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  1. #1
    denty
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    Predefinito Unione Europea: no finanziaria spalmata in 2 anni

    L'Unione europea si aspetta che l'Italia adotti le correzioni richieste per riportare il deficit al 3% entro la fine del 2007, come fissato dal Consiglio europeo nel luglio del 2005. E' questa la risposta data oggi dalla portavoce del commissario alle Politiche economiche e monetarie Joaquin Almunia a proposito dell'ipotesi di spalmare la manovra da 35 miliardi su due anni.

    "C'è una scadenza fissata e che per noi resta valida, parlare di proroga in questa fase sarebbe incomprensibile ora che c'è un'evoluzione dell'economia", ha detto Amelia Torres, portavoce di Almunia, replicando a una domanda dei giornalisti. La portavoce ha aggiunto che la Commissione europea si aspetta le correzioni previste e "guarda a misure concrete che permettano all'Italia di rientrare entro i termini stabiliti dai parametri fissati dal trattato".

  2. #2
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Come dice Bersani, se c'è qualcosa da spalmare è solo il cioccolato.

  3. #3
    Repubblica
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    Mi sembra giusto... pacta sunt servanda...

  4. #4
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    Come mi è già capuitato di dire, Ferrero ha solo dato voce ha un'opinione molto forte e diffusa nelle file della sx.
    Moltissimi Economisti di Sx sostengono che L'Italia non sia in grado di sopprotare la "Cura" da 35 Miliardi senza pesantissime ripercussioni in campo sociale.
    Io da sempre sostengo che la cura è necessaria, ma non me la sento di etichettare la sparata di Ferrero come una battuta estiva. Per questo provo molto disagio di fronte alla battutaccia
    di Bersani sullo spalmare il cioccolato.
    Questo signore, visto che 5 anni di battute contro il Governo Berlusconi gli hanno portato grande popolarità, forse crede di poter continuare a cavarsela così. Ma Le battute possono essere utili a fare opposizione, non certo a Governare.

  5. #5
    Repubblica
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    Predefinito Giordano(Prc): per il risanamento serve più tempo..

    ROMA — Rifondazione comunista vuole che la manovra da 35 miliardi di euro sia diluita in due anni e che quindi il governo ottenga da Bruxelles il via libera a raggiungere l'obiettivo di un deficit pari al 3% del prodotto interno lordo nel 2008 anziché nel 2007. In sostanza una Finanziaria più leggera, senza tagli a pensioni e sanità, tutta centrata sulla lotta all'evasione fiscale, cioè a carico di chi «si è arricchito durante il governo Berlusconi». Lo ha detto il ministro delle Politiche sociali Paolo Ferrero e il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, spiega che su questa linea il partito «è assolutamente determinato».

    Al punto da ritirare l'appoggio al governo Prodi se le vostre richieste non saranno accolte?
    «Quello che il governo cada sulla Finanziaria è un auspicio dell'opposizione. Ma io credo che questo esecutivo durerà cinque anni perché sono fiducioso che si troverà una soluzione attuando il programma dell'Unione».

    Ma al Senato la maggioranza può contare su appena qualche voto di vantaggio. Se, com'è prevedibile, la Finanziaria conterrà qualche misura che non piace a Rifondazione, che accadrà in Parlamento?
    «Noi siamo molto determinati, ma anche molto disponibili. Non siamo nella logica della minaccia a ogni pie' sospinto. Quello che diciamo è che la Finanziaria definirà l'identità del governo. E ciò che proponiamo mira ad allargare il consenso: per noi infatti è indispensabile che attorno alla Finanziaria si costruisca una relazione con il mondo sindacale».

    Lei insiste sulla lotta all'evasione, ma la Margherita frena, preoccupata di non spaventare le imprese.
    «Mi pare un atteggiamento stravagante. Non capisco: ci sono circa due milioni di imprenditori e 460 mila professionisti che dichiarano redditi tra zero e 40 mila euro».

