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    Predefinito « UE, svegliati e datti una mossa ! »

    Mercoledì prossimo 23 agosto ci sarà a Bruxelles un vertice straordinario dei Venticinque per discutere come soddisfare le attese dell’ONU (e del mondo intero) a riguardo dell’invio di forze militari europee di peace keeping in Libano.

    Per bene che vada, avremo tutt’al più un coacervo di forze di paesi dell’UE – non certo di tutti – che non rappresenteranno propriamente l’UE ma i propri stati e l’ONU.

    Che tristezza questa UE incapace di agire come tale!

    Stiamo a vedere se a questo summit – convocato dalla presidenza finlandese su richiesta francese – assisteremo ai soliti battibecchi o se – miracolosamente! – sarà colta l’occasione per l’UE di darsi una mossa. Se non succederà ora, quando mai potrà accadere?

    Trascrivo da EUobserver.com l’articolo sull’annunciato vertice straordinario.
    Originale: =>Vertice UE per varare la “missione Libano”

    ---------------------------------------------------------------------
    EU to meet on Lebanon force
    21.08.2006 - 09: 56 CET | By Honor Mahony

    EU member states are to meet on Wednesday in Brussels to discuss participation in the international peacekeeping force in Lebanon, with governments still reluctant to firmly commit themselves until the rules of engagement are clear.

    With the UN pressing the 25-nation bloc to make up the backbone of the troops deployed to Lebanon, the EU's response remains undecided with the different capitals calling for an unambiguous mandate for the troops.


    The first French troops - 50 soldiers from an engineering unit - have arrived in Lebanon
    (Photo: wikipedia)


    France, which has angered the UN by only agreeing to send a further 200 soldiers to the area when a commitment of up to 3,500 had been expected, on Sunday called for an extraordinary EU meeting on the issue.

    "We ask that European solidarity is expressed as soon as possible about Lebanon", French foreign minister Philippe Douste-Blazy told France Info Radio adding that he has asked the Finnish EU presidency to call a meeting on the issue.

    Helsinki responded by scheduling the meeting for Wednesday (23 August) with member states expected to discuss the details of the mandate and what governments are prepared to contribute.

    French defence minister Michele Alliot-Marie on Friday hinted that the EU's reluctance to commit lies with having problems in previous UN missions.

    "You can't send in men telling them: 'Look what's going on, but you don't have the right to defend yourself or to shoot'", she told French RTL radio.

    "I'd like to remind you of the experience of painful operations where UN forces did not have a sufficiently precise mission or the means to react," she said.

    In Bosnia in the 1990s, soldiers from European countries could not prevent ethnic killing and at times were themselves held hostage by the different factions.

    "We are looking for maximum clarity. We want to avoid past mistakes. There are the bad memories of Bosnia. This time we want the answers beforehand, so we don't come to the problems when they have happened," a French foreign spokeswoman is quoted by the New York Times as saying.

    While the first French troops - 50 soldiers from an engineering unit - have arrived in Lebanon, Israel has called on Italy to lead the UN force.

    "It is important that Italy should lead the international force and send troops to also oversee the Lebanon-Syria border crossings," a statement from Prime Minister Ehud Olmert's office said on Sunday.

    The Italian cabinet agreed that the country would send troops on Friday but the exact number remains unclear with talk of up to 3000 troops.

    The UN is hoping to get 3,500 soldiers deployed by the beginning of September, with France having made the only definite commitment - of 200 soldiers - so far.

    French Major General Alain Pellegrini, who heads the original 2,000-strong UN force in southern Lebanon, has warned about the fragility of the current situation.

    He said the region is "not safe from a provocation, or a stray act, that could undermine everything".
    ----------------------------------------------------------


    Vorrei ricordare che la Costituzione Europea (inceppatasi nei referendum francese e olandese, ma tuttora in itinere con 15 ratifiche e due bocciature) prevede che l’UE abbia personalità giuridica (che invece ancora non ha) e svolga una sua unica politica estera (con tanto di Ministro degli Affari Esteri); e che nel Vertice di Helsinki [10-11 dicembre 1999] il Consiglio Europeo aveva deciso all’unanimità di dotare l’UE (entro il 2003) di una forza militare di pronto intervento.
    Come tante altre decisioni (sempre all’unanimità!), anche questa è rimasta lettera morta?

    Digressione ... pertinente!
    Sabato scorso [19.08.06], a Trento è stato conferito a Ciampi il “Premio Alcide De Gasperi” (che è biennale, si dà per meriti ... europeisti ed è stato conferito due anni fa ad Helmut Kohl). Alla consegna del premio erano presenti anche Prodi e Napolitano. In quell’occasione, Ciampi ha detto, tra l’altro:
    « [...]Lancio un appello all'Europa, perché sia unita e coesa, perché in un momento così drammatico per il mondo sappia parlare con una voce sola. [...] La tragedia del Medio Oriente, la guerra in Libano, l'offensiva del terrorismo internazionale sono per noi tutti una fonte di dolore e di angoscia indicibili. [...] Mai come oggi, quindi, ci sarebbe bisogno di un'Europa forte, e capace di giocare fino in fondo il suo ruolo politico, militare, diplomatico: un'Europa unita, portatrice di valori, portatrice di pace. [...]»
    In quest’occasione i giovani della GFE hanno organizzato un ”presidio federalista”. Tra l’altro hanno distribuito ai giornalisti un volantino col testo che segue:

    IN LIBANO SOTTO LA BANDIERA EUROPEA, NON CON GLI ESERCITI NAZIONALI!

