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  1. #1
    presbitero cristiano ortodosso
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    Predefinito La profezia di una antica maestra antica di scuola elementare

    La maestra che lasciò l'eredità
    agli alunni della sua scuola






    [
    Quell'ultimo e inatteso compito in classe
    di MICHELE SERRA

    Secondo una delle più classiche lamentele contro i media, le buone notizie non hanno mai spazio, mentre dilaga l'efferato supermarket delle notizie macabre e scostumate e violente. Il problema è che non esiste solo la banalità del male. Esiste anche la banalità del bene: e l'esaltazione della virtù sfocia molto facilmente nella retorica e nella melassa.

    Un triplo hurrà, dunque, per la maestra elementare abruzzese che è riuscita - e ci vuole talento - a confezionare per noi una notizia buona, anzi ottima, però fantasiosa, creativa, decisamente fuori dal comune.

    Bella da raccontare, bella da ascoltare. L'idea di lasciare in eredità una discreta sommetta a una sua vecchia classe di scolari, costringendo (affettuosamente) persone oramai adulte e distratte a rimettersi in contatto, ritrovarsi e infine costituire una piccola assemblea benefica, destinando il gruzzolo alle opere buone, è anticonformista a partire dal suo assunto: che è un assunto didattico, quasi autoritario nel richiamo postumo alla disciplina e alla moralità.

    La signora maestra si è permessa di scomodare i suoi scolari ben oltre i limiti del suo incarico, oltre la pensione e perfino oltre la morte. Perché nessun richiamo è più forte e indiscutibile, da che mondo è mondo, delle volontà testamentarie di chicchessia, figuriamoci di una maestra elementare di paese.

    Il ruolo, un tempo, era tra i più prestigiosi e rispettati. Specie nelle piccole comunità, la maestra era una specie di genitore aggiunto. De Amicis, Guareschi e molta letteratura e cinematografia popolare testimoniano quanto quella funzione (oggi corrosa dal decadimento doloso della scuola pubblica e dalla docenza travolgente e spaesante della televisione) fosse un tempo nevralgica. E amata.

    Non sappiamo come la pensasse, in proposito, la nostra maestra buonanima. Ma il suo lascito, che è al tempo stesso virtuoso e ultimativo (guai a disattenderlo!), lascia indovinare una maestra niente affatto impiegatizia e rassegnata.

    Deve avere pensato, stilando il testamento, alla sua ex classe favorita, congedata a suo tempo con una speciale raccomandazione a comportarsi bene e volersi bene, con molta benevolenza ma anche con un pizzico di ironica invadenza: chissà dove sono finiti e che adulti sono diventati, quei ragazzini. Ma adesso ci penso io a richiamarli all'ordine, se credono di essersi liberati della loro vecchia maestra si sbagliano di grosso.

    L'ultimo compito in classe, molto tardivo e sicuramente inaspettato, deve avere sorpreso quegli ex scolari, oggi ultraquarantenni, e alcuni dei quali professionisti affermati, come un emozionante ma anche ingombrante richiamo alla disciplina.

    Li immaginiamo mentre si cercano, commossi e divertiti, per comunicarsi che la vecchia classe elementare è riconvocata d'urgenza, e non per una di quelle cenette in genere malinconiche tra ex compagni, ma per un esame speciale, decisamente fuori tempo.

    Molti di loro dovranno sicuramente rinunciare ad altri impegni, ricombinare le loro vite indaffarate per lasciare un piccolo varco a questa inattesa incombenza scolastica, trent'anni dopo.

    Si dice che uno dei sogni più ricorrenti, anche in tarda età, sia l'esame di maturità. Mio padre, che pure aveva fatto la guerra, non sognava trincee o campi di prigionia, ma sognava di essere ancora atteso dai suoi professori per passare quell'esame di ingresso alla vita adulta.

    Alla fortunata scolaresca abruzzese oggi tocca rivivere ad occhi aperti quel sogno in genere inquietante ("Ma la scuola, non l'avevo finita un bel po' di anni fa?"), ma questa volta diverso e felice.