    Entrando nel merito, che Finanziaria volete?
    «Ci aspettiamo che dalla lotta all'evasione arrivino maggiori entrate, come dalla revisione delle imposte sulle rendite finanziarie e sulle grandi rendite immobiliari. Accanto a questo ci vuole un'azione di risarcimento sociale per i lavoratori dipendenti».

    Risarcimento?
    «Penso, per esempio, all'assunzione dei precari che nel pubblico impiego mandano avanti da anni la scuola e altri servizi. Lo si può fare senza costi aggiuntivi perché già da tempo lavorano per la pubblica amministrazione».

    Il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, lavora per una manovra da 35 miliardi di euro e a un deficit del 3% nel 2007.
    «Visto che le entrate vanno meglio del previsto e che si preannuncia una congiuntura più favorevole sarebbe utile allungare i tempi del risanamento su due anni e concordare con l'Unione Europea modalità di rientro dal deficit più agevoli».

    Padoa-Schioppa dice che bisogna intervenire sui quattro grandi capitoli di spesa: pensioni, sanità, pubblico impiego ed enti locali.
    «Non bisogna toccare le pensioni, né ridurre la spesa sanitaria. E anche sul resto niente tagli, ma razionalizzare la spesa».

    Ma se la vita media si allunga non è giusto andare in pensione più tardi?
    «Dipende da che lavoro si fa. Una cosa è fare il parlamentare, un'altra stare in un cantiere edile o in un altoforno».

    Si ipotizza l'introduzione del ticket sui ricoveri ospedalieri?
    «Il centrosinistra è quello che ha abolito i ticket, non possiamo ora introdurre proprio questo».




    Enrico Marro

  6. #6
    Repubblica
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    Citazione Originariamente Scritto da Marco Piccinini
    Come mi è già capuitato di dire, Ferrero ha solo dato voce ha un'opinione molto forte e diffusa nelle file della sx.
    Moltissimi Economisti di Sx sostengono che L'Italia non sia in grado di sopprotare la "Cura" da 35 Miliardi senza pesantissime ripercussioni in campo sociale.
    Io da sempre sostengo che la cura è necessaria, ma non me la sento di etichettare la sparata di Ferrero come una battuta estiva. Per questo provo molto disagio di fronte alla battutaccia
    di Bersani sullo spalmare il cioccolato.
    Questo signore, visto che 5 anni di battute contro il Governo Berlusconi gli hanno portato grande popolarità, forse crede di poter continuare a cavarsela così. Ma Le battute possono essere utili a fare opposizione, non certo a Governare.
    Il risanamento è necessario, spero che grazie all'aumento delle entrate e ad un abile intervento di Padoa-Schioppa si riesca a tagliare gli sprechi, che cmq sono tanti, senza fare una "strage sociale". Inoltre una riforma delle pensioni è comunque necessaria in un paese come l'Italia che stà invecchiando troppo rapidamente...

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Marco Piccinini
    Come mi è già capuitato di dire, Ferrero ha solo dato voce ha un'opinione molto forte e diffusa nelle file della sx.
    Moltissimi Economisti di Sx sostengono che L'Italia non sia in grado di sopprotare la "Cura" da 35 Miliardi senza pesantissime ripercussioni in campo sociale.
    Io da sempre sostengo che la cura è necessaria, ma non me la sento di etichettare la sparata di Ferrero come una battuta estiva. Per questo provo molto disagio di fronte alla battutaccia
    di Bersani sullo spalmare il cioccolato.
    Con tutto rispetto, sono anni che sento la solita lagna sul fatto che l'Italia non sia in grado di sopportare cure drastiche alle nostre finanze.

    Cosa vuol dire? Che significa che non è in grado di sopportarle? Morte? Terrore? Miseria? Bancarotta? Stronzate!
    E' solo paura di prendersi delle responsabilità!