    Il Movimento Federalista Europeo si compiace per l'attribuzione a Carlo Azeglio Ciampi del Premio "Alcide De Gasperi". La presenza oggi a Trento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e del Presidente del Consiglio, Romano Prodi, testimonia la continuità della scelta europeista voluta nell'immediato dopoguerra da De Gasperi, Einaudi e Spinelli.

    Per essere degni di questi grandi esempi del passato, occorre tuttavia proseguire sulla strada da essi indicata. L'Unione europea è oggi in una grave crisi. Con il mercato unico e con l'euro ha creato un'area di prosperità e di stabilità. Con l'allargamento è riuscita a portare la democrazia e lo Stato di diritto fino ai confini dell'Asia. E soprattutto l'Unione rappresenta un grande esempio per gli altri continenti e per il mondo intero. Il progetto dei Padri fondatori rimane però incompiuto. L'Europa ha un inno, una bandiera, una moneta: ma non ha un governo, una politica estera, una difesa autonoma, una politica economica. E purtroppo non ha ancora una Costituzione. Dopo il No francese ed olandese i governi non hanno saputo far di meglio che proporre una pausa di riflessione. Come se l'Europa ed il mondo potessero aspettare. Una maggioranza di cittadini e di Stati ha già ratificato la Costituzione, ma in Europa, grazie al diritto di veto, abbiamo spesso la dittatura della minoranza.* Per superare questo stallo, il Governo italiano promuova una riunione degli* Stati che hanno già ratificato e spinga gli altri a pronunciarsi quanto prima. Se emergerà una chiara volontà politica di dotare finalmente l'Europa delle istituzioni e dei mezzi per affrontare le sfide del XXI secolo, anche la Francia e l'Olanda rientreranno in gioco.

    In questi giorni il Governo italiano ed il Parlamento hanno una grande occasione per rilanciare l'Europa. Con i fatti, non con le parole. Tutti, a cominciare dagli Stati Uniti, riconoscono che in Libano le forze di interposizione volute dall'ONU dovranno essere soprattutto europee. Tuttavia, dopo tanti proclami per la pace in Medio Oriente, tra i paesi europei sembra essersi aperta la gara al disimpegno. Con il rischio concreto che qualche scintilla faccia di nuovo scoppiare l'incendio. I timori dei leader politici nazionali sono di trovarsi invischiati in una situazione senza vie d'uscita. Timori comprensibili, tenuto conto che nessuno Stato nazionale è oggi in grado di avere una reale influenza sui fatti del mondo. Ebbene, l'Italia condizioni la propria partecipazione alla decisione dell'Unione europea di far operare i contingenti nazionali sotto la bandiera europea.»


    Tra i federalisti c’era anche un pensionato (veronese) coetaneo di Prodi e suo compagno d’università negli anni ‘50. Costui, fattosi riconoscere da Prodi, ha potuto intrattenerlo qualche minuto per leggergli il volantino e anche commentarlo – mentre Napolitano ascoltava attento – e lasciarne copia ad entrambi.

    Oggi, lun. 21 agosto, in vista del vertice a Bruxelles di mercoledì 23.08.06, la Segreteria del MFE ha inviato al Presidente del Consiglio Romano Prodi ed al Ministro degli Esteri Massimo D’Alema un telegramma col seguente testo:

    «ITALIA CHIEDA A CONSIGLIO MINISTRI UE CHE TRUPPE EUROPEE IN LIBANO OPERINO UNITARIAMENTE SOTTO BANDIERA EUROPEA»

    Tale richiesta, se mai verrà fatta propria dal governo italiano, non avrà tuttavia molta probabilità di successo.
    Ma sarebbe almeno un segnale forte della necessità di risveglio ... da quel letargo iniziato nel giugno dell’anno scorso (con quella “pausa di riflessione” che doveva durare un anno ... al termine del quale però l’UE ha continuato a sonnecchiare: tant’è che nessuno si è ancora fatto avanti per riferire dei risultati della propria riflessione!).

    Ciao a tutti.

    –––––––––––

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  2. #2
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    L'altolà dell'ex vicepremier Tremonti: dopo il sì in commissione, il nostro atteggiamento è sospeso. Finora noi del centrodestra abbiamo agito con lo spirito di Churchill: giusto o sbagliato, è il mio Paese

    "Chiarezza su rischi e strategia o l'opposizione voterà contro"

    di MASSIMO GIANNINI

    ROMA - "Finora il centrodestra ha agito con lo spirito che anima l'opposizione nei grandi Paesi di tradizione democratica occidentale: My country, il mio Paese prima della mia parte politica. Abbiamo espresso alla Camera un voto positivo ma condizionato e comunque preliminare sulla missione in Libano. Conseguentemente la nostra posizione resta sospesa. Aspettiamo chiarimenti, sulla posizione dell'Europa come comunità politica, sulla "missione della missione", sulla linea della maggioranza. Dalle sedi internazionali ai vertici militari, ci pare che la "cifra" dominante sia per ora quella dell'incertezza. Un'opposizione seria e responsabile deve tener conto anche di questo". Giulio Tremonti, ex vicepremier, ex ministro dell'Economia e vicepresidente di Forza Italia, lancia un altolà al centrosinistra: in Libano si va solo se c'è l'Europa e se sono chiari la natura, gli scopi e i costi della missione.

    Professor Tremonti, finora tutto si può dire, meno che il governo non vi abbia informato e, entro certi limiti, coinvolto nelle decisioni.

