
Originariamente Scritto da
Nebbia
Da l'Avanti
Sono bastati tre mesi per liquidare i sogni e le speranze della sinistra italiana e per togliere coesione e iniziativa a quel variegato esercito che stava insieme solo con l’odio e l’insofferenza nei confronti di Silvio Berlusconi. Ora tutte le fragilità dell’Unione sono esplose in modo paralizzante: un esito elettorale contraddittorio e delegittimante; una presenza massiccia e agguerrita del massimalismo; tensioni patologiche e violente contraddizioni nella compagine di governo; la mancanza di una prospettiva politica che rafforzi il nucleo riformista. E l’opinione pubblica è rimasta profondamente delusa e poi irritata di fronte alle prime performance del governo. In primis la sceneggiata colorita di ministri che minacciano di dimettersi, che si autosospendono, che “esternano” su tutto con dilettantismo e veemenza ideologica, ossessionati da un’ansia disperata di autoreferenzialità. In secondo luogo il processo di liberalizzazione condotto all’insegna del dirigismo centralistico e del giacobinismo, con il risultato di un profondo isolamento sociale e di forti tensioni suscitate nel Paese. In terzo luogo la rinuncia alle modernizzazioni (Tav, Ponte di Messina, eccetera) e alle privatizzazioni: cioè la rinuncia alle sfide dello sviluppo sacrificato alla mistica del risanamento e alla vendetta ideologica classista (la retroattività sull’Iva). In quarto luogo la politica estera, in cui l’azione del governo appare impotente di fronte al ricatto degli antioccidentali: sull’Afghanistan, su Israele, su Hezbollah, su Hamas. E non è finita qui: basti ricordare gli scontri laceranti sulla bioetica, sull’indulto e si potrebbe continuare. In questo scenario di illusioni infrante, dove il tirare avanti giorno per giorno diventa una scommessa carica di incognite, Prodi ha scelto la mistica dell’autosufficienza, dell’arroccamento, della decretazione d’urgenza, dei voti di fiducia a raffica. Con una legittimazione elettorale incerta Prodi ha scelto la via della “tirannide della maggioranza” e dello svuotamento delle funzioni legislative del Parlamento; utilizza la fortissima presenza massimalista per reprimere e comprimere l’area riformista; brandisce a ogni piè sospinto la minaccia delle elezioni anticipate. E ora il Re Nudo imbocca la via del trasformismo, sperando di recuperare un supplemento di vita attraverso uno sparuto e raccogliticcio drappello di ascari. Ma chi mai salterà sulla nave che affonda? Tutti vedono i rischi di scissione dentro Rifondazione comunista, la crisi dei riformisti, il vasto scontento sociale e la palese presa di distanza dell’establishment. Perciò la via del trasformismo è la via maestra del suicidio politico. Di fronte al fallimento così palese ed eclatante dell’Unione, la via più limpida e coerente resta quella delle elezioni anticipate; certo è che le ragioni della politica possono rendere necessaria una fase di decantazione gestita da un governo istituzionale. Comunque i grandi partiti di massa devono guardarsi da disegni illuministici il cui esito può essere quello di allargare le aree del massimalismo, del radicalismo, del giustizialismo populistico. Quale prospettiva per la Casa delle libertà? Né arrocco, né inciucio; non servono le spallate, non servono i muscoli. Serve l’intelligenza, la flessibilità autorevole, la capacità di dialogo e di proposta della politica alta. Gestiamo quindi con lungimiranza, con organizzazione, con coesione, questo processo politico verso la nuova fase che è già iniziata.
Gianstefano Frigerio