    "Razionalizzare la spesa si, tagliarla no" ecco altre stronzate tipiche degli estremisti imbecilli. Come se fosse una vergogna dare il ben servito a una parte dei parassiti del pubblico impiego.
    Un esempio? UNDICIMILA guardie forestali nella sola Calabria!!!
    E non si possono tagliare perchè "il peso sociale sarebbe troppo elevato". Già ma nessuno che commenti il peso sociale di decine di migliaia di giovani (calabresi) che avrebbero trovato un lavoro vero se i soldi sprecati per quei parassiti fossero stati investiti seriamente per creare un posto di lavoro realmente produttivo!

    Quanta demagogia! Quanta ignoranza...

    Abbiate pietà: basta con l'assistenzialismo populista!!!

    Ciao
    Ugo

  8. #8
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    Rispondo a Repubblica ed ad Ugo 2000.

    Avendo precisato "Io da sempre sostengo che la cura è necessaria" pensavo di aver chiarito a sufficienza che riportavo solo la sensazione netta che una larga parte della Sx non condivida l'impostazione del DPEF.
    Ed invitavo a non trattare quest'aspetto con battutine alla Bersani.

    Lungi da me contestare la necessità di un'azione di correzione immediata e decisa.

  9. #9
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    APPELLO DEGLI ECONOMISTI: NON ABBATTERE IL DEBITO PUBBLICO MA STABILIZZARLO E RILANCIARE IL PAESE
    L’esito delle elezioni politiche di aprile e l’insediamento del Governo Prodi hanno suscitato presso la maggioranza degli italiani una forte aspettativa di rilancio dell’economia e di ridefinizione degli indirizzi di politica economica a fini di equità e di coesione sociale.

    A questo scopo si rendono indispensabili provvedimenti coraggiosi ed incisivi: un programma di legislatura che preveda ampi investimenti nel sistema delle infrastrutture materiali e immateriali, nell’istruzione, nella formazione e nella ricerca scientifica e tecnologica; un indirizzo di politica industriale che spinga il nostro tessuto produttivo verso un modello di sviluppo fondato sulle nuove tecnologie, e che risulti equilibrato sul piano ambientale e territoriale; una diversa disciplina del mercato del lavoro e delle relazioni industriali che ripristini le condizioni per la crescita dei salari reali, per il superamento di una logica produttiva fondata sulla precarietà del lavoro, per il rafforzamento degli ammortizzatori sociali e più in generale degli strumenti di welfare.

    Si tratta di interventi necessari, inderogabili, per il cui perseguimento occorrono impegno e risorse.
    La nostra preoccupazione è che il Governo si stia orientando verso una politica generale delle finanze pubbliche che precluderebbe ogni possibilità di fornire risposta alle reali esigenze del Paese. Dal Documento di programmazione economica e finanziaria sembra infatti emergere una pesante manovra di finanza pubblica volta a realizzare un rapido abbattimento del rapporto tra debito pubblico e Pil. Il perseguimento di un simile obiettivo richiederebbe l’accumulo di avanzi primari annuali estremamente ampi. Ciò implicherebbe tagli significativi alla spesa pubblica, incrementi del prelievo fiscale non reimpiegabili nell’economia e, presumibilmente, ulteriori dismissioni e privatizzazioni.

    Se questo tipo di orientamento prevalesse gli effetti sul sistema economico e sociale potrebbero rivelarsi deleteri. Da un lato, si avrebbe una ulteriore compressione della domanda aggregata e quindi dei livelli di attività economica, con riflessi negativi sullo stesso bilancio pubblico. Dall’altro, si rinuncerebbe ad impiegare risorse reali e finanziarie in politiche strutturali utili al rilancio e allo sviluppo economico-sociale.

    Ci preme mettere in luce che questa strada non è per nulla obbligata. Non sussistono, infatti, né vincoli istituzionali né imperativi tecnico-economici che impongano un abbattimento del debito.