    "Prima di esprimere anche in Parlamento la nostra valutazione finale, vogliamo conoscere nel dettaglio l'intensità dei pericoli sul terreno per le nostre truppe e lo scenario futuro. Al momento, non c'è niente di tutto questo. Due risoluzioni Onu in sette giorni, assenza di un indirizzo comune europeo: mi pare che per ora regni solo una grande confusione".

    Israele, Libano, Kofi Annan, ora anche Putin: tutti concordano nel dire "l'Italia guidi la missione". Cosa c'è che ancora non vi convince?

    "Prendiamo atto che oggi l'Italia, e non il governo Prodi, ha acquisito una posizione di rilievo, in ragione della sua storia, della sua tradizione, dello standing internazionale accumulato negli ultimi anni. L'impressione è ora che il governo Prodi sia stato più vittima che artefice dei processi in atto. La sensazione non è che Prodi abbia cercato un ruolo, ma che gli altri abbiano cercato Prodi per affidargli un ruolo".

    Il risultato non cambia. L'Italia è in prima fila, forse con tanto di mandato conferito dalla Ue. Non è un successo, secondo lei?

    "La mia impressione è che si tratti più di un insuccesso dell'Europa che di un successo dell'Italia. L'impressione è che l'Europa si muova sul quadrante mediorientale come la vecchia Società delle Nazioni. La missione non è assunta dall'Europa, ma è attribuita dall'Europa all'Italia per mandato, per "interposta nazione". La parola mandato, l'esperienza storica dei mandati non è propriamente positiva. Ha una matrice confusa, ne deriva un effetto politico confuso. La formula del "mandato all'Italia" è atipica, e mi sembra fuori dallo spirito europeo. La drammaticità della crisi mediorientale richiede una soluzione europea, non "quasi europea"".

    Che intende dire? Che significa "quasi europea"?

    "Non è una questione di quantità di mezzi che si inviano, e neanche di quantità che fa la qualità. È una questione di cifra politica: o c'è l'Europa in quanto Europa, con la pienezza e la titolarità delle sue funzioni politiche, come corpo politico che finalmente assume una dimensione unitaria - o non c'è l'Europa. Una parte non può sostituire il tutto. Il vuoto dell'Unione europea non può essere compensato dal super-ruolo affidato a un membro della Ue".

    Per questo D'Alema ha chiesto e ottenuto il vertice straordinario di venerdì. Non le sembra una garanzia sufficiente? Le è parso anche quello un atto velleitario e avventurista, difetti che spesso la destra rimprovera al ministro degli Esteri?

    "Le colpe presenti e future del governo Prodi sono e saranno diverse. Certo, si sono notati una forte volontà di protagonismo, un certo grado di superficialità nei comportamenti, un discreto tasso di improvvisazione. A un certo punto si è avuta l'impressione che si potesse equiparare Condoleezza Rice a Giovanna Melandri. È evidente che il peso della componente non occidentale, nella coalizione di centrosinistra, resta preponderante, e questo non può che accrescere le nostre preoccupazioni sull'evoluzione della missione in Libano".

    Per ora, almeno sulla missione in Medioriente, queste posizioni "non occidentali" non sono ancora emerse.

    "Il rischio non marginale è che le divisioni tra le forze in campo, da una parte Israele dall'altra parte Hezbollah, si riproducano all'interno della missione italiana, come riflesso della divisione politica in essere all'interno della coalizione di governo: da una parte filo-israeliana, dall'altra parte filo-Hezbollah. Il rischio è che alla confusione esterna si aggiunga simmetricamente una confusione interna. Ma il problema di fondo, il più grave, è un altro. La sensazione è che sul quadrante mediorientale l'Italia abbia uno scenario di missioni estere, ma non abbia uno scenario di politica estera".

    E invece il governo Berlusconi ce l'aveva? Per restare a Churchill, la vostra unica politica estera non era forse "giusto o sbagliato, stiamo con gli Stati Uniti"?

    "La nostra politica estera, sul Medioriente, si sintetizzava e si sintetizza in una formula: Israele più Piano Marshall. Una grande politica a sostegno delle economie del mondo arabo. Piaccia o no, questa è stata la grande idea politica di Silvio Berlusconi. Oggi, al contrario, esclusi alcuni esperimenti nell'area di Gaza, uno scenario di politica economica di sostegno in quelle aree è ancora assente. Ricordo ancora un incontro con Netanyahu, che tratteggiò davanti ai miei occhi su un pezzo di carta il percorso di una ferrovia dal Mar Rosso al Mediterraneo, mirata a canalizzare il traffico commerciale tra oriente e occidente, unificando in un comune destino economico paesi diversi. Non so se quel piano era realizzabile, o era solo una generosa utopia. Ma so che quella era ed è la logica giusta. La politica dell'Occidente e dell'Europa, sul quadrante mediorientale, non può essere limitata alle missioni militari. Il vero peacekeeping non si fa con i soldati, ma con le infrastrutture".

    Facile a dirsi, adesso che siete all'opposizione.

    "Senta, la storia non si ripete e la scala dei fenomeni è radicalmente diversa, ma l'Italia di Moro e di Mattei aveva una politica estera per quell'area del mondo. Si può essere in accordo o in disaccordo con quella politica, ma resta il fatto che quella era una politica. Oggi, invece, è proprio la politica che manca. E la politica militare è un caso in cui l'aggettivo cancella il sostantivo".

