristo.

Molti di noi sono – ogni giorno di più – turbati dalla tristissima vicenda che coinvolge da anni il Sacro Monastero di Esfigmenou sulla Santa Montagna dell’Athos.

I Padri del Monastero infatti sono in conflitto col Patriarcato di Costantinopoli ormai da molti anni in quanto non commemorano il nome del Patriarca Ecumenico dal momento che egli – in violazione dei canoni ecclesiastici - prega pubblicamente con gerarchi sia romanocattolici che protestanti e mantiene il Patriarcato nel cosiddetto “Consiglio Ecumenico delle Chiese” una organizzazione internazionale che si basa sulla “teoria della branche” cioè su quella dottrina che sostiene che ogni comunità ecclesiale cristiana sia una parte dell’unica chiesa di Cristo, anche in presenza di divergenze dogmatiche conclamate anche su cose definite come dogmi della fede dai Santi Concili Ecumenici e dalla tradizione concorde della Chiesa.

Per questo stesso motivo alcuni anni or sono furono cacciati dalla Skiti russa del profeta Elia i monaci che ne costituivano la fraternità con l’aiuto e l’intervento della polizia dello Stato Greco.
Ebbene, anche con il Sacro Monastero di Esfigmenou siamo giunti a ripetuti interventi delle autorità e degli organi dello Stato sollecitati dal Patriarcato di Costantinopoli.

Per il prossimo settembre si è giunti addirittura a ordinare ai Monaci di Esfigmenou di comparire davanti alla Corte Penale di Salonicco per rispondere dei crimini di Scisma ed Eresia!
Pare assurdo, nell’anno 2006, quando la caratteristica della “laicità” degli Stati pare a tutti una conquista civile atta a garantire la libertà di fede di ognuno, si arrivi a compiere questo atto, inaudito oltre che anacronistico, che ricorda momenti tragici della storia del passato quali i crimini compiuti dall’Inquisizione papale e da quella spagnola bruciando eretici, torturando e mettendo alla berlina coloro che si rifiutavano di accettare la dottrina ufficiale della chiesa papale.
Nella storia della nostra Santa Chiesa Ortodossa ricorda – con dolore grande – i tristi tempi dei tentativi del patriarca Vekkos che fece ardere monaci del santo monte Athos perché si opponevano alla sua politica filopapale.
E’ Sua Santità l’ecumenico patriarca Bartolomeo I un secondo Vekkos? Vuol passare alla storia dell’ortodossia come colui che si è servito del braccio secolare dello stato greco per perseguitare e cacciare coloro che si oppongono alla sua politica ecumenistica, filopapale, modernistica e relativistica?

Noi non siamo insensibili ai valori grandi che il patriarcato di Costantinopoli la Nuova Roma ha rappresentato per l’Ortodossia, né siamo denigratori del Trono ove si è assiso San Giovanni Crisostomo e tanti altri santi patriarchi che i nostri sinassari ricordano, così come gli siamo grati delle due importanti lettere Encicliche e Sinodali che nel XIX secolo sono state emanate conciliarmente da quella Sede e che rappresentano il genuino atteggiamento ortodosso nei confronti del papato romano e degli eterodossi in genere. Ma non possiamo nemmeno far finta di non vedere che, fin dai primi anni del XX secolo, specie dal periodo di Meletios Metaxakis il Patriarcato si è lasciato coinvolgere in un atteggiamento più politico che ecclesiale, in un dialogo con le eterodossie che non solo non è giovato e non giova al loro ritorno alla Santa Chiesa ed alla Verità Ortodossa, ma piuttosto affievolisce gravemente lo spirito dell’ortodossia, facendo credere al popolo fedele che quasi nessuna divergenza ci sia tra l’ortodossia e l’eresia, tra la verità e l’errore.
Il passato triste che abbiamo sopra evocato del patriarca Vekkos è forse rinato dagli inizi del XX° secolo? Se è così i Patriarchi che hanno smentito la tradizione di salvaguardia dell’Ortodossia immacolata ricevuta dagli Apostoli e dai padri teofori dovranno rispondere del loro atteggiamento ecclesiale dinanzi al tremendo tribunale del Signore della Gloria. Fortunatamente il Dio nostro ha preservato la sua Santa Chiesa da un dogma pestifero come quello di stabilire l’infallibilità in un qualsiasi organo della Chiesa, come invece ha fatto il papato. Il Patriarca è. Almeno per il momento, fallibile e quando è in fallo va non seguito e richiamato con carità ma anche con fortezza evangelica.
La Santa Sinodo “ton enistamenon” della Chiesa Ortodossa Greca alla quale noi ci richiamiamo non condivide in tutto, come è noto, la base ecclesiologica su cui si fondano i fratelli del Sacro Monastero di Esfigmenou ed altre Sinodo greche e non solo, basandosi invece sulle cosiddette “Tesi Ecclesiologiche del Metropolita Cipriano” sullo stato canonico degli eretici non condannati. Nemmeno siamo contrari ad un corretto ed amichevole dialogo con coloro che, pur dicendosi cristiani sono eterodossi, purché questo sia condotto in conformità con i Santi canoni della Chiesa, senza concelebrazioni (ancorché parziali) o preghiere comuni. Dialogo avente lo scopo ultimo di ricondurli dall’errore alla verità che la Tradizione della nostra Chiesa ha conservato integra ed immacolata. Infatti una cosa è il dialogo ed il rispetto, altra cosa la confusione relativistica che genera scandalo, quando non errori di pensiero e di convincimento, nei fedeli ortodossi, e l’inosservanza della legislazione canonica della Santa Chiesa.

Ciò nonostante, di fronte ad un così grave fatto, come il ricorso al braccio secolare dello Stato, da parte del patriarcato, che dovrebbe, se solo fosse davvero seguace dell’evangelo dell’amore, fare quanto gli è possibile per impedirlo e ricondurre in ambito ecclesiale la controversia Atonita, noi non possiamo, figli dilettissimi che porci dalla parte dei fratelli Esfimegniti , sapendo che quello che ora accade loro, domani potrebbe accadere a noi.
Così vi invito paternamente ad elevare al Dio della Misericordia, alla Trisolare Luce d’Amore che risplende nella Chiesa, suppliche e fervide preghiere perché il Signore riconduca a resipiscenza e conversione i Gerarchi che si sono allontanati dalla via retta della Fede , toccando il loro cuore ed il loro spirito; pregate anche perché tocchi i cuori dei governanti civili a cui va il nostro deferente rispetto ma ai quali si deve ricordare che non ha da essere confuso ciò che è di Cesare con ciò che è di Dio, per l’intercessione della Tuttasanta Deipara patrona dell’Athos e di tutti i Santi. Amìn


Dato a Pistoia nel Sacro Monastero di San Serafino di Sarov, nostra residenza episcopale, il giorno 16 del mese di Agosto (cal.eccl.) , nella Traslazione del santo Mandilion da Edessa a Costantinopoli, nell’anno del Signore 2006.

+Silvano
vescovo di Luni
Sinodale esarca per l'Italia
Presidente dell'Ente Morale ACO