Tratto da "indagine sul calcio" di O.Beha e A. De Caro
I figli di Viola hanno questo di bello, che il tempo non logora la loro memoria. L’8 maggio del 1991 a San Siro si gioca l’andata della finale della coppa Uefa Inter-Roma. Dino Viola se ne è già andato definitivamente. Nell’Inter di Trapattoni, cascame dell’ultimo scudetto fino ad oggi, c’è ancora il trio alemanno Mattheus- Brehme-Klinsmann. Anche la Roma ha un tedesco di Germania, e che tedesco: Rudi Voeller, amatissimo dalle folle. Spettatori, per dirla alla Gassman nel film I Soliti Ignoti, 80.000: altri tempi. Partita strana: normale per tutto il primo tempo, in bianco; effervescente (fin troppo) nel secondo. L’arbitro russo con il cognome da medicinale, Spirin, decide di animare la partita e dà un rigore all’apparenza
inventato che Matthaus realizza. Finirà due a zero. Negli spogliatoi il tecnico della Roma, Bianchi, e alcuni giocatori, a partire da Giannini, contestano
la giustezza del rigore. Ma appunto, succede. Succede anche, però, che ormai 15 anni dopo, l’altro figlio di Viola Ettore allora punto di riferimento per il club ad interim presieduto da sua madre, ci racconti una storia veramente interessante. «La finale con l’Inter? L’ho persa io. Mi proposero di comprare l’arbitro. Fu una mediatrice russa che lavorava in Italia e frequentava anche l’ambiente del calcio ad avvicinarmi per dirmi che Spirin era accomodabile: con 150.000 dollari si vinceva la partita. Io dissi no per due ragioni. La prima era legata all’illecito ovviamente, la seconda è che la Roma era già di fatto passata di mano. Avevamo concluso il passaggio di proprietà a Ciarrapico, che oltretutto ancora oggi ci dovrebbe dei soldi che non ha mai versato, e francamente di rischiare io per regalare a lui la gioia di una coppa proprio non mi andava… Quello che non potevo immaginare e che invece poi mi è apparso chiaro è che qualcun altro accettò la proposta della mediatrice… Alla fine della partita ero nervosissimo. La squadra aveva giocato bene ma era stata punita da decisioni molto discutibili. Negli spogliatoi del Meazza incrociai proprio la mediatrice, bastò uno sguardo. Lei mi vide allargò leggermente spalle e braccia senza dire una parola. Un modo come un altro per farmi capire che qualcun altro aveva detto sì… e questo era il risultato. Hai visto, potevi farlo tu… lessi nel suo sguardo. E così la Roma perse quella Coppa Uefa»




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