    Potevate pensarci voi, invece di dire che quella islamica era una "civiltà inferiore".

    "Non l'abbiamo mai pensato. Al contrario, siamo sempre stati convinti che per uno scenario di pace futuro fosse necessario conoscere la storia e rispettare le ragioni dell'Islam. E siamo sempre stati convinti che fosse, e sia profondamente sbagliato ridurre tutto all'utilizzo di quelle regioni come aree di estrazione mineraria e di invasione commerciale e para-coloniale. Quello che manca, oggi, è una visione politica generale dei fenomeni in atto. A tutti i livelli".

    Cosa intende dire?

    "Libano, Londra, Lampedusa. Ma anche Padova, con l'esperimento sinistro del muro razziale. E Brescia, con la sua "casa di Atreo", versione moderna di una tragedia eterna, omicidio rituale, forma atipica di esercizio dello jus sanguinis. Infine, la nuova legge sulla cittadinanza. Tutto si tiene. Globale e locale. Esterno ed interno. Fatti grandi e fatti che non sono o non sembrano grandi, ma lo sono per quello che simbolizzano e anticipano. Segni premonitori di un futuro in incubazione".

    Professor Tremonti, da cosa nasce tanto pessimismo?

    "Non è pessimismo, è realismo. Abbiamo l'impressione di vivere in un mundus furiosus. Come nel '600 l'apertura degli spazi atlantici ha squassato gli equilibri secolari interni dell'Europa e ne ha fatto crollare il vecchio ordine chiuso, così in questo secolo l'apertura totale del mondo in una nuova geografia piana da un lato ha oggettivamente ridotto vecchie forme di conflitto, ma dall'altro lato ha moltiplicato fattori nuovi di contrasto. Quale sarà la somma finale? Sarà positiva o negativa?".

    Lei che pensa?

    "Quello che so, è che è stato inutile illudersi in Occidente, in Europa, in Italia, che tutto fosse gratis e che tutto sia colpa dell'Islam. Gratis: la possibilità di avere per sempre benzina a basso costo, manodopera a basso costo, badanti in sostituzione dei doveri familiari, opportunità nuove ed illimitate di mercato e di consumo. L'illusione che la vita sia una commodity, che tutto sia e stia nel Pil, che sia possibile fabbricarci un nostro colonialismo interno, a domicilio. Dal Medioriente all'Iraq, dal terrorismo agli sbarchi clandestini, tutto dimostra che la cambiale sta venendo a scadenza".

    Quale cambiale?

    "Per esempio la legge sull'immigrazione portata vanti dal governo Prodi. Tutto fa intendere che, purtroppo, si andrà ad un referendum popolare abrogativo".

    Repubblica.it

    ----------

    Come non concordare?

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Mister_Blu
    Come non concordare?
    Su cosa "concordare"?
    Sulle velleitarie malignità per l'attuale governo sciorinate dai un incapace ex ministro ed ex vice-premier d'un precedente governo che ce l'ha messa tutta per sabotare la politica europea?
    O sulle fesserie che costui spiattella disinvoltamente, condendole di speciose espressioni che, se si analizzano attentamente, risultano senza senso?
    [Es. « ...La parola mandato, l'esperienza storica dei mandati non è propriamente positiva. Ha una matrice confusa, ne deriva un effetto politico confuso.»]

    Ma per piacere, Giulietto: sta' un po' al tuo posto (di sconfitto per palese incapacità nel ruolo che ti eri fatto assegnare per tuoi pregressi meriti come servitore del tuo patrone, l'impresario Berlusconi).

    –––––––––––

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  4. #4
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    10: 50 Liban : Berlin insiste sur l'unité de l'UE

    L'Allemagne souhaite que l'Union européenne fasse preuve d'unité sur le renforcement des effectifs de l'Onu au Liban, afin d'y garantir une paix durable. Des consultations diplomatiques doivent avoir lieu mercredi à Bruxelles sur la mission au Liban. (Avec AFP)

    lefigaro.fr

  5. #5
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    Predefinito Come Era Facile....................

    Come era facile pontificare su quello che si diveva fare io non fare il 10 Giugno 40 ! Anche perche- il 10 Giugno del 40 era alle spalle e si sapeva TUTTO di quello che era successo.

    Ora del futuro non si sa nulla per il solo fatto che non e- ancora successo !

    Andremo in Libano..................ora di quelli favorevoli ad andarci chi puo- garantire che tutto andra- liscio _ Anche nel Giugno del 40 tutto doveva concludersi con una bella Conferenza di pace di li- a qualche settimana ed invece.....................

    Come era facile pontificare.....................!

  6. #6
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    Sullo stesso tema, ecco un articolo che riporto dal sito AlternativaEuropea.org (dal quale l'articolo è scaricabile in PDF)
    Originale: =>http://www.alternativaeuropea.org/documenti/aenl/AENL27.PDF

    ALTERNATIVA EUROPEA
    --------------------------------------------------------
    22 Agosto 2006, n. 27 - Newsletter di Alternativaeuropea
    http://www.alternativaeuropea.org


    CREARE LA DIFESA EUROPEA O CONTINUARE SOLO A EVOCARLA?

    Tutti i leader politici in Europa sono d’accordo a parole sul fatto che sarebbe necessaria una politica estera e di sicurezza europea credibile ed efficace per affrontare le principali crisi internazionali, non ultima quella scoppiata con il conflitto israelo-libanese. Ma dalla caduta della CED ad oggi nessuno in Europa si è battuto per creare una tale politica, sacrificando le sovranità nazionali a favore di una sovranità europea.