    Hanno un compito difficile. Non tanto spendere bene le poche migliaia di euro affidate alle loro mani. Piuttosto, essere all'altezza di una maestra così intelligente da desiderare, per i suoi ex allievi, un ripasso di quanto aveva insegnato loro più di trent'anni fa.

    (24 agosto 2006) -Repubblica


    La maestra che lasciò l'eredità
    agli alunni della sua scuola
    Venticinquemila euro con un obbligo: fate beneficenza insieme

    di GIUSEPPE CAPORALE




    Un testamento. Morale e materiale. A scriverlo, è la maestra: "Lascio ai miei ex alunni della prima classe del 1971 della scuola elementare di Orsogna, la somma di 25 mila euro, con il vincolo di non poterli usare separatamente. Che ciò serva, per farli restare uniti negli anni, per aiutare chi, tra loro, avrà difficoltà o problemi di sorta, ed anche per avviare attività benefiche assieme. Sempre a loro, lascio i miei libri".

    Sapeva che le restava poco da vivere Ilia Pierantoni, insegnante di scuola elementare ad Orsogna. Nubile, aveva dedicato tutta la vita ai suoi alunni, trattandoli come figli. In special modo quelli della prima elementare dell'anno scolastico 1971. Così, alla soglia degli 84 anni, proprio negli ultimi mesi di vita, aveva deciso di inserire una clausola nel suo testamento, riservata a loro. Un gesto concreto, quasi un appello, per non far cancellare dal tempo quello che lei riteneva il suo insegnamento più importante: "Restate insieme".

    La maestra lo ripeteva sempre. Durante le gite, in classe, nell'ora di lettura di Quasimodo. Sempre, raccontano. Anche l'ultimo giorno di scuola. "Promettete che resterete assieme, che vi aiuterete l'un l'altro". "Promesso", risposero in coro l'undici giugno del 1976, poco prima dello squillo dell'ultima campanella.

    Il testamento, dopo la sua morte, è rimasto custodito, nel comodino della sua casa, per alcuni mesi. Poi, alla lettura delle sue ultime volontà, tra lo stupore dei tanti parenti, è stato letta la parte dedicata agli ex alunni.

    A Lorena, nipote della maestra, anch'essa alunna di quella classe (oggi biologa), il compito di andare a ritrovare, uno per uno, i bambini di allora (oggi quarantenni) e comunicare la notizia. Un compito non semplice. Marco Jajani è diventato geologo. Giuseppe Bucci, svolge la professione di medico chirurgo all'ospedale di Udine. Marco Paone, è un funzionario del ministero della Giustizia a Roma.

    Anna Iocco, insegna, proprio come la sua maestra, a Pescara. Pino Politi, è un docente universitario all'Aquila. Emiliano Ferrante, un alto funzionario dei Carabinieri. Pierluigi Tenaglia, avvocato con incarico a Bruxelles. Elisa Del Greco, vive in Svizzera e si occupa di marketing, Angela Nasuti, lavora come infermiera a Lanciano. Il più difficile da rintracciare, Domenico Pace, ingegnere, da molti anni vive in Brasile.

    Ad aiutare Lorena nella ricerca, una giornalista del tg abruzzese della Rai, Angela Trentini, anche lei in quella classe. Impossibile, invece, rintracciare un altro alunno, Giuseppe Tucci. Di lui non si hanno notizie, spiegano gli amici. Semplice invece prendere contatti con Mery Curti, oggi titolare di un negozio in provincia di Chieti.

    Tutti sbalorditi, sorpresi e felici. Il testamento è servito da tam tam per richiamarli ad Orsogna e ritrovarsi, qualche giorno fa, in un inedito quadretto di scuola. Ancora assieme. Come voleva la maestra.