    In primo luogo, l’unificazione monetaria europea e la presenza di un mercato finanziario integrato hanno fortemente ridimensionato i differenziali tra i tassi d’interesse dei paesi membri, e non sussiste alcun motivo tecnicamente plausibile per attendersi incrementi significativi e duraturi di tali differenziali. Qualsiasi riferimento ad eventuali reazioni avverse da parte dei mercati andrebbe pertanto seriamente argomentato sul piano tecnico-scientifico, anziché essere semplicisticamente evocato.

    In secondo luogo, l’analisi economica mostra che non esiste un’unica definizione plausibile di sostenibilità delle finanze pubbliche: per ogni data differenza tra i tassi d’interesse e i tassi di crescita del reddito, esistono molteplici combinazioni possibili del deficit e del debito, tutte sostenibili sul piano della stretta logica economica. Questo significa che i vincoli del deficit al 3% e del debito al 60% del Pil, sanciti dal Trattato dell’Unione, non godono in quanto tali di alcuna legittimazione scientifica. Nulla impedisce, pertanto, che essi vengano sottoposti ad una nuova e diversa valutazione in sede politica, nazionale ed europea. A questo riguardo, è opportuno ricordare che il Trattato dell’Unione non prevede sanzioni rispetto al vincolo del debito pubblico al 60%, e che le sanzioni previste per i paesi il cui deficit superasse il limite del 3% non sono finora mai state applicate, nonostante le significative e ripetute violazioni.

    Non vi sono dunque ragioni valide per imporre al Paese un’azione di drastico abbattimento del debito; il nostro sistema economico attende piuttosto una ripresa responsabile, razionale, innovatrice, dell’intervento pubblico nell’economia.

    A questo scopo, noi proponiamo che il Governo fissi come obiettivo generale di legislatura non l’abbattimento ma la sola stabilizzazione del debito rispetto al Pil, determinando conseguentemente il valore del rapporto tra deficit e Pil.

    L’eventuale esigenza di ulteriori riduzioni del rapporto tra deficit e Pil - da verificare nelle sedi del Parlamento nazionale, della Commissione e del Consiglio europeo - andrebbe comunque esaminata tenendo conto della mancata applicazione di sanzioni nei confronti di quei paesi membri che negli anni passati presentavano "disavanzi eccessivi". Inoltre, più in generale, qualsiasi intervento sul disavanzo andrebbe valutato alla luce della necessità di muoversi sempre ed esclusivamente in termini anti-ciclici rispetto all’andamento dell’economia e di sostenere più elevati sentieri di sviluppo del reddito e dell’occupazione.

    Sono queste, riteniamo, le opzioni di finanza pubblica che nella presente situazione risultano compatibili con i fondamentali obiettivi di sviluppo economico del Paese e di rispetto dei più elementari principi di equità e di giustizia sociale.