    Questa amara realtà è riecheggiata anche nell’intervento del Presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi, in occasione della consegna del Premio Internazionale Alcide De Gasperi (Trento, 19 agosto 2006). Riferendosi a quanto sta accadendo in Libano, il Presidente Ciampi ha detto che la difesa europea, dopo il fallimento della CED, è rimasta accantonata per decenni. Ma, ha proseguito, “nel mondo turbolento di oggi è più urgente che mai… Malgrado gli importanti progressi realizzati la Politica europea di Sicurezza e di Difesa rimane l’anello debole delle politiche comuni… Di fronte al conflitto israelo-libanese, che rischiava di divampare in un più vasto incendio, l’Italia, la Francia e altri Paesi europei hanno fatto molto per far tacere le armi. Ma se l’Unione europea, forte di solidi rapporti di amicizia con tutte le Nazioni di quella tormentata regione, fosse subito intervenuta come protagonista di un’opera di pacificazione, la nostra azione sarebbe stata sicuramente più efficace… Deve essere perseguito l’obiettivo di una politica estera e di difesa comune europea, affinché il nostro continente disponga di un efficace strumento di pace, di presenza attiva sulla scena internazionale”.

    Ma il problema della difesa non può rientrare semplicemente nel novero delle politiche “comuni”. La realtà è che esso si può affrontare solo se si rilancia la politica federalista inaugurata da Alcide De Gasperi e da Altiero Spinelli e se si abbandonano le illusioni che il modello comunitario fondato sulla cooperazione fra Stati sovrani possa funzionare in questo settore. E’ stato lo stesso Presidente Ciampi nel suo intervento a Trento, a ricordare come , il 31 dicembre 1951, l’allora Primo Ministro De Gasperi, al rientro dai negoziati di Parigi sulla CED avesse dichiarato alla stampa: “… La delegazione italiana ha proposto che la Comunità di difesa sia dotata di un organo a carattere parlamentare e che questa Assemblea determini entro sei mesi dall’inizio della sua attività, il progetto di costituzione federale e confederale”.

    I federalisti europei sanno che quelle parole non caddero dal cielo, ma furono il risultato di una ben precisa azione condotta dal Movimento Federalista Europeo e da Altiero Spinelli in particolare, di cui possiamo citare alcuni passi di un suo discorso tenuto a Roma il 21 Gennaio del 1951, fatto allora circolare con un opuscolo intitolato Difesa europea e costituente europea, che testimonia dell’intensa attività condotta a quell’epoca e del ruolo giocato dal MFE.

    In quel discorso, che terminava con il ricordo dell’invito rivolto a De Gasperi il 4 Novembre precedente al Sistina “a prendere un’audace iniziativa per fondare gli Stati Uniti d’Europa”, Altiero Spinelli sottolineava che “solo se ci decideremo a metterci al lavoro senza indugi per creare lo Stato federale europeo, il problema della difesa sarà risolto…. Perché la Federazione europea non è un obiettivo di là da venire, successivo a quello della difesa. Essa è lo strumento, l’unico strumento, per organizzare la difesa dell’Europa. Il resto è retorica… Noi abbiamo perciò chiesto con la nostra petizione in favore di un patto di unione federale e chiediamo con la nuova campagna che inizieremo ora, che gli Stati disposti a federarsi – e in particolare all’Italia, alla Francia e alla Germania – di impegnarsi subito con un trattato fra di loro a convocare entro pochi mesi un’Assemblea Costituente europea con il mandato di elaborare la costituzione federale… Per elaborare questa legge fondamentale della nuova Europa sarebbero sufficienti da quattro a sei mesi. E nel giro di un paio di altri mesi si potrebbe giungere alla ratifica da parte di vari Stati e si potrebbe dare inizio alla creazione degli organi da essa previsti”. E così proseguiva in relazione ai difficili momenti che stava attraversando allora l’Europa: “Di fronte alle misure militari che gli Stati democratici d’Europa stanno prendendo, noi federalisti diciamo che esse non sono atti inutili ed ingannevoli, ma necessarie misure di emergenza, a patto che si proceda senza indugi alla convocazione di un’Assemblea costituente che crei lo Stato federale europeo”.
    A distanza di oltre cinquant’anni, se non si vuole ridurre il progetto europeo a semplice retorica, una retorica sempre più mal sopportata dalle opinioni pubbliche nazionali, occorre ribadire che chi vuole l’Europa deve battersi per fare lo Stato federale europeo e che farlo implica mettere gli Stati fondatori di fronte alle loro responsabilità storiche e politiche di sottoscrivere un Patto federale. Se gli europei continueranno a non imboccare questa strada, è facile prevedere che i loro sforzi e le loro scomposte e divergenti iniziative in campo internazionale, a partire da quelle in Libano, saranno votate all’insuccesso e destinate a rendere sempre più visibile l’immagine dell’impotenza europea anche in altre parti del mondo, con il risultato di accrescere instabilità e insicurezza.
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    Citazione Originariamente Scritto da Mister_Blu
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    10: 50 Liban : Berlin insiste sur l'unité de l'UE

    L'Allemagne souhaite que l'Union européenne fasse preuve d'unité sur le renforcement des effectifs de l'Onu au Liban, afin d'y garantir une paix durable. Des consultations diplomatiques doivent avoir lieu mercredi à Bruxelles sur la mission au Liban. (Avec AFP)

    lefigaro.fr
    Vero.
    Ma intanto il governo della Merkel (che ha inviato il maggior contingente tra qui 2000 soldati di paesi dell'UE – tra i 13.000 là presenti sotto l'egida dell'ONU nella "Nissione Congo" a presidio delle elezioni politiche in quell'instabile paese devastato da una guerre e guerriglir pluridegennali) ha fatto capire che appoggerà la "Missione Libano" solo con mezzi navali (e con contributi alle spese generali della missione) ma non invierà soldati sul territorio del M.O.