    "All'inizio, non lo nascondo, c'è stato un po' di imbarazzo" conferma uno di loro "soprattutto nei confronti della famiglia della maestra. Temevamo di essere considerati degli intrusi. Eravamo pronti a rinunciare al lascito, se questo avesse in qualche modo minato la tranquillità di quella famiglia". Poi è scattato l'entusiasmo, la voglia di trasformare quella eredità, in una nuova iniziativa comune e ottemperare così al senso di quella richiesta. Una fondazione. Questo sembra l'orientamento.

    "Credo che siano tutti d'accordo - sostiene Angela Trentini - nel istituire una fondazione intitolata alla nostra cara maestra, e utilizzare non solo quei fondi, ma anche nostre donazioni per svolgere attività benefiche".

    Degli insegnamenti della maestra ricordano una frase ricorrente: "La mattina quando vi alzate pensate subito a sbrigare le faccende basilari: fate il letto, pulite la vostra stanza, e poi venite a scuola".

    Responsabilità, dunque. Questo insegnava la maestra che arrivava a scuola con la lambretta, e che indossava un grembiule azzurro "per non sporcarsi", diceva. Invece il grembiule dei suoi alunni, era disegnato proprio da lei con il tocco di una cravatta per i maschietti, e con i pallini a' pois per le femminucce.

    (24 agosto 2006) -Repubblica

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  2. #2
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    Bella storia davvero. Nel mio piccolo lavorando principalmente con giovani mi ritrovo ogni anno a rivivere le emozioni ed anche le ansie scolastiche, dalle interrogazioni alla famigertà maturità. Credo sia un modo per restare giovani e ricordarsi che in questa vita rimmaremo sempre alunni, e avremo sempre qualcosa da imparare ed un esame da sostenere.

    Rilievo... un thread leggero (e non so quanto!) ce lo meritiamo.

  3. #3
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    E poi la scuola è una metafora della vita. Molte volte quello che si è a scuola si è nella vita, a scuola si incontrano personaggi fondamentali e indimenticabili...

  4. #4
    MazingaZ
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    Spero che non vi dispiaccia se inserisco in questa discussione la "poesia" che mia mamma scrisse per la cena organizzata in onore della maestra della sua classe, cinquat'anni dopo...

    MEZZO SECOLO

    Cinquant'anni son passati fra nascite, sorrisi, pianti, urli, carezze e sculacciate.

    Venne il tempo dell'asilo con suor Carmela, Michelina, Gabriella e superiora Andreina.
    Grembiulini a quadrettini ricamati con diversi disegnini.

    Fiocchi grossi in testa e scarpe grandi più del piede e mamma che dicea "ti stan bene"
    e facea tutte le stagioni e quando erano strette andavan di modo con l'occhio in cima con il
    pollice che facea la capatina.

    Venne il tempo della scuola, grembiuloni, lustrapennini, cartelle e maestre zittelle.
    La nostra era la Cellesi che ci guardava con occhi seri, ma tanto cara e ci imparò
    "tapun-tapun" che non ci voleva andare giù e pure la cavallina storna che portava colui che
    no ritorna. Ci ha portato per sei anni orsiamo ancora amiche pur se abbiamo cinquant'anni.

    I nostri giochi furon bomba, palla maestra, nascondino, teatrini e alle belle statuine
    "siete pronte signorine?"

    Facendo poi per il paese le giratine con le mamme dietro le finestre che ci davan l'occhiatine siam venute tutte signorine.

    Arrivò gli anni 60 con jouk-box, Dallara, Mina, Celentano, Las Vegas, capelli cotonati e
    felicità tanta.
    Scampagnate, pic-nic, festicciole di nascosto perchè babbo non ci mandava in nessun posto.

    Poi ognuno ha preso la sua strada, il marito e la sua casa, figli e figlie non son mancate
    ad aumentare le nostre giornate e i capelli sono imbiancati fra dolori, gioie e anni passati ma
    stiam bene di salute e siam contente di essere venute a farvi compagnia e brindiamo con tutti quanti con tanta allegria.
    ciao

  5. #5
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    Bellissima storia

 

 

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