    Riccardo Realfonzo (Università del Sannio), Bruno Bosco (Università di Milano Bicocca), Emiliano Brancaccio (Università del Sannio), Roberto Ciccone (Università di Roma Tre), Nicola Acocella (Università di Roma "La Sapienza"), Enrico Bellino (Università Cattolica di Milano), Mario Biagioli (Università di Parma), Paolo Bosi (Università di Modena e Reggio Emilia), Luigi Cavallaro (editorialista), Sergio Cesaratto (Università di Siena), Guglielmo Chiodi (Università di Roma "La Sapienza"), Francesca Corrado (Università di Modena e Reggio Emilia), Carmela D’Apice (Università di Roma Tre), Giancarlo de Vivo (Università di Napoli "Federico II"), Marianna Epicoco (Università di Milano), Stefano Figuera (Università di Catania), Massimo Florio (Università di Milano), Giuseppe Fontana (Università del Sannio), Guglielmo Forges Davanzati (Università di Lecce), Andrea Fumagalli (Università di Pavia), Pierangelo Garegnani (Università di Roma Tre), Giorgio Gattei (Università di Bologna), Augusto Graziani (Università di Roma "La Sapienza"), Bruno Jossa (Università di Napoli "Federico II"), Sergio Levrero (Università di Roma Tre), Stefano Lucarelli (Università Politecnica delle Marche), Gerardo Marletto (Università di Sassari), Giovanni Mazzetti (Università della Calabria), Franca Meloni (Università di Napoli "Federico II"), Luca Michelini (Università LUM), Guido Ortona (Università del Piemonte Orientale), Antonella Palumbo (Università di Roma Tre), Marco Passarella (Università di Firenze), Sergio Parrinello (Università di Roma "La Sapienza"), Fabio Petri (Università di Siena), Antonella Picchio (Università di Modena e Reggio Emilia), Marco Piccioni (Università di Napoli "Federico II"), Francesco Pingue (Università di Napoli "Federico II"), Massimo Pivetti (Università di Roma "La Sapienza"), Felice Roberto Pizzuti (Università di Roma "La Sapienza"), Fabio Ravagnani (Università di Roma "La Sapienza"), Roberto Romano (Ufficio Studi Cgil), Eleonora Sanfilippo (Università di Roma "La Sapienza"), Alessandro Santoro (Università di Milano Bicocca), Francesco Scacciati (Università di Torino), Ernesto Screpanti (Università di Siena), Antonella Stirati (Università di Roma Tre), Francesca Stroffolini (Università di Napoli "Federico II"), Cristina Tajani (Università di Milano), Mario Tiberi (Università di Roma "La Sapienza"), Guido Tortorella Esposito (Università del Sannio), Attilio Trezzini (Università di Roma Tre), Adelino Zanini (Università Politecnica delle Marche)

    - Per informazioni e/o adesioni contattare: vita@unisannio.it Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

    Info: www.appellodeglieconomisti.com

  10. #10
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    Predefinito Bersani?

    Citazione Originariamente Scritto da Bèrghem
    Come dice Bersani, se c'è qualcosa da spalmare è solo il cioccolato.
    Il neo ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani (DS), non sorprende con qs sue dichiarazioni sopra le righe: nel 1996, col primo governo di "centro-sinistra" del democristiano Prodi, viene nominato ministro dell'Industria, carica che terrà anche nei due governi D'Alema, per passare nel dicembre 1999 alla testa del dicastero dei Trasporti nel secondo governo Amato. In questi anni la sua vocazione di riformista liberista ha modo di esprimersi appieno, promuovendo, organizzando e dirigendo il più gigantesco processo di privatizzazione di aziende e enti di Stato che sia mai stato fatto nel dopoguerra, nonché la liberalizzazione di interi settori economici come il commercio e le banche, incoraggiando anche fusioni e scalate finanziarie e industriali come quelle dei cosiddetti "capitani coraggiosi" alla Colaninno e Gnutti.
    Le intense frequentazioni capitalistiche di Bersani ogni tanto lasciano qualche traccia non precisamente inappuntabile. Per esempio a proposito dello scandalo delle telefonate confidenziali di Consorte agli amici DS nella scalata Unipol alla Bnl, che riguardavano anche lui, e il ruolo da lui giocato nel cercare di convincere il presidente delle Generali, Bernheim, a vendere a Unipol il suo pacchetto di Bnl. Quanto a certi "furbetti del quartierino", così si era espresso: "Fiorani? Non lo conosco abbastanza per dare un giudizio. Certamente è un personaggio molto dinamico, molto capace, sveglio, attivo e così via" (dichiarazione di Bersani a "Porta a Porta" del 28 settembre 2005). O come certe sue strane simpatie (spinte fino a fare telefonate di raccomandazione al collega Penati, presidente della provincia di Milano, per un appalto della Milano-Serravalle) per il chiacchierato e tangentista costruttore, re delle "grandi opere", proprietario della Impregilo, Marcellino Gavio. O come ancora i finanziamenti che avrebbe percepito, insieme a D'Alema, Minniti e Prodi, da parte di Calisto Tanzi, stando alle deposizioni dello stesso responsabile del crac Parmalat.

 

 
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