    Certo che la "Missione Libano" è rischiosa!
    Però ... anche i vigili del fuoco rischiano, anche la polizia che insegue criminali omicidi rischia, anche chi si butta in acqua per salvare chi si è buttato per suicidarsi annegando rischia!
    E rischia anche chi si intromette a dividere contendenti decisi a menarsi a costo di uccidere ed essere uccisi.

    Il fatto importante è per cosa si rischia.
    L'UE deve "rischiare" di modificare decisamente il il comportamento abituale degli interventi militari, che è stato da sempre quello di sopraffare un nemico a costo di sterminare lui e gli inermi cittadini compresenti nella guerra.

    NO alla "guerra", dunque, specialmente NO alla "guerra preventiva"!

    SI' agli interventii di peace keeping!.
    E non solo di peace keeping (che significa di puro "mantenimento della pace"), ma SI' anche agli interventi di "costruzione della pace", [di "peace making"?].

    Insomma: NO ALLA GUERRA!
    Il che comporta appunto il perseguire i "signori della guerra" ed impedire loro di belligerare.
    [Il che comporta di rischiare, ma la posta in gioco merita il rischio]

    Questo sì andrebbe fatto (anche preventivamente)!
    [Sagge parole quelle che mi disse una volta un ispettore scolastico: «Meglio prevenire che rincorrere!»]

    Ciao a tutti.

    –––––––––––

    «NO a nuovi trattati intergovernativi!»
    «SI' alla "Costituzione Europea" federale, democratica e trasparente!»

  8. #8
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    Guerra di Crimea nel 1855 per poter sedere al tavolo della lopace a Parigi. Ci ando' bene.

    Guerra 1940 per poter sedere alla ritenuta certa ed imminete Conferenza per la Pace in Europa.Andò male.

    Stesse premesse però ! Ora la storia si ripete . Coma andra' a finire ?
    Facile pontificare DOPO !

    Pacificare il medio Oriente con una sistemazione definitiva del problema israelo-palestinese e noi saremo promotori di questi accordi futiri avendocene procurato il merito sul campo.E se invece tutto andasse storto ?

    Oswald Spengler disse. I libri di Storia bisognerebbe essere capaci di scriverli
    PRIMA. Dopo più o meno sono capaci tutti e di parlare e pontificare sono tutti professori........................................ ................

    Occhio che............ i fantasmi ritornano............................e incazzati pure !

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio
    Guerra di Crimea nel 1855 per poter sedere al tavolo della lopace a Parigi. Ci ando' bene.

    Guerra 1940 per poter sedere alla ritenuta certa ed imminete Conferenza per la Pace in Europa. Andò male.

    Stesse premesse però ! Ora la storia si ripete . Coma andra' a finire ?
    Facile pontificare DOPO !

    Pacificare il medio Oriente con una sistemazione definitiva del problema israelo-palestinese e noi saremo promotori di questi accordi futiri avendocene procurato il merito sul campo.E se invece tutto andasse storto ?

    Oswald Spengler disse. I libri di Storia bisognerebbe essere capaci di scriverli
    PRIMA. Dopo più o meno sono capaci tutti e di parlare e pontificare sono tutti professori........................................ ................

    Occhio che............ i fantasmi ritornano............................e incazzati pure !
    OK.
    Non fai che ribadire i concetti che già avevi espresso bene nel tuo precedente intervento. (Anche un po' ... pontificando).

    Ma io ho aperto un tread nel forum Unione Europea sul ruolo che dovrebbe avere l'UE (in questa fattispecie e in tante altre), e non già sul ruolo internazionale dell'Italia!

    Mi pare che ... non siamo sulla stessa lunghezza d'onda!
    Da anni vado ripetendo – qui ed altrove – quello che già disse Luigi Einaudi nel 1954, (e ci ricordò pure Ciampi un mese prima di finire il suo mandato presidenziale) : «La necessità di unificare l'Europa è evidente. Gli stati esistenti sono polvere senza sostanza».
    Il "tempo" degli Srati Europei (ossia quello di essere potenze come "stati nazionali") è finito da un pezzo: è finito appunto con la II Guerra mondiale, (diciamo pure che è finito a Yalta).

    Lascia perdere. allora, la Guerra di Crimea!
    Certo: se si va in Libano per mettersi in bella mostra, per dimostrare che l'Italia non è più un'Italietta, hai centomila ragioni di dire: Occhio, che potrebbe anche andar male!
    [Un mio thread su altro forum ha per titolo: No allo "spirito cavouriano"!, In Libano forze UE non forze "nazionali"]

    Dal mio punto di vista, proprio la Guerra di Crimea è andata malissimo!
    Ben 12000 erano i soldati del Regno di Sardegna inviati là. [Conta che non c'era ancora il Regno d'Italia, ma venivano dallo Stato sabaudo –Piemonte, Liguria e Sardegna; pochi i volontari, quasi tutti coscritti. E conta che allora l'Italia intera non arrivava a 18 milioni di abitanti]. Parecchi di loro non sono più tornati. In Crimea c'è stato un enorme macello (di Turchi, di Russi, di Francesi, di Inglesi ... : decine di migliaia di morti). Macello terribile, se consideri anche che su entrambi i fronti dilagava il colera!

    E' andata pure molto male per tutti gli italiani e per tutti i francesi; e proprio perché la Francia ha vinto (crescendo politicamente come potenza in Europa) e la partecipazione sabauda alla guerra è stata tatticamente e politicamente vincente.
    Si deve al successo in Crimea se 4 anni dopo Cavour e Napoleone III lanciavano quella guerra in Italia contro l'Austria che è passata poi sotto il falso nome di "II guerra di indipendenza" (quando, nella testa del suo promotore Cavour, era ovviamente una guerra di espansione sabauda, di conquista dell'Italia a partire dal minare l'egemonia austriaca sottraendo all'Austria il Lombardo-Vebeto; e nella testa di Napoleone III era pure di corsa all'espansione – annessione di Nizza e della Savoia – e alla supremazia in Europa –fiaccando l'Austria-Ungheria).
    E' andata molto male dal mio punto di vista dato che si sono ammazzati in un solo giorno circa 35 mila soldati (di cui più di metà sabaudi) a S. Martino (a sud del lago di Garda) e circa altri 45 mila (metà francesi, quasi tutti coscritti con leva obbligatoria, come coscritti erano pure i soldati multi-etnici del fronte austriaco) a Solferino (a pochi km da S. Martino).
    Ma lo sai che in inglese, per dire un "immane macello" qualcuno dice "a Solferino" (come noi diciamo che succede un "quarantotto" per dire una "situazione di grande caos") ?

    Lascia anche me "ribadire" ancora!
    NO ALLA GUERRA!

    Sarai anche tu d'accordo – penso – che il "rischio" (che ci scappino morti, ma soprattutto che tutta l'operazione vada politicamente male) è ben minore se l'UE si impegna in Libano come tale piuttosto che se qualche stato va là a rappresentare sé stesso, per il proprio prestigio e per i suoi interessi "nazionali".

    Quello che sostengono i federalisti è che l'Europa debba diventare una federazione.
    Qiindi: non politica estera "comune", bensì "[u]unica[/i]"; non forze armate "congiunte, bensì "integrate" (cioè: esercito europeo unico).
    Se non nasce lo "Stato federale Europeo", allora sì che le prospettive politiche dei singoli stati europei (e quindi dell'intera UE) sono grame!
    Ma la nascita d'una Federazione Europea ... "non cade dal cielo (come ci ricorda proprio Altiero Spinelli). Avverrà (forse, perché ... l'aborto – come negli anni '950 – è sempre dietro l'angolo!) dopo una lunga gestazione. Tale è il lunghissimo processo in corso (del quale un'occasione che si profila sprecata è quella della Convenzione lanciata al Consiglio di Laeken nel dicembre 2001 e del conseguente travagliato iter della "Costituzione europea").
    Ecco ora un'altra occasione ... anti-abortiva per il processo di integrazione politica dell'Europa! Guai all'UE se la perde.
    [Ma le probabilità che l'UE la perda sono purtroppo elevatissime].

    Riassumo.
    Chi vuole la pace vera, vuole l'Europa federale. Chi vuole far avanzare l'ideale di pace e quindi il processo di integrazione politica dell'Europa (alias: vuole gli Stati Uniti d'Europa per la pace), accetta il rischio che sia l'UE a "pacificare" il Medio Oriente.
    Più numerosi saranno quelli che accettano questo enorme rischio, tanto più il rischio stesso diminuirà.


    Tutto qui!
    ----------------

    Ciao a tutti.

    –––––––––––

    «NO a nuovi trattati intergovernativi!»
    «SI' alla "Costituzione Europea" federale, democratica e trasparente!»
    Erasmus
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  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Erasmus
    OK.
    Non fai che ribadire i concetti che già avevi espresso bene nel tuo precedente intervento. (Anche un po' ... pontificando).

    Ma io ho aperto un tread nel forum Unione Europea sul ruolo che dovrebbe avere l'UE (in questa fattispecie e in tante altre), e non già sul ruolo internazionale dell'Italia!

    Mi pare che ... non siamo sulla stessa lunghezza d'onda!
    Da anni vado ripetendo – qui ed altrove – quello che già disse Luigi Einaudi nel 1954, (e ci ricordò pure Ciampi un mese prima di finire il suo mandato presidenziale) : «La necessità di unificare l'Europa è evidente. Gli stati esistenti sono polvere senza sostanza».
    Il "tempo" degli Srati Europei (ossia quello di essere potenze come "stati nazionali") è finito da un pezzo: è finito appunto con la II Guerra mondiale, (diciamo pure che è finito a Yalta).

    Lascia perdere. allora, la Guerra di Crimea!
    Certo: se si va in Libano per mettersi in bella mostra, per dimostrare che l'Italia non è più un'Italietta, hai centomila ragioni di dire: Occhio, che potrebbe anche andar male!
    [Un mio thread su altro forum ha per titolo: No allo "spirito cavouriano"!, In Libano forze UE non forze "nazionali"]

    Dal mio punto di vista, proprio la Guerra di Crimea è andata malissimo!
    Ben 12000 erano i soldati del Regno di Sardegna inviati là. [Conta che non c'era ancora il Regno d'Italia, ma venivano dallo Stato sabaudo –Piemonte, Liguria e Sardegna; pochi i volontari, quasi tutti coscritti. E conta che allora l'Italia intera non arrivava a 18 milioni di abitanti]. Parecchi di loro non sono più tornati. In Crimea c'è stato un enorme macello (di Turchi, di Russi, di Francesi, di Inglesi ... : decine di migliaia di morti). Macello terribile, se consideri anche che su entrambi i fronti dilagava il colera!

    E' andata pure molto male per tutti gli italiani e per tutti i francesi; e proprio perché la Francia ha vinto (crescendo politicamente come potenza in Europa) e la partecipazione sabauda alla guerra è stata tatticamente e politicamente vincente.
    Si deve al successo in Crimea se 4 anni dopo Cavour e Napoleone III lanciavano quella guerra in Italia contro l'Austria che è passata poi sotto il falso nome di "II guerra di indipendenza" (quando, nella testa del suo promotore Cavour, era ovviamente una guerra di espansione sabauda, di conquista dell'Italia a partire dal minare l'egemonia austriaca sottraendo all'Austria il Lombardo-Vebeto; e nella testa di Napoleone III era pure di corsa all'espansione – annessione di Nizza e della Savoia – e alla supremazia in Europa –fiaccando l'Austria-Ungheria).
    E' andata molto male dal mio punto di vista dato che si sono ammazzati in un solo giorno circa 35 mila soldati (di cui più di metà sabaudi) a S. Martino (a sud del lago di Garda) e circa altri 45 mila (metà francesi, quasi tutti coscritti con leva obbligatoria, come coscritti erano pure i soldati multi-etnici del fronte austriaco) a Solferino (a pochi km da S. Martino).
    Ma lo sai che in inglese, per dire un "immane macello" qualcimo dice "a Solferino" (come noi diciamo "succede un quarantotto" per dire "situazione di grande caos") ?

    Lascia anche me "ribadire" ancora!
    NO ALLA GUERRA!

    Sarai anche tu d'accordo – penso – che il "rischio" (che ci scappino morti, ma soprattutto che tutta l'operazione vada politicamente male) è ben minore se l'UE si impegna in Libano come tale piuttosto che se qualche stato va là a rappresentare sé stesso, per il proprio prestigio e per i suoi interessi "nazionali".

    Quello che sostengono i federalisti è che l'Europa debba diventare una federazione.
    Qiindi: non politica estera "comune", bensì "[u]unica[/i]"; non forze armate "congiunte, bensì "integrate" (cioè: esercito europeo unico).
    Se non nasce lo "Stato federale Europeo", allora sì che le prospettive politiche dei singoli stati europei (e quindi dell'intera UE) sono grame!
    Ma la nascita d'una Federazione Europea ... "non cade dal cielo (come ci ricorda proprio Altiero Spinelli). Avverrà (forse, perché ... l'aborto – come negli anni '950 – è sempre dietro l'angolo!) dopo una lunga gestazione. Tale è il lunghissimo processo in corso (del quale un'occasione che si profila sprecata è quella della Convenzione lanciata al Consiglio di Laeken nel dicembre 2001 e del conseguente travagliato iter della "Costituzione europea").
    Ecco ora un'altra occasione ... anti-abortiva per il processo di integrazione politica dell'Europa! Guai all'UE se la perde.
    [Ma le probabilità che l'UE la perda sono purtroppo elevatissime].

    Riassumo.
    Chi vuole la pace vera, vuole l'Europa federale. Chi vuole far avanzare l'ideale di pace e quindi il processo di integrazione politica dell'Europa (alias: vuole gli Stati Uniti d'Europa per la pace), accetta il rischio che sia l'UE a "pacificare" il Medio Oriente.
    Più numerosi saranno quelli che accettano questo enorme rischio, tanto più il rischio stesso diminuirà.


    Tutto qui!
    ----------------

    Ciao a tutti.

    –––––––––––

    «NO a nuovi trattati intergovernativi!»
    «SI' alla "Costituzione Europea" federale, democratica e trasparente!»
    Capita anche a me di pontificare un pochino e me ne scuso.Odio i pontificatori.A 75 suonati si tende a pontificare come un privilegio dell'eta'.

    L'Europa sta dimostrandosi un nano politico e magari perde la buona occasione per assumersi responsabilita' ed oneri da grande potenza quale dovrebbe essere ma non e' , purtroppo.

    Anzi mostrandosi cosi' indecisa e titubante fa il gioco proprio di chi la vuole cosi' per i propri interessi di sempre.

    Poi ci sara' chi scrivera' un bel libro ma dopo..............................quando si sapra' come andranno o meglio andarono le cose.

    L'Europa e' o meglio l'anno messa in un bel " cul de sac " : se interviene rischia lo scontro , la sconfitta , gli attentati , le perdite.......se nojnn interviene le daranno della vigliacca e senza spina dorsale : una entita'
    equivoca e da poco che deve sottomettersi ai voleri altrui.

    vedremo nei prossimi giorni.

    PS; Le perdite italiane alla battaglia della Cernaia furono limitatissime. 24 morti.A questo punto Cavour aggiunse un 2 e cosi' diventarono 224 numero gia' piu' accettabile per essere presenti a Parigi.

    Nel suo "Il tempo del bastone e della carota" Mussolini paragona proprio la guerra di Crimea con quella sul fronte francese nel 40. Non a torto solo che la prima ando' bene la seconda invece male.

 

 
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